Sguardi 52 - Maggio 2007

A cura di:

National Geographic Franco Pagetti Andrea Massari Gabriella Pezzuto News Inviati - Luigi Tazzari Fotografia europea Cristina Francesconi Sguardi Online Antonio Politano

Editoriale

Il mito, da dentro. I fotografi del National, le oltre 30 edizioni in lingua della rivista madre, la macchina redazionale, lo spirito del prestigioso magazine che da 120 anni racconta il pianeta, la natura, i popoli. In occasione della collettiva "Italian Geographic, fotografi italiani per National Geographic", che dopo il debutto a Roma toccherà diverse altre città italiane, Sguardi ha chiesto a Marco Pinna, curatore della mostra e redattore del National Geographic Italia, di raccontare cosa vuol dire lavorare per il National, da appassionato di fotografia, e le specificità dell'edizione italiana giunta ormai al suo decimo anno di vita.

La guerra, da dentro, la documenta invece Franco Pagetti, fotografo prima di moda e pubblicità poi reporter di guerra. Che, scoperto un genere (il reportage) lo vive nella dimensione estrema, sotto i bombardamenti e all'interno del fronte quotidiano, "ogni giorno se possibile peggiore", di stragi, incursioni e pattugliamenti a Baghdad, dove risiede dal 2004, unico fotogiornalista italiano presente stabilmente nell'area di guerra irachena. Montefalco (in provincia di Perugia) ospita "Tra il Tigri e l'Eufrate. Iraq, una guerra senza fine", una mostra a cura di Enrica Viganò che raccoglie oltre 70 immagini scattate da Pagetti, corrispondente dall'Iraq per Time Magazine, dal 2003 al 2007.

Dal fashion da cui è scappato Pagetti ("stanco di fotografare mutande"), e da una formazione da illustratore, è partito Andrea Massari; nell'intervista di questo numero racconta il suo approdo alla foto pubblicitaria e spiega come nasce un'immagine per una campagna, come lo strumento digitale ha cambiato il modo di lavorare, i vari passaggi dall'idea iniziale del creativo al momento dello scatto e della definizione, spesso elaboratissima, dell'immagine finale.

Gli inviati di questo numero sono tre: un fotografo di professione e due donne che lavorano in altri ambiti (tipografico la prima, farmaceutico la seconda) con il fuoco sacro della fotografia. Luigi Tazzari esplora il vicino. Le coordinate del lavoro qui proposto - LAT. 44° 29' NORD LONG. 12° 17' EST - sono infatti quelle del Porto di Ravenna, città dove Tazzari è nato e cresciuto. Un reportage di documentazione sociale, che racconta realtà e problematiche della condizione dei portuali, ma attento - come fa notare nell'introduzione Roberto Mutti - all'aspetto estetico dell'immagine, colto dalle più diverse prospettive, a volumi e cromatismi e non solo a composizioni e informazioni. Cristina Francesconi, che da quattro anni opera come volontaria per un'organizzazione umanitaria che si occupa di emergenze e sviluppo in diverse parti di mondo, racconta il suo viaggio tra i senza terra della Colombia, in compagnia della sua reflex e dei colori e pennelli che usa per far esprimere donne e bambini, che vivono spesso in condizioni di dolore e disagio, e ridar loro dignità e identità. Gabriella Pezzuto ci porta invece in Mali, tra dune sabbiose, savane alberate, falesie nascoste, moschee di fango, gli ippopotami nel grande fiume, le danze dei Dogon, gli accampamenti dei Tuareg, i mercati, i venditori di tè, il vento che viene dal deserto.

La 2a edizione del festival Fotografia Europea di Reggio Emilia propone i lavori di tre autori riconosciuti, che hanno realizzato progetti su alcune città d'Europa (tema dell'edizione di quest'anno) - Ferdinando Scianna, Bernard Plossu e Pentti Sammallahti- e di sei fotografi che hanno lavorato, sul tema, su commissione diretta del festival: Marina Ballo Charmet, Cezary Bodzianowski, Jean-Louis Garnell, Aino Kannisto, Armin Linke, Klavdij Sluban.

Chiudono le news, che segnalano: la morte (e parziale resurrezione) di Life, che cessa la sua storia cartacea e trasferisce il suo archivio straordinario sul Web; i tentativi di nuove vie per il ritratto di Faccia a Faccia, in mostra a Milano presso Forma; la pubblicazione-omaggio dell'asciutta testimonianza fotografica della rivoluzione di Budapest del 1956 di Mario De Biasi, in una collana che ha significativamente per nome Maestri della fotografia italiana del Novecento.

[Antonio Politano]