Robert Capa

Una retrospettiva

 

In occasione del centenario della nascita, Palazzo Reale di Torino celebra con un’importante retrospettiva uno dei maestri della fotografia del XX secolo, fino al 14 luglio, con l’organizzazione della casa editrice d’arte Silvana Editoriale in collaborazione con Magnum Photos, celebre agenzia fotografica di cui Robert Capa fu uno dei soci fondatori nel 1947. L'esposizione racconta il percorso umano e artistico di Capa attraverso 97 fotografie in bianco e nero, raggruppate in 11 sezioni: Lev Trockij 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Gran Bretagna e Italia 1941-1944, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947-1949, Israele 1948-1950, Indocina 1954, Amici. In mostra sono inoltre presenti alcune fotografie di personaggi famosi - da Picasso a Hemingway, da Matisse a Ingrid Bergman - che illustrando le grandi qualità di ritrattista di Capa, dimostrano che non può essere etichettato semplicemente come fotografo di guerra: molte delle sue immagini infatti catturano, con sensibilità e arguzia, anche le gioie della pace.


Pablo Picasso e Françoise Gilot, Golfe-Juan, Francia, agosto1948
© Robert Capa / International Center of Photography / Magnum Photos

A proposito di amici, sembra che praticamente chiunque abbia bevuto un drink con Capa - o abbia giocato a poker o sia andato alle corse con lui - pensasse al fotografo, semplicemente sulla base di quelle poche ore, come a un amico intimo. La grande attrice Geraldine Fitzgerald ricordava che “Capa era estremamente amichevole. Trasmetteva un senso di euforia interiore. Avevi la sensazione che volesse condividere quell’euforia [...] Sembrava sempre divertirsi molto e la gente voleva unirsi a lui, condividere il divertimento”. Aveva una stupefacente cerchia di amici, molti dei quali erano fotografi e giornalisti itineranti quanto lui. Ogni volta che si trovavano nello stesso posto allo stesso momento, le loro amicizie interrotte si riprendevano, per quanto brevemente. Capa sembrava avere conoscenze dappertutto; ovunque arrivasse, gli bastava fare qualche telefonata e in men che non si dica veniva organizzata una festa o una partita a poker. A casa, a Parigi, Capa aveva un gruppo di amici intimi composto principalmente da espatriati americani: Ernest Hemingway, John Steinbeck, Irwin Shaw, il giornalista Art Buchwald, lo sceneggiatore Peter Viertel, e i registi John Huston e Anatole Litvak. Anche Pablo Picasso e Françoise Gilot erano suoi buoni amici. E poi c’era la famiglia allargata dei fotografi della Magnum, che avevano tutti accesso al mondo sfavillante e incantevole di Capa.


Robert Capa fotografato da Ruth Orkin. Parigi, Francia, 1952
© Collection Capa / Magnum Photos

Per John Morris, primo direttore di Magnum Photos e grande amico di Robert Capa
, «lavorare con lui era un sogno». Morris, che è intervenuto all’apertura della mostra, conobbe Capa durante la seconda guerra mondiale quando era responsabile della redazione londinese della rivista Life e assicurò la copertura dello sbarco in Normandia con la pubblicazione delle storiche foto di Capa, che documentarono i momenti cruciali dell'azione. Da allora i due instaurarono un sodalizio umano e lavorativo che si interruppe solo nel 1954, quando John Morris ricevette il telegramma che annunciava la tragica morte del collega e amico. Nel 1938 Robert Capa fu definito dalla prestigiosa rivista inglese Picture Post “il migliore fotoreporter di guerra nel mondo”. Sebbene il suo lavoro sia in molti tratti lirico e talvolta anche spiritoso - tanto da essere paragonabile a quello di altri fotografi come André Kertész o Henri Cartier-Bresson - tuttavia la forza visiva e l’incisività delle sue fotografie, oltre alla quantità dei reportage realizzati, giustificano ancora oggi questo lusinghiero giudizio.


Due motociclisti e una donna percorrono la strada da Nam Dinh aThai Binh. Vietnam, 25 maggio 1954
© Robert Capa / International Center of Photography / Magnum Photos

Senza dubbio l'esperienza bellica fu al centro della sua attività di fotografo: iniziò come fotoreporter durante la guerra civile spagnola (1936-39), proseguì attestando con i suoi scatti la resistenza cinese di fronte all'invasione del Giappone (1938), la seconda guerra mondiale (1941-45) - fra cui spicca la documentazione dello sbarco in Normandia - e ancora il primo conflitto Arabo-Israeliano (1948), e quello francese in Indocina (1954), durante il quale morì, ucciso da una mina antiuomo, a soli 40 anni. Robert Capa fu tra i primi a capire l'importanza del mezzo fotografico come arma di denuncia e di testimonianza, i suoi reportage comparirono sulle più importanti riviste internazionali, fra le quali Life e Picture Post. Durante la sua breve e folgorante carriera, riuscì a documentare cinque guerre, con quel suo modo di fotografare potente e toccante allo stesso tempo, senza alcuna retorica e con un’urgenza tale da spingersi a scattare a pochi metri dai campi di battaglia, fin dentro il cuore dei conflitti.

Non gli fu difficile raccontare gli esuli, i soldati feriti, la popolazione civile stremata perché conosceva molte delle esperienze di coloro che aveva ritratto. Egli stesso era stato un rifugiato politico, aveva provato in prima persona la fame, il dolore della perdita, la fuga dalla furia dell'antisemitismo nazista, esperienze che lo portarono a provare una profonda empatia, un'intima fratellanza con i protagonisti delle sue fotografie. Le sue immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza, per l’umanità che riescono a comunicare. Più che le battaglie, Capa racconta gli eventi bellici attraverso gli sguardi della popolazione civile, dei bambini, e di tutti i sopravvissuti che, nonostante le perdite e la distruzione, riescono, con ammirevole forza e dignità, ad andare avanti. Immagini che sono entrate in maniera indelebile nell’immaginario del Novecento.