Un breve reportage di un evento astronomico raro quanto interessante ripreso grazie alle caratteristiche innovative della Nikon D800E e agli accessori del sistema Nikon


L'evento La scelta della strumentazione
Baader Planetarium Astro Solar 6 giugno 2012, all’alba…
Prendere il volo Le immagini
Chissà chi è? Un’esperienza utile?

 




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La mappa, resa disponibile sul sito della NASA, mostra le zone di visibilità dell’evento. Dall’Italia è stato possibile osservare solo la parte finale del transito, all’alba.

 

La Nikon D800 e la sorella quasi gemella D800E sono fotocamere estremamente versatili. La caratteristica principale, ovvero l'elevata risoluzione é un valido aiuto in diverse situazioni di ripresa e la versione “E”, senza mansioni antialiasing del sandwich filtri sensore OLP, permette di sfruttare al meglio questa caratteristica.

Poter ottenere il massimo rendimento di un obiettivo, oppure la possibilità di eseguire ritagli “crop” spinti senza sacrificare la qualità del risultato, sono aspetti spesso impagabili. Lo scorso 6 giugno é stata l'occasione per sfruttare queste caratteristiche per immortalare un evento astronomico tanto raro quasi affascinante: il transito del pianeta Venere davanti al disco del Sole. In Italia é stato possibile osservare solo la parte conclusiva del passaggio, che é durato complessivamente diverse ore. La congiunzione era osservabile nel nostro Paese dal sorgere del Sole, alle ore 5:36, fino alle ore 6:57, ora dell'ultimo contatto per la zona intorno a Milano.

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La sera prima, dopo aver ricontrollato le previsioni meteo (positive ma non eccellenti) e aver individuato una zona nei pressi della mia città, sufficientemente vicina a casa con visuale libera verso Est Nord-Est, ho iniziato a selezionare la strumentazione che mi avrebbe accompagnato l'indomani per le riprese al disco solare contaminato dalla presenza di Venere.

Lo schema mostra la zona del transito di Venere sul disco solare. Gli orari riportati sono espressi con il Tempo Universale, per rapportarlo all’orario in vigore in Italia al momento del passaggio occorre aggiungere due ore.


La scelta della strumentazione

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La Nikon D800E, grazie all’elevata risoluzione, all’assenza delle mansioni antialiasing del filtro OLP e all’estesa gamma dinamica si è rivelata ideale per riprendere un evento astronomico come quello descritto in questa eXperience.

La Nikon D800E si è candidata immediatamente come miglior strumento in mio possesso per riprendere la congiunzione tra il Sole e il pianeta. Il problema maggiore é stato individuare l'ottica più appropriata per registrare l'evento. Il diametro apparente del Sole nel cielo é di circa 30' di grado, ovvero 0,5°. Risulta piuttosto evidente che anche con un teleobiettivo da 300mm, le dimensioni sul sensore sarebbero state piuttosto insignificanti, un disco di circa 3mm disperso in un'area di 24x36mm del sensore della D800E. La soluzione più pratica che ho potuto individuare nel mio corredo é stata quella di utilizzare un classico tele-zoom duplicato, per l'esattezza l'anziano ma ancora valido Nikon AF-S 80-200mm f/2,8D IF ED abbinato all'ultima versione del duplicatore Nikon, il TC-20E III. Questa soluzione mi avrebbe permesso di registrare il disco del Sole con un buon quantitativo di dettagli, grazie all'elevata risoluzione del sensore della Nikon D800E e al contempo, grazie alla focale variabile, poter scattare anche foto a "grande campo" per inserire la nostra stella all'interno del paesaggio circostante, soprattutto per le prime fasi dell'evento.

