PC Nikkor 19mm f/4E ED con Nikon D850 e D810 e staffa Jumbo MBS Nineteen



L'obiettivo basculato per nitidezza

Per verificare le potenzialità del PC Nikkor 19mm f/4E ED in ordine al controllo della posizione del piano di fuoco, ho steso a terra un metro metallico e ho fatto due scatti comparativi, con l'apparecchio a circa 25 cm di distanza dall'estremità vicina del soggetto, uno estendendo la nitidezza attraverso la chiusura a f/16 del diaframma (oltre questo valore una parte del dettaglio si perde per l'insorgere della diffrazione) e l'altro applicando il principio di Scheimpflug in un leggero basculaggio verticale, optando per un'apertura di f/5,6 in modo da avere un minimo di riduzione della curvatura di campo, ma quasi nessuna profondità di campo. Per esser chiaro, non è questo lo scopo per cui nasce questo splendido grandangolare, che dovrebbe essere dedicato a soggetti più grandi e più distanti, ma in queste condizioni è più semplice verificarne i limiti operativi.

Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Una sequenza di quattro immagini descrive l'applicazione, tramite basculaggio verticale, del Principio di Scheimpflug al piano cui appartiene il metro metallico ed è stata scattata a f/5,6.
Alcuni dettagli delle due condizioni di ripresa dimostrano che il principio di Scheimpflug per il pareggiamento del piano di nitidezza è perfettamente applicabile su questa focale così corta, anche se, ve lo garantisco, la sua messa in pratica non è esattamente semplice e solo il Live View consente di arrivarci con precisione sufficiente. L'analisi dei dettagli mi pare dire che la nitidezza del singolo piano trae benefici dal basculaggio, visto che la maggiore apertura del diaframma riduce di molto la diffrazione, ma credo che nella pratica abituale della fotografia di architettura sia più semplice (e qualitativamente più che accettabile) optare per la semplice chiusura del diaframma.
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Questa sequenza, invece, rappresenta la condizione di profondità di campo ottenuta senza basculaggio a f/16.

L'obiettivo basculato per sfuocatura

Il basculaggio che, associato a valori bassi dell'apertura relativa, ottiene una messa a fuoco selettiva di una porzione del soggetto e una sfuocatura più vistosa del resto non è altro che un'applicazione al contrario del Principio di Scheimpflug.
Anziché cercare il piano di fuoco che, con l'aiuto di un'opportuna chiusura del diaframma, consenta di avere nitidezza sull'intero soggetto, si tratta di sceglierne uno che intercetti solo la porzione che si intende avere nitida e che, limitando il più possibile la profondità di campo con un'apertura relativa ridotta, sfuochi tutto il resto.
Mentre un tempo il risultato era ottenibile solo con apparecchi folding o a banco ottico, adesso abbiamo a disposizione più opzioni, di livello e risultati diversi: obiettivi serissimi, come il PC Nikkor 19mm f/4E ED e i suoi cugini PC-E (24, 48 e 85mm), obiettivi da gioco come i LensBaby e software specifici. C'è chi, come Olivo Barbieri, ne ha fatto la sua cifra stilistica e chi se ne serve solo saltuariamente.
Di certo anche un'ottica corta come il PC Nikkor 19mm f/4E ED, intrinsecamente dotata di estesa profondità di campo, soprattutto nella sua applicazione più frequente, può dare delle soddisfazioni quando basculata per la messa a fuoco selettiva.

Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Nella foto a sinistra, la normale condizione di nitidezza per messa a fuoco all'infinito a f/11; nella foto a destra, il basculaggio per mantenere una messa a fuoco selettiva nella zona del logo Unicredit (il piano di fuoco è rappresentato dalla linea rossa), sempre a f/11. Aperture maggiori del diaframma aumenterebbero la sfocatura, ma l'estensione del logo consigliavano l'adozione di un diaframma medio-chiuso.

L'obiettivo decentrato e basculato

La grande novità tecnica del PC Nikkor 19mm f/4E ED consiste nel fatto che i movimenti di decentramento e basculaggio non sono più in una posizione fissa di ortogonalità tra loro.
Premendo una levetta simile a quella che già usiamo per la rotazione di 180° del decentramento, è possibile sbloccare e ruotare per 90°, con un semi-blocco a 45°, la porzione di obiettivo che contiene le lenti.
Si può, cioè, passare dall'avere il basculaggio perpendicolare ad averlo parallelo o, fermandosi in una condizione intermedia, diagonale rispetto al decentramento.
Questo vuol dire poter scegliere in libertà il piano di fuoco che si vuole rendere nitido e intorno al quale costruire o profondità di campo, secondo il principio di Scheimpflug, o una più forte sfuocatura.

Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Nell'ordine, gli scatti senza basculaggio, con un basculaggio orizzontale verso destra, con un analogo basculaggio verso sinistra, con un basculaggio orizzontale verso l'alto. A questi movimenti è sempre sommato un decentramento verticale verso l'altro di 12mm. Il piano di fuoco è evidenziato dalla linea rossa.

Lo stitching per decentramento dell'obiettivo

Prima di affrontare l'argomento della costruzione di un'immagine più ampia e con più risoluzione della singola fotografia ottenibile dalla vostra macchina fotografica attraverso la giunzione di più scatti realizzati con diverse posizioni di decentramento dell'ottica rispetto al sensore, procedimento di solito indicato, per brevità, con la parola inglese stitching, vale la pena di ricordare che cosa si intenda per angolo di campo, angolo di ripresa e cerchio di copertura.

L'angolo di campo raccoglie tutta la luce di buona qualità che un obiettivo trasferisce dalla realtà dentro un apparecchio fotografico. È influenzato dal valore di apertura relativa, perché questa interviene nella correzione delle aberrazioni classiche delle lenti. Di solito viene indicato al valore di apertura relativa considerato ottimale come compromesso tra il controllo di queste aberrazioni residue e l'insorgere della diffrazione.

Il cerchio di copertura è la base del cono di luce, di altezza pari alla lunghezza focale dell'obiettivo, determinato dall'ampiezza dell'angolo di campo al valore ottimale di apertura relativa.

L'angolo di ripresa sottende, invece, la porzione dell'angolo di campo che ha per base il cerchio in cui è inscritto il sensore e dipende, ovviamente, dal tiraggio impostato sull'obiettivo nella specifica condizione di messa a fuoco. In base ai principi dell'ottica, che prevedono che alla maggiore distanza dell'obiettivo dal soggetto corrisponda una minore distanza a cui viene costruita un'immagine nitida e viceversa, un obiettivo messo a fuoco all'infinito ha un angolo di ripresa maggiore di quando viene messo a fuoco su un soggetto vicino.

Una sintesi grafica della differenza di ampiezza tra l'angolo di campo e quello di ripresa.
Gli obiettivi non decentrabili né basculanti possono avere un angolo di campo che corrisponde, salvo decimali, all'angolo di ripresa della messa a fuoco all'infinito, mentre quelli decentrabili e basculanti hanno bisogno di un angolo di campo molto più ampio, in grado di mantenere il sensore illuminato anche agli estremi dei movimenti. I +/-12mm di decentramento a disposizione consentono di illuminare un sensore virtuale pari a due formati Fx, cioè di 36x48mm, con diagonale di 60mm, di area pari a 17,28cm2 e risoluzione, con la D850, di circa 90 milioni di pixel (scriverlo, devo ammetterlo, fa impressione!).
Una sintesi grafica dei formati 36x48mm e 48x36mm ottenibili con lo stitching di tre scatti, rispettivamente, verticali con decentramenti orizzontali verso destra e sinistra ed orizzontali, con decentramenti verso l'alto e verso il basso.

