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A cura di:

L'inferno dentro, l'ex Manicomio di Volterra
Nicola Gronchi

L'Ospedale psichiatrico di Volterra ebbe origine nel 1888 nella costituzione di una sezione per "dementi" all'interno del ricovero di mendicità dell'ex convento di San Girolamo. Nel 1902 nacque come Frenocomio S. Girolamo e nei decenni successivi l'istituzione conobbe un notevolissimo sviluppo, ampliandosi progressivamente con officine, servizi, una vera e propria azienda agraria, la costituzione di una sezione giudiziaria. Negli anni Cinquanta e Sessanta conobbe un vasto sviluppo tale da essere considerato, fino alla famosa legge Basaglia del 1978, uno dei manicomi più grandi d'Italia con oltre 100 mila metri cubi di volume.

© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra
© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra

Fino al 1975, anno in cui la legge 180 pose fine all'esistenza dei manicomi, andare a Volterra significa spesso finire internati nell'Ospedale Psichiatrico Ferri. La struttura era composta da tre edifici principali in cui trovarono ricovero anche 6000 persone contemporaneamente, con 20 lavandini e 2 cessi ogni 200 degenti: un inferno sulla terra, in cui si poteva essere rinchiusi ai primi sintomi di depressione, di presunta schizofrenia o anche per accuse politiche o di morale. Per un trattamento a base di scariche elettriche, comi indotti con insulina e tutto un prontuario di pillole e veleni somministrati per "testare" i risultati ignorando completamente le conseguenze spesso irreversibili sui pazienti.

© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra
© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra

Dal regolamento interno: "Gli infermieri non devono tenere relazioni con le famiglie dei malati, darne notizie, portar fuori senz'ordine lettere, oggetti, ambasciate, saluti; né possono recare agli ammalati alcuna notizia dal di fuori, né oggetti, né stampe, né scritti...". 10% di deceduti per percosse magnetico-catodiche; 40% per malattie trasmesse; 50% per odio, mancanza di amore e affetto.

© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra
© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra

Attualmente la struttura è in un profondo, tragico e inquietante processo di totale abbandono e il camminare in quei luoghi trasmette un infinito senso di rabbia e impotenza, sentimenti che insieme alla solitudine venivano sicuramente percepiti dai pazienti rinchiusi in un inferno senza tempo. L'Ospedale, dopo la sua chiusura, è diventato tristemente famoso per i graffiti di Nannetti Oreste Fernando, 180 metri di muro esterno in cui NOF4, come lui stesso si firmava, ha inciso nei lunghi anni di degenza un'opera enciclopedica di sentimenti, biografie e crimini subiti e testimoniati. Parole, poesie, disegni scavati nella pietra gialla con la fibbietta del gilet della divisa dei matti reclusi. L'Ospedale ha ispirato il cantautore Simone Cristicchi nella sua "Ti regalerò una rosa", immaginaria lettera di Antonio, chiuso in manicomio da quando era bambino.

© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra
© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra

Le mie immagini vogliono essere una cruda testimonianza e uno spunto di riflessione per dare ancora più pregnanza agli sforzi profusi da Franco Basaglia, psichiatra e neurologo italiano che si è battuto con tutte le proprie foze per la chiusura, nel 1978, di questi Konzentrationslager autorizzati. I manicomi erano veri e propri luoghi di contenimento fisico in cui si praticavano terapie farmacologiche molto invasive, spesso unite a veri e propri maltrattamenti. La loro chiusura ha permesso di far progredire una nuova possibilità di assistenza medica, non mirante al quasi annientamento del malato mentale, ma al suo nuovo coinvolgimento all'interno della società, sostenuto dall'ambiente familiare e dall'aiuto terapeutico, perché la persona con disturbi è comunque e prima di tutto un essere umano che merita di mantenere legami sociali e lavorativi.

www.gronchifotoarte.it

 

© Nicola Gronchi - Il manicomio di Volterra
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