Viaggio in Italia / Sud

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Contemporary Calabria
Massimiliano Palumbo

Old Calabria, il libro che lo scrittore inglese Norman Douglas scrisse dopo i suoi viaggi nel sud Italia tra il 1907 e il 1911, è diventato contemporary nel viaggio che Massimiliano Palumbo, fotografo e giornalista calabrese, ha intrapreso cento anni dopo sulle sue tracce. Lungo le strade della regione più meridionale della penisola, un andare spesso non semplice, a causa del tempo a disposizione quasi mai sufficiente, con l'obiettivo di pubblicare due volte a settimana un lungo reportage su Il Quotidiano della Calabria la scorsa estate. Tanti chilometri percorsi in un solo giorno e permanenze di poche ore: ispirazioni fulminee e scatti colti al volo, anche quando a fine viaggio la foto giusta sembrava mancare. Un secolo dopo il tour di Douglas, la Calabria appare trasformata, eppure con dei tratti talvolta immutati. Di seguito pubblichiamo due delle puntate, dedicate a Rossano e Spezzano Albanese.

Massimiliano Palumbo
Capo Colonna © Massimiliano Palumbo

Rossano
Roccia rossa e alberi verdi. Dalla pianura bagnata dal Mar Jonio, fino in collina, «en plein Byzance». L'itinerario tra i vicoli di Rossano comincia da un corso definito «una delle vedute più belle d'Europa». Era il 1935 quando il Touring parlò di quella «passeggiata» in via Santo Stefano. Alla fine della strada sorgeva una balconata da cui poter ammirare costa e centro storico. Bastava solo voltare lo sguardo a destra e poi a sinistra. Di fronte, invece, uno strapiombo apriva la visuale su coltivazioni d'ulivo, rocce e fichi d'India. Quella veduta ora non c'è più. A rovinare il panorama ci pensano dei giganteschi tralicci dell'alta tensione, mentre lungo il corso è stata realizzata una serie molto colorata di case popolari. «Colpa del lavoro che non c'era – racconta il preside Giovanni Sapia, all'epoca sindaco della città -. Erano gli anni 50 e gli operai chiedevano con forza di poter lavorare».

Massimiliano Palumbo
Rossano © Massimiliano Palumbo

Il preside Sapia è un uomo dal grande spessore culturale, ma dai modi gentili, quasi dolci. Racconta di Rossano con tensione, come se la città fosse una persona cara. Subito dopo la Seconda Guerra fu uno dei primi a fondare un giornale, “U Vettu”, «poi chiuso dagli americani dopo soli sette numeri». Si comincia a chiacchierare di Norman Douglas sorseggiando una tazzina di caffè, seduti al tavolo del salone di casa: «Venite, qui staremo più comodi». Il “preside” è circondato da quadri e soprammobili dallo stile antico e il discorso cade su «Old Calabria come capolavoro letterario. Purtroppo - spiega - questo libro viene considerato più dal punto di vista del costume che non da quello linguistico». Eppure «Douglas riuscì, molto meglio di altri scrittori, ad entrare in rapporto con la gente, ad indagare l'animo degli abitanti di Rossano. Invece non colse in pieno la vitalità culturale dell'epoca, dedicando molto spazio alle origini della cultura rossanese. In realtà il contributo dei nostri intellettuali alla Rivoluzione di Napoli, al Risorgimento e alla politica dell'Unità d'Italia, fu davvero importante».

Massimiliano Palumbo
Longobucco © Massimiliano Palumbo

È tardo pomeriggio, e la città nata probabilmente già nel 1200 a. C. ci attende. «Da una serie di scavi archeologici sono emersi resti appartenenti agli enotri e questo ci dice che Rossano nacque molto tempo prima dell'arrivo di romani e bizantini». Il tempo è bizzarro: il caldo umido di un pomeriggio di fine luglio combatte col vento che soffia dalla Sila. Così come il sole ingaggia un bel duello con immensi nuvoloni neri che minacciano pioggia. Va avanti così per tutto la giornata, tra tuoni e fulmini all'orizzonte. Ma di acqua, dal cielo, non ne cade nemmeno una goccia.

Massimiliano Palumbo
Serra San Bruno © Massimiliano Palumbo

Il centro storico è affascinante e tranquillo, se non fosse per le auto che attraversano vicoli e stradine con una certa allegrezza. Ma auto a parte, non c'è molta vitalità e l'unico gruppo nutrito di persone lo si incontra in piazza Steri. Ogni pietra di Rossano custodisce una storia e tutto il centro è come una biblioteca di pietre, palazzi signorili e piazze. Peccato, però, che col tempo molti (troppi) libri siano stati riscritti in modo errato. La cattedrale, ad esempio. Varcare la porta d'ingresso lascia senza fiato, il visitatore è avvolto da una struttura che sembra eterna: «Certo che è bella -  dice un signore – è tutta bizantina». «Macché - risponde un altro -, prima era ancor più bella, ma purtroppo sono stati eseguiti lavori che hanno rovinato l'impianto originario». In effetti, anche ad un occhio poco esperto è facile cogliere la sovrapposizione disordinata di elementi di età diverse. Nonostante tutto, però, resta sempre la “casa” della Vergine Achiropita, affresco bizantino del IX-X secolo e, secondo la tradizione, apparso per miracolo sul muro della chiesa in costruzione. «Che rabbia -  esclama il preside - e pensare che Rossano è una città viva culturalmente e politicamente (basti pensare alla violenta polemica sulla riconversione della centrale Enel, ndr), ma in genere emerge solo per cose di poco conto, come sagre e frittole». La città ha una potenzialità di sviluppo enorme. Come ci ricorda Douglas, qui siamo «en plein Byzance».

