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Questa è guerra!

Questa è guerra! (Padova, Palazzo del Monte di Pietà, fino al 31 maggio 2015) racconta un secolo di guerre attraverso oltre 300 immagini, scelte da Walter Guadagnini, tra le più emblematiche dei diversi conflitti. L’invenzione della fotografia cambia radicalmente la rappresentazione della guerra: il racconto diventa soprattutto immagine, sintesi, evidenza, emozione, con una diffusione planetaria prima inimmaginabile. La Grande Guerra, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, il Vietnam producono reportage leggendari come quelli di Capa, Cartier-Bresson, Jones Griffith. Le guerre recenti, in ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e quelle contemporanee in corso in questi giorni in Congo, Palestina, Ucraina sono testimoniate sempre più da cittadini-reporter e da alcuni tra gli autori più celebri della contemporaneità. Alle immagini si accompagnano i giornali del tempo, documentari, la possibilità di visitare siti web che offrono spunti di riflessione sugli eventi e sul rapporto tra guerra, fotografia, informazione e documentazione.
 

 

 

Obbiettivo Donna

È partita a Roma la decima edizione di Obbiettivo Donna, organizzata da Officine Fotografiche e dedicata alla produzione fotografica femminile, tra mostre, incontri, presentazioni editoriali e appuntamenti. Al centro di questa edizione, in particolare, lo sguardo che tre fotografe rivolgono intorno a sé per documentare la realtà che le circonda: Francesca Cao, Liliana Ranalletta e Marina Rosso, nei rispettivi progetti Temporary Life, Di Mastri e di botteghe, e The Beautiful Gene. Nel corso della rassegna (a cura di Emilio D’Itri), che si conclude il 2 aprile, sono in programma una presentazione editoriale, incontri a tema, una mostra al Teatro Ambra alla Garbatella e una serata live, organizzata in collaborazione con Female Cut. In Temporary Life, Francesca Cao, con la curatela di Irene Alison/DER LAB, intraprende un percorso di mappatura del Paese, alla ricerca dei residui dei terremoti passati, delle ferite rimaste aperte, delle architetture dell’emergenza, delle ricostruzioni tentate e di quelle mancate, che hanno segnato il paesaggio post-sismico anche nei modi e nelle forme del vivere delle comunità colpite. Liliana Ranalletta nel progetto Di mastri e di botteghe ci porta a percorre i vicoli romani alla ricerca dei mestieri antichi. Le botteghe degli artigiani che resistono nonostante la crisi, come sospesi in uno spazio e un tempo apparentemente distante da quello attuale, ci fanno riscoprire la bellezza di arti e mestieri a volte dimenticati. L’operazione di mappatura attraverso la fotografia diventa più esplicita nei ritratti di Marina Rosso in The Beautiful Gene, concepito e prodotto da Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group. Lo spunto della ricerca fotografica nasce da una notizia: nel 2011 la banca del seme più grande del mondo ha smesso, per un certo periodo, di accettare donatori dai capelli rossi. Di fatto, le donne single tendono a scegliere un donatore basandosi sulla ricerca del “principe azzurro”: un uomo perfetto, affascinante e sano. I capelli rossi raramente rientrano negli ideali personali di chi si affida alle banche del seme. La fotografa ha iniziato creando una matrice che potesse rappresentare il gene dei capelli rossi attraverso 48 categorie, intraprendendo in seguito un viaggio di sei mesi attraverso l’Europa alla ricerca di uomini e donne che le impersonassero.
 

 

 

Henri Rousseau, Il candore arcaico

Personalità centrale della cultura figurativa tra la fine del XIX secolo e il rivoluzionario periodo delle avanguardie, Henri Rousseau (Laval 1844, Parigi 1910), famoso per le atmosfere oniriche, le foreste e i paesaggi incantati, sfugge da sempre a qualsivoglia catalogazione. Inutile etichettare il suo lavoro: il modo stesso in cui il pittore è stato interpretato, il più delle volte, è stato frutto di una serie di malintesi; eppure la forza della sua pittura, snobbata dai critici ma apprezzata dagli artisti, è espressione di un fenomeno che non ha paragoni nel campo dell’arte tra Otto e Novecento. A Rousseau, detto il Doganiere, la Fondazione Musei Civici di Venezia dedica una straordinaria mostra, con la collaborazione scientifica e i prestiti eccezionali dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi e il patrocinio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna. Con oltre cento opere provenienti dalle più importanti istituzioni internazionali (quaranta capolavori dell’artista e sessanta opere di confronto), l’esposizione è ospitata nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale fino al 5 luglio.