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Voglio iniziare con una breve ma necessaria premessa, cercando di spiegare la motivazione psicologica che mi ha indotto ad utilizzare il sistema Nikon Creative Lighting System “CLS” in modo così inconsueto.
Nella mia carriera di fotografo professionista ho sempre amato le sfide ma spesso, se non quasi sempre, la mia fantasia veniva limitata dalla tecnologia che mi imponeva dei vincoli insuperabili o, se fattibile, occorrevano attrezzature e supporti al di fuori delle mie possibilità.

Ammetto che in origine l'approccio con il sistema CLS è stato di diffidenza, abituato a lavorare con flash da studio, non riuscivo a comprendere in pieno le svariate nonché infinite possibilità che questo sistema offre. Quando per motivi di lavoro ho utilizzato seriamente il sistema CLS attraverso gli SB-800 e SB-900 sono stato letteralmente, passatemi il termine, folgorato dalla loro praticità e versatilità. Oggi ancora più efficace utilizzando insieme i vari accessori bank, ombrellini e pannelli riflettenti Lastolite ma anche gli accessori HONL, tanto che ho ritrovato il gusto di sperimentare e cercare nuove vie lontane dalla consuetudine.
Ho partorito così l'idea di immergere in acqua uno o più SB-800/SB-900 per creare immagini oniriche più originali, dove i vari giochi di luce fossero reali e non costruiti attraverso i programmi di foto ritocco.


La sfida

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Partendo da questo concetto e da questa idea mi sono posto la domanda “perché non illuminare e colorare il soggetto con un flash posto sottacqua?
L'idea era nata ma bisognava concretizzarla a livello tecnico, e la cosa in passato non sarebbe stata assolutamente possibile se si fossero usati flash da studio. Il rischio sarebbe stato come minimo quello di far diventare i “capelli ricci” al soggetto a causa di una notevole scarica elettrica. Se si fossero usati comuni flash a contatto caldo bisognava capire inoltre come farli dialogare tra loro e come evitare spossanti tarature di potenza non facili ogni volta.
Anche perché la mia idea era di scattare all'imbrunire, quindi con tempistiche di lavoro strettissime, che non lasciano spazio all'improvvisazione.
Con il sistema Nikon CLS tutti questi problemi sarebbero stati superati perché, senza spostarmi dal mio punto di ripresa e scatto, potevo gestire attraverso il flash Commander master, tutti gli altri remote e dosare a piacimento la quantità di luce di ogni singolo flash in relazione alla variazione di luce diurna presente sul set.


L'attrezzatura
La parte più difficile è stata quella logistica, tutto doveva essere a punto al calar del sole e ogni singolo dettaglio curato, compreso il prevenire cadute in acqua dei singoli flash e isolare ermeticamente il flash posto sotto l'acqua.
Per quest'ultimo nasceva il problema di come isolarlo dall'acqua e nel contempo che potesse ricevere il segnale all'infrarosso del flash Commander master. La soluzione è stata data dall'utilizzo di un ampolla di vetro o alborella, inserendo all'interno un flash Nikon SB-800 avendo cura di posizionare, ovviamente, la cellula che riceve il segnale di comunicazione CLS in alto o comunque nella direzione del Commander.

Il tutto è stato posto in acqua, al di sotto di una struttura metallica appositamente creata (ex tavolino in vetro), avente un piano superiore in vetro abbastanza spesso da sorreggere il peso di una persona, facendo si che il piano in vetro fosse a pelo d'acqua e di conseguenza anche l'ampolla di vetro contenente il flash “subacqueo” che per effetto galleggiamento rimaneva aderente alla base di vetro.

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Per ciò che concerne invece la luce principale e la luce d'effetto ho utilizzato altri due SB-900 inseriti su due stativi posti anch'essi in acqua, in alcuni casi come luce complementare ho utilizzato un pannello riflettente bianco per ammorbidire le ombre create dalla luce principale posta a circa 45 gradi.

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La luce principale per non renderla puntiforme è stata filtrata attraverso un ombrellino traslucido bianco oltre cha dal diffusore a cupola originale del flash.
Per quella d'effetto invece ho solo utilizzato il diffusore a cupola del flash con su inserito un validissimo accessorio della HONL quale è il gobo per mascherare ed eliminare eventuali luci parassite provenienti dal flash appunto, situato quasi alle spalle del soggetto che se non correttamente mascherato avrebbero causato degli effetti indesiderati di riflessione sull' immagine.
Infine entrambi i flash sono stati isolati da una piccola busta di nylon trasparente al fine di evitare che schizzi d'acqua andassero a colpirlo o, ancor peggio se il flash fosse drammaticamente caduto in acqua, avere avuto il tempo di raccoglierlo senza che questo potesse subire pericolose ed irrimediabili infiltrazioni.