Massimiliano Palumbo
Bagnara © Massimiliano Palumbo

Spezzano Albanese
Il paese rivoluzionario riposa, accarezzato dalla brezza e dal sole tiepido. Un uomo in canottiera, calzini e ciabatte attraversa la strada lentamente, mentre un bimbo si aggira in bici tra i vicoli, zigzagando con velocità. Anche via Roma riposa, qui Douglas fu ospite di una locanda, ora chiusa. Al suo posto c'è una casa. La signora che vi abita è la nipote degli sposi che accolsero lo scrittore inglese. «Ricordo poco di mia nonna - racconta la signora Esterina Pace -, ero piccolina, comunque parlare di queste cose è bello, i ricordi ci danno più vita». La signora Esterina è gentile, ha gli occhi vispi e un sorriso sincero. E se non fosse per la «messa imminente, vi avrei fatto accomodare offrendovi qualcosa». Quelle battute, scambiate sull'uscio di casa, dimostrano un aspetto importante delle vecchie generazioni, un aspetto che non sfuggì allo stesso Douglas: «La cordialità naturale a tutte queste donne». «Sì, è vero, quelle della mia generazione sono tutte così, ma ora le cose sono cambiate: si sono imbastardite», spiega ancora la signora Esterina. Il tempo che avanza ricorda l'approssimarsi della funzione religiosa e l'anziana donna saluta, ma non prima d'aver ricordato che a breve riceverà la visita di uno scrittore americano: «Ma non ricordo il nome, so solo che anche lui è interessato alle vicende di Old Calabria».

Massimiliano Palumbo
Spezzano Albanese © Massimiliano Palumbo

Il giro all'interno di Spezzano Albanese prosegue in compagnia del professore Franco Marchianò, una vera memoria storica del centro arbereshe. Se non fosse per lui, il passaggio davanti ad alcuni edifici in apparenza anonimi, avverrebbe con trascuratezza. E invece ecco scoprire l'abitazione dei militari addetti al tribunale per la repressione del brigantaggio (1865, ndr); oppure l'ex locanda Scorza, una delle più antiche della città, oppure l'abitazione che fu di Ambrogio Arabia, ex sindaco di Cosenza.

Massimiliano Palumbo
Crotone © Massimiliano Palumbo

A Spezzano la politica è sempre stata vissuta con passione, anche estrema. Basti pensare che il centro arberesche è sede del FaSpixana aderente alla Federazione anarchica italiana. Intorno al movimento anarchico ruotano episodi forti, come un comizio del 1985 in piazza Matteotti. «L'allora sindaco comunista, Damiano Tursi, emanò un'ordinanza che vietava di tenere comizi nelle zone interne del paese. Il comizio, invece, si tenne e fu anche allestito il palco. Ma ben presto arrivarono dieci volanti, i poliziotti circondarono il palco e lo sollevarono, cercando di disperdere la folla. Subito dopo, però, furono gli spezzanesi ad accerchiare la polizia». L'episodio lo ricorda bene anche Franco Patitucci, l'unico rilegatore artigianale di Spezzano, che all'epoca dei fatti era membro dell'Usz, unione sindacale di zona. Dagli anarchici ai comunisti il passo è breve, «e Spezzano andò alla ribalta internazionale a causa della prima scissione del Partito comunista». Marchianò racconta: «Ne parlarono i giornali di tutto il mondo. Nel 1966 anche Luigi Longo scese in Calabria per capire cosa c'era dietro quell'iniziativa guidata dal professor Aldo Pugliese».

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Morano © Massimiliano Palumbo

Ma Spezzano è anche centro d'iniziative e voglia di fare. Franco Oriolo, è un battilamiere di 72 anni. Durante il tempo libero si dedica alla realizzazione di opere in metallo. All'interno del suo garage è intento a completare uno dei suoi ultimi lavori. Si tratta di un pinocchio in ferro alto più di due metri: «Vuole significare un adulto che non ha mai terminato gli studi, ma è anche una critica diretta ad alcuni politici del posto». Qui, nella cittadina arberesche definita anche la «piccola Las Vegas», la forza del passato non riesce a proiettarsi nel presente. Basti pensare al sito archeologico di Torre Scribla, il primo insediamento normanno in Calabria. È un luogo abbandonato, l'unica presenza umana è quella dei giocattoli rotti lasciati dai bimbi di una famiglia che abita poco distante. Anche l'appartenenza alla tradizione arberesche è in declino e le giovani generazioni sembrano non curarsene più di tanto. Ma Spezzano Albanese resta comunque il centro più importante della zona. «Il sabato sera – spiega Marchianò – gli altri paesi si svuotano e le strade si riempiono di gioventù e passeggio».

   
Massimiliano Palumbo
Rossano © Massimiliano Palumbo
Massimiliano Palumbo
Spezzano Albanese © Massimiliano Palumbo


Chi è
Massimiliano Palumbo, fotografo e giornalista, scrive per il Quotidiano della Calabria. Si occupa principalmente di reportage, ma anche di cronaca. La fotografia come strumento di narrazione è arrivata dopo, quasi come una scoperta improvvisa. Da allora i suoi reportage sono fatti di testo e immagini, due linguaggi complementari per raccontare.

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