Jumbo MultiBigShoot per obiettivi PC-E Nikkor: ottenere un sensore medio formato con Nikon DSLR

A cura di: Redazione FeelNikon

La staffa di supporto Jumbo MultiBigShoot “JMBS” permette di fissare su treppiedi l'obiettivo quindi il punto di ripresa potendo così sfruttare, attraverso il decentramento meccanico dell'obiettivo, il maggior cerchio di copertura offerto dalla serie di obiettivi PC-E Nikkor 24, 45 ed 85. Scattando fotogrammi affiancati sul piano focale attraverso il decentramento del corpo invece che del punto di ripresa, si ottiene di fatto un maggior formato, un maggior angolo di campo e maggiore risoluzione mantenendo, in questa versione, anche le potenzialità di basculaggio delle focali PC-E 24 e 45mm.

A cura della redazione FeelNikon

» Introduzione » Confezione, codice e contenuto
» Quale fotocamera e quale obiettivo » Il treppiedi, l'accessorio fondamentale
» Accessori per la ripresa » Suggerimenti di ripresa
» Formati e risoluzioni » Sviluppo RAW/NEF
» Stitching con Adobe Photomerge » Photogallery

 

Quale fotocamera e quale obiettivo

Il Jumbo MultiBigShoot è compatibile esclusivamente con la linea di ottiche della serie PC-E Nikkor dai quali sfrutta i movimenti meccanici di decentramento e basculaggio oltre che il maggiore cerchio di copertura rispetto agli obiettivi FX standard e, a maggior ragione, di quelli DX. La scelta deve quindi essere effettuata in base ai fini fotografici tra il PC-E Nikkor 24mm f/3.5D ED il PC-E Micro Nikkor 45mm f/2.8D ED ed il PC-E Micro Nikkor 85mm f/2.8D.

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Ciascun obiettivo ha un suo angolo di campo e una sua resa prospettica. L'angolo di campo diminuisce con l'aumentare della focale. L'angolo di campo varia leggermente in base all'area del sensore della fotocamera: anche in impiego Jumbo MBS e a parità di obiettivo, l'angolo di campo è leggermente inferiore usando mosaici ottenuto da DSRL in formato DX rispetto alle FX. Assodato che l'obiettivo deve essere necessariamente uno dei tre PC-E Nikkor oggi disponibili, è possibile utilizzare qualsiasi Reflex Nikon, tanto in produzione che fuori produzione, nel tipico stile Nikon della piena compatibilità della maggior parte delle reflex, degli obiettivi e degli accessori sia in produzione che fuori produzione. Va da sé, naturalmente, che utilizzando le DSLR prosumer o professionali dell'ultima generazione si otterrà un file di qualità e quantità superiore rispetto alle DSRL ormai fuori produzione da tempo.

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Il treppiedi, l'accessorio fondamentale

Ingrandisci l'immagineÈ chiaro che per lavorare con il Jumbo MBS l'uso del treppiedi è ovviamente obbligatorio. Visto che l'utilità prima del Jumbo è quello di generare file con una risoluzione superiore a quella nativa della fotocamera e quindi alla fine con la maggior nitidezza assoluta, il sistema deve essere completamente scevro da qualsiasi accessorio o workflow che in qualche modo vada a minare la qualità dei singoli file. Ecco perché non solo il treppiedi è fondamentale, ma perché deve essere di ottima qualità. Un treppiedi di qualità deve innanzitutto riportare il massimo peso consentito dalla sua struttura, peso determinato dal peso della testa utilizzata e del gruppo Jumbo MBS/DSLR/Obiettivo.

Un sistema per comprendere la qualità di un treppiedi è quello di estendere completamente tutte le sezioni delle gambe. Una volta posizionato il treppiedi si impugnano con le mani le sommità di due delle tre gambe e si tenta di effettuare una rotazione del treppiedi stesso. Un buon treppiedi, così sollecitato, non deve manifestare torsioni reversibili quanto visibili all'altezza della crociera, che è il punto dove vanno a inserirsi le sommità delle gambe.

Oggi i treppiedi sono realizzati nel tradizionale alluminio e nel più solido e leggero carbonio. Il treppiedi in carbonio è più leggero da trasportare ma si consiglia, una vola posizionato, di appesantirlo, per esempio tendendo una corda tra la base della colonna e una borsa pesante appoggiata per terra – non sospesa – o applicando alle gambe un accessorio chiamato culla: realizzato in stoffa, serve di norma per poter appoggiare piccoli accessori da usare di volta in volta durante lo shooting, ma può anche essere riempito con materiale pesante reperito sul posto, o portato sul posto, come pietre, per appesantire la struttura del treppiedi. Più il treppiedi è pesante o è reso pesante, meglio è; il concetto di massa raggiunta non deve però comprendere il peso della testa e della fotocamera impiegata, deve essere un peso interamente concentrato al di sotto della crociera.

