Premessa Introduzione: la stampa in bianco e nero con le stampanti a getto di inchiostro Epson UltraChrome K3
La funzione "Modalità fotografica bianco
e nero avanzata integrata" nel driver di stampa
Stampa con impostazioni di default in "Modalità fotografica bianco e nero avanzata"
Stampa con controllo impostazioni in "Modalità fotografica bianco e nero avanzata" Tonalità ombre e aree di massima luce
Conclusioni  

 

Premessa
(a cura di Gerardo Bonomo)

Certe cose sono dure a morire…
…sono talmente dure a morire che alla fine non si può che pensare che non moriranno mai.
La fotografia in bianco e nero è per certo una di queste. Perché?
Per cercare di capire appieno il motivo bisogna, anche se sunteggiando, fare un passo indietro di quasi un paio di secoli: la fotografia nasce nell'800 come evoluzione della tecnica pittorica. È una fotografia primordiale e in bianco e nero, non per esigenze espressive –la pittura era già a colori migliaia di anni fa– ma per limiti tecnologici. Diventa ugualmente e immediatamente patrimonio espressivo dell'umanità, pur rimanendo in bianco e nero per decenni, fino all'altro ieri, se vogliamo essere precisi, perché ancora negli anni 60, quando la fotografia a colori era già un medium perfettamente funzionante e fruibile, spesso si fotografava in bianco e nero per colorare successivamente a mano le stampe. Dopo i primi incerti passi, la fotografia, anche se in bianco e nero assume un connotato più obiettivo, preciso e realistico di una qualsivoglia tecnica pittorica: è una realtà in bianco e nero, in teoria lontana dal "vero" reale, che è a colori, ma è ugualmente considerata più reale di un qualsiasi quadro a colori; quindi è la restituzione di una grande quantità di dettagli che permette di riconoscere la realtà, più che la restituzione dei colori, ma con un dettaglio, se non più approssimativi, certamente più mediato dall'occhio e dalla mente del pittore.
E comunque il primo sistema fotografico a colori stabile e ripetibile, il Kodachrome, venne brevettato nel 1935, ma nonostante questo il bianco e nero ha continuato e continua ad essere considerato un linguaggio fotografico perfettamente attuale.

A guardare con più attenzione la storia della fotografia va anche detto che ancora negli anni 70, erano moltissimi gli utenti, dai fotoamatori ai semplici mortali impegnati nel fissare i loro ricordi, che usavano il bianco e nero piuttosto che il colore, ma qui non si deve più parlare di limiti tecnologici, ma più semplicemente del fatto che la fotografia in bianco e nero era molto più a buon mercato della fotografia a colori. Concentrandoci adesso sugli appassionati, dopo i primi approcci verso la passione per la ripresa, l'evoluzione naturale era a seguire la passione poi per la stampa, da un lato per seguire dal principio alla fine l'intero procedimento di creazione delle proprie immagini, dall'altro per la soddisfazione di poter mostrare una fotografia interamente realizzata da sé, dallo scatto fino alla stampa.

Parallelamente molti street photographer, oltre che inviati speciali e reportagisti, hanno a loro volta continuato a fotografare esclusivamente in bianco e nero, da un lato per esigenze pratiche ma dall'altro, e sempre di più, perché solo fotografando in bianco e nero riuscivano a rappresentare la realtà per immagini esattamente come l'avevano personalmente interpretato: Capa, Bresson, Berengo Gardin, giusto per fare qualche nome.

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Ansel Adams, uno dei più grandi fotografi americani e non solo, mise a punto il celeberrimo sistema zonale per riuscire a mostrare nelle sue stampe in bianco e nero esattamente la sua percezione della realtà, andando addirittura oltre i limiti tecnologici dei medium fotografici in bianco e nero. Se Ansel Adams avesse fotografato a colori, probabilmente non sarebbe diventato così famoso e celebrato.

A sostenere la "visione" in bianco e nero partecipano anche i media: principalmente i quotidiani e la televisione sono in bianco e nero, e negli anni 60 la maggior parte dei film sono ancora girati in bianco e nero. Quando alla fine degli anni 70 Mel Brooks gira "Silent Movie", sia nel film che nella sceneggiatura lo stupore viene dal fatto che il film è muto; un'idea di sceneggiatura di girare in bianco e nero non avrebbe stupito, senza contare il fatto che ancora oggi –di rado, si capisce– vengono girati film in bianco e nero. Ma, per rimanere sempre in quel periodo e senza scomodare altri registi, Frankenstein Junior sarebbe diventato il cult che lo rende ancora oggi un film straordinario, se fosse stato girato a colori anzichè in bianco e nero? Di più, se si guarda in bianco e nero un qualsiasi film pensato e girato a colori, alla fine si accetta la visione, ma se si prova a guardare un film in bianco e nero rimasterizzato a colori –una comica di Chaplin, per fare un esempio– la visione diventa inaccettabile. Anche chi non ha attraversato questo periodo di trasformazione dal bianco e nero a colori, come un ragazzino nato alla fine degli anni 90, se guarda una fotografia in bianco e nero l'accetta e ne riceve il contenuto, senza certo chiedersi perché non è a colori, o, dove sono finiti i colori.

Torniamo alla fotografia, che dopo centocinquant'anni di evoluzione chimica si è da poco trasformata in immagine digitale. Non solo si scatta ancora in bianco e nero, ma la maggior parte delle fotocamere incorporano la possibilità di scattare direttamente in bianco e nero e moltissimi programmi di postproduzione hanno funzioni specifiche per la trasformazione di un'immagine digitale a colori in un'immagine in bianco e nero.
Il problema non si pone e non si è mai posto con la stampa a colori, dove l'output chimico e quello ink jet sono da tempo assolutamente sovrapponibili da tutti i punti di vista.
È sul bianco e nero, invece, che il "dibattito" è ancora aperto.

