Festival

FOTOGRAFIA, Roma

 

La XIII edizione di FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma (ospitata negli spazi espositivi della Sala Enel del MACRO dal 27 settembre 2014 all’11 gennaio 2015) è dedicata al Ritratto, inteso non solo come genere che ha accompagnato sin dall’inizio la storia della fotografia, ma anche come strumento di analisi della società contemporanea. Il tema del ritratto è affrontato ricostruendone il percorso storico e il ruolo all’interno dell’arte contemporanea, della letteratura e del cinema, sottolineando l’interdisciplinarietà che lega la fotografia ai campi di studio antropologici, filosofici, sociologici e semiotici. Ricercando nel ritratto i diversi significati della rappresentazione fotografica intesa come strumento di conoscenza dell’altro. Indagando il rapporto che si instaura tra individui e collettività e i processi che, attraverso la fotografia dell’altro, permettono la rappresentazione del proprio io esteriorizzato in opposizione o in alternativa all’autoritratto. Riflettendo sul rapporto che lega la fotografia e la tecnologia, su come le ultime rivoluzioni digitali stiano influenzando le modalità di rappresentazione e la pratica fotografica.
 


© Arthur Patten, Claudio Santamaria, 1997. Copyright Fonds Arturo Patten / IMEC

La mostra cardine sul quale orbita il tema della XIII edizione è una collettiva composta da autori selezionati e suggeriti da fotografi, curatori, critici e direttori di musei di rilievo internazionale, e presenta lavori di autori come Antonio Biasucci e Piergiorgio Branzi, Asger Carlsen e Paolo Ventura. Oltre alla collettiva, il Festival propone una serie di mostre personali di altissimo rilievo. Per esempio Asylum of the Birds, l’ultimo lavoro di Roger Ballen, presentato come uno dei fotografi più originali del ventunesimo secolo: una serie di ritratti surreali e suggestivi, spesso inquietanti, realizzati nell’arco di molti anni in una casa alla periferia di Johannesburg abitata da persone e animali, in particolare uccelli. Il MACRO ospita anche in prima mondiale The Beats di Larry Fink, il celebre fotografo americano che, in un viaggio on the road nel 1958, realizzò questo ritratto di scrittori, musicisti e artisti della beat generation americana.
 


© Larry Fink, Houston, TX, 1958

Al dodicesimo anno della Commissione Roma, Marco Delogu, fotografo e direttore artistico del festival, ha deciso di mettersi in gioco direttamente e di raccontare Roma, la sua città, dopo averla fatta raccontare a grandi fotografi come Josef Koudelka, Anders Petersen, Martin Parr, Graciela Iturbide. Nella serie delle lune e dei soli neri di Luce attesa si percepisce lo sguardo di chi conosce Roma “dal di dentro”, nella sua natura più intima, nella sua bellezza e nella sua inerzia, quando «la notte s’è fatta giorno e il giorno è divenuto notte».
 


© Carlotta Cardana, Ben and Holly, Modern Couples, 2013

Tra le altre mostre, segnaliamo quella dei minori stranieri non accompagnati che partecipano al laboratorio Fotografico di CivicoZero, il centro diurno a bassa soglia di Save the Children, capitanati da Mohamed Keita, anch’egli arrivato in Italia da solo nel 2009 e oggi responsabile del laboratorio, che comunicano attraverso l’obiettivo speranze, paure e incertezze, voglia di dialogare. Per quanto riguarda i premi, segnaliamo il vincitore della terza edizione del Premio Graziadei è, invece, Pietro Paolini con The Two Half, un lavoro che espolora la quotidianità venezuelana.
 


© Pietro Paolini, Nuevo Circo, uno spazio sociale autogestito di arti circensi e di strada. Il circo è stato istallato nella vecchia arena per le corride, ormai abolite nella fitta di Caracas, Marzo 2014

Infine, se - da una parte - alcuni centri culturali e teatri di periferia di Roma ospiteranno, dalla fine di ottobre, alcune delle opere in mostra (in particolare i lavori di Francesco Francaviglia e Daniele Molajoli, che inaugureranno il loro percorso espositivo al Piccolo Cinema America), dall’altra una grande novità di quest’anno è la collaborazione con Milano: presso i Frigoriferi Milanesi, infatti, dove hanno sede l’Archivio Ugo Mulas e la Fondazione Forma per la Fotografia, durante Bookcity (14-16 novembre), verranno presentata una selezione di immagini di FOTOGRAFIA e, alla fine di gennaio, si esporranno tra gli altri i lavori di Roger Ballen, Larry Fink, e Marco Delogu.
 


