PC Nikkor 19mm f/4E ED con Nikon D850 e D810 e staffa Jumbo MBS Nineteen






Abbiamo aspettato a lungo, ma siamo stati ricompensati. Il PC Nikkor 19mm f/4E ED è bellissimo. Per un po' non cerco altri aggettivi: resto silenzioso in contemplazione della sua forma, dalla cupola cristallina al meccanismo di decentramento. Ritrovo alcune parole: grande, robusto, imponente, solido, forte. Lo metto accanto agli altri PC-E e sembra sovrastarli.
È, soprattutto, diverso: le lenti sporgenti, le stondature della zona dei movimenti, il grande pomello del decentramento sono assolute novità. Superato il primo, ammirato stupore, il confronto con gli altri obiettivi PC-E lo colloca oggettivamente in una categoria a parte, anche se alcune caratteristiche (peso, solidità costruttiva, forma di parte dei componenti) sono comuni.

La Nikon D850 è una fotocamera straordinaria. Sensore FX CMOS retroilluminato senza filtro anti-aliasing da quasi 46 megapixel, super-mirino a pentaprisma con ingrandimento aumentato, otturatore elettronico, touch display orientabile, AF di ultima generazione (lo stesso della D5), sequenze di scatto fino a 9 immagini al secondo, slot per schede XQD, e... ho solo cominciato a elencare le sue caratteristiche, ma ci vorrebbe una recensione completa per raccontarla fino in fondo!

Ne apprezzo l'ergonomia, l'inesauribile possibilità di personalizzazione, la rapidità di risposta, l'incredibile quantità di informazioni che mi regala a ogni scatto. Mi limito solo perché, fotografando soprattutto soggetti statici grandi con la macchina su cavalletto, non sfrutto una parte delle sue potenzialità (alte sensibilità, focus tracking e stacking, gli scatti in sequenza, tanto per citare le prime cose). Per non parlare della qualità delle riprese video...
Stringendo, i dati del sensore dicono già moltissimo: 8256x5504 pixel, 64 ISO di sensibilità base, gamma dinamica di 14.8 stop, profondità del colore di 26,4 bit.
Si può sempre chiedere sempre di più, ma qui siamo nell'ambito dell'eccellenza.
Per la fotografia di architettura, che è fatta di dettaglio e prospettiva, l'insieme di questi due magnifici strumenti è emozionante.

Il PC Nikkor 19mm f/4E ED di profilo.
La grande lente frontale dell'obiettivo, sotto la quale si vede una parte del coraggioso schema ottico. Segnalo l'abbondanza dei trattini che indicano l'estensione della profondità di campo tra i valori 8 e 32 di apertura relativa.
Il corpo macchina della Nikon D850.

PC NIKKOR 19mm: annotazioni tecniche

Il PC Nikkor 19mm f/4E ED è un obiettivo supergrandangolare, ideale per la fotografia di interni e di architettura, dotato di movimenti di decentramento e di basculaggio indipendenti tra loro, che dà il suo meglio quando applicato a un apparecchio fotografico di formato FX ad alta risoluzione, idealmente una Nikon D850, sulla cui diagonale ha, regolato all'infinito, un angolo di ripresa di 97,3°.
La cosa che salta subito agli occhi è la lente frontale, che sporge ben oltre il telaio metallico dell'obiettivo e che richiede, infatti, un tappo con innesto a baionetta alto quasi 3 centimetri.
Sotto di essa si percepisce uno schema ottico complesso che comprende tre elementi ED a bassissima dispersione e due elementi asferici per controllare le aberrazioni cromatiche e sferiche.
Le lenti sono trattate con le tecnologie Nano Crystal e Super Integrated Coating per minimizzare le riflessioni e ridurre quindi sia le immagini fantasma che il "flare". Questi trattamenti antiriflesso, insieme agli elementi descritti sopra, consentono di ottenere immagini decisamente nitide e contrastate. Gli elementi, frontale e posteriore, sono protetti dal consueto trattamento al fluoro Nikon.
Accanto all'indice della distanza di messa a fuoco, i trattini che indicano i limiti vicino e lontano della profondità di campo sono numerosi (troviamo 8, 16, 22 e 32) e ben spaziati.
Il diaframma, elettromagnetico a 9 lame, garantisce accuratezza e stabilità di prestazioni: assente, quindi, la ghiera di selezione che trovate sugli altri obiettivi PC-E.

L'apertura relativa minima è f/32. Siccome questo valore molto alto non può che essere accompagnato, su una focale così corta, da una diffrazione ben visibile, non credo che verrà utilizzato spesso.