Una volta scelto il treppiedi si passa alla scelta della testa. Nuovamente, un treppiedi che sia di ottima marca è di norma venduto senza la testa che viene scelta successivamente.
Esistono fondamentalmente tre tipi di teste:

  • a tre movimenti: hanno il vantaggio di poter bloccare indipendentemente i tre assi lungo cui lavora la testa. Sono disponibili anche versioni con movimenti micrometrici.
  • a sfera, hanno il vantaggio di bloccare con una sola manopola tutti i movimenti della testa; questo vantaggio può però trasformarsi in vantaggio nelle situazioni in cui è necessario controllare in modo micrometrico e indipendente il movimento su ciascun asse.
  • fluide: possono lavorare solo sull'asse di spostamento orizzontale e verticale e sono indicate soprattutto per le riprese video, o in situazioni di shooting fotografico con il soggetto in rapido spostamento, come nella fotografia sportiva.
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Gli accessori di ripresa

Una volta posizionata correttamente la fotocamera su un treppiedi dotato di una testa di qualità, indipendentemente dal tempo di scatto con cui si andrà a lavorare si suggerisce:

  1. di attivare l'alzo preventivo dello specchio “M-Up” sulle fotocamere dotate dell'opzione oppure attivare da menu l'opzione “ritardo allo scatto”


  2. di attivare l'autoscatto nei modelli di fotocamera che portano all'alzo intenzionale dello specchio all'inizio del countdown dell'autoscatto


  3. di utilizzare sempre un sistema di scatto, a filo piuttosto che wireless, in modo da non dover mai premere direttamente il pulsante di scatto col dito: questo comporterebbe il rischio di vibrazioni piuttosto che qualche microspostamento dell'intero gruppo treppiedi che costringerebbe la successiva unione con Photomerge ad un intervento di correzione prospettica


  4. di proteggere la lente frontale dell'obiettivo tanto dai raggi di luce puntiforme, che possono essere generati tanto dal sole che da sorgenti di luce artificiale come i lampioni; questo è possibile in parte con il paraluce a corredo con ciascun PC-E Nikkor, e in parte usando le cosiddette “bandiere”: sono cartoncini opachi neri che opportunamente sagomati e posizionati in prossimità della lente frontale dell'obiettivo – controllando attraverso il mirino o in Live View on-camera o su monitor computer, che non entrino in campo - in modo da interporsi perfettamente tra la sorgente di luce puntiforme e la lente frontale dell'obiettivo. La lente frontale va riparata anche dalla luce riflessa e diffusa, per esempio dalla facciata bianca di una casa posizionata lateralmente e vicino all'obiettivo


  5. la lente frontale dell'obiettivo deve essere perfettamente pulita in modo da evitare, se dovesse intercettare un raggio di luce che le impurità eventualmente adese alla lente frontale, una volta colpite dalla luce diretta, si rivelino poi nello scatto finale come superfici circolari chiare e leggermente sfuocate, soprattutto se lo sfondo della scena inquadrata è scuro

Ingrandisci l'immagineQualche suggerimento per la ripresa:

  1. lavorare esclusivamente (molto “preferibilmente”) nel formato RAW/NEF per poter eventualmente postprodurre in modo efficace i file attraverso ViewNX o Capture NX2 circa la gestione esposizione, Picture Control e sviluppo colore, prima dell’unione a mosaico finale da farsi in Photomerge di Photoshop o PtGui


  2. effettuare un bracketing dell’esposizione indipendentemente dal sistema di esposizione utilizzato in situazioni ad alto contrasto


  3. quando è necessaria una notevole profondità di campo, agire tanto sui basculaggi che sulla chiusura del diaframma fino ad ottenere una resa ottimale, scattando quindi anche in questo caso serie di immagini contigue a diversi diaframmi e gradi di basculaggi per poi controllare in postproduzione l’accoppiata più efficace


  4. effettuare sempre un bilanciamento del bianco in preset, includendo se possibile tra gli scatti iniziali dello shooting una ripresa con una ColorChecker: sarà poi utile per confrontare in modo ripetibile sia il bilanciamento del bianco ottimale che gli altri parametri cromatici; la ColorChecker è indispensabile nelle fotografie di quadri, mosaici, affreschi, opere d’arte, per avere un riferimento cromatico confrontabile per la successiva postproduzione e stampa del file, sia con i sistemi ink-jet che di stampa tipografica