Mappe


Atlas Italiae + Visions of Venice



Due mappe, rappresentazioni di territori. Un viaggio di Silvia Camporesi nell'Italia abbandonata e in via di sparizione, fotografata come realtà fantasmatica, da una parte; l'icona Venezia, tra turismo e vita quotidiana, fotografata da Roberto Polillo con intenzioni pittoriche. Il nuovo lavoro di Silvia Camporesi - Atlas Italiae - rappresenta le tracce di un qualcosa di passato ma tuttora ancorato ai propri luoghi d’origine. Energie primordiali e impalpabili che diventano materiali tramite il mezzo fotografico.


Silvia Camporesi - Atlas Italiae 06 - Ristorante Genga (Marche) © Silvia Camporesi, 2015



Silvia Camporesi ha esplorato nell'arco di un anno e mezzo tutte le venti regioni italiane alla ricerca di paesi ed edifici abbandonati. Atlas Italiae è il risultato di questa raccolta di immagini, una mappa ideale dell’Italia che sta svanendo, un atlante della dissolvenza. La serie fotografica si presenta come una collezione poetica di luoghi, fondata sulla ricerca di frammenti di memoria. Borghi disabitati da decenni che sembrano non esistere nemmeno sulle cartine geografiche, architetture fatiscenti divorate dalla vegetazione selvaggia, archeologie industriali preda dell'oblio, ex-colonie balneari decadenti che paiono imbalsamate nel tempo del "non più".


Silvia Camporesi - Atlas Italiae 07 - Veduta / Roghudi (Calabria) © Silvia Camporesi, 2015



«Nelle immagini dell'artista», scrive Marinella Paderni nel testo che apre il volume Atlas Italiae, edito da Peliti Associati, «il velo dell'anonimato e del silenzio visivo si apre svelando l'anima di luoghi congelati nelle nebbie dell'amnesia generale. Qui lo sguardo di Silvia Camporesi va oltre la pura registrazione di uno stato della realtà, è indirizzato sia a cogliere la tensione silenziosa di un’Italia degli estremi sia a rivelare per la prima volta qualità liminari, inespresse, portatrici di un mistero e di un incanto». La mostra, che presenta per la prima volta una selezione così ampia di immagini (alla Galleria del Cembalo di Roma, in collaborazione con z2o Sara Zanin Gallery, dal 20 febbraio al 9 aprile), è suddivisa tra stampe grande formato a colori e stampe più piccole in bianco e nero, colorate a mano con un procedimento - omaggio al passato della fotografia - attraverso il quale l’artista cerca di restituire simbolicamente ai luoghi l’identità persa.


Silvia Camporesi - Atlas Italiae 01 - Hotel Porretta Terme (Emilia Romagna) © Silvia Camporesi, 2015



Dall'Italia abbandonata a una Venezia trasfigurata, esplorata in differenti momenti della giornata e nelle diverse stagioni dell’anno. Roberto Polillo, figlio di Arrigo Polillo (il più noto critico italiano di jazz e direttore di Musica jazz per trent'anni), diventato celebre negli anni ‘60 per le sue fotografie di jazz, si è ispirato questa volta ai pittori viaggiatori dell’800 per realizzare Visions of Venice, 75 immagini della città lagunare in mostra alla Casa dei Tre Oci di Venezia fino al 28 marzo 2016.


L'isola di San Giorgio Maggiore e il bacino di San Marco dalla riva degli Schiavoni, 2015 © Roberto Polillo



La mostra, curata da Alessandro Luigi Perna, è il primo capitolo del progetto Impressions of the World con cui Polillo mira a catturare il genius loci di paesi e città.Grazie alla tecnica di ripresa ICM, Intentional Camera Movement (prevalentemente con zoom di media focale dotati di filtro grigio scuro per permettere tempi lunghi anche con luce diurna), Polillo si propone di usare la macchina fotografica come un pennello: tempi molto lunghi e movimenti di ripresa sempre diversi - verticali, orizzontali, circolari, obliqui, lenti o bruschi - avvicinano le sue fotografie a rappresentazioni pittoriche della realtà, “immagini-acquarello” che sembrano ritrarre una Venezia che pare essersi fermata, come una pellicola, registrare il transito di mercanti, viaggiatori, letterati e artisti.


Il bacino di San Marco, con il Palazzo Ducale, la basilica di San Marco e il suo campanile, dal vaporetto, 2015 © Roberto Polillo



Polillo dichiara di essersi ispirato in particolare ai pittori viaggatori orientalisti, ad artisti quali Delacroix, Matisse, Renoir, Van Gogh, Turner, De Chirico. Servendosi della fotografia per esprimere emozioni, l’autore non aspira a raccontare o a descrivere Venezia, ma a esplorarla nelle sue variazioni cariche di colori. La mostra è accompagnata da un volume, edito da Skira, in edizione bilingue italiano e inglese, che presenta circa 120 immagini, oltre a una selezione di citazioni su Venezia tratte dalle opere di alcuni dei più grandi scrittori italiani e internazionali. Di seguito, ne riportiamo tre.


