Nikon nel 2017 compie 100 anni e a breve la sua proverbiale baionetta F Mount di anni ne compirà 60. Ne deriva una collezione di prodotti fotografici con insospettate compatibilità tra il vecchio e il nuovo.








Dalle sperimentazioni dei primi dell’Ottocento, periodo in cui è stata scoperta la fotografia, sono passati ormai 200 anni. Il progresso da allora è stato incredibile e tanto le fotocamere quanto i sistemi per fissare le immagini hanno subito miglioramenti rivoluzionari. Il digitale, ovvero l’acquisizione dei soggetti mediante un sensore è stata l’ultima, immensa rivoluzione.
Ma la ricerca non si è fermata: sia le fotocamere sia gli obiettivi vengono tuttora migliorati. In un futuro prossimo arriverà probabilmente la fotografia tridimensionale, ultima barriera da oltrepassare per una riproduzione della realtà perfetta e immersiva. Malgrado tutto, ancora oggi è possibile fotografare con strumenti tecnicamente superati ma non per questo meno emozionanti e creativi. Nikon, come vi spiegherò in questa eXperience, è l’unico (1) brand fotografico al mondo che permette ancora oggi “contaminazioni” fra passato e presente, come usare un obiettivo progettato 50 anni fa per le sue fotocamere a pellicola con una sua reflex digitale di ultima generazione. Obiettivi, ancora facilmente acquistabili sul mercato dell’usato.


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Anche la tedesca Leica ha mantenuto immutata la sua baionetta da quando negli anni 50 presentò la sua prima fotocamera con innesto ottiche a baionetta, il famoso innesto M.
Una Nikon Df con un obiettivo Nikon F di fine anni 50. Sullo sfondo una Nikon F3 a pellicola degli anni 80 che già all’epoca garantiva piena compatibilità tra i vecchi e i nuovi obiettivi Nikon.
L’esploso parziale di una Nikon D500: a sinistra è visibile l’innesto baionetta F Mount, che nella sostanza è rimasto invariato da 60 anni, da quando fu presentata la Nikon F.

Breve storia della fotografia

L’ottica, prima della fotografia, si è sviluppata in Olanda ed è stata consacrata da Galileo Galilei che grazie a un cannocchiale scoprì le lune di Giove. La fotografia è stata scoperta in Francia e si è sviluppata quasi contemporaneamente in Inghilterra. La statunitense Kodak, con l’introduzione della pellicola, ha reso la macchina fotografica e quindi la fotografia alla portata di tutti.
Gli austriaci detengono il primato della prima azienda di produzione di strumenti ottici, soprattutto scientifici e cannocchiali, con Voigtländer, intorno alla metà del 700.
I tedeschi, innanzitutto con Leitz, inventarono il formato 24x36mm, tuttora in uso nelle fotocamere digitali Full Frame. Leitz e Zeiss misero a punto le basi dell’ottica moderna che, pur modificate e migliorate, sono ancora oggi adottate dagli schemi ottici di tutti gli obiettivi del mondo.

Quindi l’ottica prima e la fotografia dopo furono un fenomeno innanzitutto europeo. Bisogna attendere il 1917 perché in Giappone nasca la Nippon Kogaku Kogyo, che divenne poi Nikon.
Le cose a quel punto cambiarono: fu proprio il Giappone, grazie a Nikon e ad altri brand, a migliorare in modo sostanziale il progetto del formato 24x36 della tedesca Leitz. Nikon, Canon, Asahi Pentax, Olympus, Fujifilm furono alcune delle aziende giapponesi che misero a punto le migliorie di cui ancora oggi beneficiamo, mentre Sony inventava il sensore digitale e Panasonic si preparava a occupare un posto non secondario nello sviluppo del digital imaging. Un’invenzione squisitamente europea si è poi spostata in Giappone dove oggi si concentra non solo la maggior parte della produzione di fotocamere e obiettivi ma anche la ricerca e l’innovazione.

Uno dei primi modelli di Nikon F: presentata nel 1959, ha da subito rivoluzionato l’intero sistema fotografico.
Una Nikon F “cutaway”. Già dagli esordi, le reflex digitali di Nikon si distinguevano per solidità, robustezza e affidabilità.

