Hardware e software costituiscono un'accoppiata molto potente per dare alla macrofotografia una marcia in più. La qualità di un Micro-Nikkor, unita alla potenza dei programmi di elaborazione, permette un controllo molto elevato della nitidezza, arrivando ad estenderla oltre i limiti dovuti alle leggi della fisica ottica.
 

» Introduzione: il problema della scarsa profondità di campo in macro » L'evoluzione delle tecniche: basculaggio, macrofotografia con luce laminare, fusione dei livelli con il digitale
» Fusione livelli con Adobe Photoshop™ » L'alternativa per la macrofotografia: Helicon Focus™
» Principio di funzionamento, leggi dell'ottica e postproduzione » La tecnica di ripresa a mano libera
» La tecnica di ripresa su cavalletto » Conclusioni

 

La tecnica di ripresa a mano libera

Posto che i migliori risultati si ottengono con la fotocamera su cavalletto, anche a mano libera si può ottenere una bella foto.
Nella ripresa a mano libera bisogna utilizzare una serie di accorgimenti:

  • diaframma piuttosto aperto per non allungare oltre misura il tempo di scatto
  • fissare la messa a fuoco manuale su una distanza e non variarla
  • lavorare a priorità di diaframma A (anche la variazione del diaframma è causa di modifiche alla dimensione dell'immagine)
  • regolare la cadenza di ripresa su “continuo ad alta velocità”
  • se disponibile utilizzare il VR per compensare la vibrazione della fotocamera

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Il sistema VR di riduzione delle vibrazioni è di grande utilità nella macrofotografia in generale, dove la chiusura del diaframma non è mai troppa. Non riesce tuttavia ad eliminare i movimenti o le vibrazioni del soggetto, come quelle che si verificano a causa del vento, anche debole, che sposta il soggetto. A distanza ravvicinata anche la minima bava d'aria è significativa.

Nel caso il movimento della fotocamera possa portare a foto con diversa esposizione (dovuta alla variazione della lettura esposimetrica), sarà bene regolare l'esposizione su manuale. Tuttavia la mia esperienza con il Matrix non ha mai dato problemi, grazie alla precisione dell'esposizione di Nikon le immagini sono sempre entro una tolleranza perfettamente gestibile dai software.

La tecnica è la seguente: si scatta una raffica di immagini variando la distanza dal soggetto in modo da ottenere diverse immagini con a fuoco una serie di piani successivi, dal primo piano allo sfondo o viceversa.
La D700 in questo aiuta molto, in quanto è in grado di mantenere una sequenza di 5 fotogrammi al secondo in NEF+ JPG, garantendo così una buona serie di scatti durante la variazione della distanza di ripresa. Con l'impugnatura Multi-Power Battery Pack MB-D10 o con l'alimentatore a rete EH-5a può arrivare fino a 8 fps.

L'inquadratura non va tenuta troppo “chiusa” sul soggetto, in quanto le variazioni inevitabili di allineamento possono portare il soggetto parzialmente fuori dal fotogramma.
È assolutamente tassativo muoversi lentamente e con precisione, scattando quindi una sequenza in cui le immagini non sono troppo disallineate.
Ho personalmente trovato utile, con alcuni soggetti e posizioni della fotocamera, partire mettendo a fuoco lo sfondo e scattare allontanandomi dal soggetto, piuttosto che il contrario. Tuttavia non c'è una regola precisa e il metodo migliore va trovato per tentativi.


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Dalla vista di insieme del complesso di scatti a mano libera si vede la variazione delle dimensioni e della posizione relativa delle diverse immagini.

Da qui un secondo problema: il movimento relativo fotocamera-soggetto.
Questo può essere generato dagli spostamenti della fotocamera (come avviene nelle riprese a mano libera), oppure dal movimento del soggetto (come ad esempio a causa del vento su un fiore).
Teoricamente questo secondo problema è risolvibile, praticamente non sempre ci si riesce, soprattutto in esterno.

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Questa sovrapposizione in trasparenza con identificati in colore diverso i limiti delle diverse immagini fa capire la diversità di inquadrature che si hanno quando si scatta a mano libera. Questa differenza è causa di artefatti e di zone in cui il software non trova particolari a fuoco, coperti dal maggiore ingrandimento dell'oggetto nitido nella foto in cui il fuoco è sul primo piano.

 

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