L'obiettivo PC Nikkor 19mm F/4E ED nella fotografia di architettura e non solo...

A cura di: Andrea Facco

Per ogni fotografo l’approccio a un nuovo obiettivo è qualcosa di speciale. Scoprirne caratteristiche e peculiarità e cercare di comprenderne le possibilità tecnico-creative è un’esperienza sempre gratificante. Ne abbiamo avuto conferma testando il nuovo PC Nikkor 19mm F/4E ED, obiettivo unico nel suo genere. Difficile fare confronti con modelli simili, se non con altri obiettivi PC-E ma dall’angolo di campo maggiore.






Introduzione

Le caratteristiche tecniche del PC Nikkor 19mm F/4E ED consentono due approcci propri della fotografia di architettura, spesso distanti fra loro. Questo genere fotografico tende infatti a seguire due strade molto diverse. La prima si basa sull'utilizzo di grandangolari che, con il loro angolo di campo, vanno a esaltare gli spazi e le forme, creando evidenti distorsioni usate a vantaggio dell’inquadratura e dell’effetto visivo stesso. Ciò genera più punti di fuga in funzione della posizione da cui si inquadra.
La seconda è un approccio più tecnico che ricorre a strumenti quali il banco ottico o gli obiettivi decentrabili-basculanti, quasi sempre con focali superiori al corrispettivo angolo di campo dei 19 mm su reflex Full Frame. Questa strada ci consente di avere delle immagini praticamente perfette dal punto di vista dell'inquadratura, delle distorsioni e soprattutto della prospettiva. Il banco ottico consente infatti di correggere la prospettiva grazie ai movimenti possibili delle sue diverse parti evitando la creazione di punti di fuga indesiderati.
In entrambi i casi è tuttavia necessaria una conoscenza dell’architettura per capire quali siano gli elementi caratterizzanti un edificio e i diversi stili architettonici. È importante scegliere le inquadrature migliori per avere un corretto posizionamento degli elementi nella scena, senza coprire o sovrapporre parti importanti del soggetto. Bisogna inoltre riconoscere e sfruttare al meglio i giochi di luce e i contrasti che si creano nelle diverse ore del giorno e capire come questi influenzino la tridimensionalità e i colori di materiali e superfici.

Il PC Nikkor 19mm F/4E ED visto da vicino

Avendo le conoscenze di entrambi gli stili fotografici e competenze in campo architettonico, è stato possibile sfruttare al meglio la nuova ottica PC Nikkor 19mm F/4E ED che, con le sue caratteristiche, va a riunire entrambi i generi, raccogliendone i pregi. Abbiamo un angolo di campo di 97°, dato dalla focale 19 mm, se utilizzata su corpi Full Frame. Un simile angolo di campo ci consente di inquadrare facilmente edifici anche di notevoli dimensioni. Inoltre l’obiettivo, pur essendo un grandangolare, non presenta le tipiche distorsioni a cuscinetto che si ritrovano in modelli simili come lunghezza focale. Ma abbiamo anche tutta una serie di caratteristiche che riprendono le funzioni del banco ottico, con un peso e un ingombro però inferiori. Come con altri obiettivi di questo tipo, si ha la possibilità di utilizzare sia il decentramento sia il basculaggio dell'ottica. Questi movimenti, da produrre tramite appositi controlli manuali, ci consentono di fare regolazioni micrometriche sui due spostamenti, con una velocità e immediatezza superiori alle macchine di grande formato. La messa a fuoco avviene manualmente ma ciò non risulta essere un problema o presentare eccessive difficoltà. L’obiettivo nasce principalmente per la fotografia architettonica e talvolta paesaggistica ma può essere utilizzato in molte altre situazioni. Risulta quindi vincente la sua estrema versatilità che ci consente di riunire caratteristiche differenti in un unico strumento dalle molteplici possibilità creative.

Dove è stato provato l’obiettivo

La sperimentazione di quest’ottica è avvenuta fotografando alcune architetture della città di Genova e Torino, cercando ogni volta di migliorare lo scatto precedentemente realizzato, sia dal punto di vista tecnico, sia delle condizioni di luce. Abbiamo dovuto tenere in considerazione, nella realizzazione di questi scatti, che in queste due città sono presenti poche architetture moderne (tipologia che sarebbe stata preferibile come soggetto). Ci si è concentrati quindi sull’ottenere il miglior risultato possibile - in termini di luce e ambiente circostante - con gli edifici scelti allo scopo. Nei primi giorni di utilizzo a Genova, era presente una luce sensibilmente piatta che non aiutava nella ripresa. Ciononostante si è sfruttata questa particolare condizione di luminosità per eseguire diversi test.