Breve storia di Nikon

Nata nel 1917 come industria ottica per la produzione di binocoli e sistemi ottici (anche per la Marina Imperiale Giapponese), nel corso dei decenni Nikon si è evoluta producendo fotocamere, prima a telemetro poi reflex. La mitica Nikon F venne presentata nel 1959 e ha rivoluzionato il mondo della fotografia. Nikon, nella sua storia, ha fornito fotocamere a professionisti di fama mondiale, dai reporter ai fotoreporter di guerra, è stata utilizzata in decine di missioni spaziali da parte della NASA, guadagnandosi la fama di brand affidabile e di qualità. Quando nel 1959 venne presentata la Nikon F, uno degli elementi che la differenziavano era la baionetta per l’innesto delle ottiche, la cosiddetta “F Mount”.
Per molti anni le fotocamere con obiettivi intercambiabili ebbero un innesto a vite che costringeva a svitare e riavvitare le ottiche al corpo macchina. Il sistema a baionetta si rivelò molto più veloce e pratico e permise anche di creare un collegamento, agli inizi solo meccanico, tra obiettivo e fotocamera. L’esposimetro della fotocamera riceveva così sia l’informazione dell’apertura massima dell’obiettivo innestato sia quella del diaframma impostato.

Perché usare oggi un obiettivo Nikon vecchio di trenta o sessant’anni?

In questi sessant’anni Nikon ha migliorato notevolmente la qualità dei suoi obiettivi. Dal punto di vista qualitativo, della risoluzione e della diminuzione delle varie aberrazioni ottiche, i vecchi obiettivi non sono neanche confrontabili con quelli progettati e prodotti oggi.
E c’è di più: mentre nell’era analogica il limite per la risoluzione di un obiettivo stava in quella della pellicola, inferiore alla risoluzione dei sensori più moderni, oggi, grazie al potere risolvente dei sensori digitali, il limite qualitativo sta proprio negli obiettivi. Ovvero: se si utilizza con una reflex digitale Nikon un obiettivo di ultima generazione, sarà possibile ottenere la migliore qualità garantita dal sensore. Se al contrario si utilizza un obiettivo più datato, a volte anche solo della generazione precedente, non sarà possibile “spremere” tutta la qualità della fotocamera utilizzata. Se poi si utilizza un vecchio obiettivo manual focus, per di più usato, è chiaro che la qualità sarà inferiore.

Uno scatto realizzato con Nikon D500 e obiettivo AF-S Nikkor 70-200mm f/4G ED VR.
Dallo stesso punto di vista, sempre con Nikon D500, uno scatto realizzato con un vecchio obiettivo Nikon 500mm f/8 Reflex-Nikkor.

Perché usare i vecchi obiettivi con le nuove reflex digitali Nikon

Eppure sono tanti gli elementi che rendono interessante l’utilizzo degli obiettivi manual focus, quindi gli F, gli F modificati Ai, gli Ai e gli Ais con le reflex digitali Nikon di ultima generazione:

