L'inossidabile bianco e nero: da negativo con Nikon FM3A, da negativo 6x7cm e con Nikon D600

A cura di: Gerardo Bonomo

Abbiamo percorso tre strade, quella classica con una Nikon FM3A e pellicola 35mm; quella a 24 milioni di pixel in area 24x36 FX di Nikon D600 via plotter Epson; e ancora da negativo, questa volta 6x8cm usando i file di una Nikon D600 “trasportati“ su pellicola. Vedremo sul campo quali sono le possibilità tecniche e i medium disponibili per continuare a fotografare in bianco e nero nel terzo millennio

 

Introduzione La visione e la condivisione delle immagini
La macchina fotografica a pellicola Pellicole
Fotografare e stampare da pellicola Fotografare e stampare da file
Dal file al negativo in bianco e nero Conclusioni e link utili

 


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Una folding MPP 4x5 pollici pronta a scattare su pellicola Polaroid Polapan 55.

Avevamo da tempo documentato la “superiorità” delle riprese digitali in termini di dettaglio e gamma tonale anche senza scomodare possibili soluzioni di estensione da medio formato. Ma il bianco e nero nell’insieme delle innumerevoli sfaccettature di pellicole e tecniche di stampa, mantiene un fascino inalterato.
La mitica e compianta pellicola negativa/positiva Polapan 55 era un materiale, fornito innanzitutto in formato 10x12cm che consentiva, dopo soli trenta secondi di autosviluppo (e autoarrresto e autofissaggio) di ottenere una stampa bianco e nero in formato 10x12, oltre a un negativo riutilizzabile del medesimo formato. Spesso lo scopo era quello della stampa istantanea, il che significa che il negativo veniva gettato. Ma quel negativo, in realtà, era di una qualità a dir poco superba. A questo si aggiungeva il fatto che positivo e negativo erano pronti dopo solo 30 secondi dallo scatto. Certo, oggi, l’immagine è “pronta“ un istante dopo lo scatto, ma quei trenta secondi alla Polapan si perdonano volentieri, visto che in quel caso non si otteneva solo un’immagine ma una vera fotografia stampata oltre a un negativo con la N maiuscola, non solo riutilizzabile ma con una finezza di grana e una gamma tonale che facevano invidia alle pellicole piane di allora.

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Polapan 55, posa di un secondo che ha fatto sì che il gregge si trasformasse in un’eterea fiumana di armenti indistinti.


 
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La separazione del positivo dal negativo Polapan: l’ora della verità.


 


La Polapan è stata dismessa ormai da diversi anni: materiale complesso, che necessitava l’accoppiamento di un foglio di carta sensibile a un negativo, insieme a un guscio contenente i reagenti, il tutto montato all’interno di una sorta di chassis in cartoncino usa e getta, che una volta innestato sul suo apposito dorso si trasformava in volet. L’origami più complesso fa sorridere di fronte alla complessità anche solo del sistema del cartoncino contenitore/volet della Polapan.

La Polapan quindi non è più fabbricata, se ne trova ancora, di rado, e scaduta, e certamente se ne troverà sempre di meno quando le scorte “argentee“ disseminate in negozi e grossisti di tutto il mondo termineranno. Si trova, meglio, si fabbrica invece ancora eccome la pellicola fotografica, a cominciare da quella in bianco e nero. Si trova e si fabbrica la carta fotografica e ancora tutta la chimica necessaria. E sono ancora moltissimi i fotografi che utilizzano la pellicola, i più affiancandola al digitale, sparuti gruppi di resistenza come unico medium. Ma soprattutto, si fotografa ancora, tanto in digitale che soprattutto su pellicola, in bianco e nero. In questi ultimi cinquant’anni sono molte le tecnologie che si sono dissolte come neve al sole sotto i dardi del digitale. L’hardware e il software informatico piuttosto che delle telecomunicazioni anche solo di una ventina di anni fa è morto e sepolto (floppy disk, DOS, rete di comunicazione ETACS). È morto il cinema muto fatto salvo per il cameo di Mel Brooks nell’omonima Ultima follia. La fotografia in bianco e nero, invece, è sopravvissuta a sé stessa. Sarebbe utile e illuminante il parere di psicologi e sociologi sull’argomento: l’uomo ha lasciato i primi segni iconografici in bianco e nero usando primitivi sistemi di scrittura come legni carbonizzati nelle incisioni rupestri, ma già allora iniziava un timido uso del colore; da quel momento è stato tutto un fiorire di colori, negli affreschi, nei mosaici, nelle tele ad olio, eccezion fatta per le litografie, come quelle del Piranesi, che erano in bianco e nero.

