Inviati

Tra auto e aerei

Alessandro Barteletti

Appassionato da sempre di tutto ciò che corre veloce su strada e vola alto in cielo, Alessandro Barteletti ha applicato il proprio talento da fotogiornalista all'universo variegato di automobili e aeroplani. Qui racconta ai lettori di Sguardi il dietro le quinte dei servizi e delle immagini realizzate per testate come Volare, Ruoteclassiche, Quattroruote, The Official Ferrari Magazine, Wired. Di biplani acrobatici, jet in picchiata, caccia intercettori, rifornimenti in volo, esercitazioni di aerosoccorritori per recupero naufraghi, corse dei piloti per decolli rapidi, simulatori per addestrare al disorientamento spaziale. Di modelli d'epoca e di oggi, prototipi e Formula 1, Mille Miglia, Ferrari, Alfa Romeo, Lotus, Lancia, Porsche, Peugeot, Bentley. E di personaggi come Piero Ferrari (figlio di Enzo) e Luca Cordero di Montezemolo (da presidente del Cavallino) o Giorgio Armani e Anna Wintour, (sullo sfondo della settimana della moda di Milano), per finire con dottori di piloti (e astronauti) e fashion blogger e il grande Gianni Berengo Gardin in volo con gli idrovolanti sul Lago di Como. Ogni foto è accompagnata dalla propria storia e dai propri dati di scatto, per ragionare implicitamente su impostazioni e tecniche fotografiche.


Nikon D3, 1/500, f/5,6, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (17 mm), 100 ISO
Pitts Special, 2011 © Alessandro Barteletti

 

Pitts Special, 2011

Vorrei urlare quando vedo l'aeroplano davanti fare quello che tra un attimo toccherà a noi, ma non c'è tempo. Sento in cuffia il conto alla rovescia del mio pilota scivolare via e la vite in picchiata, un tuffo nel cielo che ti leva tutto il fiato, arriva troppo presto. Il Pitts Special è un biplano acrobatico progettato negli anni 40 che ti centrifuga in aria mentre sopra di te non c'è niente, neanche un tettuccio. Ci sei tu, annodato con le cinture di sicurezza al seggiolino, e la macchina fotografica, stretta dalla cinghia al tuo polso. Il resto è solo vento e rimbombo del motore. Questa immagine è stata pubblicata dal mensile Volare come foto d'apertura di un servizio il cui titolo è - neanche a dirlo - “Come domare il selvaggio Pitts”.


Nikon D3, 1/400, f/5,6, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (19 mm), 100 ISO
Pitts Special, 2011 © Alessandro Barteletti

 

Scramble, 2009

Non sapevo come fotografarlo lo scramble. Nel gergo aeronautico è la corsa del pilota verso l'aeroplano, il decollo rapido in caso di allarme: se tu sei un aereo non identificato e finisci nel mio territorio, io salto sul mio e vengo lassù a chiederti chi sei e che cosa vuoi. A rotazione ci sono equipaggi sempre pronti a partire, ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni l'anno.
Insomma, giro e rigiro sul piazzale (quello del 4° Stormo di Grosseto), ho un aeroplano tutto per me e io non "vedo" la foto. Ho bisogno di un'immagine dinamica e qui non si muove niente; ci si mette pure il sole che inizia a calare. Sono lì che vorrei sbattere la testa al muro quando salta fuori questo pilota che corre verso il "mio" Eurofighter. Non ho le visioni, mi dicono che è un'esercitazione. Ci provo: "Si può rifare?". L'Eurofighter sullo sfondo, la pozzanghera d'acqua, il pilota che corre. E il sole sceso ormai sotto l'orizzonte aveva lasciato in cielo i colori del tramonto. Era tutto lì, si trattava solo di mettere insieme i pezzi.


Nikon D3, 1/60, f/22, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (22 mm), 100 ISO
Scramble 2009 © Alessandro Barteletti

 

F16 Fighting Falcon, 2009

Questo è un F16, il caccia che nel 2009 affiancava l'Eurofighter nel ruolo di intercettore. L'ho fotografato dal portellone di coda (abbassato) di un C27J, un bimotore da trasporto. Significa che in quel momento un'imbracatura mi tratteneva dal vuoto e che tra il mio obiettivo e il caccia non c'era nessuna barriera, neanche un finestrino.


