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Forma 1: Una passione fotografica, immagini da 8 anni di mostre

Fare una mostra è cercare amici e alleati per la battaglia, ha scritto Edouard Manet nel 1867. E in effetti, si organizzano mostre per convincere, per sensibilizzare, per imporre un’idea, proporre uno stile, per voltar pagina. Insomma, e come diceva Manet, per partire in battaglia. Anche la fotografia non sfugge a questa regola. Anzi, sembra forse che l’aforisma di Manet sia stato composto proprio pensando alla fotografia - e chissà se poi in fondo non sia stato veramente così. Il pioniere è stato Hippolyte Bayard che a Parigi, nell’estate del 1839, prima ancora che la fotografia avesse la sua investitura ufficiale, pensò di sistemare le sue migliori immagini in una sala pubblica: era nata la prima mostra fotografica. Ed era nata con un’intenzione chiara ed esplicita: mostrare, indicare, convincere. Del resto, si organizzano mostre per affermare, sensibilizzare, imporre un’idea, proporre uno stile, voltar pagina. Insomma, come diceva Manet, per partire in battaglia. Senza voler fare paragoni troppo impegnativi, anche la Fondazione Forma per la Fotografia, nella sede di piazza Tito Lucrezio Caro a Milano, ha presentato dal 2005 un programma fitto e ininterrotto di mostre fotografiche. Grandi autori, giovani promesse, retrospettive celebri e percorsi a volte azzardati: tutto per mostrare la forza e la potenzialità della fotografia, per indicare le sue strade e i suoi diversi stili e per convincere di quanto la fotografia sia un linguaggio della contemporaneità. La mostra Una passione fotografica. Immagini da 8 anni di mostre propone fino al 12 gennaio una selezione da quei percorsi. Attraverso alcune delle opere esposte nel tempo, accompagnate dai volumi, gli inviti e la memorabilia che ogni allestimento porta con sé, si ricostruisce il senso di una presenza e il valore di un lavoro - nutrito, appunto, da vera passione fotografica. Opere di: Richard Avedon, Piergiorgio Branzi, Gianni Berengo Gardin, Robert Capa, Stefano Cerio, Lorenzo Cicconi Massi, Elliott Erwitt, Maurizio Galimberti, Mario Giacomelli, Mimmo Jodice, William Klein, Wendy Sue Lamm, Jacques Henri Lartigue, Saul Leiter, Life, Martial, Nino Migliori, Erwin Olaf, Martin Parr, Marco Pesaresi, Premio F, Martin Schoeller, Massimo Siragusa, Phil Stern, Paolo Ventura, Albert Watson, Women Changing India, Andrew Zuckerman.

Forma 2: Una luce diversa, fotografie di Betta Gancia

Un quadrato, un cerchio, un colore sono elementi concreti, non diversamente che una vacca o un albero. Essi realizzano otticamente un pensiero, scriveva Piet Mondrian. Nelle immagini di Betta Gancia (in mostra a Forma fino al 12 gennaio) il fascino della forma si esprime nelle tracce luminose di atmosfere notturne e silenziose. Sono scie sospese senza tempo. Intermittenze di luce che provengono dalla strada e confluiscono negli spazi aperti di una percezione visiva, sintetica e seriale, vicina all’idea di una fotografia che riflette sulla fonte primaria della sua stessa natura: la luce. Il suo obiettivo coglie l’intensità inedita che si diffonde di notte. Nei suoi scatti, i riflessi caldi e fiochi delle ore serali emergono dalle sorgenti luminose, lasciando che ogni punto di luce si diffonda in raggi o cerchi colorati perfettamente concentrici. Le fotografie di Betta Gancia nascono da ciò che l’immagine istantanea conserva nella memoria e nell’immaginazione di chi osserva il mondo, traducendosi in scie e punti luminosi che vagano all’infinito.

 

Gemme dell’impressionismo

Il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita fino al 23 febbraio l’unica tappa europea del tour che porta per la prima volta fuori dalle sale della National Gallery of Art di Washington la collezione impressionista e post-impressionista del Museo con la mostra Gemme dell’Impressionismo. Dipinti della National Gallery of Art di Washington. Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard. La mostra degli Impressionisti all’Ara Pacis raccoglie 68 opere e ha un percorso suddiviso in sezioni tematiche che vanno dal paesaggio al ritratto, dalla figura femminile alla natura morta, fino alle rappresentazioni della vita moderna. Un excursus tematico ma anche temporale, a partire da Boudin - precursore dell’Impressionismo e maestro di Monet -  fino all’apertura dell’Impressionismo al nuovo secolo con Bonnard e Vuillard. Sguardi, visioni, incroci utili anche con l’approccio fotografico contemporaneo, come suggeriscono i testi che accompagnano la sezione Donne, amiche e modelle a proposito dei dipinti dei salotti che per la prima volta rispecchiano la vita che si svolge giornalmente: «Le signore e i signori alla moda, i borghesi ricchi ritrovavano se stessi in quelle opere: vedevano le stesse stoffe che avevano addosso, i tappeti che avevano a casa, il lusso nel quale vivevano, e poi scarpe di raso, mani bianche, braccia nude, piccoli piedi, teste graziose. Quelle figure dipinte stavano in ozio tali e quali come loro». Accanto alla rappresentazione di signore sofisticate ritratte nel proprio contesto borghese, l’interesse dei pittori - tra questi soprattutto Degas - si focalizza su scenari più modesti per catturare inedite atmosfere legate agli intimi rituali della quotidianità femminile: il momento del risveglio, il “sacro rito della toilette”, gli aspetti meno appariscenti della vita delle ballerine, dalla vestizione prima dello spettacolo alle lunghe prove alla sbarra o davanti allo specchio. Scrisse il poeta Paul Valéry: «Degas giudicava il gentil sesso dagli esemplari a lui consueti, non metteva nessuna compiacenza nell’abbellirli. Il suo nero sguardo non vedeva niente di rosa».

 

Tre Oci Giudecca Fotografia

In attesa del consueto appuntamento con la grande fotografia di fine gennaio, che quest’anno sarà Genesi di Sebastião Salgado, la Casa dei Tre Oci a Venezia propone una rassegna di cinque mostre per il periodo dal 30 novembre al 19 gennaio. A Il vento folle della fotografia, un inedito percorso fotografico ideato e curato da Italo Zannier, e Suggestioni capresi 100 anni dopo Diefenbach, con fotografie di Francesco Jodice e Olivo Barbieri, si accostano altre tre esposizioni proponendo un percorso visivo che vuole mettere a confronto i linguaggi contemporanei con la grande tradizione della fotografia veneziana con l’obiettivo di proseguire le riflessioni sul superamento dei generi fotografici a favore di una maggiore libertà espressiva: Time, mostra sociale del Circolo La Gondola; Persone, ritratti dall’Archivio Storico del Circolo La Gondola; L’immagine sospesa, vincitori del Portfolio 2013.