Il Ponte dei Sospiri dal ponte sul Rio del Palazzo, 2013 © Roberto Polillo



«Ed ecco, egli rivide l'ineguagliabile approdo, l'allucinante composizione di architetture fantastiche che la Serenissima offre allo sguardo incantato del navigatore in arrivo [. . .] e, guardando, si disse che giungere a Venezia per terra, dalla stazione, era come entrare in un palazzo dalla porta di servizio, e che solo così per nave, dal mare aperto, bisognava accostarsi alla città fra tutte la più inverosimile»
(Thomas Mann, Morte a Venezia).

«[Venezia] giace ancora dinanzi ai nostri sguardi nel periodo finale della decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così immobile, così spoglio di tutto, tranne la propria grazia, che quando ne osserviamo il languido riflesso sulla laguna, ci chiediamo quasi fosse un miraggio quale sia la città, quale l'ombra»
(John Ruskin, 
Le pietre di Venezia).

«Sì, tutta la città somiglia a un'immensa orchestra, specialmente di notte, con i leggii appena illuminati dei palazzi, con un coro instancabile di onde, col falsetto di una stella nel cielo invernale. La musica, s'intende, è ancora più grande dell'orchestra; e non c'è mano che possa voltare il foglio»
(Iosif Brodskij, 
Fondamenta degli Incurabili).


Il Ponte dei Sospiri dal ponte sul Rio del Palazzo, 2013 © Roberto Polillo

Chi sono



Silvia Camporesi, nata a Forlì nel 1973, laureata in filosofia, vive e lavora a Forlì. Attraverso i linguaggi della fotografia e del video costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale. Negli ultimi anni la sua ricerca è dedicata al paesaggio italiano. Dal 2003 tiene personali in Italia e all'estero – Terrestrial clues all'Istituto italiano di cultura di Pechino nel 2006; Dance dance dance al MAR di Ravenna nel 2007; La Terza Venezia alla Galleria Photographica fine art di Lugano nel 2011; À perte de vue alla Chambre Blanche in Quebec (CAN) nel 2011; 2112, al Saint James Cavalier di Valletta (Malta) nel 2013; Souvenir Universo alla z2o Sara Zanin Gallery di Roma nel 2013; Planasia al Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia nel 2014; Atlas Italiae all'Abbaye de Neumünster in Lussemburgo nel 2015. Fra le collettive ha partecipato a: Italian camera, Isola di San Servolo, Venezia nel 2005; Confini al PAC di Ferrara nel 2007; Con gli occhi, con la testa, col cuore al Mart di Rovereto nel 2012, Italia inside out a Palazzo della Ragione, Milano nel 2015. Nel 2007 ha vinto il Premio Celeste per la fotografia; è fra i finalisti del Talent Prize nel 2008 e del Premio Terna nel 2010; ha vinto il premio Francesco Fabbri per la fotografia nel 2013 e il premio Rotary di Artefiera 2015. Atlas Italiae è il suo terzo libro fotografico.

Per saperne di più:
www.silviacamporesi.it


Silvia Camporesi - Atlas Italiae 02 - Interno Borgo Taccone (Basilicata) © Silvia Camporesi, 2015

Roberto Polillo, milanese, classe 1946, vive a Milano e a Roma. Fin da giovane si è occupato di fotografia e musica. Negli anni '60 ha fotografato per la rivista Musica Jazz, diretta dal padre Arrigo, noto critico e storico del jazz, oltre un centinaio di concerti, realizzando così una galleria molto completa di ritratti dei più noti musicisti di jazz dell'epoca. Le sue immagini sono state esposte in numerose mostre personali, e utilizzate in riviste, libri, CD e magazine online. In particolare le sue foto sono regolarmente pubblicate sui mensili Musica Jazz e JazzIt. E un'ampia selezione è in esposizione permanente a Siena, nei locali della Fondazione Siena Jazz. Nel 2006 ha pubblicato il libro fotografico "Swing, Bop & Free", edito dalla Marco Polillo Editore, che raccoglie i ritratti di oltre cento fra i musicisti di jazz più importanti degli anni '60. A partire dagli anni '70 si è poi dedicato all'informatica, sia come imprenditore che come docente universitario. Da una decina d’anni ha ripreso a occuparsi attivamente di fotografia, svolgendo una ricerca personale nell'ambito della fotografia d'arte con tecnologie digitali.

Per saperne di più:
www.rpolillo.it