Le straordinarie tecnologie Large High Resolution “LHR” e Real High Definition “RHD” nella ripresa di affreschi e dipinti di grandi dimensioni applicata anche all'Opera di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova.
© Immagini di Gerando Bonomo e HALTADEFINIZIONE® su gentile concessione del Comune di Padova – Direzione Musei Civici


» Introduzione » L'affresco, il primo esempio di gigantografia
» L'affresco e la sua riproduzione fotografica » Il Gigapixel, questo sconosciuto
» Large High Resolution “LHR”: finalmente uno standard » La Cappella degli Scrovegni: niente di più difficile!
» Che notte quella notte! » Conclusioni e appendice tecnica

 

Il rapporto uomo/macchina costituisce uno dei parametri che maggiormente distingue il genere umano dagli altri esseri viventi, la capacità di inventare e costruire strumenti che gli permettano di realizzare azioni e oggetti che in natura non esistono e dei quali non è provvisto al momento della nascita. Qui parleremo di due macchine, una macchina calcolatrice e una macchina fotografica, utilizzate in sinergia tra loro per ottenere un'azione apparentemente impossibile: l'acquisizione digitale senza perdita di dettaglio di un affresco eseguito da un uomo, un pittore, Giotto, 700 anni fa. Volutamente non abbiamo chiesto all'azienda che si è occupata di questo lavoro, HAL9000, perché ha scelto questo nome.
Ma è evidente l'ispirazione all'infernale macchina calcolatrice concepita dalle menti del regista Stanley Kubrick e dello scrittore Arthur C. Clarke che per Kubrick si occupò di sceneggiare un suo breve racconto, “La sentinella”, per dar vita al film 2001 Odissea nello spazio.

Come recita correttamente la prima legge di Murphy “Se qualcosa può andar storto, lo farà”.
E una cosa può andare storta per errore umano o per l'errore di una macchina, o per entrambe le cose. E i presupposti per l'irrealizzabilità del progetto di cui vi racconteremo qui di seguito erano notevoli: innanzitutto le possibilità, remote ma non comunque impossibili, che qualcuno dei macchinari utilizzati non svolgesse in modo adeguato il suo lavoro, poi la possibilità che fosse l'uomo a sbagliare in una delle innumerevoli fasi del progetto.
E invece HAL9000 ha fatto alla perfezione il suo lavoro.

In realtà si dovrebbe parlare di HALTADEFINIZIONE®: è con questo marchio infatti che HAL9000 produce contenuti digitali in alta definizione.
Per quali ragioni i tecnici di HALTADEFINIZIONE® hanno raggiunto il loro obiettivo?
1) perché lo volevano assolutamente
2) perché conoscevano perfettamente anche la più reposta vite o stringa di comando di software dei macchinari utilizzati, e hanno “ordinato” alle macchine di fare quello che loro volevano, e non il contrario.
Come disse Gene Kranz, il direttore di volo di Apollo 13 dopo l'esplosione a bordo della Odissey dei due serbatoi di ossigeno: “Il fallimento non è contemplato”. E fallimento non fu.

Tornando per un momento con i piedi per terra, quindi al nostro meraviglioso mondo della fotografia e delle macchine fotografiche, quante volte ci “arrabbiamo” per un bilanciamento del bianco in automatico che non corrisponde ai nostri desiderata, o a un aspetto di back o front focus ovviamente in AF, o a un problema di esposizione, naturalmente in automatico?
Perché tutti questi automatismi spesso non rispondono alle nostre aspettative?
Semplice, perché come qualsiasi cosa o strumento su questa pianeta o in questo Universo, tutto tende alla perfezione ma niente è perfetto, fotocamere comprese. Ecco perché anche un sistema in automatico va comunque sempre, quantomeno controllato dal suo “padrone”, l'essere umano.
Ed è proprio quello che abbiamo visto durante la realizzazione del lavoro di HALTADEFINIZIONE® di cui daremo conto in questa eXperience: fotocamere, obiettivi, computer, sistemi di puntamento formidabili, ma il tutto gestito e controllato da un team di persone.
Più formidabili dei macchinari impiegati.

Cappella Scrovegni


Introduzione

È importante la fotografia? E quanto? Sì, la fotografia è importante, importantissima.
In qualunque applicazione la fotografia permette di riprodurre, salvandola, la realtà.
Fermando la realtà la fotografia la salva, innanzitutto dal tempo, che modifica la realtà, in meglio o in peggio non ha importanza, per certo la modifica. Esistono poi realtà "sacrificabili", che non è necessario fotografare: un uovo di gallina, anche se in realtà diverso tanto dal precedente che dal successivo, alla fine è continuamente replicato/fotografato dalla natura stessa.
Ma ci sono realtà che la natura, o l'uomo – che fa comunque parte della natura – non è in grado di replicare.
E ci sono poi soggetti, o oggetti, che se fosse comunque possibile replicare perderebbero di valore o di importanza, basta pensare alla copia di un quadro, o di un affresco, tanto per anticipare il tema di questa eXperience.
L'arte, per quanto creata dall'uomo, è uno degli esempi più illuminanti di realtà non replicabile: un pittore durante il suo percorso può aver eseguito le tele migliori nella maturità, ma questo non toglie nulla alle tele eseguite agli inizi della carriera: le ultime potranno anche essere migliori, potranno essere quelle che lo ricorderanno universalmente, ma non sostituiscono le prime.
Continuando su questo pensiero, se gli ultimi lavori non sostituiscono il primo, niente sostituisce gli ultimi, o i più importanti. Ed ecco la fotografia, la riproduzione del dipinto, eseguita con le migliori sorgenti di illuminazione professionali, e naturalmente con la fotocamera che trasferisce il maggior numero di dettagli e di sfumature di colore.
La fotografia quindi che salva dal tempo la tela; procedura complessa ma alla fine non impossibile.
Ma cosa fare quando si parla di pittura ma di un'altra tecnica, come l'affresco?