Come ho scritto in precedenza, il PC Nikkor 19mm f/4E ED ha, quando messo a fuoco all'infinito, un angolo di ripresa di circa 97° sulla diagonale del formato FX. L'angolo di ripresa generato da un sensore con diagonale di 60mm posto a 19mm di distanza dall'obiettivo è di circa 115°, che corrisponde a quello offerto da un 14mm sul formato FX (salvo le diverse proporzioni). Di questo procedimento ho parlato diffusamente in un precedente eXperience, dedicato alla staffa Jumbo MBS, nel quale si evidenziavano le differenze tra il procedimento svolto decentrando l'obiettivo rispetto al sensore e viceversa, ma lo riassumo qui brevemente. Tre scatti in verticale realizzati decentrando prima l'obiettivo/ il sensore in orizzontale verso sinistra, poi senza decentramento e poi ancora decentrando l'obiettivo/il sensore in orizzontale verso sinistra, una volta attaccati da un software apposito o da Photomerge® di Adobe Photoshop ® (o da procedimento analogo in Adobe Lightroom® e applicazioni analoghe), danno origine al file da sensore virtuale di 36x48mm descritto sopra.

Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
La sequenza dei tre scatti orizzontali con decentramento verso l'alto, senza decentramento e quindi verso il basso che, giuntate in PhotoMerge® di Adobe Photoshop®, danno origine a un file parzialmente distorto.
L'ultima immagine è il risultato definitivo dopo alcuni interventi di taglio e correzione locale delle maschere di livello.

La stessa cosa la si può fare con la macchina in orizzontale e tre scatti con il decentramento verticale, mentre le posizioni "parallele" di apparecchio e movimento realizzano sensori virtuali panoramici di 24x60mm/60x24mm.
Le immagini qui sotto si riferiscono a stitching ottenuti per decentramento dell'ottica.

Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
In questi scatti la sequenza di stitching con i tre scatti verticali e i decentramenti verso sinistra e destra.

I risultati sono, in termini di qualità dei punti immagine, del tutto analoghi a quelli ottenuti decentrando il sensore, ma Adobe Photoshop® è costretto a deformare le tre parti per cercare di far tornare le linee del soggetto e non sempre il risultato è perfetto.

Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Il dettaglio dello primo stitching, con ben visibili i difetti di giunzione, da correggere localmente lavorando le maschere di livello, dipendenti dallo spostamento del punto di vista tra le tre inquadrature. La staffa Jumbo MBS 19 Nineteen, che consente lo spostamento non delle lenti, ma del sensore, elimina il problema.

La staffa Jumbo MBS 19 Nineteen e lo stitching per decentramento del sensore

Ho ricevuto in antemprima per questo articolo, il prototipo della staffa Jumbo MBS Nineteen e l'ho messo alla prova con il PC Nikkor 19mm f/4E ED su Nikon D850.
La staffa Jumbo MBS Nineteen si presenta del tutto diversa da quella precedente, dedicata ai tre PC-E 24, 45 e 85mm.
Al posto del telaio metallico rettangolare pensato per accogliere questi tre obiettivi e stringerli nella loro parte parallelepipeda, qui abbiamo una forma circolare fatta per accogliere la porzione del PC Nikkor 19mm f/4E ED che si trova immediatamente davanti a quella che contiene i movimenti di decentramento e basculaggio.
L'obiettivo viene montato e reso solidale alla staffa accoppiando le due parti di questa per mezzo di bulloncini con pomello o, più corti, con testa adatta a una chiave a brugola.