Nikon D3, 1/3200, f/5.6, Nikkor AF-D 80-200 mm f/2.8 ED (200 mm), 200 ISO
F16 Fighting Falcon, 2009 © Alessandro Barteletti

 

Breitling Jet Team, 2011

Sette jet si arrampicano in cielo, a cinque metri l'uno dall'altro, a settecento chilometri orari, e disegnano acrobazie. Insieme. Sincronizzati. Sono due i rischi che corri in circostanze come questa: renderti conto di quello che stai facendo, quindi mettere giù la macchina e "al diavolo le foto", oppure cedere alla forza G che ti schiaccia al sedile e che in alcune manovre moltiplica il peso del tuo corpo e della tua attrezzatura fino a sette, otto volte. Non so se sia più senso del dovere o la vanità di mostrare quello che hai visto e vissuto lassù, so però che da un volo così scendi con un sorriso che ti resta stampato in faccia per almeno tre giorni e le schede della macchina che scoppiano di fotografie.


Nikon D3, 1/100, f/13, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (19 mm), 100 ISO
Breitling Jet Team, 2011 © Alessandro Barteletti

 

Aerosoccorritori, 2009

Sono state tre le riunioni e i briefing necessari per organizzare questo scatto. Spiego che l'obiettivo della mia macchina deve sostituirsi all'occhio del naufrago, che voglio fotografare dal suo stesso punto di vista l'arrivo degli aerosoccorritori. Nulla è lasciato al caso: l'equipaggio dell'elicottero sa dove piazzarsi, un aerosoccorritore sa che deve restare appeso, e l'altro sa che deve nuotarmi incontro per “salvarmi”. Io sono in realtà su un gommone ma la macchina fotografica è a pelo d'acqua, protetta da una busta e da un oblò davanti la lente (inquadro sul display). C'è solo una cosa che non avevo tenuto in considerazione: la forza brutale con cui le pale dell'elicottero mi sparano l'acqua contro, come la lancia di un'autolavaggio ad alta pressione a un palmo dalla faccia. Alla fine, di circa trecento scatti, ce n'è soltanto uno, questo, dove le gocce d'acqua incorniciano l'elicottero e i due aerosoccorritori senza coprirli.


Nikon D3, 1/250, f/13, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (20 mm), 100 ISO
Aerosoccorritori, 2009, © Alessandro Barteletti


Nikon D3, 1/125, f/8, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (17 mm), 800 ISO
Aerosoccorritori, 2009 © Alessandro Barteletti

 

Aerosoccorritori, 2011

Ho incontrato una seconda volta, a due anni di distanza, gli aerosoccorritori del 15° Stormo dell'Aeronautica Militare. Per il mensile Volare ho trascorso tre intere giornate con gli uomini che appartengono a questa categoria molto speciale ed esclusiva (nell'ultimo mezzo secolo ne sono stati formati poco più di duecento). Anche di recente sono tornati alla ribalta per la storia del traghetto Norman Atlantic. Sono infatti loro a essersi calati dagli elicotteri e trarre in salvo i naufraghi bloccati dalle fiamme in mezzo al mare. Credo sia stata una delle storie più straordinarie che mi sia mai capitato di fotografare.


Nikon D3, 1/1250, f/8, Nikkor AF-S 24-70 mm f/2.8 G ED (24 mm), 640 ISO
Aerosoccorritori, 2011 © Alessandro Barteletti


Nikon D3, 1/250, f/11, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (17 mm), 100 ISO
Aerosoccorritori, 2011 © Alessandro Barteletti

 

Rifornimento in volo, 2009

Un caccia AMX si rifornisce durante il volo organizzato per presentare alla stampa il KC-767A, una delle aerocisterne più moderne al mondo.


