Inviati 2

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Una tempesta di neve infuria su Tromso mentre attendiamo che l'aereo che viene a prenderci da Longyearbyen riceva il via libera per l'atterraggio: la torre di controllo ha chiuso l'aeroporto al traffico. Nessun cenno di miglioramento, ci addormentiamo sui nostri zaini stracarichi di macchine e obiettivi, in fondo abbiamo già fatto Milano-Oslo, Oslo-Tromso e ci mancano ancora un paio d'ore di volo, tempo permettendo, per raggiungere finalmente l'arcipelago delle Svalbard che sono proprio sperdute. Sorridenti per aver accumulato solo quattro ore di ritardo, una sciocchezza vista la convinzione che il volo sarebbe stato annullato, finalmente alle cinque del mattino sbarchiamo e ci imbattiamo nel primo orso: la nostra guida. Per i rudi uomini che abitano la calotta polare evidentemente dover accompagnare un branco di fotografi rammolliti è solo una gran seccatura. Prendiamo atto. Un paio d'ore di riposo in confortevoli chalet, incontro con la guida, prime confidenze con la motoslitta, sistemazione dell'attrezzatura e via, in colonna tra i ghiacci direzione nord (?!?).

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

Infagottati come siamo non sentiamo i -20/25° di temperatura. Mutandoni di lana, due paia di calzettoni, due magliette, maglione, pantaloni da montagna, giacca a vento, due paia di guanti, passamontagna, cappello, maschera in neoprene, ai piedi un paio di stivali neppure commercializzati in Italia (vengono forniti dall'organizzazione ma me ne ero fatti spedire un paio da una amica canadese) e dulcis in fundo tuta polare. Non sentiamo i -20/25° ma non si sta al calduccio, si affronta il clima. La cosa sorprendente, e me ne sorprendo ormai da qualche anno, è che le batterie tengono. Il grosso problema delle fotocamere è l'alimentazione, tanto più a queste latitudini, ma dopo aver avuto esperienze di viaggi invernali e sempre attorno al circolo polare artico, ho addirittura smesso di tenere le batterie nelle tasche interne per lasciarle montate in macchina (quelle di scorta però sempre in tasca nel posto più caldo). Il Tamrac tiene bene come le batterie nelle Nikon, fissato com'è al portabagagli della motoslitta, sempre pronto durante le numerosissime soste che ci prendiamo ad ogni scorcio e che fanno innervosire la guida locale.

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto
© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

 

Attraversiamo passi, valli e fiordi di un candido inquietante, sopra di noi il blu cobalto del cielo terso, qui hanno appena festeggiato il ritorno del sole dopo la lunga notte artica, sole che ci accompagnerà per tutta la durata della nostra spedizione fotografica, sole che come sempre nel grande nord non sale mai alto nel cielo ma proprio per questo fa la felicità del fotografo. Maciniamo chilometri ed anche chi era alla prima esperienza in motoslitta, comincia a concedersi qualche divertimento sfruttando il piatto percorso sul mare ghiacciato, ecco, pensare che stiamo viaggiando su una coltre di ghiaccio ma che sotto di noi c'è il mare può, come dire, intimidire un po'. La guida, che naturalmente apre la colonna, mi "ordina" di mantenere una notevole distanza durante la marcia, se lui finisce in una buca io la evito se sto distante e gli altri dietro di me di conseguenza. E a ricordarci che non sia una cosa così impossibile ecco un'enorme chiazza di sangue in corrispondenza di una buca nel ghiaccio: la foca è diventata un buon pasto per un orso poche ore prima del nostro passaggio. Con il rumore provocato dai motori, penso, l'abitante più numeroso delle Svalbard non si farà neppure vedere (in tutto l'arcipelago ci sono circa duemila persone a fronte di cinque/seimila orsi bianchi).

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

Si fa buio e arriviamo in, quasi, perfetto orario sulla tabella di marcia (la mia, non quella della guida) in un fantastico e caldo chalet in mezzo al nulla dei ghiacci. Ghiacci che abbiamo fotografato in tutti i modi durante il percorso: distese, rilievi, cime appuntite (Spitsbergen appunto) fiordi ghiacciati e navi incastrate, foche al sole e impronte di orsi (impressionanti, forse meglio non averne incontrati). Il regno del grandangolo spinto e delle panoramiche realizzate con più riprese che saranno poi assemblate, ma anche del teleobiettivo per ritrarre dolci colline in primo piano con cime sullo sfondo che sembrano "attaccate" per l'effetto della compressione dei piani; dal paesaggio alle astrazioni, già il primo giorno una vagonata di giga nelle nostre schede.

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

Scelgo sempre accuratamente i periodi delle mie spedizioni, i fotoamatori che mi seguono devono avere opportunità di ripresa particolari, non basta mettere a loro disposizione le mie esperienze e attrezzature professionali, anche se trattandosi di natura e quindi nulla può essere garantito, nella preparazione del viaggio considero, anche statisticamente, ciò che avremo la possibilità di fotografare con buone probabilità. Avevo quindi disilluso i partecipanti in merito alla possibilità di riprendere, bene, da pubblicazione intendo, il simbolo delle Svalbard, l'orso bianco, ma li avevo galvanizzati invece sulla possibilità di fotografare delle tempeste elettromagnetiche. Detto così magari la cosa non entusiasma, ma chiunque abbia avuto l'opportunità di ammirare (e naturalmente nel nostro caso di fotografare) l'Aurora Boreale, al solo ricordo di questo spettacolo della natura, nel vero senso del termine, avrà la pelle d'oca.

