Di Gabriele Lopez www.gabrielelopez.org

1. Premessa
 
 

 

Premessa
Nella fotografia digitale si discute spesso di limiti "filosofici" sulle concrete applicazioni delle tecnologia.
Un altissimo muro virtuale sembra elevarsi tra il digitale e la pellicola quando si discute del bianconero; difatti, il bianconero per i "più" è sinonimo di manualità e camera oscura.
Insomma, un mondo distante anni luce dai bit & byte, dagli algoritmi colore ed i programmi di fotoritocco.
Questo articolo non ha nessuna pretesa di predicare la cosa opposta, né di giudicare obsoleti i metodi convenzionali che hanno da sempre trasmesso emozione ed alta qualità.
Tuttavia, questi metodi richiedono tempo e spazio a disposizione, elementi fondamentali ma sempre più rari nella vorticosa vita quotidiana.
Nessun computer potrà automatizzare lo stesso lavoro di un abile stampatore ma in questo Experience vorrei condividere con voi Nikonisti le molte ore di test, esperimenti comparazioni sull'argomento.
Il primo impatto mi ha trasmesso un senso di vuoto e perplessità.
Risultati "piatti" senza l'anima e la pastosità delle emulsioni mitiche come la Tri-X o la HP-5, senza i toni della FP4… e con una differente latitudine di esposizione. Un primo impatto che farebbero pensare al bianconero come ad una disciplina che non può avere nulla o quasi da spartire con le Digitali.

Sbagliato.

Al problema esiste una soluzione, che poi altro non è che sperimentazione ed esperienza. Partiamo dal presupposto di questo primo risultato analizzando con dovizia e cura ogni dettaglio. E' certamente capitato a tutti di ritirare con impazienza delle fotografie dal laboratorio di fiducia per poi scoprire che le stampe non trasmettevano quanto desiderato.
Smettere di fotografare? No, assolutamente errato.
In fondo, anche in digitale tutto sta nel "prendere in mano" il processo e imparare a governare la propria "camera oscura"; chiaramente qui non si usa l'ingranditore ma abbiamo altri strumenti…

Quando ho cercato una strada per "il bianconero digitale" ho spesso pensato che era un assurdità cercare di riprodurre a PC gli effetti delle emulsioni, bisognava trovare o creare un PLUG-in che le riproducesse al volo, altrimenti tanto valeva utilizzare i materiali convenzionali.
Tuttavia, considerato che da moltissimo tempo ri-fotografo i negativi di vari formati su tavolo luminoso con fotocamere digitali ad uso scanner e valutando i risultati più di una volta strabilianti… cominciai a credere fermamente che la reflex è in grado di "vedere" certi toni e certi effetti e quindi chiaramente i problemi rilevati non sono un limite del sistema…

Il materiale utilizzato è stata una Nikon reflex D70, un tavolo luminoso, un treppiede l'obiettivo ottimale è un Micro Nikkor ma altrimenti un 50 invertito con un economicissimo anello d'inversione o un tubo PK di prolunga andranno benissimo, così come le classiche lenti MACRO aggiuntive……

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In sostanza con la macchina ben salda sul treppiede si inquadra il negativo, si focheggia prestando attenzione alla ridottissima profondità di campo e si scatta, un negativo dopo l'altro. Verranno poi invertiti a Photoshop con il classico "INVERTI" e calibrate come vedremo dopo. Ovviamente ciò è possibile anche in DIA o con i negativi colore, solo che per questi ultimi va trovato il giusto bilanciamento del bianco, che sarà diverso se non addirittura personalizzato per ogni emulsione colore così come nei minilab esistono varie filtrature per ogni negativo da stampare. Del resto il Bilanciamento del bianco altro non è che una filtratura elettronica che aggiunge o toglie dominanti all'immagine.
Anche per questo volendoci lavorare su immagini a colore consiglio caldamente di scattare in RAW, magari restando collegati via USB al proprio PC con il Camera Control di Capture, da cui si possono controllare svariati parametri di ripresa e passare l'immagine direttamente a monitor. Nella ripresa di negativi bianconero ciò risulta utile specialmente per poter invertire in tempo reale le immagini e decidere eventuali correzioni d'esposizione... non dimentichiamo che stiamo fotografando dei negativi.
Il RAW resta utile per la maggior qualità e gamma tonale che offre.

 

 

 

 

 

 

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Una delle possibilità: la foto che include i bordi pellicola, le perforazioni, ecc.
Un mezzo diverso, un utilizzo divertente e comodo. Utilizzando il Camera Control di Nikon Capture si può passare direttamente, via USB, dallo scatto al monitor per i relativi controlli, le prove di "inversione", eccetera...

