Intervista

A cura di:

Gli ultimi transumanti
Christian Cristoforetti

Christian Cristoforetti ha compiuto un lungo viaggio, fotografico, nel mondo degli ultimi pastori transumanti d'Occidente. Presentato di recente, in forma di mostra e libro (edito da Giunti Progetti Educativi) al 57° Trento Film Festival (www.trentofestival.it), Pastori nelle Alpi. Storia e testimonianze è un reportage che racconta un anno di vita dei pastori transumanti trentini, nei suoi diversi aspetti di fascino e durezza, senza patine nostalgiche da mondo perduto, ma evidenziando l'attualità e la concretezza delle vite narrate. Ne sono rimasti una decina, partono dall'alpe e si spingono sino in pianura per passare l'inverno, poi con la primavera fanno nuovamente ritorno in montagna.

© Christian Cristoforetti
© Christian Cristoforetti – Val di Rabbi, Alpi Trentine 2007.
Orlando, fiero esemplare di razza Grau Gehornte Heidschnucke.
Una pecora particolarmente adatta alla gestione del paesaggio.

Qual è l'interesse che ti ha portato a scegliere il soggetto di questo lavoro?
Da fotografo specializzato nel reportage sociale, mi interesso soprattutto di realtà minori.
Il mio spazio di indagine è la normalità, d'altra parte nessuno può (senza correre il rischio di essere rapidamente smentito) affermare con certezza cosa sia normale e cosa non lo è. Viaggiatore del quotidiano, osservo l'uomo con rispettosa attenzione e sincera curiosità per portarne alla luce gli aspetti meno sondabili del vivere. Interpreto la fotografia come un gesto estetico, distante dai formalismi della ragione. Ritengo che il fotogramma non sia l'immagine, ma l'emozione.

Da questo punto di vista, cosa rappresenta per te la vita dei pastori?
Una fonte continua di riflessione e interesse. Questi nomadi mi appaiono eroi senza tempo: vivono come vivevano i loro padri e, prima di loro, vivevano i padri dei padri. Una carovana errante che si sposta sulle tracce di un pascolo vagante, seguendo itinerari la cui origine ha radici quasi epiche, addirittura tracciati dagli antenati del neolitico.

© Christian Cristoforetti
© Christian Cristoforetti – Zevio (VR), Italia 2007.
Il gregge di Stefano immerso nelle nebbie della pianura veneta.

L'ambiente è quello delle Alpi…
Sì, ma stando con loro si potrebbe essere dovunque, in India o in Africa. Il tempo acquisisce una nuova dimensione, non più la frenesia dell'epoca contemporanea, in cui si è portati a produrre il più possibile nel minor tempo possibile, ma il ritmo più rassicurante della natura, del creato. Conferma che ho avuto, anche in occasione dell'assegnazione, a una delle fotografie che compongono il reportage, del Price Global Mondial Forum, a Kathmandu in Nepal. Come ha scritto Fabrizio Torchio nel quotidiano L'Adige: "L'obiettivo ha colto pastore e pecore in un brano di foresta dei violini, i tronchi diritti e convergenti al cielo come corde in attesa dell'archetto. È il gregge di Ruggero, transumante di Cavalese, che finirà in mostra a Kathmandu, ai piedi dell'Himalaya… e Paneveggio diventa un pezzetto d'Europa proiettato di colpo fra i colossi dell'Asia". Unica immagine di uomini dell'Europa del terzo millennio, tra più di 1000 fotografie provenienti da 336 fotografi di 65 Paesi del mondo.


© Christian Cristoforetti – Foresta di Paneveggio, Alpi Trentine 2007.
Fotografia premiata nel 2008, con il Mountain Forum Global Prize - ICIMOD – Kathmandu (Nepal).
Il gregge di Ruggero è in partenza per la lunga transumanza che lo porterà
dalla «foresta dei violini» delle Alpi alle grandi pianure del nordest.
Trascorso l'intero inverno lontano da casa, tornerà tra le sue montagne

Che vita fanno i pastori di oggi?
Questi pastori non hanno una stalla, motivo per il quale, quando arriva l'autunno, lasciano le montagne delle Alpi per portare la loro carovana (tra i mille e i duemila capi, con pecore, capre, cani, asini e cavalli) verso le grandi pianure dell'Italia del nord, da dove ripartono all'inizio dell'estate successiva. I pastori di oggi devono chiedere autorizzazioni a vigili urbani e sindaci, devono scavalcare ostacoli infidi come le autostrade ed i centri cittadini. Si spostano lenti, un mese per scendere dalle montagne in valle e poi altri due per giungere nelle grandi pianure padane, dove le nebbie sembrano avvolgere tutto, in un freddo abbraccio lungo un inverno. A volte si muovono con le famiglie (lo fa ad esempio Guglielmo, un ex elettricista), a volte da soli. Mai senza cani e senza il capro (Pan) che li accompagnano in testa al gruppo. Hanno alcuni aiutanti, generalmente romeni che fanno lo stesso lavoro. Per dormire usano un bivacco su ruote, che trainano con la vettura di appoggio, una vera e propria casa errante.