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Allo zoom Nikon AF-S 80-200mm f/2,8D IF ED è stato aggiunto l’ultima versione dei duplicatori Nikon, il TC-20E III che grazie a uno schema ottico rinnovato permette di mantenere elevate le prestazioni ottiche dell’obiettivo a cui viene applicato


Ho aggiunto nella borsa fotografica altri due oggetti indispensabili per questo genere di riprese: lo scatto remoto MC-36 e un foglio Astro Solar, un particolare filtro solare commercializzato dalla tedesca Baader Planetarium che permette di puntare il Sole in totale sicurezza, grazie al filtraggio coretto anche delle radiazioni UV e IR che un normale filtro fotografico ND, o peggio uno schermo da saldatore o un pezzo di pellicola annerito, non riescono a offrire.

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L’intervallometro Nikon MC-36 è essenziale per poter azionare l’otturatore della fotocamera senza introdurre vibrazioni.

Il filtro Astro Solar di Baader Planetarium è la soluzione più sicura e poco costosa per l’osservazione e la fotografia del Sole.

Per mantenere la fotocamera stabile durante le riprese ho optato per due possibilità, da utilizzare in base al meteo che avrei trovato il giorno dell’evento. Nell’eventualità di dovermi spostare in cerca di zone con meno nuvole ho selezionato il treppiede Manfrotto 055, piuttosto stabile ma ancora facilmente trasportabile, unito alla robusta e precisa testa Manfrotto a tre movimenti micrometrici modello 405. In caso di una mattinata particolarmente serena, la mia scelta sarebbe andata a una più indicata testa equatoriale, ovvero una particolare montatura dotata di motori in grado di compensare il movimento della rotazione terrestre e quindi capace di mantenere il Sole perfettamente centrato nel campo inquadrato dalla fotocamera al passare dei minuti, senza dover ricomporre l’inquadratura ogni 3-4 minuti per colpa del movimento apparente del Sole nel cielo. La montatura in questione è una Takahashi EM-10, caratterizzata da dimensioni compatte, ma dotata di un robusto treppiede in legno, superiore per rigidità anche all’ottimo Manfrotto 055.

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Il treppiede Manfrotto 055 offre un buon compromesso tra peso, dimensioni e stabilità.
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La testa Manfrotto 405 consente regolazioni fini tramite manopole che agiscono su cremagliere disposte sui tre assi di movimento.
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La montatura equatoriale Takahashi EM-10 offre la possibilità di seguire il movimento apparente del Sole in cielo.

Ingrandisci l'immagine Baader Planetarium Astro Solar

Il filtro Astro Solar è tra le soluzioni più sicure, pratiche ed economicamente abbordabili per l’osservazione del Sole. La forte luminosità della nostra stella, unita al fattore di ingrandimento prodotto dall’obiettivo può creare seri danni sia alla vista che alla macchina fotografica se non si utilizzano semplici precauzioni. È importante filtrare anche le radiazioni UV e IR, molto dannose per la vista. Il Filtro Astro Solar risponde perfettamente a questi requisiti, essendo sviluppato proprio per questo tipo di applicazioni, inoltre, a differenza dei classici fogli in Mylar, l’Astro Solar offre una resa ottica superiore, risultando quindi del tutto trascurabile il suo influsso sulle prestazioni dell’ottica su cui viene applicato. Questo filtro, sviluppato nei laboratori di fisica nucleare e delle particelle offre un trattamento su ambo le superfici ad alta densità, senza il rischio di piccole imperfezioni che potrebbero lasciar passare radiazioni dannose ed è stato certificato dal National Bureau of Standards per la sicurezza della vista in Germania ed è testato in accordo alla normativa EG 89/686 e EN 169/92 della CE.
La resa neutra del filtro permette di osservare il Sole nel suo colore reale. Il filtro è disponibile in due densità: 5,0 per utilizzo visuale o fotografico e 3,8 per un impiego esclusivamente fotografico. Astro solar è disponibile in fogli, facilmente ritagliabili, da 100 x 50 centimetri e, nella sola densità 5,0, anche in più comodi fogli formato A4 (20 x 29 centimetri).

6 giugno 2012, all’alba…

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Il cielo verso Est all’alba del 6 giugno 2012.
 