Nikon D3, 1/640 f/8, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (17 mm), 640 ISO
Rifornimento in volo, 2009 © Alessandro Barteletti

 

Il dottore dei piloti (e degli astronauti), 2009

La notizia che Samantha Cristoforetti sarà la prossima astronauta italiana è fresca di giornata quando ricevo dal mensile Wired l'incarico di intervistare e fotografare Paola Verde, la dottoressa del Corpo sanitario aeronautico specializzata in medicina aerospaziale. Addestrata a Star City in Russia, la dottoressa Verde capisce se un candidato ha la stoffa dell'astronauta (anzi, del cosmonauta) oppure no. Decidiamo di scattare la foto all'interno del Centro Sperimentale Volo di Pratica di Mare, a due passi da Roma. Lì c'è questo speciale simulatore per addestrare al disorientamento spaziale. Tanto affascinante la storia quanto poco attraente il luogo: il disorientatore è piazzato in una stanza con luci al neon, pareti anonime, mobilio da ministero. Stiamo parlando di conquiste nello spazio, di gravità zero, e qui sembra di essere nell'aula del mio liceo. La soluzione è una: spegnere la luce. Lascio accesa solo quella di un ripostiglio sulla sinistra, che illumina quel tanto che basta la struttura del simulatore. I due spot dentro la capsula completano la scena.


Nikon D3, 1/6, f/4, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (19 mm), 2000 ISO
Il dottore dei piloti (e degli astronauti), 2009 © Alessandro Barteletti

 

Simulatore, 2009

Il simulatore dove si addestrano i piloti di Eurofighter del 4° Stormo di Grosseto.


Nikon D3, 1/620, f/5.6, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (17 mm), 3200 ISO
Simulatore Eurofighter, 2009 © Alessandro Barteletti

 

Ferrari 288 GTO e Ferrari Testarossa, 2014

Negli anni 80, io me lo ricordo, avevamo tutti una Ferrari 288 GTO e una Ferrari Testarossa. Diciotto volte più piccole del vero, certo, ma spinte su un tappeto che graffiava come l'asfalto di Monza, per noi che ci sentivamo tutti un po' piloti, quei modelli in scala stridevano e rombavano forte come quelli veri. Trent'anni più tardi il sogno s'è avverato: il direttore di Ruoteclassiche, per il numero che ha segnato il più recente restyling grafico della rivista, mi affida un servizio con questi due miti del Cavallino, sulla pista della Ferrari a Fiorano. A guidarle c'è Dario Benuzzi, storico collaudatore di sviluppo di Maranello. L'uomo che i rettilinei, le curve e le staccate di quel circuito le ha fatte milioni di volte e le conosce meglio delle sue tasche, che fa “il mestiere più bello del mondo” (me l'ha detto lui e io gli ho creduto), che ha plasmato il carattere delle Ferrari degli ultimi quarant'anni. E che ha un paio di Rayban sempre sul naso.


Nikon D3, 1/30, f/20, Nikkor AF-S 24-70 mm f/2.8 G ED (28 mm), 250 ISO
Ferrari 288 GTO e Ferrari Testarossa, 2014 © Alessandro Barteletti


Nikon D3, 1/30, f/22, Nikkor AF-S 24-70 mm f/2.8 G ED (24 mm), 200 ISO
Ferrari 288 GTO e Ferrari Testarossa, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Ferrari Enzo, 2014

La prospettiva, la strada, la Ferrari rossa: sembrava la schermata di un livello di Out Run, il videogioco cult degli anni 80, la scena oltre il parabrezza. Siamo alla Mille Miglia del 2014 quando ci si para davanti questa Enzo. Io e il giornalista di Quattroruote, con cui sto seguendo la gara, ci accodiamo, alla sua stessa velocità. Il tempo lungo e la fotocamera poggiata sul cruscotto hanno permesso di accentuare l'effetto del movimento e di ottenere la Ferrari ben definita. Il grandangolo (un 18 mm) ha contribuito invece a determinare l'ariosità dello scatto. 


Nikon D3, 1/25, f/22, Nikkor AF-D 18-35 mm f/3.5-4.5 ED (18 mm), 100 ISO
Out run © Alessandro Barteletti

 

Alfa Romeo 33 TT12, 2013

Hai solo un rimpianto alla fine di giornate così: aver scattato fotografie tutto il tempo senza averne avuto per impugnare il volante di un'auto del genere. Questa è la 33 TT12, il missile da cinquecento cavalli e oltre trecento chilometri orari che nel 1975 regalò all'Alfa Romeo il titolo mondiale Sport Prototipi. Una macchina da corsa pura, un purosangue che sotto i quattromila giri non va neanche a calci. Anche da passeggero te ne accorgi, il dodici cilindri di questo mostro deve girare "alto": a seimila ti attacca al sedile, a novemila sei praticamente immobilizzato, e non ti molla più fino agli undicimila.


