Satura i colori, controlla i riflessi e risulta molto utile nella maggior parte delle situazioni di ripresa. È uno dei pochi filtri che non si può simulare via software, ecco come funziona e come utilizzarlo al meglio.

A cura di Guido Bartoli

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Luce ambiente ed esposizione

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Isole Eolie - Strombolicchio. © Franco Cappellari

Il filtro polarizzatore con attacco a vite è costituito da una montatura girevole, la quale permette di trovare la giusta posizione per la fotografia da eseguire.
Il suo uso è semplice: va avvitato sull'attacco filettato dell'obiettivo e l'effetto si controlla mediante la rotazione della ghiera fino a quando si nota l'attenuazione dei riflessi sulla superficie voluta.
Può accadere che l'eliminazione di un riflesso e la saturazione del colore su una superficie accresca la desaturazione di un'altra superficie, in quanto il piano di polarizzazione non è necessariamente identico per tutti i soggetti. Dipende infatti dalle caratteristiche superficiali e dall'orientamento della superficie sia rispetto alla luce incidente, sia rispetto al filtro.
I polarizzatori lineari hanno un punto di riferimento stampato sul bordo della montatura che indica la direzione del piano di polarizzazione. Quelli circolari non lo prevedono, ovviamente, in quanto inducono una rotazione della polarizzazione.

Vi è un importante accorgimento da tenere presente al momento delle riprese: se il polarizzatore viene utilizzato con un obiettivo il cui barilotto ruota durante la messa a fuoco, è necessario prima focheggiare e poi ruotare il filtro per controllare la polarizzazione. Il polarizzatore, contrariamente all'UV, allo skylight e ai neutral density, è l'unico filtro che richiede questo accorgimento.

Il polarizzatore, che come molti altri filtri assorbe sempre una parte della luce, richiede un allungamento del tempo di posa come compensazione.
Poiché il filtro polarizza qualsiasi tipo di luce che lo attraversa, l'assorbimento minimo della luce è di 1 stop, anche senza vedere l'effetto polarizzante (quindi anche senza aver ruotato il filtro per assorbire ad esempio la luce del cielo).

Quando lo si ruota per ottenere l'effetto desiderato si deve calcolare un assorbimento che può arrivare fino a un altro stop. Ciò significa che in pratica si può arrivare ad un assorbimento fino a 2 stop fra una foto eseguita senza il polarizzatore, oppure con il polarizzatore al massimo della sua efficienza. Al contrario di altri filtri il cui assorbimento è stabilito dalle specifiche costruttive, il polarizzatore ha una certa variabilità nel calcolo della compensazione dell'esposizione, dovuta alla quantità di luce polarizzata presente nella scena e quindi eliminata dal filtro stesso nella sua azione.

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Ecco un confronto fra tre immagini eseguite rispettivamente senza polarizzatore, con polarizzatore circolare senza effetto
e con polarizzatore circolare ruotato al massimo dell'effetto. Come si può vedere anche il solo applicare il filtro al minimo
dell'effetto produce un aumento del contrasto dovuto alla saturazione di alcune zone. La luce del cielo è polarizzata linearmente
e quindi una parte viene comunque intercettata dal polarizzatore circolare (si è precedentemente detto che la polarizzazione
circolare può intendersi come risultante di due polarizzazioni lineari).
Immagini riprese a diaframma f/8, per il quale l'esposimetro ha calcolato rispettivamente un tempo di 1/1600s, 1/800s, 1/640s.

Il valore della luce assorbita, e il conseguente aumento dell'esposizione, viene indicato dal costruttore mediante il fattore filtro, o fattore di compensazione, relativo all'assorbimento della luce trasmessa. Viene indicato con una scala aritmetica: 2x, 3x, 4x …
Ciò significa che al raddoppiare del numero dimezza la luce trasmessa e quindi va raddoppiato il tempo di posa
.
Per il polarizzatore si ha un fattore filtro da 2x a 4x, che corrisponde a una trasmissione di metà o un quarto della luce. Quindi se si agisce sul tempo di posa bisogna raddoppiare o quadruplicare il tempo di esposizione. Agendo sul diaframma si ha una variazione rispettivamente di 1 o 2 stop, come evidenziato dalla seguente tabella.

