L'inossidabile bianco e nero: da negativo con Nikon FM3A, da negativo 6x7cm e con Nikon D600

A cura di: Gerardo Bonomo

Abbiamo percorso tre strade, quella classica con una Nikon FM3A e pellicola 35mm; quella a 24 milioni di pixel in area 24x36 FX di Nikon D600 via plotter Epson; e ancora da negativo, questa volta 6x8cm usando i file di una Nikon D600 “trasportati“ su pellicola. Vedremo sul campo quali sono le possibilità tecniche e i medium disponibili per continuare a fotografare in bianco e nero nel terzo millennio

 

Introduzione La visione e la condivisione delle immagini
La macchina fotografica a pellicola Pellicole
Fotografare e stampare da pellicola Fotografare e stampare da file
Dal file al negativo in bianco e nero Conclusioni e link utili

La macchina fotografica a pellicola

Fotografare su pellicola è una strada ancora perfettamente percorribile: la pellicola è disponibile, così come il cartoncino baritato e tutta la chimica necessaria. Un ingranditore usato costa poco più del conto di una pizzata tra amici, e esistono ancora – eccome – laboratori, anche se questa accezione non mi piace, preferisco dire che esistono ancora stampatori in grado di sviluppare e stampare a mano tanto la pellicola che le baritate. E non va dimenticato che in Italia il mercato ha un certo connotato di una domanda relativamente bassa e di un’offerta ancora più bassa, mentre in altri paesi la disponibilità di prodotto bianco e nero e di stampatori, ma soprattutto la richiesta, ovvero le persone che ancora fotografano in bianco e nero su pellicola sono moltissime, decisamente più che in Italia. E naturalmente sono ancora disponibili le fotocamere a pellicola nuove e usate, certo, ma attualmente in quantità elevatissima e in condizioni che vanno dal nuovo, imballato, mai usato all’usato perfettamente funzionante.
 

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Un confronto tra la baionetta della Nikon D600 e della Nikon FM3A a pellicola; fatto salvo per la trasmissione dell’autofocus e per i contatti dorati della D600 le baionette sono assolutamente identiche: la Nikon D600 è in grado quindi di montare anche le ottiche Ai Manual Focus.e la Nikon FM3A è in grado di montare la maggior parte delle ottiche AF.
Immagine a sinistra: La baionetta Nikon F Mount è rimasta la stessa fin dai tempi delle prime Nikon F.


 

Ci sono poi molti laboratori in grado di riparare qualsiasi fotocamera a pellicola, e ancora, vi auguro di essere uno di loro, ci sono appassionati e professionisti che hanno ancora un corpo macchina a pellicola. Sono ancora molto richieste le folding per scattare su pellicola piana, e le folding vengono ancora prodotte, ci sono poi le richieste per le fotocamere medio formato, innanzitutto Rolleiflex e Hasselblad, e nuovamente la disponibilità è molto elevata, per passare poi alle richieste di fotocamere 35mm. Qui le richieste sono soprattutto per Leica, che tiene ancora eccome e fin troppo il prezzo, e naturalmente Nikon. Grazie al fatto che Nikon ha mantenuta sostanzialmente immutata la baionetta di attacco ottiche F Mount da ormai sessant’anni, sono facili e provvidenziali le “contaminazioni“ tra corpi macchina a pellicola e obiettivi anche dell’ultima generazione. Una sola nota: se l’ottica, naturalmente di tipo FX – che è l’accezione di full frame nel catalogo Nikon – è di tipo manual focus, o autofocus di tipo D, non ci sono problemi di accoppiamento con la maggior parte delle Nikon a pellicola. Se l’ottica è di tipo G, quindi con diaframma gestibile solo in modalità elettronica, allora il corpo macchina deve necessariamente essere di tipo AF, con i contatti elettrici in grado di gestire il diaframma.