Nikon D3, 1/50, f/22, Nikkor AF-D 16 mm f/2.8 “Fisheye”, 100 ISO
Alfa Romeo 33 TT12, 2013 © Alessandro Barteletti

 

Lotus 18, 2014

La Lotus 18 è del 1960 ed è una delle primissime Formula 1 a motore posteriore, come quelle di oggi. Questa appartiene a un avvocato di Roma, sessantenne, che all'età di 10 anni compra un fumetto di gare automobilistiche e decide che anche lui un giorno stringerà il volante di un'auto da corsa. L'ha fatto cinquant'anni più tardi: "Io sognavo di gareggiare al fianco di Jim Clark, John Surtees, Stirling Moss, insomma al fianco dei miei eroi d'infanzia", mi racconta. "Mai avrei immaginato, invece, che mi sarei calato proprio nel loro di abitacolo". Già perché con una monoposto come questa i tre campioni inglesi non solo hanno corso; con una "18" Surtees e Clark hanno debuttato in Formula 1 e Moss ha regalato alla Lotus la prima vittoria in un Campionato del Mondo.


Nikon D3, 1/50, f/18, Nikkor AF-S 24-70 mm f/2.8 G ED (36 mm), 100 ISO
Lotus 18, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Camera Car, 2012

Si chiama "camera car" il tipo di foto che fai a un'automobile in movimento da un altro veicolo in movimento. Lo fai per ottenere immagini come queste, con il soggetto, cioè l'auto, fermo e il paesaggio intorno che scorre. Serve per comunicare il senso della velocità. Occorre scegliere un tempo abbastanza lento (io di solito sono tra 1/20 e 1/50) e scattare alcune raffiche per avere più probabilità di portare a casa un'immagine definita. L'altro veicolo è spesso un'altra macchina: ti metti nel baule e coordini la situazione in maniera che la velocità e i movimenti tra le due auto siano perfettamente sincronizzati; una minima differenza e la foto non viene. Poi capitano situazioni dove hai a disposizione mezzi attrezzati e speciali, come il cosiddetto "trespolo" del circuito di Vairano (Pavia) che appartiene a Quattroruote. Si tratta di un furgone modificato con alcune strutture saldate al telaio che ti permettono di raggiungere in sicurezza punti di vista frontali, laterali, dall'alto. Qui s'intravede nell'ombra. L'auto è invece la 911 GT3 Cup che ha vinto l'edizione italiana della Porsche Carrera Cup 2012.


Nikon D3, 1/40, f/22, Nikkor AF-S 14-24 mm f/2.8 G ED (14 mm), 100 ISO
Camera car, 2012 © Alessandro Barteletti

 

Porsche 911 Carrera RS (Raid dell'Etna), 2014

Da questa Porsche 911 Carrera RS del 1973 ho fotografato il Raid dell'Etna, una delle gare per auto storiche più importanti che si svolgono oggi in Sicilia. Mi piaceva il contrasto tra l’arancione dell’auto e lo sfondo quasi lunare dell’Etna.


Nikon D750, 1/2500, f/2, Nikkor AF-S 50 mm f/1.4 G, 100 ISO
Porsche 911 Carrera RS (Raid dell'Etna), 2014 © Alessandro Barteletti

 

Mille Miglia, 2014

La chiamavano la corsa più bella del mondo. Mille miglia, milleseicento chilometri di strade cittadine e statali sul percorso Brescia-Roma-Brescia, che quelli bravi percorrevano in poco più di dieci ore. L'ultima nel 1957: un'uscita di strada causò la morte di un equipaggio e di nove spettatori. Era diventata una faccenda troppo pericolosa. Oggi si corre la rievocazione che è una vera e propria macchina del tempo. Non solo per le auto, che devono essere modelli originali costruiti tra il 1927 e il 1957 (gli anni della "vera" Mille Miglia), ma per il calore della gente e di un'Italia che diresti non esserci più. Nel 2014 l'ho fotografata per Quattroruote: ho visto interi paesi in festa, centri storici di città come Siena e Pisa fermarsi, classi riversate nei cortili delle scuole, una donna con la pelle cotta dal sole posare gli attrezzi con cui lavorava la terra e agitare il fazzoletto che le proteggeva la testa. Solo per salutare il passaggio della Freccia Rossa (la chiamavano anche così). Attraversare mezza Italia tra due ali di folla è un'esperienza da brividi.