Il controllo del piano di fuoco, che sia per l'applicazione del Principio di Scheimpflug e la ricerca di una più utile estensione della profondità di campo oppure per ottenere una messa a fuoco selettiva, è governato da un movimento di basculaggio dotato di un'ampiezza di +/- 7,5°.
I controlli della composizione e della forma dei soggetti, ovvero della prospettiva, che dipende dalla posizione del sensore nello spazio, sono invece affidati a un decentramento di +/-12mm ruotabile su 180°.

Il decentramento è azionato da un unico pomello di dimensioni generose, è micrometrico e autobloccante (ricorda, in meglio, quello del vecchio PC Nikkor 28mm f/3,5), mentre il basculaggio ha sia un blocco generale che il consueto pomellino per rendere stabile una condizione di inclinazione parziale.
Una rotazione del pomello del decentramento di 360° ottiene uno spostamento delle lenti di circa 2,5mm, il che vuol dire che il movimento consente una regolazione molto precisa dell'inquadratura.

A differenza di quanto avviene negli altri tre obiettivi PC Nikkor (24, 45 e 85mm), i movimenti di decentramento e basculaggio possono essere ruotati tra loro per 90°: posso, quindi, passare dalla situazione abituale dei due movimenti perpendicolari tra loro a quella di parallelismo, ovvero decidere di optare per una condizione intermedia a piacere.

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Il movimento del basculaggio, con movimento a culla, è controllato da un grande pomello e ha un'estensione di +/-7,5°.

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Il movimento del decentramento, di +/-12mm, è azionato dal pomello visibile sulla sinistra dell'immagine. A destra dell'obiettivo, invece, sono riconoscibili le due levette di sblocco della rotazione del decentramento rispetto al corpo macchina (sotto) e del basculaggio rispetto al decentramento (sopra).
Il PC Nikkor 19mm f/4E ED montato sulla D850.
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L'obiettivo con il basculaggio ruotato in diagonale rispetto al decentramento, che in questa condizione è verticale.

Il PC NIKKOR 19mm sul campo

Ho avuto il privilegio di mettere alla prova il PC Nikkor 19mm f/4E ED su tre diversi corpi macchina: D800, D810 e D850 (questa sia in versione prototipo che di commercio).
Come credo sia facile immaginare, già sulla D810 i risultati sono stati di altissimo livello, ma il passaggio alla D850 ha regalato ulteriori, importanti soddisfazioni. Con la D850, in particolare, e il prototipo della staffa Jumbo MBS 19 dedicata, ho approfondito l'aspetto dello "stitching" di immagini scattate con e senza decentramento, già sperimentato con la D810, superando i 90 milioni di pixel di risoluzione!
Ho montato l'obiettivo sulla D850: l'insieme è imponente, stabile, ben bilanciato e richiede una certa resistenza muscolare, dato che pesa quasi due chili. Il disegno dell'obiettivo è diverso da quello dei precedenti PC-E cui le mie mani erano abituate, quindi ho dedicato del tempo a familiarizzare con i comandi dei movimenti e le levette di sblocco delle rotazioni.

Il cavalletto è il solo strumento che garantisca precisione del punto di vista e certezza di stabilità, anche se spesso sembra rallentare il processo creativo e, in molti casi - aree private, interni pubblici o semi-pubblici - non ne è consentito l'uso, a meno che non si abbia uno specifico permesso (non so cosa succeda a voi, ma a me le sicurezze di tutto il mondo mi fermano sempre, come se fossi un pericoloso terrorista).
Io fotografo, quindi, sia con il cavalletto che senza, accettando il rischio del micromosso, che cerco di minimizzare realizzando più scatti in sequenza per singola inquadratura e concedendomi controllati aumenti della sensibilità del sensore, laddove necessario. Senza cavalletto, l'impostazione destrorsa degli apparecchi fotografici consiglia di dedicare la mano sinistra all'obiettivo, sia per la messa a fuoco che per decentramento e basculaggio.
Ognuno è libero di scegliere le posizioni di azzeramento che preferisce, se con i movimenti paralleli o ortogonali tra loro, se con il pomello del decentramento posto vicino al pentaprisma o invece in basso.

Con la macchina orizzontale mi sono trovato bene ad avere il pomello del decentramento in basso a sinistra per i movimenti orizzontali (vicino al selettore della messa a fuoco automatica o manuale) e in basso a destra per quelli verticali.
Con gli apparecchi D800, D800E e D810 tenuti in verticale queste stesse posizioni (basso-sinistra e basso-destra) fanno sì che il decentramento orizzontale abbia il pomello accanto al flash integrato della macchina, ma il movimento rimane facilmente operabile. Con i corpi macchina D850 e D5, che non hanno il flash, la questione non si pone nemmeno.


