Realizzare ottimi ritratti con un solo flash a slitta è molto semplice ed economico, ma prima è necessario conoscere il linguaggio della luce ed entrare in sintonia con esso.

 

Il linguaggio della luce Flash, stativo e snodo
Pannelli traslucidi Ombrelli riflessi e diffusi
Softbox dedicati Lenzuola bianche
Creare dramma con le griglie Link utili e Photogallery

 

Una sola luce basta?

Personalmente ritengo la luce un fenomeno naturale di disarmante eccellenza, secondo solamente all’aria che respiriamo, due doni che neanche siamo chiamati a meritare. La luce ci svela ogni entità che ci circonda, capace di scolpire forme, evidenziare volumi, esaltare colori, generare riverberi, e altre “esperienze visive” che ormai consideriamo banalmente consuete. Il fotografo, analogamente allo scultore e al pittore, deve ritenersi un privilegiato: si distingue per la sua sviluppata attitudine a cogliere profondamente i messaggi della luce, intesa nella sua forma di espressione artistica, rivelando la sua personale interpretazione attraverso il linguaggio delle immagini. La breve disquisizione è servita per rispondere alla domanda che introduce l’articolo: viviamo in un mondo illuminato da una sola luce, ma spesso il concetto ci sfugge!
Dopo aver argomentato una risposta universalmente valida, cerchiamo di comprendere le motivazioni che ci guidano all’uso di una sola sorgente luminosa (naturale o meno), oppure fonti aggiuntive. Il sole rappresenta la più sconvolgente, instancabile e mutante fonte di illuminazione sempre disponibile, potente, dinamica e multi-colore, dall’alba fino all’imbrunire; tutto questo non basta? Punti di vista.
La luce naturale è bastata fin dagli albori della fotografia, e continua a esserlo senza dubbio. Oggi abbiamo il privilegio di poterla controllare con maggiore maturità e padronanza, avendo la capacità di agire su numerose proprietà, dettagliatamente analizzate nel seguito, come il grado di “eleganza” delle ombre. In misura differente ammettiamo, però, di “subire” la luce ambiente, non potendo agire su alcuni fondamentali attributi e regole del suo linguaggio, motivazione che legittima l’impiego di fonti di luce artificiale capaci di imitare il sole (progettate “a sua immagine e somiglianza”), oppure sostituirlo per conferire emozioni singolari. Tuttavia, declassare il sole può servire a risparmiare soldi, affidandogli cioè il ruolo di fonte luminosa “accessoria” o d’effetto (controluce, modellamento), economica e magica, come dimostreremo con le nostre immagini d’esempio scattate con il lampeggiatore Nikon SB-910 del quale segnaliamo il precedente eXperience Flash Nikon SB-910: l’illuminazione speedlight si rinnova

Il linguaggio della luce

L’argomento non ha ovviamente la pretesa di fornire nozioni scientifiche o universitarie, piuttosto rappresenta una chiave di lettura differente finalizzata a lasciare emergere tutto il potenziale “fotografico” insito nella luce.

Quando impariamo una nuova lingua, ci concentriamo sugli elementi fondamentali del linguaggio specifico (vocaboli essenziali, pronuncia), per proseguire con le regole che danno origine al senso delle parole stesse (grammatica); tutto ciò dipende dalle caratteristiche distintive della singola lingua.

La luce, intesa come fenomeno fisico disponibile in natura, rappresenta il linguaggio universalmente valido per definizione, fatto di proprietà elementari e di una grammatica semplice da apprendere. Per quanto possa apparire strano, in qualità di linguaggio la luce ha anche i suoi “dialetti”, forme differenti di espressione, identificabili soprattutto nella luce artificiale (vi siete mai chiesti quanti tipi di luce artificiale esistono?).

Il fotografo è interessato al linguaggio della luce nella sua forma di energia luminosa, e le proprietà da orchestrare abilmente, per ottenere risultati apprezzabili, sono riassunte di seguito.


DIREZIONE:

La luce irradia da una specifica distanza e altezza rispetto al soggetto che la riceve, parametri che determinano quindi la direzione dell’energia luminosa. Nella fotografia di Ritratto e sue molteplici estensioni, la direzione è responsabile del “carattere” (mood) che si intende conferire all’immagine, agendo sul rapporto sorgente-soggetto e naturalmente sul punto di ripresa scelto (fotografo-soggetto). La consapevolezza della direzione ci dona il potere di trasformare uno scatto (apparentemente) privo di carattere in un’immagine evocativa e artistica.

Ecco un esempio concreto che evidenzia il miglioramento introdotto dalla variazione di direzione.


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Flash frontale senza accessori, montato
sulla fotocamera.

Modella: Francesca M.

(Nikon D4 + Nikon
SB-910
)
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Flash esterno alla fotocamera senza accessori, frontale al soggetto, altezza 2mt
e orientamento 45°.

Modella: Francesca M.

