Inviati - Visioni di luoghi

Dal Giappone alla mia stanza
Suzanne Held, Simona Ghizzoni, Silvia Camporesi, Beatrice Pediconi

Quattro autrici. Una fotografa francese, con quarant’anni di viaggi solitari alla ricerca dei più bei paesaggi e dei popoli che li abitano, innamorata del Giappone. Tre fotografe del panorama italiano contemporaneo, che si muovono con modalità diverse e utilizzando il linguaggio fotografico e video, interpretano il proprio presente, la vita, reale o fantastica di ognuna, con sguardo nuovo, poetico e intenso. Storie e visioni (all’Auditorium Parco della Musica di Roma, fino al 12 gennaio) è l’ultimo appuntamento espositivo della rassegna La fotografia al femminile che, dando spazio a sguardi diversi, affronta il rapporto tra donna e fotografia.


© Silvia Camporesi

Ogni autrice presenta in mostra due lavori fotografici, di dimensioni diverse, dando vita a un insieme armonico e variegato di immagini che mischiano, propongono e sovrappongono i ricordi, i simboli, le storie e le visioni dell’una e dell’altra. Nelle sue creazioni, spesso costruite in serie ragionate, Silvia Camporesi (Forlì, 1973) interpreta in modo personale, a volte divertente e giocoso, altre intriso di una magica e spiazzante attesa, il suo mondo e le suggestioni che le arrivano dalla letteratura, dall’arte o anche solo dalla banale quotidianità.


© Simona Ghizzoni

Il colore di Simona Ghizzoni (Reggio Emilia, 1977), tenue ed evocativo, lascia che al centro delle sue creazioni affiori sempre una figura femminile, vera protagonista di ogni storia e di ogni visione, come una labile impronta da cogliere al volo, prima che scompaia per sempre. Nelle sorprendenti immagini di Beatrice Pediconi (Roma, 1972), niente è come appare ma tutto sembra il frutto di un processo di continua trasformazione, liquida e materiale, come un vero travaso di sostanze. Elementi vitali in continuo cambiamento che assumono sempre nuove forme, nuove visioni appunto. E, quindi, nuove storie.


© Beatrice Pediconi

Fino al prossimo 12 gennaio il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta Spirito del Giappone: 40 fotografie dedicate al Giappone di Suzanne Held, in cui la fotografa francese sceglie di restituire, lontano dagli eccessi e dalle tragedie della modernità, un paese abitato dalla tradizione nel quale ogni istante si veste del silenzio del rituale, un paese popolato tanto dagli uomini quanto dagli “spiriti” dello Shintō e dalle grandi figure del Buddhismo. Suzanne Held fissa, con una testimonianza luminosa e colorata, l’anima di un paese che il suo popolo ha saputo salvaguardare. Il grande formato delle fotografie consente al visitatore l’immersione in un Giappone senza tempo, lontano dall’effervescenza delle megalopoli e dalla febbre industriale, in cui l’estetismo è un’arte di vivere e nel quale l’armonia e la delicatezza del gesto si mescolano al rigore e alla precisione dei riti ancestrali.


© Suzanne Held

Le immagini in mostra si articolano attorno a quattro grandi temi: le geisha, i giardini, i luoghi di culto dello Shintō e del Buddhismo. A volte considerate erroneamente come mere prostitute dagli occidentali, le geisha sono letteralmente persone d’arte, donne istruite nella musica, nella danza e nel canto, altamente apprezzate e richieste dai clienti delle case da tè per il loro talento. Le geisha vestono kimono di seta decorati da motivi carichi di significato, che variano in base alla stagione, all’età di colei che indossa l’abito (colori vivaci per le giovani donne, colori tenui per le donne in età matura), alla casa da tè presso la quale operano.


© Suzanne Held

I giardini, elemento essenziale della cultura nipponica, sono di solito presenti nell’immaginario occidentale nella forma del giardino secco. La realtà è tuttavia molto più varia. Per i Giapponesi, tutto è abitato. La pietra più piccola, il ciuffo di muschio, ogni albero, foglia o fiore racchiudono uno spirito. Anche una porzione di natura che agli occhi di un occidentale può apparire casuale è in realtà un giardino minuziosamente organizzato, sistemato in modo da riprodurre lo spazio naturale nel quale vivono gli spiriti, con lo scopo di attirarli e di assicurarsene la benevolenza.


© Suzanne Held

Alle foto di giardini si affiancano le immagini di luoghi di culto legati alloShintō e al Buddhismo. Lo Shintō riconosce a tutti gli elementi della natura un’anima che si incarna in divinità chiamate kami. A differenza delle religioni occidentali che prevedono pratiche rigidamente codificate, lo Shintō è un insieme di riti che possono variare ampiamente di regione in regione, se non di villaggio in villaggio. Il Buddhismo giunse in Giappone dalla Corea, nella versione cinese del Grande Veicolo, nel corso del V-VI secolo d. C. Nel corso dei secoli nascono scuole e dottrine che si diffondono nel paese senza tuttavia oscurare la pratica dello Shintō. Oggi i due culti coabitano pacificamente, al punto che si usa dire “i giapponesi nascono shintoisti e muoiono buddhisti”.