Intervista 2

A cura di:

Geo, immaginare la Terra
Paola Brivio

di Romina Marani

Nato in Germania nel 1976, GEO è uno dei più celebri magazine internazionali dedicati al reportage di viaggio, alla geografia, alla natura. Oltre all'edizione tedesca è pubblicato in altri 21 paesi, tra cui Francia, Italia, Spagna, Turchia, India, Giappone, Stati Uniti. Paola Brivio è photoeditor di GEO Italia fin dalla prima pubblicazione nel 2006. A Sguardi ha raccontato le sue idee, la sua storia, quella del giornale, il rapporto tra una redazione e i fotografi, le sue scelte, la sua concezione della fotografia.

   
GEO, ottobre 2010
GEO, febbraio 2011

Cos'è il reportage di viaggio? Ha senso parlare di questa categoria?
Il reportage di viaggio è la categoria che meglio definisce riviste geografiche come Geo. Non solo ha senso parlarne, si tratta di una nicchia che in Italia varrebbe la pena valorizzare. È un modo per raccontare la terra, i popoli, lo stile di vita differenziandosi sia dal reportage turistico "cartolinesco" che ritrae luoghi noti con uno sguardo fotografico piuttosto tradizionale e di facile lettura, sia da un'interpretazione geopolitica più vicina all'attualità e di maggior coinvolgimento politico. Il reportage di viaggio non ha nulla a che fare con villaggi turistici, tour operator o enti promozionali, o almeno non dovrebbe; racconta luoghi da scoprire o riscoprire, ricerca percorsi non abituali, anche quando ci si trova in posti noti. Per fare un esempio, su uno degli ultimi numeri di Geo, dedicato al Brasile, abbiamo descritto il riscatto economico e sociale di un gruppo di uomini disperati che per anni ha lavorato in una delle più terribili discariche del Paese, i catadores di Jardim Gramacho, a Rio de Janeiro. Lavorando assieme all'artista Vik Muniz, questi uomini hanno creato con i rifiuti opere d'arte poi battute all'asta da Sotheby's. Il ricavato, circa 200mila dollari, è andato a loro per costruirsi nuove case. Il reportage di viaggio non ripercorre paesaggi noti e non dimentica gli aspetti sociali e politici.
 

   
GEO
GEO

Quali sono i tratti distintivi di Geo e quali in particolare quelli dell'edizione italiana? Quanta autonomia ha la redazione italiana rispetto all'edizione madre nella scelta dei reportage e delle immagini?
Geo Italia lavora in stretta unione con Geo Germania. Nel corso di 6 anni di vita del giornale, Geo Italia ha sperimentato diversi gradi di interdipendenza con la casa madre, passando da una quasi totale autonomia iniziale nella scelta degli assignment e dei servizi fotografici a una fase cosiddetta "internazionale" (quella attuale)  nella quale circa il 60% del giornale viene prodotto in Germania e il 40% dalla redazione italiana. La parte prodotta in Italia serve a localizzare la testata. Per questa ragione a prevalere è la produzione di storie italiane. Geo Germania esprime una cultura fotografica di altissimo livello di cui l'edizione italiana può beneficiare. Nel contempo Geo Italia mantiene uno spazio, certo non ampio ma importante, per poter produrre almeno 2 o 3 assignment al mese. Personalmente ritengo che la produzione di servizi ad hoc per Geo (lo stesso principio vale per tutti i giornali) rafforzi l'identità di una testata, consenta di creare un legame importante con i fotografi, che sono oggi i principali procacciatori di storie, probabilmente perché, più ancora di chi scrive pezzi, viaggiano e non sono bloccati a una scrivania. Purtroppo la crisi ha indebolito sia la posizione dei photoeditor sia quella dei fotografi. Budget sempre più striminziti non aiutano né i fotografi né i giornali, paradossalmente però la passione di chi fa il nostro lavoro tiene viva la ricerca fotografica e nei limiti del possibile la produzione.

   
GEO
GEO

Come sceglie le immagini? Quali caratteristiche deve avere un reportage per essere pubblicato?
Credo ci siano diversi elementi che, in ogni giornale, presiedono alla scelta delle immagini. Innanzi tutto, a Geo come in ogni altra testata giornalistica, il photoeditor deve attenersi alla linea editoriale imposta dall'editore e dal direttore. Nel caso più specifico di Geo Italia, non si può prescindere dalla forte identità del Geo tedesco. Esistono poi la discrezionalità e l'autonomia del photoeditor con un suo gusto e carattere autonomi che, pur mantenendosi fedele all'identità del giornale, propone e seleziona i servizi, intrattiene i legami con i fotografi, individua quelli a cui affidare una produzione fotografica, fa ricerche sui siti. In uno scatto o in un reportage sono due le componenti essenziali: uno stile fotografico originale, personale, diretto e comunicativo, che nel contempo abbia contenuto giornalistico. L'immagine ha lo stesso valore di una notizia. Alcune foto hanno un impatto emotivo e contenutistico talmente elevato da essere diventate delle vere e proprie icone nella storia della fotografia. In sintesi, la foto ideale per un giornale è quella che sposa la bellezza al contenuto.

   
GEO
GEO

Come nascono le vostre copertine?
Raramente da una produzione, spesso da una ricerca fotografica negli archivi.

Capita che fotografi dell'edizione italiana passino a pubblicare su quella tedesca?
Non capita molto spesso.