(Nikon D4 + Nikon
SB-910
)

QUALITÀ:

Ci riferiamo alla qualità della luce attraverso comuni espressioni di percezione visiva, come illuminazione morbida, contrastata, diffusa, speculare, uniforme. Nello specifico, la qualità della luce si manifesta dal rapporto esistente tra alte luci e ombre (il contrasto tonale), generalmente misurata attraverso il grado di morbidezza di queste ultime. La qualità è controllabile con una moltitudine di strumenti e soluzioni; nel Ritratto diventa fondamentale saperla governare consapevolmente, raggiungendo un’intima complicità con la direzione.
Un esempio pratico che testimonia il miglioramento di qualità ottenuto su alte luci (riduzione della specularità) e ombre (transizioni più estese e gradevoli).


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Flash esterno alla fotocamera senza accessori, frontale al soggetto, altezza 2mt e orientamento 45°.

Modella: Francesca M.

(Nikon D4 + Nikon
SB-910
)
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Flash esterno alla fotocamera interferito da pannello traslucido (diametro 120cm), posto alla destra della fotocamera, altezza 2.5mt e orientamento 45°.

Modella: Francesca M.

(Nikon D4 + Nikon
SB-910
)

COLORE:

La luce si manifesta in natura con una propria tinta, aspetto percepibile a occhio nudo ma anche misurabile in gradi Kelvin; il sole stesso modifica la propria temperatura colore durante le ore della giornata, con valori compresi nell’intervallo 2.000-10.000 Kelvin. La luce continua, come lampadine al tungsteno e tubi fluorescenti di larga diffusione, ha una sua specifica temperatura colore, percepita visivamente come luce “calda” o “fredda”. Operando invece con illuminazione flash (a slitta o da studio), ricordiamo che la temperatura colore è predisposta su 5.500°K circa, ed essendo immutabile nell’elettronica costruttiva si preferisce impiegare una soluzione esterna, basata sulle popolari gelatine di correzione colore. Le fotocamere digitali sono capaci di restituirci immagini perfettamente neutre in termini di rappresentazione del bianco (Auto-WB o predefiniti), riferito alla luce ambiente, ma i problemi sorgono quando le fonti di illuminazione presentano differenti temperature colore, fenomeno ancor più critico operando in luce mista (naturale/artificiale).
Ecco due immagini appartenenti alla stessa sessione, scattate in differenti condizioni di luce e conseguente temperatura colore.


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Soggetto in ombra, sole interferito da pannello traslucido Lastolite Joe McNally Skylite (110x110cm),
temperatura colore: 5.500K.

Modella: Francesca M.
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Soggetto esposto al sole diretto
(ore 16:00),
temperatura colore: 4.700K.

Modella: Francesca M.


Le sorprendenti dinamiche che dirigono armoniosamente le proprietà della luce appena discusse, rappresentano le “leve” sulle quali l’artista può insistere affinché comunichi efficacemente attraverso il linguaggio universale delle immagini. Il comportamento della luce trova origine nella sua natura fisica, quando incontra l’aria, in funzione della dimensione della sorgente luminosa, le distanze in gioco (luce/soggetto), le possibili alterazioni introdotte da materiali volutamente impiegati dal fotografo (accessori o modificatori).

Analizziamo sinteticamente i principi della luce, essenziali e validi in qualsiasi situazione e genere fotografico.

  • La dimensione della sorgente illuminante stabilisce il grado di morbidezza generale della luce (livello di contrasto), in misura direttamente proporzionale; quindi una fonte di luce piccola genera transizioni tonali (dalle alte luci verso le ombre) molto rapide e contrastate, mentre una sorgente di grandi dimensioni riduce la specularità delle alte luci e proietta ombre cosiddette “gentili”. Ma come possiamo modificare la dimensione fisica di un flash? Generalmente si impiegano modificatori di luce come ombrelli fotografici, pannelli traslucidi o softbox, ma funziona egregiamente anche un lenzuolo o una tenda, come dimostreremo nel seguito.


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Flash a slitta interferito da pannello traslucido (diametro 120cm) posto alla destra della fotocamera.

Modella: Francesca M.

(Nikon D4 + Nikon
SB-910
)
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Softbox Ottagonale diametro 190cm, posto alla destra della fotocamera, dotato di diffusore esterno.

Modella: Valentina B.

(Nikon D4, Generatore Elinchrom Ranger RX 1100W/sec, Elinchrom Octa 190cm)


  • La distanza che intercorre tra la sorgente illuminante e il soggetto influenza il grado di morbidezza delle ombre e specularità delle alte luci; una fonte di luce piuttosto distante genera volumi poco evidenti (in gergo “luce piatta”), mentre una sorgente ravvicinata produce ampie transizioni tonali (notoriamente apprezzabili). Anche in questo caso, è consuetudine usare modificatori di luce, in grado di offrire un maggiore contenimento della dispersione di energia luminosa (o “spill”), oppure effetti di “luce bianca” (ombre quasi nulle) molto ricercati nella fotografia di Moda e Beauty.

