Intervista 1

A cura di:

Un artigiano sul National Geographic
Stefano Unterthiner

La notizia è storica. Il tempio della fotografia paesaggistica, naturalistica, di viaggio, di reportage geografico-etnico - il National Geographic Magazine - l'edizione statunitense, quella madre delle quarantina di edizioni nazionali sviluppatesi negli ultimi anni, ha pubblicato sul numero di settembre, ancora in edicola, un servizio (sui pinguini reali dell'isola di Possession) di un fotografo italiano. Stefano Unterthiner è il primo connazionale, nella storia della moderna fotografia, a pubblicare un intero reportage sul prestigiosissimo magazine. Gli abbiamo chiesto come ha fatto a realizzare un sogno di molti.

© Stefano Unterthiner
© Stefano Unterthiner - Pinguino Reale, Arcipelago Crozet

Innanzitutto, complimenti vivissimi per esser riuscito a pubblicare sull'edizione madre del National Geographic. La prima domanda è quella che tutti gli appassionati di fotografia si pongono davanti a notizie come queste: come hai fatto? Come si fa? È stata una tua proposta? Un loro assignment?
Per me è un sogno che si realizza. Sono anni che lavoro con l'edizione italiana del NG, ma lavorare con gli americani era una mia grande ambizione (sin da quando ho fatto della fotografia una professione). Non ho però mai rincorso questo sogno, ma tutto è nato un po' per caso. Anni fa ho conosciuto Ken Kobersteen, allora direttore della fotografia del NG americano, ed è grazie a lui che ho cominciato la mia collaborazione con il Magazine. Inutile dire che la competizione è fortissima: tutti ambiscono a lavorare per il NGM; poi ci sono i fotografi che già collaborano da anni con il Magazine: "sei vuoi pubblicare, devi fare meglio di loro", mi aveva detto una volta un editor del NGM incontrato a  Perpignan, in Francia. Meglio di Lanting, Nichols e compagnia, mi dicevo, meglio restare con i piedi per terra! In questi anni, gli americani hanno però mostrato molto interesse per il mio lavoro: hanno seguito la mia produzione e mi avevano chiesto di visionare il materiale che avrei realizzato durante la mia spedizione Sub-Antartica nell'arcipelago di Crozet. Le mie immagini sul pinguino reale sono piaciute e così il mio lavoro è stato accettato. Tutto semplice, in apparenza, però questa pubblicazione è il lavoro di mesi.

Per quanto tempo sei stato sull'isola di Possession?
La spedizione è durata 5 mesi: assieme a mia moglie Stéphanie, abbiamo trascorso 4 mesi sull'isola di Possession, mentre abbiamo navigato quasi un mese (tra andata e ritorno) per raggiungere questo remoto arcipelago, perso nell'oceano Indiano meridionale tra l'Africa e l'Australia, a 1600 chilometri a Nord dell'Antartide. É stato senza dubbio il viaggio più intenso della mia vita. Mi piace lavorare in regioni remote e ancora selvagge (in quelle poche che ancora rimangono), che sia la foresta amazzonica o le montagne di casa mia, poco importa. Ho bisogno di sentirmi nella natura selvaggia, solo con i miei soggetti, per sentirmi davvero realizzato, felice direi. È vero però che sono particolarmente affascinato dai Poli; ora, dopo le Terre Australi, sogno di lavorare su qualche specie in Artico.

© Stefano Unterthiner
© Stefano Unterthiner - Macaco nero, Indonesia

Ricordi qualche episodio in particolare?
Ricordo di quella volta che mentre fotografavo pinguini sott'acqua mi sono quasi trovato a tu per tu con un maschio d'orca. Sono stato avvisato per tempo da Stéphanie, che faceva "la guardia" sulla costa. O, ancora, di quella volta che una giovane femmina di albatros mi si è avvicinata cominciando una danza di corteggiamento, forse scambiandomi per un suo simile. Tra l'altro ne ho approfittato per fare qualche buono scatto!

