Riviste


Sirene Journal e Witness Journal



Sirene è un nuovo magazine che parla di mare, «dedicato a chi sente il mare vicino anche quando è lontano».Un po' antico: cartaceo, con grandi pagine ruvide e porose di cartanon patinata, fatta con le alghe riciclate, prodotta dalla cartiera Favini, all'avanguardia nel settore delle carte ecologiche. 100 pagine senza pubblicità interna.


© Morgan Maassen, Tatiana Uzlova (Still Life)



E un po' contemporaneo: in vendita online (prezzo di copertina: 11,90 euro), oltre che in alcuni punti scelti e librerie specializzate; finanziato con una campagna su Kickstarter, la più autorevole tra le piattaforme di crowdfunding; con due edizioni (una in italiano e una in inglese) eun nome italiano per un pubblico di lettori internazionale.


© Alexis Andrews



«La prossimità con l'acqua è una condizione privilegiata della nostra vita. Raccontare questa prossimità significa parlare di noi, del nostro pianeta, di qualcosa che ci rende felici. Del mare fuori di noi, del mare dentro di noi», raccontaAlberto Coretti, direttore del trimestrale da lui fondato insieme a Floriana Cavallo. «Ampi spazi bianchi, puri come un orizzonte sul mare e storie coinvolgenti, storie di uomini che in mare trascorrono la vita, per entrare in sintonia con una comunità che guarda agli Oceani come crocevia dei destini del pianeta».La scommessa è costruire un racconto emotivo, una narrazione in cui l'appassionato di mare si riconosce e ritrova gli elementi caratterizzanti un’identità condivisa, competere con i media virtuali sul piano della bellezza dell'oggetto.


© Mattia Zoppellaro Levanzo



Finora sono usciti due numeri; ad agosto il primo, a novembre l'altro. Racconti di onde e dune, di legno e cotone, di isole e balene, di vela e surf, di tatuaggi e alghe, di rotte segrete e segreti sommersi. Dalla vela dei Caraibi che scompare alla poesia delle Kiribati, isole che nel 2030 non ci saranno più. Dai Moken, una delle più longeve civiltà nomadi legate all'acqua, nell'arcipelago Mergui del mare delle Andamane, alla traversata a nuoto da Cuba alla Florida, all’oceano sempre caldo della comunità di surfisti di Dakar o quello sempre freddo di chi si imbarca sull'Ushuaia, una nave che dalla Terra del Fuoco, attraverso il terribile stretto di Drake, approda in Antartide.


© Weisheng Lin



A parlare di mare su Sirene sono nomi autorevoli. Dall'apneista Umberto Pelizzari, che ci rivela la sua secca preferita a Lavezzi, all'apneista e attivista sudafricana Hanli Prinsloo, che ci fa immergere nelle acque fredde della Riserva Marina di Castle Rock, in Sudafrica. Dallo scrittore Matteo Nucci che, attraverso la saga del traghetto Scopelitis, racconta l'altra Grecia, allo storico del surf Richard Kenvin, che ci fa scoprire tavole che hanno fatto la storia. Da Guido Grugnola, che fa riaffiorare alla memoria gli odori del mare delle lunghe navigazioni in kayak o in barca, ad Aleksander Doba, il primo uomo ad aver attraversato a 64 anni l'Atlantico in kayak da continente a continente.


© Gauchos del Mar



Witness Journal ha una storia più articolata. Come ci racconta il suo direttore, Amedeo Novelli, «la storia di Witness Journal, che come associazione è nata formalmente nel 2016, comincia in realtà nove anni fa ossia quando viene fondato Witness Journal, primo mensile di fotogiornalismo online italiano basato su una piattaforma aperta al contributo di chiunque avesse la voglia e la capacità di raccontare storie attraverso le immagini. Nel corso degli anni, nonostante la crisi editoriale prima e quella economica poi, la redazione si è estesa fino a formare il gruppo che nel 2015 ha deciso di ampliare il progetto originale trasformandolo in un’associazione di promozione sociale.


Salaryman WJ75 © David Tesinsky



Dietro al magazine ovviamente c'è il lavoro di un gruppo di persone che si occupavano già e a vario titolo di fotografia e giornalismo e che in Witness Journal hanno trovato lo strumento adatto per promuovere la diffusione della cultura fotografica e dell’informazione, locale e globale. Con la nascita dell’associazione in pratica viene dato non solo un nuovo aspetto formale alle attività ma viene creato il “contenitore” in cui sviluppare in maniera più coordinata e sinergica il lavoro nelle tre aree in cui si declina il progetto, ovvero attività editoriali, formazione in ambito fotogiornalistico e la realizzazione di progetti integrati sul territorio.


War for minerals WJ66 © Erberto Zani



Dal 2007 a oggi sono stati pubblicati 77 numeri per un totale di 693 reportage (dato aggiornato a Gennaio 2016) su oltre 1.500 proposte ricevute dalla redazione attraverso un meccanismo semplice ma che ribalta il paradigma classico del giornalismo. Ogni numero di WJ non è figlio di un piano editoriale vero e proprio: la redazione ha il solo compito di scegliere i reportage ritenuti di volta in volta più interessanti e assemblarli all’interno della struttura del giornale stesso. Un giornalismo per così dire dal basso che punta a coinvolgere le persone dando loro la possibilità di trasformarsi all’occorrenza da lettori in autori.


Diario Persiano WJ74 © Filippo Massellani



Sul fronte della formazione e della cultura, l’associazione Witness Journal si propone come punto di riferimento specialmente nell’ambito del reportage e alla fotografia sociale e ciò grazie all’esperienza della redazione e del gruppo di lavoro storico che garantiscono di proporre fin da subito un palinsesto di appuntamenti formativi il cui scopo non è solo quello di migliorare le capacità foto giornalistiche dei partecipanti ma anche quello di insegnare loro a realizzare progetti in grado di coinvolgere i territori (e le persone) in cui si svolgono.


Big Pool WJ72 © Lianne Milton



Grazie alla nuova forma associativa, infine, Witness Journal si propone anche come mezzo per realizzare progetti che partono dalla fotografia ma che puntano a coinvolgere istituzioni ed enti locali, associazioni operanti sul territorio e scuole. Per questo una parte del nostro gruppo di lavoro è costantemente impegnata a vagliare idee proposte ma anche a reperire i finanziamenti necessari a trasformale in realtà concrete per mezzo di bandi concorsi nazionali ed europei».


Il deserto intorno WJ73 © Giulio Di Meo