Gigapixel è un termine che identifica immagini fotografiche digitali eseguite con un uso estremo della tecnica dello “stitch”, l'unione via software di più immagini dello stesso soggetto. I risultati ottenuti sono strabilianti, impensabili fino a pochi anni or sono, al di là di ogni sogno più estremo per i fotografi chimici. E questo è un settore fotografico in cui le Nikon digitali offrono una marcia in più ...

A cura di Arcangelo Piai

» Premessa » La ripresa in pratica
» Post-produzione » Stitching in PTGui
» Correzioni finali in Photoshop » Alcuni esempi di visualizzazione in Zoomify

 

La ripresa in pratica

ATTREZZATURA
Il Gigapixel è semplicemente un “grande stitching”, stitching del quale abbiamo già trattato gli aspetti nell’eXperience Photo stitching e panoramiche.

FOTOCAMERA
D2x
e D300
Ho iniziato questo eXperience realizzando i primi Gigapixel con una Nikon D2x. Un’ottima macchina che uso con soddisfazione, in quanto ottengo immagini invidiabili per qualità e colore.

Nel caso del Gigapixel, la Nikon D300, grazie alla maggior compattezza ed al minor peso, per questo tipo di riprese permette una maggior stabilità. Inoltre il file RAW/NEF a 14 bit dà una gamma tonale più estesa rispetto ai classici 12 bit. Ed il Live View, unitamente ad altre nuove caratteristiche, ne fanno una fotocamera all’avanguardia.

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Nikon D2x e D300

OBIETTIVO
AF-S VR 70-300 f4,5-5,6 G IF-ED
Possiedo anche l’AF-S VR 70-200 f2,8 IF-ED e il 300 f4 AF-S IF-ED, ma ho preferito effettuare le riprese con il 70-300 VR, che garantisce ottime prestazioni ed è decisamente meno pesante.

La ripresa in Gigapixel esige una buona profondità di campo e di conseguenza diaframmi relativamente chiusi.

Il 70-300 4,5-5,6 (con valori di diaframma compresi tra f8 e f16 e fino alla focale 200-230mm) ha una qualità molto simile a quella delle ottiche più blasonate e costose. In più ha il vantaggio di essere più leggero e quindi meno soggetto a rischi di mosso.

A destra:
Nikon D2x e AF Nikkor 300 f4 ED,
treppiedi Gitzo e testa Manfrotto 410

In basso:
Nikon D300 e Nikkor Zoom AF-S VR 70-300 f 4,5-5,6G IF-ED

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CAVALLETTO, TESTA E PUNTO NODALE
Gitzo G1348
e testa Manfrotto 410
Insieme a un treppiedi robusto ho preferito una classica testa per uso fotografico rispetto a una testa panoramica usata generalmente per la tecnica dello stitching.
Anche qui il motivo è lo stesso: la stabilita dell’insieme “cavalletto-fotocamera-obiettivo”.

A destra: Fotocamera e testa panoramica QTVR

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Testa Manfrotto 410

Una testa panoramica (ad esclusione delle teste tipo Claus utilizzate da Hal 9000 e progettate appositamente per il Gigapixel) è adatta all’utilizzo di ottiche corte o mediotele. Con lunghi teleobiettivi la stabilità diventa alquanto precaria.

Ricordo che la ricerca dell’esatto punto nodale è necessaria quando la ripresa comprende, contemporaneamente, soggetti vicini e lontani o viene eseguita con un grandangolo. Non è quindi fondamentale per soggetti posti su uno stesso piano (come un quadro o un affresco) o panorami ripresi oltre una certa distanza.
Visto che stiamo utilizzando un tele, è più utile una testa robusta (più stabile) per il nostro treppiedi, piuttosto che una testa panoramica, ottima per le panoramiche e i QTVR, ma meno stabile rispetto ad altre.

VARIE
Lo scatto remoto Nikon MC-30, una piccola bolla (nel caso il cavalletto ne fosse sprovvisto), il cartoncino grigio per il bilanciamento del bianco (nel caso di riproduzioni d’arte come affreschi o quadri), sono altri elementi necessari per la realizzazione di questo genere di scatti.

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Bolla e scatto elettrico Nikon MC-30


Iperfocale e previsualizzazione

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Vista dal Monte Pizzoc verso Vittorio Veneto con Nikon D2x e treppiedi Gitzo

Se dobbiamo creare un’unica immagine con 100/150 o più scatti, avremo bisogno di calcolare l’ampiezza della zona da riprendere. Lo faremo perciò in base alla focale utilizzata e alla quantità di scatti che vogliamo effettuare. Visualizzeremo e memorizzeremo inoltre l’inquadratura e le estremità della nostra ripresa (sinistra /destra e /alto/basso).
A questo scopo saranno utili le scale graduate sistemate sulla testa del treppiedi dove è fissata la fotocamera.

Fig. 11 - La scala graduata della testa ManfrottoIngrandisci
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A destra: È importante posizionare il cavalletto in bolla

Diamo un ordine alla sequenza di ripresa, procedendo in senso orario e dall’alto verso il basso; tutto ciò semplifica e riduce i tempi di ricerca e selezione delle immagini da assemblare.
I fotogrammi dovranno sovrapporsi sia in verticale che in orizzontale di circa 40/50%.
È meglio effettuare la ripresa attraverso lo scatto elettrico con la macchina impostata sulla modalità di scatto M-Up (impostabile attraverso la ghiera posta in alto a sinistra), avendo comunque l’accortezza di aspettare sempre qualche secondo tra uno scatto e l’altro così da eliminare tutte le possibili cause di vibrazione.

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Impostando la modalità di scatto M-Up con il primo scatto si alzerà lo specchio,
con il secondo si aprirà l’otturatore che permetterà di ridurre le vibrazioni.

Il diaframma dovrà essere sufficientemente chiuso, per permettere la necessaria profondità di campo associata alla migliore nitidezza, ma non troppo per non introdurre gli effetti negativi della diffrazione che peggiorano la qualità generale dell’immagine.
Come sempre il modo migliore di operare sarà quello di usare diaframmi intermedi. Nel caso del 70/300 i migliori risultati si ottengono tra f8 e f16.
Per un aiuto nel calcolo della profondità di campo in base all’ottica e al diaframma utilizzato è utile il sito consigliatomi dall’amico Luca Vascon.

www.dofmaster.com/dofjs.html


CALCOLIAMO ORA LA GIUSTA ESPOSIZIONE E IL BILANCIAMENTO DEL BIANCO

Sono consigliabili in tal senso scatti di prova rappresentativi di tutta l’area in modo da controllare bene tutti i parametri prima di procedere all’intera sessione di ripresa.
Se lavoriamo in esterno faremo attenzione anche alle condizioni atmosferiche e di luce.

I teleobiettivi infatti enfatizzano la foschia, il velo atmosferico e il tremolio dovuto a sbalzi termici con conseguente caduta di nitidezza generale. In questi casi sarà meglio rinviare la ripresa o utilizzare una focale più corta in modo da ridurre la perdita di qualità.

Una volta che profondità di campo, messa a fuoco, esposizione e bilanciamento del bianco saranno impostati a dovere e bloccati (è molto importante non modificare questi parametri durante tutta la seduta di lavoro) si procederà con la ripresa.

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