In abbinamento a reflex Nikon Df, D750 e D810

Fin da subito abbiamo constatato la grandissima nitidezza dell’obiettivo a tutte le aperture ed è stato interessante utilizzare diaframmi elevati senza incorrere nei problemi di diffrazione che riguardano diverse altre ottiche. È stata testata l’ottica sulle Nikon Df, Nikon D750 e Nikon D810. La resa migliore si è avuta con la D810 che, grazie ai suoi 36 megapixel di risoluzione, sfrutta al massimo la nitidezza dell’ottica. Nella pratica, questo abbinamento dà vita a un piccolo banco ottico digitale portatile. Abbiamo quasi sempre scattato con un cavalletto Manfrotto che ci assicurasse il controllo migliore dell’inquadratura, così come avviene con il banco ottico. In buona parte delle situazioni, il corpo macchina è stato tenuto in bolla con il terreno e parallelo ai soggetti per evitare effetti prospettici indesiderati. Una reflex professionale come la Nikon D810 necessita di ottiche di pari qualità per garantire la massima qualità dei file. Con l’uso di quest’ottica abbiamo infatti ottenuto file dall’estrema nitidezza e dettaglio a tutte le aperture, ma anche una resa naturale dello sfocato e del bokeh, come verrà spiegato più avanti. D’altronde, si sono ottenuti ottimi risultati anche con la Nikon D750 e la Nikon Df, per quanto quest’ultima risulti essere una reflex rivolta maggiormente ad altri generi fotografici. La Df non ha infatti un sensore denso di megapixel e una delle sue caratteristiche principali è la possibilità di lavorare bene a sensibilità ISO elevate pur avendo un corpo molto piccolo. Bello inoltre il suo design vintage.

Stessi movimenti per decentramento e basculaggio

La caratteristica maggiormente apprezzabile del nuovo 19 mm è la possibilità di decentrare l’ottica sugli assi verticale e orizzontale, ma al tempo stesso di eseguire questi stessi movimenti anche con il basculaggio. Questo aspetto è unico. Su tutti gli altri obiettivi di tipologia analoga, in caso di decentramento sull’asse verticale, il basculaggio avviene su asse orizzontale e viceversa. La possibilità di lavorare sullo stesso asse con entrambi i movimenti dell’ottica si è rivelata molto utile in diverse situazioni. Va considerato che rispetto a un banco ottico possiamo, molto più facilmente, ruotare il corpo macchina nelle varie direzioni inquadrando in verticale e orizzontale. In particolare ciò è facilitato dall’uso di un cavalletto con testa sferica.

L’uso dell’obiettivo è avvenuto principalmente in tre modalità:
• con il solo decentramento
• con il solo basculaggio
• con entrambi i movimenti in contemporanea

Si è accertato come con i tre differenti approcci si possano ottenere risultati molto differenti fra loro.
Abbiamo sfruttato il solo decentramento per inquadrare architetture non eccessivamente alte e nei casi in cui era possibile una buona distanza dal soggetto e ottenere un’inquadratura totale.


Abbiamo fotografato con questa tecnica, con facilità, il Galata, Museo del Mare di Genova, ma anche la Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino, decentrando in entrambi i casi l’ottica verso l’alto e tenendo la reflex e - di conseguenza - il sensore “in bolla”, in parallelo con l’edificio stesso. L’obiettivo infatti offre uno spostamento laterale fino a 12 mm in entrambe le direzioni.
Tecnicamente il decentramento è un movimento dell’ottica che, perpendicolare all’asse ottico, non modifica il parallelismo tra i piani nodali dell’obiettivo e il piano del sensore. I movimenti verso l’alto e verso il basso si chiamano decentramenti verticali, quelli verso destra o verso sinistra orizzontali. Nelle diverse situazioni è necessario uno spostamento dell’ottica apposito in funzione della posizione della macchina fotografica rispetto al soggetto.

Per eseguire infatti una corretta foto di architettura basta un qualunque obiettivo ma il punto di ripresa deve essere più alto rispetto della quota “zero” dell’edificio, che in buona sostanza equivale al terreno su cui questo si trova. Scattando da questa altezza è possibile quindi mantenere la macchina “in bolla” e inquadrare tutto l’edificio.

Quando ciò non è possibile, ossia nella gran parte delle situazioni, è necessario utilizzare obiettivi con la funzione del decentramento ottico.