Lo scorso anno è stato un fotografo italiano ad aggiudicarsi il World Press Photo. E anche quest'anno gli italiani premiati del Wpp nelle varie categorie sono stati otto. A che punto è la fotografia in Italia?
Ho rivolto questa domanda, un paio di ore fa, a Martino Lombezzi, bravissimo fotografo di Contrasto, che era qui per parlare di un suo progetto che spero di poter pubblicare su Geo. Ci ha pensato un po' e mi ha risposto: «Non è una situazione facile, in passato i fotografi intrattenevano un rapporto di continuità con i giornali, potevano contare su un certo numero di assignment ogni mese. Io sono giovane e non ho vissuto quell'epoca. Il rapporto con le redazioni oggi è discontinuo e non garantisce la sopravvivenza economica». Per fortuna Martino, dopo essere stato qui, è corso alle sfilate della moda: il prestigioso magazine inglese de l'Independent gli ha commissionato un lavoro sul backstage di alcuni noti stilisti. Forse all'estero si produce ancora molto, credo di sì. D'altronde i photoeditor sono nati in America, in Inghilterra, in Francia, in Germania, mentre in Italia ancora stentano ad avere un riconoscimento. All'estero non è concepibile che un quotidiano nazionale non abbia una redazione di photoeditor, mentre in Italia nessuna testata nazionale contempla questa figura professionale. È dunque molto più difficile promuovere la fotografia in Italia. La professionalità dei fotografi però è molto alta anche da noi, lo testimoniano i tanti e meritati World Press di quest'anno, ma anche degli anni scorsi. Non è da meno di quella straniera. Qualche difficoltà in più la riscontro quando cerco reportage di natura (ma non dimentichiamo che anche Stefano Unterthiner quest'anno ha meritatamente vinto il WPP) e solo recentemente i fotografi hanno incominciato a fotografare l'Italia dopo un black out di anni in cui tutti andavano all'estero ma nessuno raccontava le storie del nostro Paese. Ora qualcosa sta cambiando, è un campo ancora da esplorare con tante storie da scoprire e vendere ai giornali. Incontro molti giovani che esprimono nuovi linguaggi e sanno anche cercare storie giornalistiche.

   
GEO
GEO

Qual è stato il percorso che l'ha portata a diventare photoeditor di Geo nel 2005, anno della nascita dell'edizione italiana del magazine?
Lavoravo già da cinque anni a Ventiquattro, il magazine del Sole 24 Ore, una testata che ho visto nascere e ho amato molto e che da sempre sperimenta e ha un grande rispetto per la fotografia. Ho avuto bravi insegnanti, direttori e art director che mi hanno fatto crescere. Nel 2005 Fiona Diwan mi ha chiamata a fare la photoeditor a Geo e così è iniziata un'altra avventura, un nuovo banco di prova importante che prosegue ancora oggi. Sono diventata photoeditor per caso, come quasi tutti quelli della mia generazione. Sono entrata al Sole come segretaria di redazione, ho cambiato varie case editrici, sono diventata giornalista professionista. Perché amo la fotografia? Chissà, forse perché mio padre ha sempre fotografato e questa immagine mi è entrata dentro e si è poi concretizzata in una professione di cui ai tempi non conoscevo neanche l'esistenza.

   
GEO
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Assieme ai maggiori photoeditor italiani lei fa parte del Grin (Gruppo redattori iconografici nazionale). Come è nato il Grin e che attività svolge?
Il Grin (Gruppo redattori iconografici nazionale) ha avuto e ha un ruolo molto importante nel sostenere e dare identità alla figura del photoeditor. Una professione che in Italia non sempre ha un riconoscimento giornalistico. Tra le principali attività del Grin, il Premio Ponchielli che ogni anno assegna 5.000 euro al miglior progetto fotografico. Il Grin si riunisce per diverse giornate per esaminare centinaia di progetti fotografici. È un'occasione che consente di confrontarci e di conoscere giovani emergenti e i lavori maturi di grandi professionisti. Non meno importante è la vendita benefica di Natale: grazie all'aiuto dei fotografi che ci regalano le loro stampe, organizziamo una vendita annuale di foto d'autore il cui ricavato va a finanziare progetti umanitari.

Cosa rende autoriale il lavoro di un fotografo?
Un linguaggio molto originale e una ricerca autentica.

Roland Barthes scriveva «Quello che mi piace in realtà è il rapporto tra l'immagine e la scrittura, un rapporto molto difficile, ma che proprio per questo procura delle vere gioie creative». Qual è secondo lei il rapporto tra testo e immagini? E quali sono i loro rispettivi pesi nelle pagine della vostra rivista?
Secondo me, l'immagine è scrittura e la scrittura è immagine. Entrambe raccontano una storia e hanno uguale potenza visiva ed emotiva. Geo è per definizione un picture magazine, dunque l'importanza della fotografia nelle sue pagine è enorme. Le foto sono spesso pubblicate su doppia e un reportage si dispiega anche su 20 pagine. Un testo breve, a Geo, è di 8 pagine, quasi un'anomialia in Italia. Il rapporto tra testo e immagini è stretto, l'immagine però non è mai didascalica, pur mantenendo uno stile diretto e semplice e una precisa identità.


GEO

 

Chi sono
Sono nata a Milano il 21 dicembre 1961, dove da sempre vivo, pur sognando di tanto in tanto di trasferirmi a Londra. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere. La mia esperienza di photo editor ha inizio al settimanale Bella, ma la mia crescita si compie a Ventiquattro, il magazine de "Il Sole 24 Ore", con un gruppo di lavoro meraviglioso che ha lavorato sempre in grande sintonia di cui hanno fatto parte Vittorio Corona, Sergio Sartori, Marco Moussanet e poi Paola Bottelli. Dopo cinque anni, con la nascita di Geo Italia nel 2006, sono passata alla Gruner + Jahr Mondadori.