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La fotografia può congelare la musica?
Davide Susa

La mia passione per la musica, in particolare il jazz, e le immagini ad essa collegate, ha origini lontane nel tempo. Ricordo che già nei primi anni 90 ascoltavo i cd della rivista Musica Jazz, ed ero catturato dai ritratti dei musicisti sul palco. Il mio essere musicista (nella mia vita ho suonato sassofono, clarinetto e batteria) mi spinse anche a recarmi ad Umbria Jazz per vivere da vicino i musicisti, i concerti e le emozioni del festival. Tutte le volte che suonavo in pubblico e venivo fotografato mi interrogavo sulle emozioni e le sensazioni che provavo in quei momenti e sulla possibilità di vedere quelle stesse emozioni "congelate" in quelle immagini. Poi mia moglie mi regalò la prima reflex, per cercare di approfondire la mia passione per la fotografia, ed è cominciata così la mia avventura come fotografo. Tutte queste passioni mi hanno spinto ad iscrivermi al corso di fotografia musicale organizzato dalla rivista JAZZIT e da lì è cominciato tutto.
 

© Davide Susa
Joe Lovano © Davide Susa
© Davide Susa
Curtis Lundy © Davide Susa


Da quel momento, per arrivare a creare una visione della musica e un linguaggio fotografico personali ci sono voluti decine di concerti, dal jazz al pop, al rock; infine, sono tornato al mio grande amore, la musica che, personalmente, ritengo la più emozionante sotto il profilo fotografico: il jazz.
 

Considero la fotografia musicale un linguaggio, alla stregua di altre forme artistiche, con le sue regole, i suoi principi che devono essere compresi, conosciuti, studiati prima di poterli asservire ad un proprio percorso artistico personale. Questi concetti di base sono parte integrante degli argomenti introduttivi ai miei workshop specialistici sulla fotografia di musica. Infatti, dobbiamo essere sempre in grado di scattare delle immagini di musica di qualità, con una buona composizione e una nitidezza che permettono un utilizzo a qualsiasi livello delle nostre foto. Altrimenti ci mancheranno le basi per creare una qualsiasi visione fotografica personale. Didatticamente dico sempre a chi frequenta i miei workshop che la tecnica è fondamentale: è basilare, occorre conoscerla al punto da essere applicata automaticamente, senza riflettere, perché è entrata nel nostro DNA di fotografi. A questo punto, non dovendo più pensare alle basi del nostro linguaggio, possiamo lavorare per approfondire la nostra visione della musica.
 

© Davide Susa
Maria Joao © Davide Susa
© Davide Susa
Jean Sebastien Williams © Davide Susa

Per quanto mi riguarda, come ho scritto sul mio sito, la frase interrogativa "la fotografia può congelare la musica?" è una domanda che mi pongo sempre ad ogni concerto; nelle mie immagini cerco sempre di cristallizzare l’istante, bloccare in uno scatto l’espressione del "momento musicale". Per me il jazz è la musica più adatta a questa mia ricerca, è una musica che si base sull’espressione, sull’emozione, sull’improvvisazione, sull’interplay. Fondamentale per lo scatto è studiare quello che succede sul palco, cercare i momenti dell’improvvisazione, degli assoli, dello scambio di sguardi, tutti momenti che meritano di essere ripresi al microscopio. Una ricerca di istanti che comincia sotto il palco, guardando e studiando i musicisti, ascoltando la musica che fluisce, osservando quello che succede, ma continua anche a casa nel momento della selezione, cercando l’immagine che più rispecchia, secondo me, l’istante musicale, lo ferma e lo presenta a chi guarda.

 

© Davide Susa
Esperanza Spalding © Davide Susa
© Davide Susa
Michele Rabbia © Davide Susa

La mia soddisfazione è sapere che chi guarda le mie immagini si avvicina ad esse, le osserva con attenzione, chiude gli occhi e comincia ad immaginare la musica, che fluisce dall’immagine nella sua mente e lo riporta a livello emozionale in teatro a rivivere quegli istanti. Non so se riesco sempre a "congelare la musica", ma quando incontro un musicista che mi dice "grazie Davide, hai colto come mi sento quando suono" mi accorgo di esserci riuscito.


Chi sono
Sono un fotografo freelance di Viterbo e mi occupo di fotografia musicale dal 2004. Ho studiato fotografia musicale sotto la guida del fotografo Claudio Cipriani, e fotografia con i fotografi Bob Sacha, Bruno Stevens, Gianni Pinnizzotto e Alessio Pizzicannella. Attualmente collaboro, in Italia, con le riviste  JAZZIT, Musica Jazz, jazzColours, e pubblico all'estero tramite l'agenzia fotografica francese DALLE. Inoltre, sono redattore per il web-magazine All About Jazz - Italia. Collaboro con scuole di fotografia e festival di jazz per la realizzazione di workshop specialistici sulla fotografia musicale. Sono responsabile dei corsi di fotografia del Festival Tuscia in Jazz.

www.davidesusa.com

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Roberto Giglio © Davide Susa
Pilar © Davide Susa
Pilar © Davide Susa