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Fotografare in Sicilia
Sandro Messina

Mi è sempre sembrato o troppo semplice o profondamente complesso fotografare la Sicilia, forse per le sue contraddizioni, forse per il suo essere isola, forse per la varietà e la ricchezza del suo patrimonio o per la sua vastità. Attraversandola, la sensazione è comunque quella di trovarsi in un piccolo continente e vengono subito in mente le parole di Gesualdo Bufalino sulle "tante Sicilie" e sul "suo eccesso di identità".

C'è una Sicilia della luce e dei colori, da illustrazione, con un'affascinante varietà di paesaggi e una Sicilia indifferente al tipo di luce, al tempo meteorologico o ai tesori architettonici con cui convive quotidianamente perché i problemi sono altri, più urgenti, difficili. Per questa atipica convivenza di bellezza e alienazione trovo che i suoi luoghi posseggano un'attrazione particolare, irregolare, che evoca più la rappresentazione visionaria che razionale. È il tema dei contrasti, che struttura anche i miei lavori di ricerca, del reale come caotico ammasso di segni, simboli, tracce che una necessità culturale, ma ancor prima vitale ha organizzato e reso significanti.


© Sandro Messina

© Sandro Messina - Messina, La Vara

Forse è anche questo che caratterizza il mio rapporto con la fotografia ovvero la sua capacità di operare una sintesi e di stabilire un ordine; il suo essere disciplina: la necessità di dover rappresentare il reale ti induce obbligatoriamente a un'interpretazione del mondo. Misurarsi col mondo vuol dire misurarsi con se stessi: tocchi il mondo, tocchi te, nell'intimo. Così come della fotografia mi piace l'obbligatorietà di confrontarsi con il vero, starci fisicamente, prendere posizione in un luogo, in un contesto, in un tempo, in una luce. Mi piace pensare che le immagini abbiano poteri di trasformazione all'interno dell'individuo stesso, che la fotografia, come l'arte, possa instaurare un processo di guarigione, di crescita e di organicità. In breve, che essa si snodi come ramificazione della conoscenza, un'epistemologia nel senso più profondo, e non una semplice pratica estetica.


© Sandro Messina

© Sandro Messina - I nostri Beni - Agrigento, Valle dei Templi

Da sempre il paesaggio è stato l'oggetto delle mie fotografie, mi definirei però un fotografo di luoghi se in quest'accezione luoghi potessimo includere sia la luce e l'atmosfera di uno scorcio sia una realtà geografica dove sono rappresentabili letture molteplici e sovrapposte. Si inserisce in questa traccia un lavoro sui luoghi-simbolo della cultura mediterranea. La Sicilia si presta particolarmente per l'unicità della sua storia in tal senso: è stata meta obbligata del Grand Tour e possiede ben cinque siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Mi interessa la valenza simbolica di questi luoghi-icona, non solo celebri e dunque rassicuranti, garanti di senso, ma anche oggettivamente pervasi di una suggestione possente, uno per tutti il tempio greco di Segesta che improvviso e solitario in mezzo alla campagna sembra provenire da un'altra dimensione.


© Sandro Messina

© Sandro Messina - I luoghi del Ponte - Cannitello

Tutta l'isola è comunque uno straordinario soggetto fotografico, un set naturale. Prima di muovermi faccio sempre un piano di percorrenza che include i contatti con le persone che conoscono l'area in cui andrò a fotografare, le distanze da coprire, la previsione, nei limiti del possibile, della direzione e dunque del tipo di luce che troverò la mattina o il pomeriggio (il controluce è di grande fascino ma spesso inutilizzabile). Parallelamente mi dà sempre una sensazione di grande libertà pensare che spesso i migliori scatti sono legati all'imprevedibilità di una situazione o alla casualità dell'esserci in quel particolare momento.


© Sandro Messina

© Sandro Messina - I luoghi del Ponte - Stretto di Messina, Important Bird Areas

Mi piace poco l'artificio in una foto o in un'illuminazione, penso che il risultato di una buona immagine sia più legato a quella magia del ‘vedere' che non è evocata da mezzi estremi o eccessivamente sofisticati. A questo proposito, pur preferendo le focali grandangolari anche spinte cerco sempre di utilizzarle per una riproduzione naturale della scena dove le prospettive non risultino alterate. Così come trovo invasive le lunghe focali quando si tratta di riprendere le persone, la maggiore distanza focale mi sembra corrisponda anche ad una maggiore distanza psicologica che alimenta la diffidenza. Preferisco, se possibile, cercare di farmi accettare con la macchina fotografica e uno zoom tuttofare 24-70, del resto le dimensioni di una reflex full-frame rendono impossibile ogni tipo di invisibilità e obbligano al contatto.

Uso ormai per i miei lavori il digitale che trovo molto versatile, per la possibilità di vedere subito gli scatti realizzati e per non avere i condizionamenti della pellicola, legati alla sensibilità o alla temperatura colore, che obbligavano a portarsi dietro più corpi macchina o corredi di filtri secondo la necessità. Un po' di rimpianto per la stagione della camera oscura e della resa di volume, profondità e tridimensionalità delle ormai introvabili carte baritate.


© Sandro Messina

© Sandro Messina - Gibellina

Chi è
Sandro Messina nato a Firenze nel 1962 ha vissuto tra la Toscana e la Sicilia. Laureato in filosofia, ha insegnato per molti anni fotografia. Parallelamente all'insegnamento, come fotografo, si è sempre occupato di temi legati all'ambiente e al paesaggio collaborando a diversi progetti di documentazione fotografica del territorio siciliano e realizzando diverse collettive e personali fra le quali FinisTerrae e Periferie Altri luoghi.

www.photographerspro.eu/sandromessina
[sandromessina@tin.it]


© Sandro Messina

© Sandro Messina - I luoghi del Ponte - 26 giorni l'anno il vento supera i 15m al sec