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Un vecchio obiettivo Nikon, un Micro Nikkor 55mm f/3.5 del tipo F. Questi obiettivo possono essere modificati Ai per diventare compatibili con fotocamere Nikon successive ai modelli F.
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Il Micro Nikkor D mm f/2.8 AF D innestato sulla Nikon D600. Questa è l’ottica che è stata utilizzata per le prove, sia con la FM3A che con la D600
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Il medesimo Micro Nikkor AF 60mm f/2.8 montato su una Nikon FM3A: liberando con l’apposito pulsante la ghiera dei diaframmi questo obiettivo è pienamente compatibile anche con i corpi macchina Nikon Manual Focus Nikon antecedenti agli anni 90.
Un Micro Nikkor 40mm DX di tipo G montato sulla Nikon D600; anche se l’obiettivo è stato progettato per i sensori DX è comunque compatibile anche con le reflex Nikon full frame. A causa della mancanza della ghiera dei diaframmi, che sono comandati elettronicamente, la serie di obiettivi Nikon G non è invece compatibile con la maggior parte delle fotocamere Nikon Manual Focus, come appunto la FM3A.
Un Micro Nikkor 55mm f/2.8 di tipo Ai montato sulla Nikon FM3A: piena compatibilità.
Il Micro Nikkor 55mm f/2.8 Ai montato sulla Nikon D600; anche con questa reflex digitale dell’ultima generazione la compatibilità con le ottiche Ai è totale.


Anche se proprio di recente la domanda di corpi macchina Nikon AF a pellicola è aumentata – dopo un lungo periodo di stasi – va da sé che se parliamo di fotografia in bianco e nero argentica, ovvero di un processo completamente manuale, mi sembra giusto che anche la preparazione dello scatto avvenga manualmente a partire dalla messa a fuoco che deve essere manuale. Se oggi in agenda abbiamo segnato un’ascensione, magari di una certa difficoltà, dubito che faremo metà del dislivello in funivia e la restante parte gradinando e tirandoci su con la forza delle braccia. I duellanti si sfidano sempre ad armi pari. E allora non c’è che l’imbarazzo di una scelta, a partire dalle Nikon F, con i loro monumentali pentaprisma con esposimetro incorporato, piuttosto che una spartana e compatta FM, piuttosto che FM2, FE, FE2 o ancora una regina come la F3. Io personalmente sono un patito della FM3A, una fotocamera degli anni 90 che incorpora un otturatore in grado di scattare in modo meccanico, quindi senza batteria o con la batteria scarica, e al contempo elettronico, in questo caso potendo disporre anche della priorità di diaframmi, che vuol dire, per tornare all’ascensione di prima, gradinare un po’ meno sfruttando dei ramponi dell’ultima generazione. Ma sempre senza usare la funivia. Fare in una parola, leggermente più in fretta, cioè a dire inquadrare, focheggiare manualmente, impostare il diaframma desiderato e lasciare che la fotocamera in autonomia selezioni solo il tempo di scatto congeniale.

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A confronto tre differenti tipi di obiettivi Nikkor: a sinistra un Micro Nikkor 40mm f/2.8 di tipo G senza preselettore del diaframma e quindi non compatibili con la maggior parte dei corpi Nikon Manual Focus; al centro, il Micro Nikkor 60mm f/2.8 D compatibile sia con le reflex digitali dell’ultima generazione che con le reflex Manual Focus; a destra, il Micro Nikkor 55mm f/2.8 Ai compatibile con la maggior parte delle reflex Manual Focus e Autofocus di Nikon.

 

Ho già riferito delle ottiche, le ottiche Nikkor AI sono ancora disponibili sul mercato dell’usato in tutte le focali prodotte, focali fisse, innanzitutto, lasciamo da parte gli zoom, manteniamo il vezzo di cambiare l’ottica a seconda delle situazioni, o ancora meglio adeguiamoci a un’unica focale, esattamente come quando si dispone di una Rolleiflex, o comunque di una fotocamera con obiettivo fisso. E attenzione alla focale. Visto che parliamo di bianco e nero, quindi di un linguaggio che ha avuto la massima espressione a cavallo delle due guerre, quando l’ottica elettiva era il 50mm, atteniamoci a questa focale se vogliamo prendere dalle mani dei grandi fotografi del novecento il testimone per portarlo nel terzo millennio senza farlo cadere: la prospettiva dell’obiettivo è parte integrante del linguaggio fotografico; usare una focale differente, come un grandangolare o un ultragrandangolare necessita solo di consapevolezza, in questo caso spezza il rigore filologico dell’immagine connotandone la data di scatto in un periodo differente, più attuale.