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La stampa chimica in Camera Oscura La stampa a getto d'inchiostro in "Camera Chiara"

Qui i medium chimici continuano a convivere con i medium digitali: nel senso che ancora oggi si può fotografare anche usando una pellicola in bianco e nero, e in questo caso stampare su cartoncino argentico nel secolare procedimento in bacinella, così come si può fotografare in pellicola e attraverso la scansione stampare sui nuovi supporti digitali, ink jet innanzitutto e soprattutto. È invece estremamente laborioso e complesso cercare di stampare un'immagine digitale con procedimento in bacinella.

Qualità? funzionalità? velocità? Sono parametri da considerare ma non sono i soli. Il procedimento interamente chimico pellicola-bacinella resta ancora oggi una tecnica eseguibile, che dà un risultato sia tecnicamente che emozionalmente differente rispetto a un processo totalmente digitale o ibrido pellicola/digitale. All'interno di questa scelta c'è però l'insondabilità delle aziende produttrici di medium. Non è banale chiedersi nuovamente fino a quando verrà fabbricata tanto la pellicola che la carta da stampa chimica, ed è ancora meno banale chiedersi, nello specifico, fino a quando verrà prodotta tanto la pellicola che la carta da stampa per la fotografia in bianco e nero.
Sicuramente c'è da mettere la mano sul fuoco sull'ipotesi che tra 10, o anche cinquant'anni i dettaglianti di materiale per belle arti avranno ancora tele, pennelli e colori a olio.

A mettere la mano sul fuoco sull'ipotesi che tra 10 anni –fermiamoci qui– si troverà ancora pellicola e carta per il procedimento chimico bianco e nero c'è una buona percentuale di rischio di scottarsi la mano...
Tutto questo pensando al fatto che la fotografia chimica in bianco e nero ha oltre 150 anni di vita, contro agli scarsi dieci anni di vita del procedimento digitale: a giudicare dai progressi compiuti in soli dieci anni tanto sulle fotocamere che sulle stampanti ci sarebbe da pensare che siamo arrivati già alla completa maturità; invece, siamo appena ai primi vagiti, neanche: siamo appena a qualche settimana dal concepimento.
Ma se la stampa ink jet a colori si è immediatamente e quasi fin da subito sovrapposta –sia in termini di qualità che di durata– alla stampa a colori chimica, sul fronte del bianco e nero la stampa su cartoncino chimico baritato non ha avuto eguali fino a qualche mese fa...

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Da qui, in parte, le radici della ricerca che ha portato alla stampa ink jet bianco e nero su supporti con superfici diametralmente opposte al classico, inconfondibile bianco brillante del cartoncino baritato, con risultati e valenze sia tecniche che emozionali straordinarie, ma al contempo straordinariamente lontane dalle valenze tecniche ed emozionali della stampa a mano in bacinella su cartoncino baritato.

Una fotografia stampata a mano, ma ancora prima esposta a mano, mascherata e bruciata a mano si impossessa di un tipo di concepimento che non può non essere considerato un valore aggiunto, anche se, al contempo, una fotografia va giudicata per il suo contenuto, e non per il procedimento che l'ha portata alla luce, quindi per il tipo di fotocamera o sistema di stampa utilizzato.

Resta, anzi, restava ancora un divario di grammatura e soprattutto di superficie tra il classico cartoncino baritato e il cartoncino ink jet, divario che di recente Epson a colmato con il suo nuovo cartoncino premium Luster Photo Paper che restituisce le immagini con un risultato "silver halide" che tradotto significa alogenuro d'argento: proprio la base del classico cartoncino baritato. Una prima grande prova pubblica di questo nuovo supporto è avvenuto lo scorso dicembre, con la presentazione dell'ottava edizione del calendario Epson, autore uno dei più grandi fotografi di bianco e nero a livello mondiale, Gianni Berengo Gardin. Il primo calendario Epson è nato nel 2001 con la finalità di mostrare la qualità delle stampanti Epson; le fotografie, infatti, sono tutte stampate con stampanti ink jet Epson, e vengono poi incollate una a una nelle pagine del calendario con un accurato lavoro manuale.
Quest'anno ogni immagine del calendario è stata stampata su carta fotografica, Epson Premium Luster, in tiratura limitata, e le copie, 1.300, sono tutte numerate. Guardando –e toccando– le stampe applicate a mano lungo lo svolgersi dei mesi di questo 2008 non c'è solo una sensazione o una similitudine di stampa baritata, ma una sovrapposizione stupefacente.

D'accordo, non c'è il sapore della stampa a mano ma, come abbiamo accennato qualche paragrafo fa, è bene cominciare a pensare che questi saranno i medium che ci accompagneranno con certezza di continuità di fabbricazione. Nei prossimi anni, convivendo con i medium tradizionali; è quanto continueranno a vivere quelli tradizionali che invece non ci è purtroppo dato di sapere. Guardiamola quindi da vicino, questa nuova tecnologia, sperimentiamola, giudichiamola.
Sarà Mauro Fratus a guidarci attraverso questo nuovo mondo della stampa bianco e nero che, come per quella chimica, ha bisogno di essere compreso in tutte le sue sfumature.
La tavolozza cromatica della fotografia a colori è quasi infinita. La tavolozza della fotografia in bianco e nero si limita a un bianco, un nero, e a una notevole varietà di sfumature di grigi; ma alla fine, su un bianco su un nero...

…e su qualche grigio possiamo contare e, soprattutto, nelle nostre stampe bianco e nero non vogliamo vedere neanche l'ombra di un colore o di una dominante colorata. Proviamoci!