compatte e dslr
Di Mauro Minetti

Risoluzione
Uso del software Conclusioni

 

Risoluzione
Nel momento in cui ci troviamo ad utilizzare una macchina fotografica digitale, per prima cosa dovremo imparare a comprendere due aspetti molto importanti, quali la RISOLUZIONE e la QUALITA’ che vorremo ottenere dall’immagine stessa.


Schema sensore RGB



Schema reticolo pixel di cui
è composta l'immagine digitale


Cos’è la RISOLUZIONE?
Un’immagine digitale è formata da pixel, quadrati piccolissimi dove ciascuno "porta" con se una parte delle informazioni relative all’immagine acquisita.
A seconda del tipo di macchina fotografica digitale che adopereremo, potremo scegliere la quantità del numero dei pixel con i quali vogliamo "costruire" la DIMENSIONE della nostra immagine in relazione alle possibilità offerte dal sensore.
Maggiore sarà il loro numero (pixel), e maggiore sarà la quantità di informazioni che potremo sfruttare per la sua stampa.

Se immaginiamo un rettangolo composto da tanti quadratini, moltiplicando il numero dei pixel dei due lati che formano le dimensioni otterremo la risoluzione complessiva dell’immagine.

Ad esempio:
n. 2048x1536 = 3.145.728 di pixel
n. 3008x2000 = 6.016.000 di pixel
n. 3264x2448 = 7.990.272 di pixel

Il numero di pixel di cui è composta l’immagine vincolerà le DIMENSIONI DI STAMPA dal momento che, a seconda del suo formato, andremo ad ingrandire sulla carta questi pixel di cui è composta.

Poiché il numero dei pixel costituisce anche il "dettaglio" dell’immagine, si comprende il motivo per cui sia più conveniente impostare la macchina fotografica alla MASSIMA RISOLUZIONE disponibile per quel tipo di sensore. Il pixel è l’unità minima gestibile dal computer sul monitor.
A seconda del numero di pixel che il monitor o il CCD della fotocamera digitale possono gestire, la qualità dell’immagine risultante varia in modo proporzionale: questo vuole dire che, se nello stesso spazio (il monitor o il CCD) trovano posto più pixel, la loro dimensione sarà minore, rendendoli quindi meno visibili ad occhio nudo.
Il termine risoluzione indica appunto il numero di punti che il nostro monitor o la nostra fotocamera, riescono a gestire.

Lo stesso vale per scanner e stampanti, con la sola differenza che questi strumenti lavorano riferendo il numero di punti ad un’unità di spazio, in genere il pollice anglosassone: dpi (dots per inch) e ppi (points/pixels per inch) sono le misure della risoluzione di stampanti e scanner più utilizzate.

Avendo la possibilità di scegliere la risoluzione con cui fotografare o acquisire le immagini, è meglio optare per quella più elevata, onde evitare di dover inserire punti non reali con il metodo dell’interpolazione al fine di incrementare le dimensioni dell’ immagine acquisita troppo piccola.

Il processo di interpolazione per aumentare la dimensione dell’immagine, eseguibile solo tramite software dedicati, non fà altro che copiare i pixel adiacenti ed adattarli alla risoluzione finale richiesta. Pertanto, non è in grado di aggiungere più dettaglio rispetto a quello presente in origine sull’immagine. Al contrario, un ridimensionamento dell’immagine non diminuisce la qualità dei pixel, ma determina solo delle dimensioni più piccole della stessa.

L’immagine acquisita con la nostra macchina fotografica digitale potremo stamparla su carta alla risoluzione di stampa (dpi) preferita, consapevoli però che la sua qualità sarà proporzionale al suo valore dpi ed alle sue dimensioni (in pixel o cm.).

Dobbiamo quindi imparare a fare riferimento ai dpi a seconda del supporto sul quale vogliamo vedere l’immagine (computer - carta), tenendo presente che un monitor classico non supera la risoluzione di 96 dpi, mentre su carta molto dipenderà dalla stampante utilizzata, sia essa quella di un laboratorio quanto la nostra ink-jet.

Risoluzioni differenti per ogni dispositivo di visualizzazione, che a loro volta determinano la qualità finale percepita in funzione anche della nostra vista. Da qui si comprende come non si possano avvertire differenze qualitative sulle immagini a bassa risoluzione (ad esempio quelle pubblicate sul WEB), indipendentemente dal dispositivo di acquisizione utilizzato, sia esso professionale quanto amatoriale.

Esiste quindi un vincolo reale tra dimensione (risoluzione) dell’immagine e dpi effettivi che vanno a finire sulla stampa.

Prendiamo ad esempio un file da 6 milioni di pixel di una reflex digitale. L’immagine acquisita dal sensore avrà le dimensioni di n. 3008x2000 pixel.

In quali dimensioni potremo stamparla?
Se decidessimo di mantenere i dpi al valore di 300 otterremo una dimensione di stampa di cm. 25,47x16,93
Mentre se riduciamo il valore dei dpi a 240, la stessa immagine raggiungerà le dimensioni di cm. 31,83x23,17
Aumenteremo quindi le dimensioni dell’immagine su carta diminuendo la risoluzione di stampa espressa in dpi

A questo punto è lecito chiedersi fino a che punto possiamo diminuire la risoluzione della stampa senza avvertire un calo della sua qualità.

La risposta è ovviamente vincolata dalla distanza alla quale osserveremo tale stampa e soprattutto dalla qualità originale del file. Teoricamente, la nostra vista non è in grado di distinguere (alle brevi distanze) oltre 240 dpi, prendendo in considerazione una vista perfetta senza diminuzione di diottrie.

 

 


Se accettiamo tale parametro di riferimento (240 dpi), e proviamo a stampare la stessa immagine ad una risoluzione superiore (diminuendo di conseguenza la sua dimensione), difficilmente saremo in grado di percepire più dettaglio sulla carta.
La stessa sensazione di medesima qualità potremo verificarla anche ad una risoluzione immediatamente inferiore a tale soglia, tipo 200 dpi, in grado di produrre una stampa delle dimensioni di cm. 38,2x25,4 dallo stesso file di 6 Mpx.

Man mano che andiamo a diminuire la risoluzione in stampa (per avere una dimensione più grande su carta) dobbiamo imparare ad accettare una lieve perdita di qualità che d’altra parte potremo osservare solo analizzandola da vicino, cosa questa abbastanza insolita per stampe di grande formato.

Se ingrandiamo l’immagine sul nostro monitor al 100% potremo osservare grosso modo il risultato finale dell’immagine su carta, dal punto di vista qualitativo, riferita alle dimensioni derivate da tale risoluzione. Ma con tale ingrandimento a monitor (96 dpi) equivarrebbe ad osservare (alla breve distanza) una stampa delle dimensioni di circa cm. 80x53
Come potremo notare, a questa dimensione i pixel non sono ancora distinguibili perché la loro dimensione è inferiore a tale risoluzione video.

Naturalmente il discorso è basato sull’analisi di un file così come è stato memorizzato sul supporto di memoria.

Miglioramenti qualitativi, per ottenere una miglior resa da pochi pixel disponibili, sono possibili con un uso corretto e mirato di software dedicati all’elaborazione delle immagini, quali Nikon Capture e Photoshop® dei quali parleremo più avanti.


Immagine a bassa risoluzione preparata
per una visione tramite web

Porzione originale dell'immagine equivalente all'ingrandimento al 100% a video, dalla quale non
è ancora possibile distinguere i singoli pixel.Tale crop, rappresenta abbastanza verosimilmente quello che
potremo osservare a breve distanza su una stampa la cui risoluzione sia solo più di 96 dpi

 
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