Pellicole

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A sinistra la pellicola Rollei Retro 80s usata per alcuni degli scatti della prova che vedremo nei prossimi capitoli, a destra la nuova Kodak TMAX 400, attualmente la pellicola 400 ISO con la maggior risoluzione presente sul mercato.

Le pellicole sono ancora prodotte. Ancora per quanto?
Non ci è dato di saperlo, probabilmente non all’infinito. Nella deprecata ipotesi di una totale dismissione va tenuto presente che rimarranno comunque delle scorte e che, a differenza della Polapan 55, non avendo la pellicola tradizionale gusci con reagenti in grado di seccarsi poco tempo dopo la data di scadenza, una pellicola sarà ancora perfettamente utilizzabile anche a diversi anni dalla data di scadenza, soprattutto se si tratta di una pellicola in bianco e nero. Una pellicola a colori dopo la scadenza comincerà a perdere coerenza nella risposta cromatica. E visto che la pellicola in bianco e nero ha un processo di produzione, anche se industriale, più semplificato rispetto alla pellicola a colori, si potrebbe anche ipotizzare che verrà dismessa prima la pellicola a colori e poi quella in bianco e nero. Processo comunque certamente legato a quanto l’industria del cinema richiederà ancora pellicola sia essa a colori che bianco e nero.

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Uno scatto in formato 24x36mm, tempo di posa di un paio di secondi, ottica stabilizzata, pellicola tirata a 1.600 ISO. In situazioni dinamiche come queste la scelta vantaggiosa è nel formato 35mm che ha come conseguenza l’uso di fotocamere leggere e agili; non sono certo queste le situazioni in cui si bada alla grana o alla risoluzione.

 
Uno scatto in formato 6x4.5, che è il primo “taglio“ di fotogramma della pellicola medio formato: parliamo ancora di fotocamere da usare tranquillamente a mano libera e non dal peso eccessivo; qui a differenza dello scatto precedente, la ricerca della nitidezza e della gamma tonale erano tra i fattori prioritari.

 

Qui viene in nostro aiuto il digitale: anche se il mio album di nozze è stato realizzato con una Rolleiflex e le fotografie, a colori, sono state stampate a mano direttamente dal fotografo, la stampa a colori salvo queste e altre rare eccezioni è sempre stata eseguita con procedimenti industriali meccanizzati. Ininfluente quindi, e già da tempo, se la stampa, ancorché fatta a mano, è stata realizzata su carta chimica fotografica con procedimenti industriali piuttosto che attraverso una stampante ink jet, il risultato finale, in termini di grammatura e superficie è assolutamente sovrapponibile. Di più e ancora: la maggior parte dei grandi fotografi, quelli che hanno segnato e definito la fotografia come un fenomeno artistico, hanno sempre scattato in bianco e nero; ecco quindi che per le necessità del colore il supporto non è mai stato determinante come invece nella fotografia in bianco e nero, dove la stampa a mano è parte integrante e identificativa dell’intera filiera del processo.

- Pellicole: la produzione attualmente è attiva e declinata tra vari produttori, a cominciare da Kodak, per passare a Ilford, Fuji, Maco/Rollei, Adox, giusto per citare qualche esempio. E oggi sul mercato troviamo emulsioni che, grazie alla ricerca condotta una quindicina di anni fa sul sistema Advanced Photo System – una pellicola con fotogramma grande circa la metà rispetto al 24x36mm – hanno una finezza di grana e soprattutto un rapporto sensibilità/risoluzione al vertice. Una per tutte la Kodak TMAX 400: ISO 400 e una risoluzione sovrapponibile a quella della Kodak TMAX 100 di alcuni anni fa. Tutto questo senza cercare la risoluzione assoluta che, come vedremo nei prossimi capitoli, è oggi di totale appannaggio dei sensori e del processo di sviluppo del RAW.
 