Nikon D3, 1/30, f/4.5, Nikkor AF-D 18-35 mm f/3.5-4.5 ED (18 mm), 4000 ISO
Mille Miglia, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Peugeot, 2014

Sochaux è un paese della Francia orientale che conta quattromila anime e oltre venti milioni di automobili prodotte. Qui c'è il più importante stabilimento produttivo della Peugeot che lo scorso anno ha organizzato un incontro e una rievocazione con alcuni dei suoi modelli storici.


Nikon D750, 1/20, f/16, Nikkor AF-D 18-35 mm f/3.5-4.5 ED (18 mm), 200 ISO
Peugeot, Sochaux 2014 © Alessandro Barteletti

 

Singer Nine, 2011

Quando metti in piedi un servizio con un'auto scoperta degli anni Trenta sei disposto ad affrontare tutto, tranne la pioggia. Immancabile, il giorno che esco con questa Singer Nine Sports Tourer del 1933 scoppia un temporale di quelli da restarsene barricati in casa. Un imprevisto, misto a un po’ di funambolismo, che si è rivelato un colpo di fortuna.


Nikon D3, 1/20, f/22, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (22 mm), 1600 ISO
Singer Nine, 2011 © Alessandro Barteletti

 

Alfa Romeo Disco Volante (backstage), 2014

In studio si disegnano forme, si creano atmosfere. Io non sono un fotografo "da interni", ma mi piace vedere come si fa. E mi piace l'atmosfera di un set. Questo, per esempio, è quello dell'amico e collega Paolo Carlini che stava scattando la storia di copertina per il numero di Ruoteclassiche dello scorso ottobre. L'auto è una futuristica vettura costruita dall'Alfa Romeo tra il 1952 e il 1953. Si chiama Disco Volante.


Nikon D3, 1/20, f/4, Nikkor AF-S 50 mm f/1.4 G, 400 ISO
Alfa Romeo Disco Volante, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Lancia D50, 2012

Arriva negli studi di Ruoteclassiche, a Rozzano (Milano), la monoposto che la Lancia costruì per partecipare alla stagione di Formula 1 del 1955. Diventò famosa perché aveva due serbatoi staccati ai fianchi del pilota, perché a Montecarlo finì in mare con Alberto Ascari e perché un anno più tardi corse col marchio Ferrari e vinse il Mondiale con Juan Manuel Fangio al volante. Oggi appartiene alla collezione storica della Lancia e averla a disposizione, anche solo per un giorno, è un evento più unico che raro. Per il giornale sta scattando un altro fotografo. Io sono in redazione e il direttore mi chiede un po' di backstage: "Forse la mettono in moto, vai a vedere…". Vado, ma con me ho solo un iPhone. Ecco, questo è il momento di far valere un paio di regole. La prima: mai dire "non posso" perché non hai l'attrezzatura con te (piuttosto fai un disegno e dì che è una foto). La seconda: non fare il purista e fatti bastare quello che hai. Il telefonino quel giorno andò benissimo.


iPhone 4 + Hipstamatic
Lancia D50, 2012 © Alessandro Barteletti


iPhone 4 + Hipstamatic
Lancia D50, 2012 © Alessandro Barteletti

 

Piero Ferrari, 2013

Piero Ferrari, figlio di Enzo. Un uomo elegante, un uomo d'altri tempi, disponibile e appassionato. Lo incontro a Maranello per un'intervista e una serie di ritratti che mi commissiona The Official Ferrari Magazine (Conde Nast UK). Ne scatto alla fine uno anche per me, avendo in testa una delle immagini più note del padre, ma non glielo dico. Metto Piero seduto in un'auto da corsa degli anni 50, come Enzo, e gli giro intorno per ritrovare la stessa inquadratura: "Ingegnere tenga la mano sul volante e si volti verso di me". Come la posa originale, ma continuo a non dirglielo, e lascio che sia lui a decidere come aggrapparsi al volante e come guardarmi. Scatto. Il suo sguardo, l'espressione e la mano sono le stesse del padre. Ho scoperto di recente che questa fotografia, di cui gli è stata donata una stampa, è diventata una delle sue preferite.