Hai fatto degli studi di Scienze Naturali. Com'è nata la tua passione per la fotografia? Hai mai avuto una qualche formazione da fotografo o e il campo ad averti formato?
Sono un autodidatta. Ho cominciato a fotografare da ragazzo in Valle d'Aosta, dove vivo tuttora, tra un viaggio e l'altro. Avevo 17 anni, e ogni mio momento libero lo trascorrevo in montagna, tante  volte in compagnia di mio zio Paolo e un suo amico guardaparco, entrambi appassionati di fotografia di natura. Nessuna formazione in ambito fotografico ma tanto, tanto campo: ho imparato dai miei errori, così come faccio ancora oggi! Anche se mi sono tolto qualche soddisfazione professionale, è sempre lo stesso entusiasmo giovanile che mi accompagna nei miei viaggi, o in qualche camminata in montagna con la mia macchina fotografica. Per questo tipo di fotografia, quella naturalistica, è però indispensabile conoscere bene i propri soggetti; gli studi che ho fatto mi hanno aiutato moltissimo a fare, della mia passione, una professione. Non è però necessario avere una laurea o un dottorato per fare fotografia naturalista! Ripeto però, che una buona conoscenza dei propri soggetti, della biologia di una specie, per esempio, è fondamentale.

Com'è la vita da freelance?
Un po' come quella di un artista di strada: sempre in viaggio con i bagagli, un letto e un pasto chissà dove e qualche buon trucco sempre pronto da tirar fuori dal cappello al momento giusto! Scherzi a parte, bisogna essere un po' imprenditori di se stessi, essere un po' opportunisti nel saper cogliere le occasioni e dare il meglio di sé, quando si presentano, sapere "sopportare" imprevisti professionali e nella vita quotidiana, ed essere molto ottimisti: chiunque si preoccupi per un nonnulla, meglio che scelga di fare un altro lavoro. A me piace e non mi vedo fare altra vita.

© Stefano Unterthiner
© Stefano Unterthiner - Aquila, Finlandia

Curi molto gli aspetti tecnici delle tue fotografie?
Sono un gran perfezionista e raramente sono contento del mio lavoro. È tanto se faccio 5-10 immagini all'anno di cui sono veramente soddisfatto. Curo la composizione in modo particolare. Ma più che l'aspetto puramente tecnico mi interessa di più quello creativo: il percorso intellettuale che ho seguito per comporre uno scatto, piuttosto che la tecnica che mi ha portato alla sua realizzazione.

Cosa ci dev'essere in una tua immagine, cosa cerchi di catturare ed esprimere quando scatti?
Fotografo cercando un'immagine originale: per divertirmi ho bisogno di fare qualche cosa di nuovo, altrimenti mi annoio e le immagini diventano banali. Ambisco a realizzare una fotografia che riesca a trasmettere delle emozioni. Ed è una bella sfida! I miei soggetti sono soprattutto gli animali selvatici; con la fotografia cerco sempre di restituire loro un'identità, di trasmettere con l'immagine la loro essenza libera e selvaggia. Mi piace inserire i miei soggetti nel paesaggio, o lavorare a breve distanza con il grandangolare, che è diventato un po' il mio "marchio di fabbrica". Ma forse, tra qualche anno, il mio di fotografare sarà diverso, quasi me lo auguro.

Viaggi leggero o porti con te molta attrezzatura?
Viaggio spesso con mia moglie Stéphanie, quindi posso portare tutto quanto mi occorre! Lavorando però anche con lunghi tele, sono spesso abbastanza pesante, o almeno più di quando vorrei. Ho sempre con me 2-3 corpi macchina (il più delle volte lo stesso corpo, perché mi piace lavorare sempre con la stessa macchina), un paio di grandangolari, un 70-200mm, il 200-400mm e il 600 mm.