© Marco Delogu, Luce Attesa, Villa Medici, 2014. Courtesy Galleria Il Segno

A proposito di Delogu, riproduciamo di seguito un estratto del testo preparato per l’occasione sulla centralità del ritratto: «Nel 1543 Carlo V incaricò Tiziano di ritrarre sua moglie Isabella. La pratica del ritratto è un’esperienza complessa: identità, materia, linguaggi e lentezza. La centralità dell’artista è decisiva. Tiziano dipingeva Isabella morta da quattro anni. La fotografia ritrae persone vive e, solo in rari casi, morte. Il festival della fotografia è la creazione di un enorme ritratto. È generare altre occasioni per vivere: incontri, incroci e sovrapposizioni di molte esperienze, emozioni e vite interiori. […] La fotografia produce vita, ricorda vite, anche quando fotografa morte. Biasiucci ci restituisce la memoria di una comunità di soldati “massacrati” e non sappiamo quante delle persone che incontreremo nelle pareti di tutto il festival non sono più su questa terra. Sappiamo però che come Carlo V e sua moglie Isabella, dipinti da Tiziano lui in vita e lei no, continueremo a vivere guardando questi ritratti e avremo voglia di farne molti altri. Nessuna accumulazione inutile, solo lentezza, appartenenza e profondità».
 


© Nicolò Degiorgis, Hidden Islam, 2014

Per lo scrittore Francesco M. Cataluccio, che ha partecipato alla selezione degli autori della grande collettiva sul ritratto, «quando arrivò la fotografia, la ritrattistica divenne un lavoro seriale e l’immagine qualcosa di, apparentemente, più oggettivo. Le “ditte dei ritratti” abbellirono i salotti e le camere borghesi, come le lapidi dei cimiteri, con mille espressioni diverse di volti fermati in un attimo con fattezze irripetibili, e quindi uniche come un dipinto. Così ci furono addirittura coloro che, come il geniale drammaturgo, filosofo, scrittore, pittore e fotografo polacco Stanislaw Ignacy Witkiewicz (1885-1939), proposero ai clienti il ritratto dipinto oppure la foto. Fu proprio lui, assieme a Umberto Boccioni (Io-Noi-Boccioni, 1907-1910) e Marcel Duchamp (Attorno a un tavolo, 1917) a sperimentare le possibilità della fotografia (grazie al fotomontaggio o all’autoscatto con l’ausilio di una batteria di specchi) di produrre degli autoritratti multipli, simboli del disfarsi dell’Io, come centro unitario del mondo, dell’uomo moderno.
 


© August Sander, Giovani contadini, Jungbauern, Westerwald, 1914

Gli artisti, grazie alla fotografia, scoprirono la possibilità di ritrarsi attraverso i ritratti degli altri. Prima che i “selfie”, scattati con i telefoni cellulari divenissero un fenomeno di narcisismo di massa, i fotografi produssero i propri autoritratti grazie alle luci e alle ombre, e le espressioni, che coglievano nei volti delle persone che immortalavano con i loro obbiettivi. Spesso, nel ritratto, il fotografo fa il proprio autoritratto: racconta la sua storia usando i volti degli altri. Se il ritratto (pittorico o fotografico) racconta una storia (della persona rappresentata ma anche dello stesso artista) è anche vero che, allo stesso tempo, quell’immagine ferma la vita, come uno spillone quando fissa una farfalla. Per questo, acutamente, Umberto Saba, in una delle sue ultime poesie, intitolata Fotografia (1951), scrisse: “Io se mi vedo, è solo morto. O ragazzo di quindici anni”. In tutte e due i casi si ipotizza uno stato diverso da quella persona anziana che guarda la foto di sé adolescente. Il ritratto infatti sta tra il Passato e il Futuro, sospeso in un equilibrio magico che ha il potere di fermare il Tempo».


© Mohamed keita, J’habite Termini, 2012

Metodi di pagamento: