A cura di Valerio Pardi

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Sul campo, un confronto con il passato

Quale migliore situazione per farsi un'idea del nuovo arrivato se non confrontarlo con il vecchio schema ottico? Inizio così con la Nikon D300 in abbinamento al “vecchio” Nikkor 50mm AI-S f/1.4 e al nuovo arrivato Nikon AF-S 50mm f/1.4G. Scelgo un soggetto contrastato in modo che siano evidenti eventuali differenze. La D300 con i suoi 12 milioni di pixel contenuti nel formato DX ne fanno un tester davvero difficile da soddisfare, viste le dimensioni davvero minime dei singoli fotorecettori del sensore.

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La Nikon D300 con le due ottiche a confronto sul campo.

Inizio con la prima sequenza a tutta apertura, f/1.4, controllando minuziosamente la messa a fuoco con il Live view della fotocamera in modo da limitare eventuali differenze di prestazioni dovute a piani di fuoco leggermente sfalsati.

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A sinistra lo scatto con il Nikon AF-S 50mm f/1.4G.
Il primo aspetto evidente è una minore vignettatura della versione nuova rispetto al vecchio modello.
Ricordo che qui siamo su un sensore DX e una bassa vignettatura
significa maggiori probabilità di un comportamento buono anche sul sensore più grosso FX.

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Ecco un particolare ingrandito a pixel reali in Capture NX 2. A sinistra lo scatto con il Nikon AF-S 50mm f/1.4G.
Davvero evidente il maggior contrasto e nitidezza dell'obiettivo di più recente progetto. F/1.4 è un diaframma
perfettamente utilizzabile anche se la resa è complessivamente un po' morbida.
Il vecchio 50mm risente invece dell'età quando montato su un sensore come quello della Nikon D300.

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Ai bordi l'esito non cambia, anzi è da sottolineare come il nuovo Nikon AF-S 50mm f/1.4G (a sinistra) offra immagini
di elevata nitidezza anche a tutta apertura pur senza vantare lenti asferiche o a bassa dispersione nello schema ottico.

Per notare un netto miglioramento occorre saltare a f/2.8. Qui le prestazioni si avvicinano tanto che ora occorre ingrandire al 200% l'immagine in Capture NX 2 per valutare meglio le differenze. Svanisce in entrambi la vignettatura.

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Anche a f/2.8 e al centro del fotogramma l'ottica più recente offre una maggiore resa, con un contrasto
e una nitidezza ancora leggermente superiore sull'ottica AI.

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Chiudendo di altri due stop, ora siamo a f/5.6, le differenze scompaiono. Solo ai bordi l'ottica di progetto
più recente offre ancora una leggera superiorità che sparisce diaframmando le due ottiche a f/8.
A f/11 e a f/16 subentra in modo via via più marcato la diffrazione riducendo la nitidezza generale
in entrambe le ottiche, ma questo è fisiologico.

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Sul formato DX il Nikon AF-S 50mm f/1.4G offre risultati apprezzabilmente superiori, soprattutto ai diaframmi più aperti. Nitidezza, contrasto e vignettatura sono meglio gestiti. Ricordo poi che con Capture NX 2, il residuo di vignettatura ancora presente su file RAW/NEF scattati ai diaframmi maggiori è possibile rimuoverlo con l'apposito comando che vedremo più in dettaglio con la prova successiva abbinata a una reflex con sensore “full frame” FX. Il controllo vignettatura su file JPG o TIF è invece gestito direttamente dalle fotocamere FX attraverso l'opzione “Controllo Vignettatura” e relative regolazioni presenti tra i menu di ripresa.

È il turno della D700; invariati i parametri di ripresa e il soggetto. Appare subito evidente il maggior angolo di campo coperto dall'obiettivo accoppiato a un sensore di dimensioni pari a 24x36mm. La risoluzione sempre di 12 Milioni di pixel, come per la D300, ma diluiti su un sensore molto più grande, offre un terreno di scontro che dovrebbe livellare maggiormente le prestazioni, come ho avuto modo di verificare nella precedente eXperience dello zoom Nikon AF-S 24-120mm IF ED.

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A sinistra lo scatto con il Nikon AF-S 50mm f/1.4G e a destra la ripresa con il Nikkor 50mm AI-S f/1.4.
A tutta apertura la vignettatura risulta evidente in entrambe le ottiche, ma sempre più contenuta nello scatto
con l'ottica più recente. Ricordo che sia la fotocamera (in questo caso la Nikon D700) che il software Capture NX 2
consentono di controllare questo aspetto. Per questa verifica ho volutamente disattivato il controllo vignettatura
on-camera dalla fotocamera e non ho apportato correzione con Capture NX 2 durante la conversione del NEF.

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Utilizzando il software Nikon Capture NX 2 è possibile rimuovere completamente la vignettatura.
Nel caso specifico, con il Nikon AF-S 50mm f/1.4G a tutta apertura ho rilevato che il valore di correzione prossimo
a “170” offre un risultato molto omogeneo. Lo stesso effetto lo si può ottenere direttamente in automatico
dalla fotocamera attivando l'opzione relativa al controllo della vignettatura dal menù di ripresa.


Controllo Vignettatura

Il menù di ripresa delle Nikon DSLR con sensore in formato FX, offre l'opzione di controllo vignettatura che permette di compensare automaticamente la specifica caduta di luminosità periferica del cerchio di copertura.
L'opzione on-camera sopra rappresentata, agisce nella fase di costruzione immagine per file JPG e TIF ma anche nella miniatura JPG integrata su file RAW/NEF. L'opzione on-camera ovviamente non agisce su file RAW/NEF che possono essere trattati in merito da ViewNX e Capture NX2 anche in totale automatismo. ViewNX applica infatti all'algoritmo di sviluppo RAW/NEF l'impostazione di controllo vignettatura scelto on-camera nel menu di ripresa. Capture NX 2 offre invece un dedicato controllo anche personalizzabile da cursore. Sviluppando file RAW/NEF con altri software, le potenzialità di gestione e controllo vignettatura sono da ricercarsi nello stesso e con il software in uso anche i risultati offerti in merito.

 


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Ingrandendo un particolare centrale del fotogramma appare subito evidente la maggior nitidezza e contrasto dell'immagini
di sinistra, scattata con il Nikon AF-S 50mm f/1.4G. Sebbene i grossi fotorecettori del sensore DX della Nikon D700 offrano
un aiuto all'obiettivo più datato, questi ancora non sono sufficienti per riempire il gap tra le due ottiche. Il nuovo obiettivo
a tutta apertura si candida come il miglior normale di casa Nikon, a prescindere da che corpo reflex si utilizzi.

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A f/2.8 le prestazioni al centro si avvicinano tra le due ottiche. L'ottica nuova però ha ancora la meglio ai bordi.

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Chiudendo il diaframma di altri due stop, a f/5.6, le prestazioni ancora una volta si livellano. Ai bordi, tuttavia,
il nuovo obiettivo mostra ancora un leggero vantaggio, visibile solo però a un confronto diretto e rigoroso.

Abbiamo visto sulla scena ad alto contrasto presa in esame, come il nuovo obiettivo sia decisamente superiore al vecchio progetto ottico. A tutta apertura, sia che si usi un corpo DX che un FX, le prestazioni sono sempre nettamente superiori utilizzano il nuovo Nikon AF-S 50mm f/1.4G. Ciò che più sorprende, comunque, della nuova versione, è la resa decisamente elevata anche ai bordi ai diaframmi maggiori. Non è facile trovare un obiettivo con una resa tanto uniforme, soprattutto con luminosità massima pari a f/1.4 senza dimenticare che il prezzo di vendita non è assolutamente inarrivabile per un fotoamatore; anzi il prezzo di vendita è solo un poco superiore al vecchio modello AF-D che non offriva in bundle la custodia morbida e il paraluce, che ai tempi erano da acquistare a parte.

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Il paraluce, spesso sottovalutato, è un elemento di grande importanza per poter sfruttare al massimo le prestazioni un obiettivo.
In questa sequenza si può osservare il perfetto lavoro svolto sul campo dal paraluce a corredo con il Nikon AF-S 50mm f/1.4G. Nell'immagine di sinistra, senza paraluce, la luce del sole cade sulla lente frontale creando possibili flare ma certi riflessi
interni che abbassano il contrasto dell'immagine, abbattendo così la resa complessiva offerta dall'obiettivo; nella foto a destra,
con il paraluce montato, la lente frontale risulta perfettamente schermata dai raggi del sole, permettendo all'obiettivo
di lavorare al massimo delle sue potenzialità.

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Appena giunto sul mercato, molti hanno ricercato informazioni in merito alle prestazioni di velocità AF offerte.
Dopo quasi un migliaio di scatti non mi posso lamentare della velocità del motore AF di quest'ottica.
Nei casi di fotografia d'azione in cui mi sono imbattuto, l'obiettivo e il sistema AF della fotocamera (D300 e D700) hanno saputo tenere centrato il soggetto, sia esso una moto che sfrecciava a pochi metri da me, sia un gabbiano che mi volteggiava intorno.
È evidente però che passare dall'infinito a soli 45cm l'obiettivo abbia bisogno di un certo tempo.
Il movimento delle lenti, come si evince dalle due immagini, è piuttosto lungo e avere una corsa altrettanto lunga
nell'elicoide dell'obiettivo consente di avere una maggiore precisione di fuoco, sia in manuale che in autofocus.
Un 50mm f/1.4 ha una profondità di messa a fuoco a tutta apertura tanto ridotta che se il fuoco non è più che perfetto,
il soggetto risulterà per forza di cose fuori fuoco. Meglio quindi una precisione accurata che qualche frazione di secondo
in meno per passare dalla minima distanza di messa a fuoco all'infinito.

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L'utilizzo di filtri da 58mm è un po' inusuale; Nikon di solito era legata ai diametri di 52mm o 62mm.
Tuttavia utilizzando un semplice anello step-down, che porta il passo filettato da 58mm a 52mm è possibile
impiegare i classici filtri Nikon senza incorrere in vignettature evidenti anche con il formato FX e continuando
ad usare il paraluce in dotazione.


Quando si utilizza un corpo reflex come la D40 è opportuno utilizzare sull'oculare la lentina di ingrandimento DK-21M.
Questa consente di osservare con maggior precisione il mirino e controllare visivamente se l'autofocus ha operato
in maniera corretta. Infatti i sensori AF di queste fotocamere, a differenza di quelli utilizzati sui corpi di fascia superiore,
hanno meno punti di messa a fuoco e con un'area piuttosto vasta.
Può così capitare, durante un ritratto per esempio, di puntare il riferimento dell'autofocus sull'occhio del soggetto,
ma al contempo verificare che nella stessa a rea cade anche parte del naso e lo zigomo; in casi come questo
l'autofocus cercherà di mettere a fuoco la parte più vicina, sfocando leggermente l'occhio del soggetto,
tanto più quanto si usa a diaframma aperto l'obiettivo. Un controllo accurato del fotografo nel mirino consente di
intervenire prontamente sulla ghiera di messa a fuoco appena si riscontra una situazione del genere, variando
manualmente il fuoco sull'occhio del soggetto.

 
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