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

Bene, come per gli appuntamenti importanti, ci prepariamo puntigliosi, consiglio di impostare già le fotocamere disinserendo l'autofocus (che impazzirebbe) spiego che generalmente sono necessari tempi d'esposizione nell'ordine di una trentina di secondi e diaframmi piuttosto chiusi, faccio preparare le macchine con moderati grandangolari su cavalletto e aspettiamo. Nell'attesa qualcuno domanda "ma, l'esposizione spot oppure matrix?", "ma come metto a fuoco senza autofocus?", "ma …… ". Ma eccola, fuori tutti, con scorta armata antiorso naturalmente, tutti davanti allo chalet, a non so quanti gradi sotto zero, tutti agitati nonostante i preparativi e le indicazioni, tutti col naso in su ad indicare gli uni agli altri una meraviglia luminosa e fluttuante, una meraviglia in continuo movimento, una danza nel buio della notte, uno scintillio da fotografare e fotografare e fotografare. Dura più di un'ora quella notte quella meraviglia, quella meraviglia che ho avuto la fortuna di osservare in ognuno dei miei viaggi "artici" ma che ogni volta mette i brividi, che ogni volta è diversa per durata, intensità, colori, movimenti, che ogni volta è unica.

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

Andiamo a dormire soddisfatti. Il mattino dopo ci sveglia il rumore del piccone che l'aiuto guida sta usando per frantumare il ghiaccio, ghiaccio che una volta fuso sarà la base della colazione e del pranzo: buste tipo "razione K" ma l'arte culinaria non è il motivo della nostra spedizione e comunque nei tour polari già disporre di un pasto caldo è un lusso, come sottolineato dalla guida. In sella alle motoslitte si ripetono opportunità fotografiche che ci inducono ad innumerevoli soste con tutte le difficoltà che questo comporta, anche solo togliere e metter guanti e casco diventa faticoso ma è un susseguirsi di scenari indimenticabili e nessuno vorrebbe perdersi neppure una possibile immagine.

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

Ancora valichi, panorami, distese, montagne e bianco, bianco, bianco, mentre i colori del cielo variano al variare delle nuvole, dell'ora del giorno e dei venti che sferzano sui pochissimi centimetri di pelle scoperta rendendo difficoltoso anche solo accostare l'occhio al mirino, che condensa pericolosamente e immediatamente se ci si avvicina troppo. Ma è troppo entusiasmante, e non solo per chi è alle prime esperienze tra i bianchi ghiacci del nord. Nel nostro peregrinare tra i ghiacci non vedremo purtroppo l'orso bianco ma "solo" i paesaggi, le foche, le renne endemiche delle Svalbard e naturalmente l'Aurora Boreale. Il bilancio è superlativo. Tutti gasati per l'esperienza terminiamo la spedizione in un ristorante del capoluogo. Bistecca di balena per tutti, tranne che per me, mi rifiuto di ordinarla ma confesso che ne ho assaggiato un boccone da uno dei miei compagni di viaggio. Anche i souvenir esercitano parecchio fascino: morbidissime pelli di foca. E qui invece mi rifiuto categoricamente di acquistarle, opto per un paio di ciabatte assolutamente kitsch a forma di zampa, d'orso naturalmente, e per un paio di manufatti in legno (ma dove lo prenderanno il legno che qui ci sono solo muschi e licheni? Eppure da qualche parte deve esserci visto che tutte le costruzioni sono in legno). Una stretta di mano alla guida che sorride, incredibile, sorride, ci guardiamo attoniti e pensiamo tutti che in sei giorni con un gruppo di italiani è riuscito a far sorridere uno che ci aveva accolti con qualcosa di molto simile ad un grugnito. Siamo contenti. E ci imbarchiamo per far rientro in climi mediterranei.

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

Mi "rimproverano" di organizzare i miei viaggi fotografici quasi esclusivamente attorno al circolo polare artico, mi chiedono cosa ci trovi in tutto questo bianco che per molti è sempre uguale. Ci trovo natura quasi incontaminata, candore, poesia, non sono un patito di pixel, sensori, processori e via dicendo, sono un fotografo che predilige l'estetica dell'immagine rispetto ai tecnicismi. Un fotografo vive di luce. E la luce del nord è unica. E sono tutt'altro che sempre uguali anche i paesaggi delle diverse località che ho visitato più volte, l'Islanda non ha nulla a che vedere con la Lapponia finlandese. La Norvegia cambia ad ogni curva, dai fiordi di Bergen alle Lofoten. La Svezia poi … Forse per questo sto preparando il viaggio per il prossimo marzo, quando appena terminato il lungo buio artico tornerà a splendere il sole nelle baie e sugli icebergs della Groenlandia. Volete venirci?

 

© Piero D'Orto
Svalbard © Piero D'Orto

Chi sono
Fotografo Nps, legato alla fotografia da una passione totalizzante. Professionista da oltre vent'anni (ma la mia prima camera oscura risale al 1977) sono titolare dello studio Foto&Foto di Busto Arsizio e mi occupo prevalentemente, oltre che di fotografia di natura e viaggi, di ritrattistica nella mia attrezzata sala posa e di reportage di matrimonio. Ho proiettato miei lavori in diverse manifestazioni, tra le quali "Dia sotto le stelle" evento internazionale con migliaia di spettatori, oltre ad aver esposto nel corso degli anni decine di mostre. Organizzo corsi e workshop in Italia e all'estero con reportage, tra gli altri, alle Svalbard, in Islanda, sui Fiordi norvegesi, alle Lofoten, laghi svedesi, sul Gran Paradiso, nel Sahara tunisino, in Kenya, in Nepal. Il prossimo marzo ho in programma una spedizione in Groenlandia in qualità di master della prestigiosa Nikon School Travel.

www.fotoefoto.com