Tabella riassuntiva delle variazioni di esposizione in rapporto all'assorbimento del filtro

Fattore Filtro
Variazione tempo
di posa
Esempio tempo di posa
Esempio diaframma

Variazione
stop

Tempi lunghi
Tempi brevi
1x nessuno
1s
1/1000s
11
0
1,25x moltiplicare x 1,25
1,25”
1/800
10
+ 1/3
1,33x moltiplicare x 1,33
1,33”
1/750
9,5
+ 1/2
1,6x moltiplicare x 1,6
1,6”
1/640
9
+ 2/3
2x raddoppiare
2s
1/500s
8
+1
2,5x moltiplicare x 2,5
2,5s
1/400s
7
+ 1 1/3
3x triplicare
3s
1/320s
6,3
+ 1 2/3
4x quadruplicare
4s
1/250s
5,6
+2
5x quintuplicare
5s
1/200s
5
+ 2 1/3
6x sestuplicare
6s
1/160s
4,5
+ 2 2/3
7x moltiplicare x 7
7s
approssimare
(1/140s)
approssimare
+ 2 4/5
8x moltiplicare x 8
8s
1/125s
4
+3

I valori di tempo e diaframma indicati in tabella sono approssimati ai valori presenti nelle scale dei tempi
e dei diaframmi nei menu delle DSLR.

La precedente tabella indica le variazioni da apportare all'esposizione in rapporto al fattore filtro indicato dal costruttore. È valida per qualsiasi filtro in modo molto preciso, in quanto il costruttore ha già fatto i calcoli relativi; mentre i valori per il polarizzatore sono indicativi, poiché dipendono dalla quantità di luce polarizzata intercettata dal polarizzatore.
I valori di questa tabella vanno applicati solo se si usa un esposimetro esterno, che non è il caso delle reflex DSLR, tuttavia danno un idea dell'assorbimento da parte del filtro e aiutano in fase di programmazione delle riprese o per un calcolo dell'assorbimento di luce se il filtro è posto di fronte alla sorgente luminosa.
L'aumento di esposizione degli esempi va applicato o al tempo o al diaframma; in alternativa a entrambi ripartendolo in modo che sia complessivamente lo stesso.
I valori di aumento in stop possono apparire strani in rapporto al fattore filtro, ma ciò dipende dalla natura logaritmica del concetto di stop. Dato il fattore filtro la formula per trovare la variazione in stop è la seguente: Δstop = log (fattore filtro) / log 2 (Da: Fondamenti di Fotografia, a.v., Zanichelli p. 316)

Quando si usano più filtri contemporaneamente, il fattore filtro viene moltiplicato: usando ad esempio un filtro polarizzatore con fattore filtro 2,5x in abbinamento a un filtro neutro da 4x, il fattore filtro totale sarà 10x. Ciò significa un assorbimento di 3 stop e 1/3.
Non è tuttavia mai consigliabile usare più di un filtro sull'ottica, causa la notevole modificazione del percorso luminoso che, specialmente con le digitali, si fa sentire con un calo di nitidezza.
Altra motivazione per evitare di abbinare più filtri è la possibilità di avere una vignettatura agli angoli del fotogramma.
Ciò si può verificare anche con polarizzatori dalla montatura spessa, per cui soprattutto con i grandangolari, sarà bene scegliere le versioni “slim”, cioè dotate di una montatura metallica più sottile.
Ovviamente se le condizioni lo richiedono, la soluzione di usare più filtri va necessariamente adottata, avendo tuttavia cura di scegliere filtri di qualità elevatissima, come i Nikon Filters.