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A cura di:

Scattare per ricordare
Antonio Amendola

Non sono un fotografo professionista. Né un viaggiatore. Sono uno che "a volte viaggia" e che ama ricordare e raccontare quello che ha visto. Sono un viaggiatore per caso. Ricordare e raccontare, ecco i due elementi fondamentali di un reportage di viaggio. Certo, anch'io come altri viandanti ho visto più di quel che ricordo. Ma allo stesso tempo ricordo più di quel che ho visto.

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Namibia, zebre © Antonio Amendola

Non per tutti i fotografi un reportage è una raccolta di ricordi. Anzi, per la maggior parte immagino sia – giustamente- un racconto, una storia. Portare un luogo, un evento, dei volti innanzi allo sguardo di chi "non c'era". Per altri, un reportage è una maniera di ricordare. In fondo, non è altro che una serie di "ricordo quella volta che…". Anche quando viaggio per lavoro ho quasi sempre con me la mia macchina fotografica, una versatilissima D70 con un dignitoso Nikkor 18:70 ed un flash sb-600 (che cerco di usare il meno possibile comunque); una coperta di Linus che molto spesso, però, si rivela un passepartout utilissimo. Ho la macchina fotografica; a volte ho tempo per scattare delle fotografie; ho un treppiede; ho un filtro polarizzatore; ho una divertente collezione di filtri Cokin colorati; ho un bellissimo zainetto fotografico pieno di tasche e batterie di ricambio; ho un ipod nel quale riversare le tonnellate di megabites quando non ho la possibilità di portare con me il laptop; ho un flash esterno di tutto rispetto. Ma non ho uno stile fotografico. O almeno, non lo percepisco.

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Lituania, Karnave © Antonio Amendola

Non organizzo gli scatti secondo una logica. Diciamo che scatto perché mi piace e, lo confesso, per assecondare un'innegabile vanità che trova soddisfazione nel rivedere un "bel" ricordo. Sono piuttosto discreto quando scatto. Soprattutto quando mi trovo in contesti difficili come un mercato di un paese africano, sudamericano o musulmano, dove uno scatto diretto è un'intrusione. Un fotografo non deve essere un intruso. Deve guardare, scattare, ricordare, non invadere. E quindi, in quei casi, mantengo la macchina fotografica ad altezza di cintura e cerco di "immaginare" la composizione, scattando senza guardare.

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Creta, Amudara © Antonio Amendola

Ovviamente molti scatti risultano poi inguardabili ma è una tecnica interessante e che mi ha riservato parecchie piacevoli sorprese. Ricordo quando scattai un pò di foto in questa maniera in un villaggio Damara nel deserto del Namib. Il loro linguaggio conta numerosi suoni simili ad un click (ed è chiamato proprio così). Mi domandavo se quel non troppo discreto suono del click della mia macchina potesse avere un significato particolare nella loro lingua. Forse sì, a giudicare dagli sguardi perplessi. E ricordo quella volta in cui un click rimbombava, in un minuscolo tempio tibetano, come un gong attirando le attenzioni di due giovanissimi monaci. Subito resi amichevoli mostrando l'anteprima dello scatto "rubato". Una maniera di ricordare l'emozione del momento, dissi. Capirono. Ecco, io scatto per ricordare. E ogni foto non nasce e finisce nella macchina fotografica o su un foglio di carta (o magari appesa a una parete).

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Egitto, Sfinge blu © Antonio Amendola

Ognuna di esse, in un certo senso, racconta un ricordo evocando la luce di quel momento, gli odori (profumi o puzze, sono entrambi presenti nei miei viaggi); la musica che ascoltavo in quell'istante (altra costante, ho spessissimo il mio ipod acceso).

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Cina, buona fortuna © Antonio Amendola

Un mio reportage è un racconto di ricordi visivi, musicali, sensoriali. A 360 gradi. A colori o in bianco e nero non importa. A volte mi piace sperimentare e giocare con i colori. Saturo una foto che mi ricorda un momento particolarmente intenso. Scatto in bianco e nero se voglio focalizzare il ricordo su una sensazione particolare. Spesso elimino tutti i colori in una mia foto, tranne che qualche elemento. Un mazzo di fiori colorato in una chiesa semi distrutta di Sarajevo; una donna berbera avvolta in un velo colorato mentre attraversa un polveroso villaggio in bianco e nero. È la mia maniera di ricordare a me stesso che questa è la vita. A volte a colori; altre in bianco e nero. Altre ancora con degli sprazzi, inaspettati, di colore. In questo senso ho trovato un enorme aiuto nel digitale. Certo, non mi consente di gustarmi la magia della progressiva riapparizione di un ricordo. Quella specie di procedimento maieutico che è lo sviluppo. Ma mi dà la flessibilità di giocare con i ricordi in maniera incredibile. Ogni foto è l'occasione di ricordare e, partendo da lì, di raccontare. Quando pubblico degli scatti, scrivo un episodio, racconto una storia, suggerisco della musica da ascoltare. È proprio vero che viaggiando tanto, ho visto più di quel che ricordo e ricordo più di quel che ho visto. È, per me, la magia della fotografia.

Chi sono
Antonio Amendola, 36 anni, funzionario pubblico - con passate esperienze di organizzazioni internazionali - ed esperto di nuove tecnologie.
Sono un fotografo amatoriale che, compatibilmente con gli impegni professionali, ha avuto la fortuna di viaggiare tanto, toccando quasi tutti i continenti: Europa, Asia, Africa, Nord e Sud America.
Da anni gestisco una mailing list di viaggi e di viaggiatori, insieme ad un blog sugli stessi temi (amendolone.spaces.live.com).
A seguito di una lunga permanenza lavorativa in Grecia, ho recentemente esposto a Creta una selezione di scatti sul tema "Roaming in Crete". Talvolta, alcuni miei scatti vengono utilizzati come materiale illustrativo di alcune conferenze internazionali tra cui www.ics.forth.gr/cms06/photos.html

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Perù, Taquile © Antonio Amendola

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