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La Nikon D600, 24x36FX con 24 milioni di pixel.
Soluzione digitale per il bianco e nero di oggi.

In fotografia invece il bianco e nero resiste, insiste e persiste e condiziona anche l’imaging dell’advertising: pagine e pagine di pubblicità dove la scelta del linguaggio in bianco e nero connota subito di raffinatezza ed esclusività il prodotto reclamizzato. Lo scorso 13 giugno, a Milano, al vernissage della mostra fotografica “Gianni Berengo Gardin, Storie di un fotografo“ (Palazzo Reale, fino al prossimo 8 settembre) si è creata una coda composta quanto interminabile di persone che hanno poi trascorso anche ore aggirandosi per le sale a contemplare, ad assorbire le oltre 200 foto esposte. Foto, non immagini, foto in bianco e nero e stampate su cartoncino baritato, declinato in differenti formati. E la presenza dello stesso Gardin, presenza quasi forzata perché Berengo non è certo un autore da “silver carpet“ ha reso l’evento ancora più solenne, più vero. Moltissime persone “comuni“ pochi fotografi, alcuni con le Wetzlar o le Solms al collo – come girare per lo studio del Canova con in mano scalpello e martello - .Detto questo, vediamo adesso sul campo quali sono le possibilità tecniche e i medium disponibili per continuare a fotografare in bianco e nero nel terzo millennio.

 

Nikon Picture Control Monocromatico
Nikon Picture Control
Viraggio Seppia
Nikon Picture Control
Monocromatico Alto Contrasto
Nikon Picture Control
Monocromatico Negativo
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I Nikon Picture Control permettono di selezionare in ripresa lo stile di costruzione immagine preferito. Su scatti RAW/NEF si potranno creare diverse interpretazioni direttamente On-Camera dal menu Elaborazione NEF (RAW) o da computer con il software Nikon ViewNX 2. Oltre ai Picture Control di serie si possono raggiungere numerose variabili o interpretazioni come negli esempi sopra di Monocromatico ad Alto Contrasto o Monocromatico Negativo caricati dall’opzione Gestisci Picture Control come descritto nell’eXperience Nikon Picture Control: l'immagine su misura anche a luminosità negativa.

La visione e la condivisione delle immagini

Si è già detto e ridetto, ma lo vogliamo qui ripetere: oggi la maggior parte degli scatti “fotografici“ non vengono stampati. Complice l’acquisizione in digitale, sia essa una fotocamera o uno smartphone, e la possibilità di condividere istantaneamente i propri scatti online attraverso social network oppure con strumenti web di archiviazione o distribuzione come nel caso di NIKON IMAGE SPACE, la maggior parte delle immagini vengono visualizzate sui display delle fotocamere piuttosto che degli smartphone; questo significa che dall’altra parte della rete, chi riceve le immagini altro non farà che osservarle sul display del proprio device.

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La Nikon D600 dispone di due slot SD compatibili SDHC e SDXC UHS-I che possono ospitare le schede di ultima generazione veloci e capienti come nel caso della serie Professionale di Lexar.

 

Condividiamo fotoni, sì, materia, ma a uno stato troppo puro… Dai ritagli di fototessere avanzati che prosperavano nei portafogli dei più e che si mostravano in giro per presentare i componenti della propria famiglia, si passa alle schede di memoria dotate di capacità quasi infinite da cui richiamare le immagini da mostrare in giro, non necessariamente da condividere in questo caso, ma giusto da mostrare, l’album dei ricordi, di famiglia, il portfolio dell’appassionato come del professionista dimora in una fotocamera, in uno smartphone, in un tablet e vengono mostrati su display già oggi di risoluzione elevatissima, ben superiore a quella di una stampa fotografica. E detto in tutta franchezza, con ancora nel naso l’odore pungente dell’acido acetico glaciale dell’arresto, credo che questo sistema sia decisamente migliore, in termini di portabilità e di qualità, non solo rispetto ai “ritagli“ ma anche agli albumini 10x15, o a qualsiasi tipo di collezione di stampe o stampine da avere sempre con sé. Un'immagine ridimensionata ma al contempo visualizzabile ingrandita del 100% sul display da 10 pollici di un tablet, non arriva a pesare 1 mega. Un tablet con alloggiamento per schede micro SDHC piuttosto che con una ventina di GB di memoria interna disponibile, ospita un paio di decine di migliaia di immagini, ovvero circa 20.000 scatti.
 