A parte il lavoro per il National Geographic sui pinguini, qual è il lavoro che per te è stato finora più significativo degli altri?
Al di là della pubblicazione prestigiosa, ci sono diversi lavori, magari poco pubblicati e meno noti, che mi rappresentano bene e che mi hanno coinvolto molto, soprattutto da un punto di vista emotivo.  Sono lavori sulla conservazione, di denuncia, che troppo spesso le riviste trovano troppo duri per la pubblicazione. Per esempio, un lavoro sugli "orsi ballerini" che ho realizzato in India, nel quale ho raccontato le tristi condizioni di vita di questi orsi schiavi, trasformati in pagliacci per il divertimento dei turisti. O ancora, diversi lavori su primati minacciati: specie poco conosciute, ma sull'orlo dell'estinzione, come il colobo di Zanzibar o quello più recente del macaco nero di Sulawesi.

© Stefano Unterthiner
© Stefano Unterthiner
Cigno selvatico, Svezia
© Stefano Unterthiner
© Stefano Unterthiner
Conservazione del lupo in Val di Susa, Italia

Stai per dare alle stampe un tuo nuovo libro "Le notti dell'orso". Diario di un fotografo naturalista dalla taiga finlandese”. Cosa racconta?
È un lavoro che ho completato questa primavera e racconta, in una sorta di diario di campo, le mie notti - quasi ottanta! - trascorse in un piccolo capanno nella taiga finlandese ad aspettare l'orso bruno. Ho lavorato a questo progetto per quasi due anni. Il libro è andato in stampa lo scorso 11 settembre: ho seguito tutte le fasi della stampa e sono molto contento del risultato. Il libro sarà pronto per la distribuzione il prossimo 1 ottobre, e sarà disponibile sia un'edizione italiana sia una inglese (per maggiori informazioni: www.ylaios.com). In accordo con il mio editore, abbiamo deciso di fare una donazione all'IFAW (International Fund for Animal Welfare – www.ifaw.org): per ogni copia venduta sarà donato un euro a un progetto di conservazione in Russia che ha come obiettivo il recupero dei cuccioli di orso vittime della caccia. Una prima donazione di 1000 euro, come anticipo sulle vendite, sarà fatta con l'inizio della vendita del libro.

C'è qualche fotografo che ti ha influenzato o che ammiri particolarmente, dei maestri?
Alcuni sì, ma nessuno in particolare. Trovo che troppo spesso ci sia la tendenza all'emulazione, e questo a scapito di un proprio percorso creativo, alla formazione di un proprio stile. Avere anche troppe influenze può essere un limite, a mio avviso. Meglio osservare un po' ovunque (non solo i "grandi" nomi), capire il lavoro di diversi fotografi (e non solo naturalisti) e poi dimenticare tutto: farsi dunque una solida cultura fotografica, ma poi cercare una propria strada. Ci sono comunque alcuni fotografi che ho apprezzato quando ero giovane, come Mikio Hoschino, e altri che ho poi avuto occasione di conoscere bene e che stimo molto, come Jim Brandenburg e Nick Nichols.

Alla fine, come ti definiresti?
Un artigiano. Un artigiano dell'immagine, che poco a poco cerca di migliorarsi per continuare a divertirsi e a fare bene il suo lavoro.

© Stefano Unterthiner
© Stefano Unterthiner - Scoiattolo di terra, Sud Africa

Biografia
Stefano Unterthiner è nato ad Aosta nel 1970. Dopo la laurea in Scienze Naturali ha ottenuto un dottorato di ricerca in zoologia. Il 2000 segna l'inizio della sua attività professionale come fotografo naturalista. Oggi Stefano è considerato uno dei fotografi internazionali di natura più originali e produttivi e i suoi lavori sono pubblicati regolarmente su riviste come National Geographic, Animan, GEO, BBC Wildlife, Terre Sauvage, Airone. "Le notti dell'orso" è il suo quinto libro fotografico. Stefano viaggia regolarmente per cercare nuovi soggetti per le sue storie fotografiche. È specializzato nel racconto della vita degli animali, cosa che lo porta a trascorrere lunghi periodi a stretto contatto con i suoi soggetti. È profondamente coinvolto nelle problematiche ambientali e nella conservazione della natura, con un particolare interesse per le relazioni uomo-natura. Dal marzo del 2007 è membro dell'ILCP (International League of Conservation Photographers).