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Ancora uno scatto medio formato, ma su fotogramma 6x6cm: è stato usato il treppiedi e lo scatto a distanza; la ricerca del dettaglio qui era al primo posto e non sarebbe stato sgradevole avere con sé una folding; ma già un fotogramma 6x6cm, soprattutto se stampato senza tagli, e naturalmente scattato con una fotocamera eccellente, comincia ad avvicinarsi alla risposta della pellicola piana.
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Uno scatto con fotocamera medio formato 6x7cm: a mio parere negativi di queste dimensioni se esposti, sviluppati e stampati perfettamente sono quasi sovrapponibili alla pellicola piana 10x12cm, pellicola che spesso deve essere reinquadrata sotto l’ingranditore avvicinandosi in questo modo all’area utile del fotogramma 6x7cm non rifilato. Con fotocamere di questo genere, anche se esistono modelli ancora leggeri e portatili, l’uso del treppiedi è obbligatorio se si vuole davvero tirare fuori tutto il dettaglio che è consentito in questo tipo di formato, anche ad ingrandimenti molto elevati.

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Lo scatto che abbiamo visto all’inizio, un 4x5 Polapan: siamo quasi all’empireo del miglior risultato qualitativo di una pellicola. Oltre ci sono solo le pellicole piane 13x18cm e 20x25cm.


La fotografia argentica, come altri sistemi iconografici, dal mosaico all’affresco, dall’olio all’acquarello, ha una sua specifica risoluzione massima oltre a una serie di parametri di visualizzazione che non hanno a che fare solo con la risoluzione, con la capacità di trasportare il soggetto sulla fotografia come se fosse un clone o un calco. Se così non fosse tecniche come il mosaico non avrebbero avuto alcun significato già migliaia di anni fa, quando con il pennello era possibile restituire maggiore risoluzione e quindi informazione alla trascrizione bidimensionale della realtà. La fotografia argentica è stata un’evoluzione della pittura, la fotografia digitale un’evoluzione di quella argentica. Ma nessuno può vietare a nessuno, anche oggi, di fare un mosaico, un quadro a olio o, appunto, una fotografia argentica, non parliamo quindi e ancora solo di verosimiglianza con la realtà, parliamo di differenti linguaggi e di differenti tecniche, alcune molto più complesse di altre. E di questo non possiamo non tenerne poi conto: il linguaggio è parte integrante del processo artistico, è la base materica che permette ai nostri sensi di raccogliere l’informazione proposta dall’autore ed elaborarla a livello neurologico: perchè una sinfonia arrivi al nostro cervello attraverso le orecchie è necessaria un’orchestra che riproduca il pezzo – si può anche ascoltare il pezzo in formato MP3, ma è un’altra cosa – perché un’immagine arrivi al nostro cervello attraverso i nostri occhi è necessario un supporto su cui appaia l’immagine. Può essere un display, ma indubbiamente una stampa eseguita a mano nuovamente è un’altra cosa.

 

Tipi di pellicola e analogie digitali con i Nikon Picture Control
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Analogamente alla scelta di pellicola che, oltre a colore e bianco e nero, offrono per marca e modello diversi comportamenti anche in contrasti e risposta allo spettro, i Picture Control digitali permettono di scegliere il preferito comportamento di costruzione immagine in sviluppo RAW/NEF sia esso operato On-Camera in ripresa o gestione di RAW dal Menù di Ritocco, che via software attraverso Nikon ViewNX 2 oppure Nikon Capture NX2. L’analogia è davvero marcata perché permettono nel bianco e nero ad esempio, di applicare filtri colore oltre che variare contrasto e valori soggettivi di nitidezza.