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Smartphone e Tablet sono indubbiamente i principali strumenti di condivisione immagini.
Sopra la Nikon App di Nital disponibile su App Store.
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Le fotografie posso risiedere nella memoria locale del dispositivo oppure essere archiviate su risorse web come ad esempio nel caso di NIKON IMAGE SPACE. Sopra l’App Nikon Forum Photo Contest.
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La sezione Bianco e Nero dell’App Nikon Forum Photo Contest disponibile per iOs Apple e per dispositivi Android.

 

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Nella memoria integrata di un tablet piuttosto che di uno smartphone, possono trovare posto decine di migliaia di immagini. La memoria può anche essere, su dispositivi predisposti, espansa attraverso le schede di memoria oppure aumentata grazie a servizi web tipo NIKON IMAGE SPACE disponibile su App Store per iOS e su Google Play per Android.

 

Ma qui parliamo ancora e comunque di immagini, che necessitano di device, di memoria disponibile e di energia per essere visualizzate. Se invece parliamo di fotografie la cosa è differente: la fotografia, ovvero una stampa fotografica, non ha bisogno né di memoria, né di device, né di energia per essere visualizzata: in più, è un vero e proprio oggetto materico, non diverso da una tela dipinta a olio, con buone probabilità di sopravvivere all’evoluzione della memoria stessa del device e allo stesso sistema di lettura immagini del device. Un album contenente stampe, piuttosto che una stampa rifilata da un passepartout e fissata a un muro, consente un differente tipo di contemplazione e di visualizzazione dell’immagine stessa. Se ci spingiamo ancora un poco più in là e pensiamo a un’esposizione, a una mostra, ecco che chiunque di noi non sarebbe certo entusiasta se la mostra fosse composta da una serie di tablet appesi alle pareti come quadretti, piuttosto che qualche schermo magari della massima risoluzione oggi raggiunta, 4K, o da qualche istallazione con videoproiettori.

Immaginate che affluenza di pubblico avrebbe avuto la succitata mostra di Berengo se fosse stata esposta attraverso una serie di pannelli LED con le immagini che giravano in loop. No, in una mostra fotografica chiunque di noi, oggi, si aspetta di poter contemplare delle stampe. Se ci spingiamo avanti ancora di un passo e pensiamo alla valorizzazione di una stampa, al collezionismo, dubito che qualcuno sarebbe disposto a pagare 3 o 4 mila euro per diventare possessore unico di un jpg, o anche di un TIFF non compresso. No, anche in questo caso ciascuno di noi vorrebbe entrare in possesso di qualcosa di materico, firmato dall’autore, e con una tiratura certa, accertata e naturalmente che sia la più bassa possibile.

Ingrandisci l'immagineSe torniamo al bianco e nero, e parliamo di stampa, oggi le strade sono due: la stampa eseguita da plotter o da stampante ink jet piuttosto che a pigmenti, su differenti materiali, o la stampa cosiddetta ai sali d’argento, ma che io preferisco chiamare col suo vero nome, ovvero su cartoncino baritato, stampata e sviluppata a mano in camera oscura. Sul fronte del collezionismo certamente una stampa su cartoncino baritato prevede l’utilizzo del negativo originale e quindi un certo controllo da parte dell’autore e dà una garanzia in più all’acquirente – nonostante le vie della falsificazione siano infinite -.
Sul fronte estetico, dato dalla grammatura del cartoncino, dalla riflettanza della superficie, dalla estensione della gamma tonale, dalla profondità dei neri e dall’intonazione che può anche essere perfettamente neutra, il cartoncino baritato non ha eguali, come non l’ha la tela autentica utilizzata per la pittura a olio. E se anche si preferissero altri supporti, quello della tela in pittura piuttosto che del cartoncino baritato in fotografia sono assolutamente unici. Possono essere giusto scimmiottati, in questo caso non dimenticate di avere con voi un cartoccio di noccioline… nel caso all’autore dell’imitazione venisse fame…