Con la strumentazione pronta dalla sera prima, batterie perfettamente cariche e schede di memoria in quantità, la sveglia suona alle 5:00. Giusto il tempo di controllare dalla finestra le condizioni meteo e parto con l’automobile verso la zona individuata il giorno prima, nemmeno a 500 metri da casa, ma con buone caratteristiche per il genere di ripresa che mi accingo a compiere.

Il cielo non è perfettamente sgombro dalle nuvole ma è comunque piuttosto sereno. Opto per la soluzione della testa equatoriale ma tengo il treppiede Manfrotto pronto per essere utilizzato in caso di necessità. Controllo i parametri della fotocamera. Scelgo l’esposizione manuale ed esposizione spot in modo da valutare con precisione, tramite più letture distinte, le differenze di illuminazione tra le zone più chiare e quelle più scure della scena inquadrata e regolarmi di conseguenza per la scelta della coppia tempo diaframma più adeguata a sfruttare l’ampia dinamica della Nikon D800E. Lo scatto singolo è più che indicato per questo genere di evento che ha una durata di oltre un’ora, ma verifico di aver impostato la modalità di alzo preventivo dello specchio. Ciò evita che le eventuali vibrazioni prodotte dal movimento dello specchio durante lo scatto possano degradare la nitidezza dell’immagine quando si scatta con lunghe focali. Ovviamente utilizzare questa tecnica senza l’ausilio di uno scatto remoto non avrebbe senso. La fotocamera non va assolutamente toccata durante le riprese con lunghe focali e tempi di scatto non sufficientemente veloci, neppure quando la fotocamera è montata su di un robusto supporto. Opto quindi per lo scatto remoto Nikon MC-36 con cui, in caso di necessità, posso sfruttarne le doti di intervallometro per scatti in sequenza programmati che, sebbene siano già presenti tra le funzioni della Nikon D800E, risulta più semplice gestire il tutto dal telecomando.

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La montatura equatoriale consente di seguire il movimento apparente del Sole nel cielo e al contempo offre un robusto appoggio per la fotocamera.
 

Per evitare eventuali vibrazioni durante lo scatto, è stato attivata la funzione “M-up” di alzo preventivo dello specchio.


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Pur non attivando la funzione timer, lo scatto remoto MC-36 è essenziale per evitare vibrazioni durante lo scatto con lunghe focali.
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Pochi minuti dopo l’orario in cui ha iniziato a sorgere il Sole, la nostra stella era ancora coperta da nuvole all’orizzonte.


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Non appena il Sole ha fatto capolinea dalle nuvole, il cielo si è tinto di una avvolgente luce calda che faceva da contrasto alle fredda nebbia presente sopra i campi. Venere già si staglia sul disco del Sole.


 
All’ora del sorgere del sole alcune nubi in lontananza all’orizzonte ne nascondono l’uscita, ma dopo nemmeno 5 minuti, il lembo del disco solare fa capolinea dalle nubi, tra i rami di alcuni alberi in lontananza. La turbolenza e la foschia non permettono di individuare dettagli minuti, ma il disco in controluce di Venere è già abbastanza evidente. Come primo scatto provo con qualche ripresa a largo respiro, cercando di aggiungere elementi del paesaggio. C’è un velo di umidità sopra i campi e l’intensità del Sole è ancora attutita dallo spessore dello strato di atmosfera, per cui non serve ancora il filtro Astro Solar, tuttavia la differenza tra le parti più luminose (il disco solare) e quelle in ombra supera i 15 EV, troppi anche per l’eccellente latitudine di posa del sensore della Nikon D800E.

Scatto qualche immagine in bracketing, ma trovo più comodo impostare manualmente i parametri di ripresa, infatti la dinamica di questa reflex permette di utilizzare solo due scatti, anche piuttosto distanti per esposizione, per una fusione che permetta di visualizzare correttamente i dettagli sia nelle alte luci che nelle parti in ombra. Per fare ciò è possibile scegliere un utilizzo della tecnica HDR oppure eseguire un “manual blending” con un programma di grafica come Photoshop, tecnica che ho preferito per via delle sole due immagini da unire.