La staffa Jumbo MBS Nineteen.
Alcune viste della staffa Jumbo MBS Nineteen con montato il PC Nikkor 19mm f/4E ED

Siccome il confronto è tra due forme circolari (il telaio della staffa e il barilotto del PC Nikkor 19mm f/4E ED), nel montaggio occorre fare attenzione all'allineamento dei due pezzi, in modo che l'obiettivo sia in grado di accogliere poi il corpo macchina ottenendone una posizione o orizzontale o verticale e non leggermente diagonale. La presa sull'ottica è ottima e può essere regolata con delicatezza. Siccome la curvatura delle due parti è realizzata con tolleranze minime, l'abbraccio sull'obiettivo non ha bisogno di serraggi particolarmente intensi. Il vellutino di contatto con l'obiettivo protegge quest'ultimo con efficacia.

Il movimento di decentramento a questo punto sposta il corpo macchina e non più l'obiettivo. Visto da lato dell'operatore, il movimento del corpo è altrettanto evidente. Come già con la precedente staffa Jumbo MBS, anche con la Nineteen questa stessa ampiezza di movimento può essere orientata anche in orizzontale, sia con il corpo macchina orizzontale che verticale, per ottenere i consueti super-formati già citati sopra: 36x48mm, 48x36mm, 24x60mm, 60x24mm.

La differenza più significativa nell'uso della staffa Jumbo MBS 19 rispetto al decentramento applicato sull'ottica consiste nel mantenimento assoluto del punto di vista: questo rimane fermo (l'obiettivo è solidale alla testa panoramica del cavalletto) e a spostarsi, all'interno del cerchio di copertura, è il sensore, che ne raccoglie porzioni diverse.

Guardando nel mirino, in pratica, decentrando in una direzione, poniamo verso il basso, si vede un guadagno di inquadratura verso l'alto (e viceversa); se decentro, invece, verso destra, guadagno inquadratura verso sinistra (e viceversa). Il tutto in ossequio alle leggi dell'ottica, per le quali l'immagine costruita da una lente o da un sistema di lenti è sempre ribaltata rispetto alla realtà.

Ingrandisci l'immagine
La staffa Jumbo MBS Nineteen montata al PC Nikkor 19mm f/4E ED, sul corpo macchina della Nikon D850.
Ingrandisci l'immagine
Il decentramento verticale del corpo macchina, vista laterale.
Ingrandisci l'immagine
Il decentramento verticale del corpo macchina, vista posteriore, lato operatore.

La conseguenza, in termini di stitching, dell'immobilità del punto di vista scelto, è rilevante: i software di giunzione (Adobe Photoshop o Lightroom, ovvero altri specifici) non devono "convincere" tre immagini ad attaccarsi, magari deformandole e, in alcuni casi, non riuscendoci, ma devono solamente incollare l'una all'altra tre parti di una sola immagine che nasce già a registro e che non avrebbe bisogno di stitching per essere raccolta se, al posto di un formato Fx, noi adoperassimo un dorso digitale di dimensioni sufficienti ad accogliere un cerchio di copertura con diametro uguale o maggiore di 60 millimetri.

Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Scarica il file a piena risoluzione
I tre scatti verticali con decentramento verticale...
...e lo stitching finale (non ritagliato) al formato 24x60 mm. Con la Nikon D850 il file è di circa 13850x5500 pixel!
Scarica il file a piena risoluzione
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
I tre scatti orizzontali con decentramento orizzontale e lo stitching (non ritagliato) al formato 60x24 mm.


Ingrandisci l'immagine


Ingrandisci l'immagine


Ingrandisci l'immagine
I tre scatti orizzontali con decentramento verticale e lo stitching (non ritagliato) al formato 36x48 mm.
Con la Nikon D850 il file è di circa 11100x8300 pixel!

 

Scarica il file a piena risoluzione

Scarica il file a piena risoluzione
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Ingrandisci l'immagine
Tre scatti verticali con decentramento orizzontale...