Un consiglio che credo possa essere utile: quando dovete ruotare l'obiettivo, controllate di avere il decentramento allo zero o poco distante, altrimenti rischiate di toccare il dito che preme la levetta di sblocco del movimento.

Per il basculaggio non ho preferenze, lo uso molto meno: la ridotta lunghezza focale e la normale adozione di diaframmi medio-chiusi o chiusi mettono a disposizione abbondantissime estensioni della profondità di campo (a f/13, che è il valore di apertura relativa che preferisco, la distanza iperfocale misura circa 93 centimetri, quindi ho nitidezza da circa 46,5 centimetri all'infinito), che rendono la necessità dell'applicazione del principio di Scheimpflug rara.
Allo stesso modo, la scelta di una messa a fuoco selettiva (per capirci, quella che ottiene gli effetti-miniatura alla Olivo Barbieri) è rara, imprevedibile e opinabile per cui, anche in questo caso, non ho elaborato preferenze. La messa a fuoco è morbida, fluida e compatta: una rotazione di circa 90° sposta il fuoco da infinito a meno di 25 centimetri. L'extra-corsa oltre infinito è abbondante e, come già con gli altri PC-E, bisogna fare attenzione a non scordarsi di controllare di aver regolato correttamente l'elicoide (se si opta per l'iperfocale, il problema evidentemente non si pone).

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I movimenti di decentramento e di basculaggio in posizione diagonale, sia tra loro che rispetto al corpo macchina. Il pomello del decentramento, che non ha il blocco cui eravamo abituati, è molto comodo da azionare. In alto, a sinistra del marchio Nikon, è parzialmente visibile il pomello grande con cui si regola il basculaggio; in basso, invece, si riconoscono il pomello piccolo che lo ferma al grado selezionato e la levetta (lock) che ne blocca l'operabilità.

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L'elicoide di messa a fuoco, qui regolato sull'iperfocale di f/8.

L'obiettivo azzerato

È raro, lo ammetto, che avendo a disposizione il decentramento io non lo usi.
Quasi sempre, cioè, anche un piccolo spostamento delle lenti consente di ottenere un miglioramento della precisione dell'inquadratura.
Le due alternative possibili, per ottenere la composizione desiderata, sono l'adozione di un'ottica più corta e più ampia e la successiva selezione del taglio dell'immagine in fase di post-produzione oppure il cambio di posizione del sensore nello spazio, che però interviene sulla forma del soggetto, cioè sulla prospettiva.

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La ricerca della precisione dell'inquadratura quando la ripresa non è stata fatta avendo a disposizione il decentramento.
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La correzione della prospettiva in Adobe Lightroom©. Nella sequenza: la foto originale (con la focale 17mm), la correzione sella prospettiva verticale con lo strumento Trasformazione Guidata, il ritaglio con le proporzioni originali e la foto definitiva. Questo procedimento fa perdere una parte dell'inquadratura, che dovrà essere quindi più ampia del necessario al momento della ripresa. Il risultato avrà risoluzione inferiore e minori possibilità di ingrandimento.

Il vero vantaggio dello scatto senza decentramento sta nel poter contare su una simmetria radiale dei piccoli difetti residui del sistema ottico: la distorsione negativa a barilotto, cioè la diminuzione della scala di riproduzione degli oggetti dal centro ai bordi dell'inquadratura, caratteristica degli obiettivi grandangolari retrofocus, che è comunque minima, può essere corretta facilmente, a differenza di quanto accade quando si utilizzano zone non centrali del cerchio di copertura, sperimentando di conseguenza distorsioni non simmetriche che possono essere corrette solo localmente con strumenti di deformazione manuale (per esempio Altera o il filtro Fluidifica di Adobe Photoshop©).

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Uno scatto realizzato senza decentramento e il pannello del filtro Correzione Lente di Adobe Photoshop©: la distorsione da correggere è decisamente ridotta.

Per questo articolo, quindi, come d'abitudine, ho fatto pochi scatti senza decentramento, anche perché la distorsione del PC Nikkor 19mm f/4E ED è davvero minima. L'analisi visiva a debito ingrandimento di una fotografia scattata con i movimenti azzerati mi pare dire che la qualità del punto immagine sia molto elevata sia al centro che alla periferia dell'immagine, salvo forse con il diaframma regolato oltre il valore f/20 di apertura relativa (a causa della diffrazione).
In particolare, tra f/8 e f/16 trovo che i risultati siano davvero notevoli.

L'obiettivo decentrato

Milano è una città con una spiccata vocazione verticale: le aree di Porta Nuova e di CityLife mettono a disposizione abbondanza di edifici alti e altissimi, prospettive ieratiche e sovrapposizioni precipitose che emozionano i fotografi di architettura e nutritissime schiere di amatori. Sono il terreno ideale per sperimentare le capacità del PC Nikkor 19mm f/4E ED e della Nikon D850.