     
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Nikon SB-910 esterno alla fotocamera, interferito da ombrello traslucido (diametro 120cm) posto a circa 3mt di distanza sulla destra della fotocamera, altezza 2mt, orientamento 45°.

Modella: Aidelis.
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Nikon SB-910 esterno alla fotocamera, interferito da ombrello traslucido (diametro 120cm) posto a circa 1mt di distanza sulla destra della fotocamera, altezza 2mt, orientamento 45°.

Modella: Aidelis.
       

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Nikon SB-910 esterno alla fotocamera, montato su Griglia Rogue, posto a circa 1,5mt di distanza frontalmente al soggetto, orientamento 45°. Sebbene la griglia produca una luce piuttosto selettiva, la distanza ravvicinata sorgente-soggetto consente di ottenere ombre transienti e alte luci leggibili.

Modella: Alessia A.


  • La luce intesa come energia luminosa, si propaga nello spazio con la legge del quadrato; in sintesi, la caduta di luce sulle lunghe distanze è molto rapida, un fenomeno che può essere di grande aiuto quando decidiamo di ottenere sfondi scuri, oppure illuminare soggetto e sfondo sfruttando una sola sorgente. Affinché si possa beneficiare di questo comportamento, è necessario tener presente la dimensione della sorgente illuminante, la direzione, la potenza di emissione lampo, il ruolo del modificatore di luce impiegato e le distanze in gioco (luce-soggetto, soggetto-sfondo).
     
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Nikon SB-910 esterno alla fotocamera, montato su Griglia Rogue, posto a circa 2mt di distanza frontalmente al soggetto, orientamento 30°.
La ridotta prossimità sorgente-soggetto offre una favorevole copertura dello sfondo, amplificando il riferimento spaziale con la generazione di un’ombra “clone”.

Modello: Riccardo Moro.
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Nikon SB-910 montato su softbox 60x80cm con diffusore interno ed esterno, disposto sulla destra della fotocamera in posizione posteriore. La distanza e la direzione della sorgente luminosa hanno prodotto uno sfondo totalmente scuro (in origine grigio).

Modella: Aidelis.

Set 1: Flash, stativo e snodo

Il primo set fotografico che invitiamo a riprodurre, ha l’obiettivo di evidenziare come la direzione della luce può assicurare risultati sorprendenti, senza necessariamente agire sulla qualità e colore, ripercorrendo gli schemi di luce notoriamente più diffusi. Siamo tutti d’accordo che il flash montato sulla fotocamera, puntato frontalmente al soggetto (in asse con l’obiettivo), produca risultati tecnicamente ed emotivamente poveri, nonostante l’aiuto di modificatori di luce come la cupola diffusore Nikon SW-13H forniti di serie con unità flash Nikon SB-700/800/900/910.

Facendo riferimento alle proprietà della luce analizzate in precedenza, verifichiamo assieme quante opportunità ci sono offerte semplicemente agendo sull’orientamento della parabola flash, sfruttando il lampo riflesso sulle superfici piane disponibili nella scena (solai, muri laterali, pannelli riflettenti ecc.).


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Nikon SB-910 montato sulla fotocamera, frontalmente al soggetto, nessun accessorio, orientamento verticale.
Modella: Francesca M.
Nikon SB-910 montato sulla fotocamera, frontalmente al soggetto, usato come riempimento.
Modella: Francesca M.
Nikon SB-910 montato sulla fotocamera, parabola
orientata verso il soffitto
(luce riflessa).
Modella: Francesca M.
Nikon SB-910 montato sulla fotocamera, parabola orientata verso il muro laterale sinistro (luce riflessa).
Modella: Francesca M.


Snodo adattatore per flash a slitta, con foro per l’inserimento di un ombrellino per uso fotografico (riflettente/traslucido)


Ora separiamo la nostra unità flash dalla fotocamera, assicurandola su di uno stativo da studio leggero ed economico, dotato di snodo adattatore per flash a slitta e supporto per ombrellino.

La comunicazione e sincronizzazione con il flash esterno (in gergo “triggering”) può avvenire gratuitamente attraverso il Sistema di Illuminazione Creativa Nikon CLS (se supportato nativamente dalla nostra fotocamera oppure servendoci di unità Commander della serie Nikon SB-700 / SB-800 / SB-900 / SB-910 / SU-800 posizionate su contatto a caldo). Ci sono naturalmente alternative più economiche, come l’impiego di un cavetto Sincro o cavi proprietari con supporto TTL come il Nikon SC-29, perdendo però tutta la libertà, gli automatismi e il controllo straordinario offerti dalla tecnologia di comunicazione wireless proprietaria Nikon.

Configurati i parametri di comunicazione con l’unità flash, poniamo la sorgente di luce lateralmente alla fotocamera (circa 1,5mt a destra o sinistra), altezza circa 2mt (con soggetto seduto) e orientamento tale da illuminare il volto (in genere 45°). L’angolo della sorgente così configurato dovrebbe imitare il comportamento del sole a mezzogiorno, condizione certamente “gradita” al nostro cervello capace di comparare il risultato così ottenuto con la sua &ldquo

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