Il vantaggio, rispetto al decentramento dell'ottica, è notevole, sia perché si ha la certezza che la giunzione sarà ottenuta senza distorsioni dei singoli file, sia perché non si dovrà più perdere tempo nelle correzioni delle maschere di livello. Nella fotografia di interni, quando il soggetto è quindi ravvicinato, lo spostamento di 24 mm del punto di vista garantisce difficoltà di giunzione delle tre immagini. Con la staffa Jumbo MBS 19 Nineteen questo problema è completamente superato! Messe da parte le questioni tecniche, il senso del procedimento di stitching sta nello sfruttare fino in fondo l'obiettivo e la sua impressionante qualità d'immagine sull'intera dimensione del cerchio di copertura. Immergersi, ingrandendola al 100%, in un'immagine di circa 8300x11000 pixel è di per sé un'esperienza entusiasmante: farlo partendo da un'inquadratura supergrandangolare da 115° e raggiungere il dettaglio più piccolo, trovandolo così nitido, è un privilegio.

Ingrandisci l'immagine
...e lo stitching (non ritagliato) al formato 48x36 mm.

Conclusioni

Il PC Nikkor 19mm f/4E ED è un obiettivo splendido, che porta in una focale supergrandangolare la qualità d'immagine di ottiche decisamente più lunghe e dallo schema molto più semplice. La fisiologica riduzione della nitidezza dal centro ai bordi del cerchio di copertura (dovuto alla curvatura di campo, al coma, alle aberrazioni cromatiche, da cui sono colpite tutte le lenti) è stato drasticamente ridotto e contenuto entro limiti finora solo immaginati. Così per l'aberrazione cromatica, così per la vignettatura. Il movimento di decentramento, completamente ottimizzato rispetto agli altri obiettivi PC-E, è molto comodo e preciso. La sua applicazione naturale è la fotografia di architettura e di interni e il suo luogo ideale è la testa panoramica di un cavalletto, anche se può tranquillamente essere utilizzato a mano libera, purché la precisione richiesta in termini compositivi lo consenta.
È, questo obiettivo, uno strumento che mette a disposizione una libertà creativa finora solo immaginata. La Nikon D850 ha mantenuto le promesse: i file che produce sono, a mio avviso, impressionanti per qualità del punto immagine, abbondanza di informazioni nelle fasce di energia critiche, esuberanti nei colori. Avendo una consolidata amicizia con i corpi della serie 800, il passaggio alla D850 è stato facile e rapido: il posizionamento a volte diverso di qualche pulsante non cambia la sostanza delle mie abitudini.

Tra le novità ho apprezzato il monitor orientabile con tecnologia touch, al quale mi devo ancora abituare, e la scomparsa del flash incorporato che per me, utilizzatore da sempre più del PC-E 24mm che dello stesso flash, è sicuramente benvenuta per la maggiore facilità di rotazione dell'obiettivo nel passaggio dal decentramento orizzontale a quello verticale. Lo sfruttamento delle incredibili potenzialità di Nikon D850 rimane ancora parziale per me: perché fotografando l'architettura mi servono soprattutto pixel, ampiezza di gamma dinamica, profondità del colore, e di queste comunque sono già pienamente soddisfatto. Volendo, per concludere, sintetizzare al massimo le mie opinioni, direi: l'accoppiata PC Nikkor 19mm f/4E E - D850 è, nella fotografia di architettura, il meglio che si possa chiedere prima di passare all'uso di corpi decentrabili con dorso digitale (che però, ricordo, aggiungono uno zero ai costi da sostenere per l'acquisto!). Guardando in modo laico ai sistemi fotocamera-obiettivo disponibili attualmente in commercio, personalmente non vedo nulla di paragonabile sia in termini di qualità del sensore che nella gamma di scelta di obiettivi con queste caratteristiche. L'aggiunta della staffa Jumbo MBS 19 Nineteen mette a disposizione un supergrandangolo da 115° di angolo di ripresa su un sensore virtuale di mm 36x48 o 24x60 che, su Nikon D850, raggiunge i 90 milioni di pixel di risoluzione senza alcuna difficoltà di stitching (salvo per il computer che deve elaborare i dati)! Cosa chiedere di più?