 

Gestione, esportazione e importazione di Nikon Picture Control personalizzati
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Dal menù di ripresa è raggiungibile la voce “Gestisci Picture Control” che permette di esportare o importare Picture Control da fotocamera a fotocamera passando da card. Permette anche di importare specifici Picture Control creati e modulati attraverso il software Nikon Picture Control Utiliy a corredo sia di Nikon ViewNX 2 che Nikon Capture NX2. Sopra sono rappresentati i passaggi percorsi per caricare On-Camera i Picture Control personalizzati come per questo eXperience, il Bianco e Nero ad Alto Contrasto oppure il Bianco e Nero Negativo. I Picture Control non di serie sopra mostrati sono quelli raggiungibili dal dedicato eXperience Nikon Picture Control: l'immagine su misura anche a luminosità negativa. I Picture Control Flaat e Technicolor Cine sopra mostrati, sono dedicati a specifiche interpretazioni professionali di ripresa video.

Fotografare e stampare da pellicola

Ingrandisci l'immagineNon è certo questa la sede per imbastire un manuale di fotografia in bianco e nero. Riassumiamo solo qualche consiglio. All’inizio di una ricerca decidiamo innanzitutto in che formato lavorare, grande, medio o 35mm e continuiamo usando sempre lo stesso formato. Scegliamo anche il tipo di emulsione e cerchiamo di eseguire l’intero progetto con la stessa pellicola. Il formato e il tipo di pellicola, alla fine la grana che vedremo di più o di meno nelle stampe sarà la filigrana sulla quale si dipanerà la nostra ricerca e che, declinato certamente su differenti soggetti avrà proprio in questa filigrana il suo trait d’union.
 

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- Le foto di queste prove sono state effettuate, per quanto concerne gli scatti direttamente su pellicola, con una Nikon FM3A e obiettivo Micro Nikkor 60mm AF D. Di rigore il treppiedi, lo scatto a distanza che innescava l’autoscatto – e la conseguente apertura dello specchio prima dell’apertura dell’otturatore, una corretta filtratura in ripresa, l’uso del paraluce e di un diaframma ottimale, intorno a f/8.
- La Nikon D600 offre nel Menù di Ripresa la voce “Comando a distanza” che permette di selezionare un ritardo tra la pressione del comando di scatto dato dal telecomando e l’azionamento dell’otturatore. La funzione “M-Up a distanza” permette invece di suddividere i momenti di ribaltamento specchio e di azionamento otturatore. Con la funzione M-Up a distanza attiva, si solleverà lo specchio reflex con il primo azionamento di scatto e, con un secondo, sarà azionato l’otturatore.
- La Nikon D600 offre nel Menù Personalizzazioni, Ripresa/Display, d10 “Esposizione Posticipata, la possibilità di selezionare un ritardo in secondi che permetterà di ritardare l’attivazione dell’otturatore dopo il sollevamento dello specchio. In questo modo è possibile ridurre o annullare gli effetti di “vibrazione” causati dal sollevamento dello specchio.

 

Dell’obiettivo ho già detto: anche la focale fa parte del linguaggio fotografico, ovvero si può fotografare in modo immersivo, usando grandangolari più o meno spinti, o in modo più selettivo, usando le focali normali. La focale usata può diventare la vostra firma, basta sfogliare un libro di qualche grande fotografo per rendersene conto. Anche il tipo di soggetto, che è poi la base di ogni ricerca fotografica – che può durare una settimana come una vita – caratterizzano il fotografo. Esattamente come in letteratura, basta pensare al tipo di soggetto di un autore come Edgar Allan Poe piuttosto che di George Perec per rendersene conto. D’altronde la fotografia altro non è se non descrivere interpretandola la realtà usando la fotocamera anziché la penna. Continuando sulla strada della coerenza si useranno o non si useranno i filtri.