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La zona delle ex-Varesine a Milano, con in primo piano una parte della Torre Diamante disegnata da Kohn-Pedersen-Fox e sullo sfondo la Torre Unicredit di Pelli - Clarke - Pelli.
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Vista orizzontale con decentramento verticale del Padiglione Unicredit di Michele De Lucchi; sullo sfondo la Torre Unicredit di Pelli-Clarke-Pelli. L'ampia disponibilità di angolo di ripresa e di millimetri di decentramento consente di eliminare dall'inquadratura un primo piano "sporcato" da lavori in corso e di raggiungere la sommità del grattacielo nonostante in quel punto non ci si possa allontanare molto per la presenza alle spalle di un altro edificio.

Nel decentramento, a mio avviso, l'obiettivo dà il meglio di sé. Il pomello di regolazione è comodissimo, morbido ma stabile al punto giusto, delicato nel movimento e molto preciso. Come ho scritto in precedenza, per ottenere uno spostamento delle lenti di circa 2,5mm occorre ruotare il meccanismo di 360° (cioè, a meno che le mie mani e i miei gesti non siano molto diversi dai vostri, un paio di rotazioni "normali" del pomello stretto tra pollice e indice). Si passa dalla posizione di azzeramento al massimo decentramento ruotando "normalmente" il pomello con pollice e indice circa nove volte, il che vuol dire che il movimento è stato molto demoltiplicato e permette regolazioni di alta precisione. L'angolo di ripresa molto ampio (oltre 97°) e i 12 mm complessivi di decentramento possibile permettono di avvicinarsi ai soggetti molto di più di quel che si poteva fare con il 24mm, a vantaggio del dinamismo prospettico e della forza dei soggetti rispetto allo spettatore.

La qualità dell'immagine, soprattutto ai consueti valori di apertura relativa compresi tra f/8 e f/16, è secondo me straordinaria. Sia l'aberrazione cromatica, che scompare con i filtri di qualsiasi programma serio di fotoritocco, che il progressivo calo di nitidezza verso la periferia dell'inquadratura sono estremamente contenuti. La vignettatura, nella pratica in esterni, quasi non si vede. Per curiosità ho aumentato il contrasto di una delle fotografie fino a perdere nel nero la parte alta del cielo, ma anche in questo processo non ho ravvisato la caratteristica forma circolare della caduta di luminosità periferica.

Test di laboratorio successivi sicuramente danno risultati misurabili di questi piccoli difetti, ma nell'uso normale di questo obiettivo io non riesco a trovarne se non tracce modeste. Direi, anzi, che, anche al netto del più ampio angolo di ripresa, i passi avanti rispetto al 24mm sono significativi. La distorsione, che nel decentramento perde ovviamente la simmetria radiale di partenza, diventa via via più visibile all'avvicinarsi ai bordi del formato, ma risulta facilmente controllabile.

Per quanto raro da sperimentare, anche il PC Nikkor 19mm f/4E ED ha dei limiti e può succedere di dovere comunque inclinare la macchina per includere nell'inquadratura la cima di un palazzo: data la nitidezza dei punti immagine, la correzione via software delle linee cadenti dà ottimi risultati. A questo proposito si deve sempre ricordare che questo tipo di correzione, dato che produce un'immagine di forma trapezoidale, limita di molto l'ampiezza dell'angolo di ripresa disponibile.

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Un punto di vista ravvicinato per esaltare la prua curva del corpo basso di Palazzo Lombardia, di Pei-Cobb-Freed. La torre, qui volutamente "costretta" dalla prospettiva a sembrare della stessa altezza dell'edificio in primo piano, è in realtà più alta di questo di 20 piani.
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Uno scatto ottenuto con un decentramento di circa 10mm e il dettaglio della zona periferica dell'inquadratura: nitidezza elevata, ridotta aberrazione cromatica.
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Il progressivo aumento forzoso del contrasto non denuncia la caratteristica forma circolare della vignettatura.
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Il confronto tra l'inquadratura del PC Nikkor 19mm f/4E ED e quella del PC-E Nikkor 24mm f/3.5D ED.
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Una porzione della facciata della Casa della Memoria di Milano, disegnata dallo studio Baukuh, ideale per riconoscere la distorsione del PC Nikkor 19mm f/4E ED a pieno decentramento. Accanto, la schermata con la correzione, molto manuale, ottenuta con lo strumento Altera, dal menu Modifica di Adobe Photoshop©.
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La sequenza di correzione delle linee cadenti dovute all'inclinazione verso l'alto del corpo macchina e alla conseguente perdita del parallelismo tra le verticali del soggetto e il sensore nella condizione di bolla.
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