Nikon D3, 1/80, f/5.6, Nikkor AF-S 105 mm f/2.8 G ED VR Micro, 800 ISO
Piero Ferrari, 2013 © Alessandro Barteletti

 

Luca Cordero di Montezemolo, 2014

C'è questa presentazione a Maranello e quelli della Ferrari allestiscono un palco dove intervengono Luca Cordero di Montezemolo, ancora Presidente del Cavallino, Sergio Marchionne e altri personaggi. Come da programma, prende la parola il sindaco, una donna. Microfoni, telecamere, macchine fotografiche sono tutte per lei mentre Montezemolo comincia ad andare avanti e indietro per il palco. Credo lo faccia per attirare l'attenzione: assume pose plastiche, studiate, ma lo fa in modo così abile da farle sembrare naturali e spontanee. Questa, sotto l'enorme Cavallino rampante che faceva da sfondo al palco, suscita una particolare suggestione sapendo che di lì a poco la storia di Montezemolo con la Ferrari sarebbe finita.


Nikon D3, 1/400, f/3.5, Nikkor AF-S 24-70 mm f/2.8 G ED (56 mm), 100 ISO
Luca Cordero di Montezemolo, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Arturo Merzario, 2014

Arturo Merzario, pilota, l'uomo che salvò la vita a Niki Lauda. Settantuno anni d'età, cinquantadue di corse: "Senza mai smettere e senza morire", si vanta lui.


Nikon D3, 1/125, f/3.5, Nikkor AF-S 105 mm f/2.8 G ED VR Micro, 400 ISO
Arturo Merzario, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Anna Wintour, 2014

Una delle cose più divertenti che ho visto succedere alla Fashion Week sono le ragazze che si presentano alle sfilate con l'auto a noleggio. Scendono solo dopo che l'autista apre la loro porta, puntano con passo sicuro l'ingresso, e poi si perdono nella mischia. Sono perfette sconosciute, imbucate, ma per i fotografi che assediano l'evento non c'è tempo di capirlo. Nel dubbio le mitragliano di scatti, e le ragazze vivono il loro momento di celebrità. Alla sfilata di Tod's, davanti il Pac di Milano, vedo questa scena ripetersi come una catena di montaggio e vedo che le auto si fermano tutte nello stesso punto. Mi apposto. Arriva una Mercedes, i vetri dietro sono oscurati. Osservo la scena attraverso il mirino della macchina fotografica. L'autista recita la sua parte, apre la porta, io scatto. Non scende una ragazza ma una donna, sui sessanta, che varca pure l'ingresso della sfilata. Tentativo fallito, penso. Punto già la successiva quando riguardo le foto e riconosco il volto, anzi, il caschetto di Anna Wintour. La temutissima direttrice di Vogue America, la donna dal giudizio insindacabile, il personaggio che ha ispirato "Il Diavolo veste Prada".


Nikon D3, 1/100, f/4.5, Nikkor AF-D 18-35 mm f/3.5-4.5 ED (18 mm), 800 ISO
Anna Wintour, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Giorgio Armani, 2014

Re Giorgio pretende il totale controllo della sua immagine. Chiunque l'abbia fotografato ti racconta che ogni volta è sempre la stessa storia: Giorgio Armani il ritratto se lo fa da solo. Il mio obiettivo l'ha incontrato all'uscita della sua sfilata che ha chiuso la prima Fashion Week di Milano nel 2014. Mentre sale sulla Bentley che lo porterà via, infilo il braccio oltre la porta dell'auto, e lui capisce tutto: fa segno all'autista di attendere e punta lo sguardo proprio dove dovrebbe. Scatto tre volte, senza neanche inquadrare. È stato un attimo, ma quell'esitazione mi ha permesso di ottenere l'immagine che cercavo.