  • Il fascino del vintage è tuttora vivo in molti prodotti. Basta pensare alle automobili, agli orologi, alle penne stilografiche, ai giradischi. E la fotografia, o meglio, il digital imaging non ne è immune: si producono ancora oggi obiettivi manual focus o autofocus con ghiere di messa a fuoco che restituiscano le stesse sensazioni tattili delle ottiche di un tempo.
  • Fotografare attraverso un obiettivo progettato 60 anni fa ha un suo fascino, sia dal punto di vista estetico sia di “recupero” di vecchi oggetti con successivo riutilizzo.
  • Gli obiettivi manual focus hanno una ghiera di messa a fuoco “pastosa” che permette di controllare e dominare in modo perfetto, appunto, la messa a fuoco. Negli obiettivi autofocus recenti, la ghiera di messa a fuoco manuale, pur presente, è molto fluida e offre un controllo più difficile. La mancanza di un vetro smerigliato dotato di corona di microprismi e telemetro a immagine spezzata è ovviata dal telemetro elettronico visualizzabile nel mirino delle reflex digitali Nikon. Restando in tema di messa a fuoco manuale, diversi obiettivi Nikon manual focus sono “elettivi” durante le riprese video, grazie appunto alla ghiera di messa a fuoco manuale tradizionale. Non è un caso infatti che ancora oggi gli obiettivi per riprese cinematografiche sono rigorosamente manual focus con ghiera di messa a fuoco manuale.
  • Grazie ai miglioramenti continui introdotti da Nikon in questi 60 anni, in alcuni generi fotografici come il ritratto la morbidezza dovuta all’uso di ottiche vintage su corpi macchina Nikon di ultima generazione è da considerarsi un vantaggio, anziché un difetto.
  • Utilizzando obiettivi Nikon di ultima generazione è possibile post-produrre i file con programmi proprietari di Nikon, come il Capture NX-D. Attraverso i metadati inclusi nei file questi software identificano l’obiettivo con il quale è stata realizzata ogni immagine. Attingendo poi a una “libreria” interna, questi programmi sono in grado di correggere diversi difetti ottici, come le aberrazioni cromatiche laterale e longitudinale, la distorsione, la vignettatura e la luce parassita. Dal punto di vista della qualità, sia del file originale sia di quello post-prodotto, gli scatti ottenuti con gli obiettivi Nikon di ultima generazione hanno una qualità enormemente superiore a quella garantita dalle vecchie ottiche, qualità che però può migliorare post-producendo i file scattati nel formato proprietario RAW di Nikon, ovvero il NEF (Nikon Electronic Format).
  • Fatte queste premesse, il fascino e la qualità che ancora oggi si percepiscono nei vecchi obiettivi Nikon sono ancora notevoli. Se da un lato tutto si tende a un continuo miglioramento delle fotocamere e delle ottiche, con automatismi sempre più sofisticati, dall’altro i prodotti del passato, anche se non così precisi, hanno il loro fascino. E se poi il prodotto è stato già utilizzato ed è ancora perfettamente funzionante, la cosa si fa ancora più attraente.
Un vecchio obiettivo Nikon F 50mm montato su una Nikon Df: la vecchia ghiera di messa a fuoco in metallo permette ancora oggi una regolazione della messa a fuoco manuale dolce e progressiva, perfetta sia per gli scatti fotografici sia per i video.
Uno scatto realizzato con Nikon Df e obiettivo Nikkor H Auto 1:2 f/50mm della metà degli anni 60. Ancora oggi la qualità ottica è impressionante.
Uno scatto realizzato con Nikon Df e obiettivo Nikkor H Auto 1:2 f/50mm della metà degli anni 60. Ancora oggi la qualità ottica è impressionante.

L’evoluzione degli obiettivi Nikon

Chiarito il fatto che la baionetta di tutte le reflex Nikon è identica, la stessa ha subito miglioramenti nel corso dei decenni, di pari passo con l’evoluzione degli obiettivi. Vediamo adesso le differenze tra i vari obiettivi Nikon.

Un obiettivo Nikon Nikkor-Q Auto 200mm (20cm) f/4 Nippon Kogaku. Sono i primi obiettivi Nikon, chiamati F o Pre-Ai.

Obiettivi Nikon F Mount (non Ai)

Sono stati i primi obiettivi prodotti da Nikon per la Nikon F e i modelli successivi, dal 1959 al 1977. Queste ottiche disponevano alla loro base di una coppia di lamine di metallo chiamate Metering Couplig Shoe, più note come “Rabbit Ears” (orecchie di coniglio) che consentivano l’accoppiamento meccanico della ghiera dei diaframmi posta sull’obiettivo con gli appositi pentaprisma esposimetrici montati sulla fotocamera.
Una volta montato l’obiettivo, attraverso la ghiera del diaframma questo veniva completamente aperto per permettere all’esposimetro di sapere l’apertura minima dell’ottica in uso.

Gli obiettivi F non erano più compatibili con le fotocamere Nikon già a partire dagli anni 80. L’ultima fotocamera Nikon a pellicola compatibile con i gli obiettivi F è stata la Nikon F6.

Fli obiettivi F non sono compatibili con le reflex digitali Nikon: possono essere innestati ma non è possibile utilizzare l’esposimetro interno. L’unica reflex digitale Nikon attualmente in produzione che consente la lettura esposimetrica con gli obiettivi Nikon F (non Ai) è la Nikon Df.

Obiettivi Nikon F modificati Ai, Ai, Ais, Ai-P ed E

A sinistra, un 20mm f/3.5 F. A destra un esemplare successivo modificato AI con kit di conversione originale Nikon.
In alto un particolare dell’obiettivo F e, in basso, dopo la modifica AI: mentre nel modello F la base della forcella va a impegnarsi nel dente di accoppiamento presente sulla baionetta della fotocamera, nel modello AI va ad accoppiarsi a una flangia tagliata in modo da informare l’esposimetro interno della fotocamera della minima apertura dell’ottica innestata

Obiettivi Ai

Ai sta per Automatic Indexing. Dal 1977 gli obiettivi Nikon sono passati dal sistema F al sistema Ai: una “flangia” alla base dell’obiettivo, chiamata Meter Couplig Ridge, è in grado di informare la fotocamera sull’apertura minima del diaframma permettendo la lettura esposimetrica. Esistono vecchi obiettivi F che sono stati modificati in Ai e poi gli Ai veri e propri. A seguire, le ottiche Ais e le E.
Sugli obiettivi Ai vengono mantenute le Rabbit Ears per consentirne l’utilizzo sui vecchi corpi F.

