Nino Migliori a Milano

La materia dei sogni

 

La frase «mi piace lasciare la strada vecchia per la nuova» rivela molto dello spirito di ricerca di Nino Migliori. Anche il sottotitolo della mostra a lui dedicata a Milano: installazioni, sperimentazioni, fotografie. Per non parlare del suo titolo: La materia dei sogni, e cioè fotografia come materia prima per creare i propri sogni visivi. Fino al 6 gennaio, la Fondazione Forma per la Fotografia propone la prima grande retrospettiva del fotografo bolognese: immagini celebri e grandi inediti, le foto realiste degli anni Quaranta e Cinquanta, la serie dei Muri, le sperimentazioni off camera, le celebri polaroid, fino alle installazioni più recenti. Tutto l’universo multiforme di Migliori.
 


© Nino Migliori, dalla serie Gente dell'Emilia, 1957


La mostra, a cura di Denis Curti e Alessandra Mauro, è accompagnata da un catalogo edito da Contrasto; del testo di Alessandra Mauro presente nel volume riportiamo di seguito alcuni brani: «Nino Migliori sorprende chiunque si avvicini a lui, chiunque decida di conoscere il senso e la mole del suo lavoro. Sorprende certo per la sua tellurica produzione, per la diversità dei progetti realizzati, per gli scarti continui di linguaggio che ha saputo imprimere alle sue ricerche. Ma la vera sorpresa non risiede nella possibilità di cambiare strada, sterzando da una ricerca all’altra, quanto per l’assoluta coerenza che in tanti anni di lavoro ha saputo dimostrare esercitando la sua intelligenza pronta e acuta, la sua curiosità. Sembra banale dirlo, ma tutto quel che Migliori crea e realizza, gira intorno a un unico nucleo forte: la fotografia. O meglio, comprendere fino in fondo in cosa consista questo linguaggio fatto di equilibri chimici e apparati meccanici, di volontà e caso, e come ormai sia entrato nella nostra vita per cambiarla, irrimediabilmente.
 


Il catalogo della mostra

 

Un incontro folgorante, quello tra Migliori e la fotografia. Un incontro avvenuto alla fine degli anni Quaranta nella sua città, Bologna. È la fine della guerra, quel periodo di incertezze e speranze, di necessità concrete, a spingere Nino Migliori verso la fotografia. L’approccio avviene nel segno del realismo, nel bisogno di dare concretezza evidente alla vita quotidiana, all’ambiente familiare. Il tentativo è di realizzare una sorta di libero e autonomo inventario visivo delle persone, dei luoghi, quasi anche degli oggetti di casa, dei gesti, delle abitudini consolidate e dei sentimenti da riscoprire. La gente dell’Emilia ripresa nei suoi spazi, in un lungo e appassionato reportage; le strade e le case del sud Italia (terra di appropriazione visiva per tanta fotografia del dopoguerra, tra scoperta antropologica e identitaria) dove di fronte alle abitazioni o affacciate alle finestre, le famiglie si dispongono per lui in pose tranquille e confidenziali, come farebbero di fronte all’obiettivo del ritrattista di paese o come da lì a poco – nella nordica Luzzara – avrebbero posato per Paul Strand.
 


© Nino Migliori, dalla serie Gente dell'Emilia, 1957


Migliori entra nelle case e come dovrebbe fare ogni buon fotografo che si rispetti registra le cerimonie, i momenti di festa (le comunioni, i matrimoni...), guarda anche nelle botteghe dei barbieri, dentro i bar poco prima della chiusura notturna. Ma l’autore cerca anche nuovi punti di vista per trasformare le visioni della città, vuole trovare prospettive ardite e pose plastiche per essere in grado di mettere insieme una ipotesi di racconto fotografico di quella quotidianità così fragile eppure salda, tutta da riscoprire.
 


© Nino Migliori, Periferia, anni '50


Le fotografie che noi oggi contempliamo con tutta la malinconia del caso e che ci fanno a volte sorridere per la stampa “artistica” che rivelano, denotano da subito una duttilità di movimento e di osservazione, una necessità di essere “accanto”, vicino, di fronte, insomma a contatto con i soggetti da fotografare. Come se la fotografia fosse lo strumento non solo per riprodurre la realtà ma per conoscerla e testimoniarla, in un connubio virtuoso tra fotografo e apparecchiatura. La sua è la stessa “distanza calda” di molta fotografia del Novecento, un calore sincero e attento che Migliori non abbandonerà mai, neanche quando muterà di registro.

 


© Nino Migliori, da Italian sketchbook, dal 1984

 

[…] In questo volume il lavoro di Nino Migliori è stato selezionato e sistemato in una sequenza ragionata di opere e di serie, seguendo un filo quasi narrativo che dal “racconto della realtà” passa alla “sperimentazione sul mezzo”, per poi indagare la coeva “sperimentazione su linguaggio”, fino alla grande produzione intorno alle “polaroid”, alle “installazioni” per soffermarsi infine sui due concetti di “materia e ricordo”, come i due poli (positivo e negativo – intercambiabili, come si vuole) in cui agisce tutta l’energia vulcanica e lavorativa di Migliori.

 


© Nino Migliori, dalla serie Cancellazioni, anni '60

 

[…] Migliori vive nel suo tempo: ascolta, guarda, assimila, compara le esperienze che vede intorno a sé. È sempre stato attento ai nuovi mezzi di comunicazione, curioso (come lo è di tutto) delle nuove potenzialità della fotografia. Non si sottrae ad alcun dibattito ma anzi lo provoca, lo stuzzica, lo porta oltre, per così dire, e in questo modo sperimenta, prova, elabora, immagina. Ma tutto il suo lavoro, tutta la sua sperimentazione, avviene sempre intorno alla possibilità di realizzare incisioni e scritture con la luce: fare fotografia in tutte le sue possibili implicazioni, sicuro che ad interessarlo è più il procedimento che non il risultato finale. Fotografare, ha affermato Nino Migliori, significa scegliere e trasformare. E proprio come nel processo alchemico già evocato, la materia scelta si trasforma in qualche cosa d’altro. In un brandello di memoria per i posteri, in un interrogativo per i contemporanei. Una strada nuova da percorrere. In una strada come le tante che Migliori ha percorso, e continua a percorrere nella sua ricerca».

 


© Nino Migliori, da Manifesti Strappati, anni '70

 

Chi è

Nino Migliori è nato a Bologna nel 1926 dove vive e lavora. La sua fotografia, dal 1948, svolge uno dei percorsi più diramati e interessanti della cultura d’immagine europea. Oggi Migliori è considerato un vero architetto della visione. Ogni sua produzione è frutto di un progetto preciso sul potere della visione, tema, questo, che ha caratterizzato tutta la sua produzione. Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, fra le quali: Mambo, Bologna; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino; CSAC, Parma; Museo d’Arte Contemporanea Pecci, Prato; Galleria d’Arte Moderna, Roma; Calcografia Nazionale, Roma; MNAC, Barcellona; Museum of Modern Art, New York; Museum of Fine Arts, Houston; Bibliothèque Nationale, Parigi; Museum of Fine Arts, Boston; Musée Reattu, Arles, SFMOMA, San Francisco.

 


© Nino Migliori, da Gente dell'Emilia, Quattro con, 1955