Nikon D3, 1/160, f/4, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (17 mm), 200 ISO
Giorgio Armani, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Chiara Ferragni, 2014

Ancora Settimana della Moda, ancora auto sullo sfondo. Una Fiat spider che qualcuno ha parcheggiato in mezzo al nevrotico via vai generato dalla sfilata di Cavalli, sotto l'Arco della Pace di Milano. Messa lì la fotografano tutti e dietro c'è l'insegna di un'attività: un modo ingegnoso e a costo zero di farsi pubblicità. La ragazza in primo piano è Chiara Ferragni, 27 anni. Bella, fotogenica, elegante è forse la più celebre fashion blogger italiana. Forbes ha dichiarato che il suo giro d'affari dell'ultimo anno ammonta a 8 milioni di euro.


Nikon D3, 1/320, f/5.6, Nikkor AF-D 18-35 mm f/3.5-4.5 ED (18 mm), 100 ISO
Chiara Ferragni, 2014 © Alessandro Barteletti

 

Gianni Berengo Gardin, 2012

"Mi viene da fare col dito così", dice un filo imbarazzato Gianni Berengo Gardin facendo con il pollice il gesto di avanzare la pellicola. È la prima volta che si cimenta con una digitale, lui che si definisce un fanatico della fotografia analogica. Non guarda neanche l'immagine sul display, lo fa fare alla sua assistente Donatella, solo per essere sicuro che la foto ci sia. Non vuole abituarsi ai vizi della tecnologia. Siamo sul Lago di Como, dove volano gli idrovolanti. Lui sta testando uno dei primi prototipi in circolazione della Leica M Monochrom, io lo seguo per documentare i retroscena. L'ho incontrato per la prima volta nel 2002 Gianni Berengo Gardin: io, giovanissimo e apprendista fotografo, mi trovo di fronte a un mostro sacro, un maestro, che mi accoglie con l'umiltà che solo i grandi hanno. Scambiare alcune parole con lui ci fa scoprire, oltre la fotografia, la passione comune per gli aeroplani. Al piano superiore della sua casa al centro di Milano, lo studio dove conserva l'immenso archivio, dove ha pianificato i suoi reportage e dove c'è un tavolo da lavoro ricoperto di attrezzi da bricolage, scopro pareti stipate di volumi d'aviazione, modelli in scala, cassetti pieni di antiche stampe di aerei (ne è gelosissimo). Dieci anni più tardi mi racconta questa storia della nuova Leica digitale che scatta solo in bianco e nero, che gli avrebbero affidato per una prova sul campo uno degli appena quindici prototipi costruiti fino a quel momento e che l'offerta lo lusinga molto: "Mi piacerebbe fotografare gli idrovolanti". Lo dico al direttore di Volare che organizza ogni dettaglio (ne nascerà un calendario per l'Aero Club di Como). Alla fine di luglio Berengo Gardin trascorre due giorni al lago, fotografa gli specialisti e i piloti, osserva la vita che c'è intorno. E vola su un aeroplano giallo.


Nikon D3, 1/500, f/8, Nikkor AF-S 17-35 mm f/2.8 ED (24 mm), 200 ISO
Gianni Berengo Gardin, 2012 © Alessandro Barteletti


Nikon D3, 1/125, f/8, Nikkor AF-D 80-200 mm f/2.8 ED (200 mm), 200 ISO
Gianni Berengo Gardin, 2012 © Alessandro Barteletti

 

Chi sono

Sono nato a Roma 33 anni fa, vivo a Milano. Oggi sono fotografo e giornalista. Ho pubblicato i miei primi lavori nel 2003 su giornali italiani e stranieri tra cui National Geographic, Specchio, La Repubblica, Wired, e da allora ho seguito fatti e retroscena degli eventi sociali, sportivi e di cronaca dell'ultimo decennio (dall'intervento militare in Iraq nel 2004, al terremoto in Abruzzo nel 2009 passando per la morte di Giovanni Paolo II nel 2005 e le elezioni presidenziali negli USA del 2008). Negli ultimi anni mi sono specializzato nel settore dell'auto e dell'aviazione collaborando con periodici specializzati (Ruoteclassiche, Quattroruote, The Official Ferrari Magazine, Volare) e realizzando servizi esclusivi per Aeronautica Militare Italiana e Alenia Aeronautica. Contemporaneamente, porto avanti i miei progetti fotogiornalistici: tra i più recenti un racconto sui “sex offender” detenuti nel carcere di Sanremo.
www.alessandrobarteletti.com

 


Alessandro Barteletti