Un Micro-Nikkor 55mm f/3.5 Ai.
Una delle particolarità degli obiettivi Ai è il colore azzurro dell’indice del diaframma più chiuso.

Obiettivi Ais

Prodotti a partire dal 1983, aggiungono alla flangia di accoppiamento un’altra segnalazione “meccanica” detta Lens Type Signal Notch. Si tratta di una tacca incisa in grado di linearizzare il controllo dell’apertura del diaframma. I nuovi obiettivi sono identificati proprio con quella “s” posizionata dopo la dicitura “Ai”. La linearizzazione del diaframma è importante solo per le fotocamere autofocus, anche a pellicola, ma non per le manual focus. Si aggiunse anche il Focal lenght indexing ridge, una cresta che indica se l’ottica ha una focale maggiore o uguale a 135 mm. Queste feature furono utilizzate dalla Nikon FA. Le ottiche Ais hanno il simbolo del diaframma più chiuso, sia sulla ghiera dei diaframmi sia su quella visualizzabile nel mirino di colore arancione. Le ottiche Ais hanno inoltre i riferimenti per la misurazione della profondità di campo impressi su una ghiera cromata, a differenza degli obiettivi Ai che nella maggior parte dei modelli hanno i riferimenti impressi sulla parte anodizzata nera.

A sinistra un Micro-Nikkor 55mm f/3.5 Ai. A destra un Micro-Nikkor 55mm f/2.8 Ais: il diaframma f/32 sul modello Ai a sinistra è colorato in azzurro, sul modello Ais a destra è colorato in arancione.

Obiettivi AI-P

Prodotti a partire dal 1988 dispongono dei contatti CPU, ma per il resto sono identici agli Ais. Sono state prodotte solo tre focali: il 500mm f/4, il 1200-1700 mm f/5.6-8.0 P ED e il 45mm f/2.8 P, che venne realizzato sia in versione nera sia cromata per la Nikon FM3a nel 2001.

Il Nikon 45mm f/2.8 P fu presentato contestualmente alla Nikon FM3a. Disponibile, come le due versioni della fotocamera, sia nelle finiture black e silver. In basso sono i visibili i contatti CPU.

Obiettivi E

Prodotti negli anni 70 insieme ad alcune fotocamere Nikon economiche, gli obiettivi serie E sono di fatto degli Ai più economici. Alcune parti sono realizzate in plastica, come la filettatura di attacco per i filtri, mentre alcune lenti hanno un trattamento single-coated anziché muti-coated. Sta di fatto però che il rapporto fra peso, compattezza, prezzo e prestazioni è enormemente favorevole. Il diaframma è a sette lamelle, come per le focali Nikon più blasonate dell’epoca.

Un obiettivo Nikon 28mm f/2.8 serie E.

Obiettivi CPU e non CPU

CPU è l’acronimo di Central Processing Unit. Gli obiettivi CPU mostrano, nella flangia posteriore, una serie di contatti elettrici. In numero variabile da un minimo di 5 a un massimo 10, questi consentono l’interazione fra fotocamera e obiettivo come la regolazione della messa a fuoco o dell’apertura del diaframma senza agire direttamente sull’ottica.
Gli obiettivi “non CPU” sono compatibili con le reflex digitali Nikon ma con alcune limitazioni. Solo gli obiettivi AI-P sono dotati di CPU e quindi, una volta montati sulle reflex digitali Nikon non hanno bisogno di alcun settaggio per essere correttamente visualizzati dalla fotocamera. Inoltre, sia la focale sia il diaframma in uso vengono memorizzati nei dati Exif del file. Tutti gli altri obiettivi manual focus, a cominciare dagli Ai, possono essere utilizzati con le reflex digitali Nikon ma con limitazioni o nel sistema esposimetrico o nella regolazione dell’esposizione. Con alcuni modelli di reflex Nikon si deve inserire manualmente la focale e l’apertura massima del diaframma dell’ottica in uso. Altri devono essere invece utilizzati in modalità M, impostando quindi oltre al tempo di posa anche il diaframma.

I contatti CPU degli obiettivi Nikon consentono uno scambio continuo di informazioni fra obiettivo e fotocamera.