© Christian Cristoforetti
© Christian Cristoforetti – Italia 2007.
I pastori transumanti del terzo millennio non dormono più a terra. Una macchina d'appoggio traina la loro casa errante alla ricerca di un buona sistemazione per la notte. La casa mobile è un carrello telonato opportunamente modificato negli anni.

Come funziona la loro economia?
Le entrate economiche sono per lo più garantite dalla vendita della carne ai grossisti, che servono le macellerie islamiche, dato che quella religione vieta il consumo della carne di maiale. Nel mondo globale di oggi, paradossalmente i pastori cristiani sopravvivono grazie agli immigrati musulmani. Per tosare le pecore si assolda una squadra di neozelandesi, veri specialisti del ramo (la Nuova Zelanda conta ben 17 diverse specie di pecore e 40 milioni di esemplari, dieci per abitante) che in tre pelano circa 500 animali al giorno, per un costo di 1 euro e 80 a capo. Gli ovini soffrono se non vengono tosati. Solo che la lana viene bruciata: in Italia non ha mercato. Soppiantata dalle fibre sintetiche la lana delle Alpi, purtroppo nessuno la compra più. Il latte, invece serve per sfamare i piccoli. Solo alla fine dell'inverno, quando i pastori tornano a casa tra le loro montagne, il casaro della malga lo trasforma nuovamente in ottimo formaggio. Le immagini di alcuni giovani, che hanno lasciato le città per vivere in montagna, completano il ritratto di questo mondo, Pastori nuovi, che seppure stanziali hanno percorso scelte di vita non meno interessanti e suggestive. Si occupano di curare il paesaggio alpino; per come noi lo conosciamo, da sempre il frutto dell'incontro tra l'uomo e la natura.

© Christian Cristoforetti
© Christian Cristoforetti – Oderzo (TV), Italia 2007.
La grande beffa: la lana tagliata viene tutta bruciata! Soppiantata dalle fibre sintetiche e dalle lane «specializzate» dell'Argentina e della Nuova Zelanda, la lana delle Alpi non ha mercato

Ricordi qualche incontro in particolare?
Cheyenne, ha fatto la scuola di pastora nella Foresta Nera. Fotografandola, ho scoperto che il suo è un "gregge da paesaggio". Garantisce all'amministrazione comunale lo sfalcio degli antichi pascoli (oggi inutilizzati) del Parco Nazionale dello Stelvio. Marco è un giovane originario di Varese, da più di dieci anni trasferitosi a Pejo, dove da bambino veniva in villeggiatura con la famiglia. Gestisce gli animali della valle, d'estate sale a malga Covel, un luogo meraviglioso dove pascola più di trecento capre. Teresa, canadese, figlia di un giornalista e una geologa, è stata insegnante di inglese in Sudamerica e aiuto skipper in quasi tutti i mari del globo. Giunta per la stagione delle mele in Trentino, ha conosciuto la vita dei pastori e si è innamorata delle capre. L'estate sale a malga Agnelessa dove gestisce il grande gregge della comunità, circa trecento animali, il resto dell'anno vive in un maso di alta quota sopra Cavalese con le sue venti capre, alcuni cani e una cavalla.

© Christian Cristoforetti
© Christian Cristoforetti – Foresta di Paneveggio, Alpi Trentine, Italia 2007.
La figlia di Roberto, seduta alla base di un larice secolare, «tiene» il suo cane da pastore:
chissà, se domani come oggi saranno uniti nell'eterno rito della transumanza!

Cosa ti resta di questo reportage?
La sensazione viva del non tempo e del non spazio, la passione dei pastori per il loro lavoro, l'immagine del gregge come un'onda pulsante simbolo della resistenza di un mondo ormai quasi scomparso, certamente un diverso punto di vista. Come dice Tiziano Terzani in Un altro giro di giostra: «La cura di tutte le cure è quella di cambiare punto di vista, di cambiare se stessi e con questa rivoluzione interiore dare il proprio contributo alla speranza in un mondo migliore». Accanto alle fotografie di questi nuovi pastori, vi sono poi quelle delle nuove generazioni, i bambini figli dei pastori. Osservandoli, ho compreso che il loro gioco imita il lavoro dei padri e mi sono chiesto quale sarà il futuro di questi cuccioli. Forse domani, come oggi, saranno uniti nell'eterno rito della transumanza.

© Christian Cristoforetti
© Christian Cristoforetti – Parco Nazionale dello Stelvio, Alpi Trentine 2007.
Cheyenne è una giovane pastora che con il suo gregge assicura la cura degli antichi pascoli in alta quota: il paesaggio - per come noi lo intendiamo - è da sempre il frutto dell'incontro tra uomo e natura.

Chi è
Trentino, ingegnere e fotografo free-lance. Specializzato nel ritratto e nel reportage sociale. Si occupa anche di progetti editoriali che, raccontando il legame tra l'uomo e il territorio, testimoniano storia e cultura di alcune delle eccellenze produttive del Made in Italy. Collabora con università, istituti di ricerca etnografica, case editrici e riviste nazionali e internazionali. Recentemente i suoi lavori sono stati esposti a Trento, Aosta, Milano, Torino, Kathmandu.


È la mappa che descrive i percorsi dei protagonisti di oggi.
Tratta dal libro “PASTORI NELLE ALPI.
Storia e testimonianza” ed. GIUNTI - Progetto comunitario Alpinet Gheep