Anche questo metodo, sebbene non possa sostituirsi per finezza di dettaglio ad uno scanner di alta gamma come il SuperCoolscan LS-5000, è incredibilmente efficace e permette di regalare delle stampe con la medesima qualità di quelle che otteniamo dalle nostre DSLR, e con uno sforzo minimo, unito all'immediatezza che ha reso celebre il digitale! E una volta familiarizzato con i processi che vedremo da qui in avanti, si ha la sensazione di prendere in mano una "Camera oscura digitale", unendo il fascino di un tavolo luminoso che illumina i negativi, alla comodità di molti processi elettronici.

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Iniziai a lavorare sulle azioni di Photoshop realizzando da dei file a colori originari di fotocamere digitali, dei file bianconero che riproducessero fedelmente gli effetti di certe emulsioni.
Un azione per la pastosità grintosa della TRI-X, un azione per un bianconero bello contrastato ed a grana fine, un'altra per un bianconero bello sgranato e ad alto contrasto e via dicendo. Tutte cose che col tempo e con i giudizi di vari amici ero riuscito a realizzare, o perlomeno ad andarci vicino.
Lo scopo infatti non era "riprodurre" la TRI-X a tutti i costi, ma realizzare dei bianconeri con delle caratteristiche ben precise di resa, che potessero essere usati a seconda delle esigenze così come avviene con le pellicole bianconero di vario tipo anche oggi.

Purtroppo mi scuso fin d'ora per la necessaria compressione web che renderà difficile rendersi conto correttamente degli effetti illustrati, tenetene conto mentre osservate le immagini.
Seppur con metodo empirico e basilare mostrerò qualche esempio che non rappresenta per definizione la miglior strada da percorrere ma semplicemente un documento per confrontarci attivamente.
Tra livelli, desaturazioni, il plug-in di Grain Surgery II, regolazioni di contrasto, ecc. arrivai a dei compromessi che mi soddisfacevano non poco…

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Originale

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Emulazione "T-MAX"
 
 
 
 
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Un bianconero più contrastato, grana fine…
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Un bianconero grintoso, pastoso e sgranato…
 
     
In pratica emulando l'effetto di una pellicola Bianconero a grana fine, quale la TMX, ho cercato un bianconero con una scala tonale completa, con molta cura alla conversione nelle tonalità di grigio con istogramma sempre ben visibile a schermo per avere una gamma tonale completa dal bianco senza alte luci ed al nero chiuso senza esasperazioni per immagini sempre pulite.Un minimo di GRANA PELLICOLA a PHOTOSHOP.  
     
Nel secondo caso, ho variato i livelli di contrasto, di maschera di contrasto (soglia inclusa) e ho spostato la regolazione del grigio verso il bianco, chiudendo però prima il nero. Per intenderci, grana a parte, ho ragionato secondo la regola del rullo 100 asa esposto e sviluppato a 400 …tutto o quasi con la regolazione LIVELLI. Stessa GRANA PELLICOLA, esasperata di un punto di intensità rispetto al modello precedente.  
     

Nel 3° caso, quello che mi ha impegnato più a lungo di tutti, mi sono basato con i LIVELLI su uno spostamento dei toni di bianco verso il grigio di uno o due punti, ho esasperato di poco il livello di CONTRASTO abbassando di pochissimo il livello di LUMINOSITA'.Insomma ho spostato la canonica scala di grigio verso la resa tipica delle tri-X, chiuse e contrastate seppur ben definite.Ovviamente la pastosità dell'effetto ricercato non poteva fermarsi qui. Con varie prove trovai il livello di GRANA PELLICOLA perfetto, ma che poi abbandonai per sostituirlo con l'effetto creato da "GRAIN SURGERY 2", un filtro plug-in scaricabile in rete che permette, oltre ad emulare la grana di svariate emulsioni colore e bianconero, di crearne una personalizzata e di variarne i parametri in modo finissimo, dalla dimensione della grana ai suoi livelli in luci, mezzitondi ed ombre, ed altro ancora. Ovviamente permettendo di salvare i risultati!Ero riuscito soprattutto grazie a quest'ultimo ad ottenere un azione registrata che trasformava le mie immagini nel modo in cui le avevo pensate, contrastate ma non bruciate nelle alteluci, cupe ma non chiuse, impastate ma grazie ai giusti valori di MASCHERA DI CONTRASTO e di LIVELLI sempre ben leggibili, seppur non dettagliatissime, ma volutamente…

 

Ovviamente ulteriori regolazioni potevano essere eseguite successivamente, quanto descritto mi aspettavo fosse un buon punto di partenza, ma non fu così…
Ogni immagine presenta elementi e caratteristiche cromatiche differenti.
Anche in camera oscura, non dimentichiamo, per realizzare una stampa con risultati lodevoli è necessario agire con dedizione per ogni singolo scatto.
Troppe le variabili possibili in ogni foto.
Non posso nasconderlo, mi presi un po' di pausa per pensarci e valutare questa prima esperienza.