Profondità di campo e tecniche di scatto

In tutte le situazioni di scatto va considerato che con un 19 mm si ha una notevole profondità di campo. Con un veloce calcolo, si nota infatti che, scattando ad f/4, abbiamo un’estesa area a fuoco che inizia a 1,60 m circa dalla macchina fotografica e arriva a infinito, con una messa a fuoco impostata poco oltre i 3 metri. Non appena viene utilizzata un’apertura superiore a f/4, la profondità di campo aumenta, consentendoci di aver un’area a fuoco molto estesa e soprattutto estremamente nitida. Per questa ragione si è preferito scattare su cavalletto con tempi di esposizione più lunghi - fino a qualche secondo in alcune situazioni - sfruttando valori Iso relativamente bassi per ridurre il rumore e di conseguenza avere una gamma dinamica più estesa. Abbiamo inoltre sfruttato in maniera più creativa il decentramento, realizzando panoramiche verticali e orizzontali.

In queste situazioni, è stata prima di tutto decisa un’inquadratura di partenza che fosse il più possibile al centro della panoramica. Ciò tenendo il corpo macchina fermo in questa posizione, tramite l’uso del cavalletto. Si è poi agito sull’ottica stessa, che è stata spostata in orizzontale o in verticale, tramite il movimento di decentramento via via maggiore nelle due direzioni, spostando quindi l’ottica prima in diverse posizioni a sinistra e poi in diverse posizioni a destra (e viceversa) o con un similare spostamento in verticale dal basso verso l’alto.

In questo modo abbiamo evitato il classico errore di parallasse che spesso si presenta con le panoramiche. Abbiamo così ottenuto delle immagini del tutto simili ai foto-raddrizzamenti che si realizzano in rilievo architettonico, in cui viene mantenuta una corretta proporzione tra gli elementi che compongono una facciata, tanto da poterli proporzionare in maniera corretta e usarli per realizzare delle misurazioni. Con questa tecnica, per esempio, sono stati eseguiti scatti per inquadrare l’interno di una scalinata di una villa storica genovese, spostando l’obiettivo verso l’alto e verso il basso. Per testare l’efficacia di questo approccio tecnico, sono stati realizzati due scatti nello stesso punto. Il primo, con il corpo macchina che ruota verso l’alto, è costituito da una panoramica verticale in cui sono evidenti le distorsioni che vanno a incurvare i muri. Il secondo, sfruttando il decentramento, per realizzare una panoramica simile alla precedente ma senza particolari distorsioni visto che il movimento non è del corpo macchina ma dell’obiettivo stesso. Le due foto rappresentano due approcci fotografici, stili e significati differenti. Questa tecnica è stata utilizzata anche con la bellissima Galleria Subalpina e il cortile della sede dell’Università degli Studi di Torino, decentrando l’ottica prevalentemente in verticale. In situazioni di questo genere conviene sempre tenere il corpo macchina più in alto possibile, in modo da posizionare lo scatto di partenza al centro dell’immagine e decentrando sia verso l’alto sia verso il basso. Si crea quindi un interessante effetto prospettico con le uniche vie di fuga che si dirigono verso il centro della foto stessa.

Effetto “modellino” in architettura e ritratti

È stato utilizzato il basculaggio per creare il classico “effetto modellino”. Con il basculaggio, si inclina l’obiettivo rispetto al sensore, ottenendo quindi il pieno controllo dell’inclinazione del piano di messa a fuoco e della profondità di campo e tenendo l’ottica parallela agli elementi da fotografare. In questo caso la possibilità di angolazione è di 7,5° in entrambi i sensi. Tramite questa funzione, si riescono a ottenere soggetti completamente a fuoco anche senza dover chiudere eccessivamente il diaframma. Se invece lavoriamo in maniera opposta, l’area a fuoco resta una “banda”, verticale od orizzontale, con una zona fuori fuoco che “sfuma” a partire da questa. Quest’effetto inganna la mente, creando l’illusione di osservare un modellino, vista la ridotta zona a fuoco. Grazie all’ottica grandangolare che dilata gli spazi e alla notevole nitidezza, l’effetto è ancora più evidente rispetto ad altre ottiche con questa caratteristica.

In questo caso sono stati eseguiti scatti a f/4, l’apertura focale maggiore, ottenendo così un “fuori fuoco” ancora più evidente e morbido. Abbiamo infatti l’area di messa a fuoco estremamente nitida mentre il contorno dell’immagine via via finisce fuori fuoco, risultando leggibile ma con un fuori fuoco morbido e naturale. Questa tecnica di scatto viene spesso replicata tramite del filtri in post-produzione che però non forniscono un risultato così naturale. È stato singolare utilizzare questa tecnica in una notte stellata, sfruttando le stelle e la via lattea come infinite fonti di luce da sfuocare tramite l’ottimo “bokeh” dell’obiettivo, lasciando solo a fuoco un bosco e un piccolo rifugio di montagna. In questa situazione, per il fatto che si operava in una notte buia e senza luna, si è sfruttata la resa ad alti Iso della Nikon Df, non potendo scendere sotto f/4 come apertura massima del 19 mm.
È stato interessante anche trasformare in “modellino” una delle piazze più importanti di Genova: Piazza De Ferrari, illuminata dai colori caldi del tramonto. Così come il Parco Dora di Torino, che con le sue architetture, i murales e la presenza di molti giovani con i loro skateboard, è diventato un perfetto soggetto a cui applicare questa tecnica.