 

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Quando si scatta su pellicola, ci sono accorgimenti che vanno posti in atto prima dello scatto, come l’impiego del filtro corretto. Una volta scattata e sviluppata la pellicola, quello che non si è riuscito a “catturare“ in ripresa diventa molto difficile da catturare sotto l’ingranditore. In digitale, grazie alla matrice colore Bayer dei sensori, è possibile dai Nikon Picture Control, scegliere il filtro Giallo, Arancio, Rosso o Verde per vedere già in ripresa l’effetto.
I filtri possono ovviamente essere applicati anche successivamente da computer a patto che si scatti in RAW/NEF e si sviluppi in Nikon View NX2, Nikon Capture NX2 o da software Raw Converter di terze parti.


Se nel nostro linguaggio prediligeremo la nitidezza questa dovrà essere presente allo stesso livello in tutti gli scatti, e qui dovremo prestare più attenzione tecnica rispetto ad altri linguaggi: facilmente tenderemo ad usare il treppiedi e lo scatto a distanza – anche di giorno – probabilmente lavoreremo in medio o in grande formato, certamente non lavoreremo con tutta questa dovizia e attenzione usando una pellicola 35mm, o in questo caso con la consapevolezza che una stampa già in formato A3 è al limite della risoluzione dell’area della pellicola stessa. Cioè a dire: se il linguaggio adottato prevede la massima risoluzione, o ci limiteremo a stampare da negativo 35mm fino al formato 20x30 – l’ideale – sapendo che già nel formato A3 perderemo una buona parte della risoluzione a causa dell’ingrandimento, o passeremo a un formato di pellicola superiore. Qui per mantenere inalterata la potenziale risoluzione nativa lavoreremo col treppiedi, sfruttando l’illuminazione disponibile per evidenziare la “texture“ dei soggetti, usando il diaframma ideale per quel tipo di negativo, evitando di estendere la nitidezza su piani distanti tra loro sfruttando la profondità di campo, ma inquadrando diversamente la scena. Svilupperemo o faremo sviluppare le pellicole nella stessa chimica e con la stessa procedura, quindi diluizione, temperatura e tipo di agitazione.

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Lo scatto con Nikon FM3A e pellicola Rollei 80s.
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Il dettaglio dell’area centrale del fotogramma, è un crop, rigorosamente analogico, di una stampa in formato 40x50cm.

Stamperemo poi le immagini nello stesso formato – che dovremo definire prima di iniziare il lavoro per scegliere in formato di pellicola adatto – sullo stesso tipo di cartoncino baritato, lavorando con gradazioni, mascherature e bruciature che rendano le differenti stampe le più simili tra loro. Valuteremo se stampare a pieno negativo senza reinquadrare il fotogramma, lasciando o meno un filo nero e di un certo spessore intorno all’immagine, fino a far scorgere o meno la perforazione della pellicole e/o le scritte impresse in fabbrica. Definiremo se prediligere stampe a tono neutro, piuttosto che freddo o caldo, e se procedere poi con un viraggio finale al selenio piuttosto che all’oro, viraggi che modificano in modo percettibile la resa della gamma tonale e la profondità dei neri oltre all’intonazione.
Sceglieremo un certo tipo di passepartout in quanto a grandezza a spessore, a intonazione e a sistema di taglio della finestra interna del cartoncino. Definiremo il tipo di montaggio con o senza vetro di protezione e il tipo di cornice. Ecco le “poche regole” sulle quali vi consiglio di riflettere prima di intraprendere il vostro percorso e la vostra ricerca. Su tutte vale un principio, la consapevolezza. Fotografare non è come pescare, ovvero buttare un amo in acqua e attendere, “ciechi” su quello che avviene sotto il pelo dell’acqua che la preda abbocchi.

Fotografare è osservare e poi scegliere, mentre si è in grado di intendere e volere. Come dire: non andate in giro portando la vostra fotocamera come se foste il suo treppiedi, lasciando che il caso e gli automatismi scelgano per voi, perfino l’inquadratura. È vero che anche al più incompetente dei pescatori può capitare un colpo di fortuna e tirare su una preda difficile perfino per un provetto pescatore. Ma la fortuna non esiste lì e neppure in fotografia. La fortuna esiste solo alla roulette. Sempre che la fortuna esista.