Abbiamo voluto provare questa tecnica anche nella ritrattistica, mantenendo a fuoco una sottile fascia orizzontale in corrispondenza del viso di una modella.

Operando in tal modo, l’attenzione è completamente catturata dallo sguardo della stessa, per quanto lei indossi un abito rosso tale da risaltare in un ambiente come quello in cui sono stati effettuati gli scatti. In tutti è stato utile, per non dire indispensabile, l’uso del live view tramite cui abbiamo zoomato sul soggetto controllando la corretta messa a fuoco.

Usando il basculaggio e scattando a f/4, la zona a fuoco risulta essere molto ridotta e necessita di regolazione molto accurata che conviene eseguire con una visione diretta e più dettagliata del soggetto.

Quando il solo decentramento non basta

Nelle ultime prove abbiamo unito le potenzialità del decentramento e del basculaggio per realizzare scatti altrimenti impossibili. In diverse occasioni, come quando si è trattato di fotografare edifici molto alti, come un grattacielo di recente costruzione a Genova o l’interno di Palazzo Madama a Torino, abbiamo cercato di decentrare l’ottica. In questi e in altri casi, il decentramento non è bastato. Anche alzando il punto di inquadratura a circa 2 m da terra, tramite cavalletto, una parte del soggetto non veniva inquadrata a favore della pavimentazione o della strada. La soluzione la si poteva trovare alzando ulteriormente la reflex a diversi metri da terra. Quindi, si è inclinato il corpo macchina e, successivamente, usato il basculaggio per riportare l’ottica in orizzontale e parallela all’edificio: così facendo, è stato possibile inquadrare interamente diversi edifici che, altrimenti, non avremmo potuto fotografare. In questa situazione è stata utile una bolla esterna per verificare che l’obiettivo si trovasse effettivamente in orizzontale e non con un leggero grado d’inclinazione.
L’unica accortezza è stata quella di utilizzare diaframmi molto chiusi per aumentare la profondità di campo e avere l’edificio a fuoco nella sua interezza, considerato che alcune parti del medesimo rimanevano leggermente fuori fuoco per le ragioni precedentemente illustrate in merito all’uso del solo basculaggio. Tutto ciò è stato realizzabile grazie alla possibilità di decentrare e basculare a piacimento l’ottica, avendo due punti di rotazione indipendenti e non uno solo. L’obiettivo è stato “testato” in diverse altre situazioni, evidenziando come a tutte le aperture del diaframma si comporta in modo perfetto.

HDR, high dynamic range

In diversi scatti abbiamo utilizzato la tecnica dell’HDR per ampliare la gamma dinamica e consentire alla macchina di raccogliere tutte le informazioni possibili sia nelle zone in luce sia in quelle in ombra. Anche in questo caso le caratteristiche della D810 sono state esaltate. Questa reflex, possedendo un’ampia gamma dinamica, ci ha consentito in tutte le situazioni di avere un’ottima lettura delle zone a differenti stop di esposizione. Con l’HDR è stato possibile ampliare ancora di più questa “lettura”, sfruttando la tridimensionalità di un cielo nuvoloso, in esterno, e ottenendo dettaglio anche di zone molto in ombra nella fotografia d’interni. Gli HDR sono stati eseguiti tramite Camera Raw di Photoshop con risultati estremamente naturali.

Conclusioni

Durante gli scatti ci siamo “scontrati” con l’uso del fuoco manuale. Questo non è problematico con l’oculare di macchine Full Frame, ma è consigliabile utilizzare il live view, in particolare con il basculaggio, perché l’area “a fuoco” è molto ridotta e va scelta con attenzione. A livello costruttivo, l’obiettivo si presenta resistente e i meccanismi di movimento sono precisi e comodi in tutte le situazioni. Con la fotografia di architettura, la resa è ottima, per la capacità di fornire al fotografo uno strumento unico nel suo genere, seppur non semplicissimo da adoperare. Visti i diversi approcci creativi e tecnici che si possono scegliere, è necessaria una conoscenza tecnica di base, per un uso corretto. Sicuramente è il miglior obiettivo disponibile sul mercato per questa tipologia di foto e fornirà tanti nuovi spunti ai fotografi d’architettura affezionati al brand Nikon.