Corso di fotografia e cultura dell'immagine

A cura di: Insegnanti dell'Istituto Bodoni-Paravia di Torino

I.I.S. Bodoni - Paravia

Luce naturale, luce artificiale ed esposizione

Federico Salzani

Appunti di laboratorio
» Regolazione dell'esposizione » Corretta esposizione in ripresa
» Misura dell'esposizione in pratica » Esposizione con apparecchi digitali
» Illuminazione in studio » Luce artificiale
   

LA MISURA DELL'ESPOSIZIONE IN PRATICA

Ingrandisci l'immagineIL GRIGIO MEDIO
I dati forniti dall’esposimetro sono un suggerimento da interpretare in modo elastico o creativamente, non un ordine da eseguire. Vediamo quali sono i casi più frequenti nei quali il fotografo deve intervenire e in quale modo. Bisogna innanzitutto ricordare che gli esposimetri sono tarati per fornire l’esposizione corretta di un soggetto “medio”, che riflette il 18% della luce che lo colpisce, come il cartoncino grigio Kodak nella foto a fianco.

La misura della luce riflessa sul cartoncino, purchè fatta ad una distanza tale da escludere altri elementi, equivale alla lettura in luce incidente: quando è possibile, ad esempio in studio o in esterni quando il soggetto è vicino, è opportuno misurare la luce incidente, perchè non vincolata dalle caratteristiche del soggetto che possono talvolta influire negativamente sui risultati.


IL CONTRASTO DEL SOGGETTO, ESPOSIZIONE MEDIA


La misura della luce riflessa spesso non può essere precisa, ad esempio quando nell’inquadratura è presente una vasta superficie molto riflettente o molto luminosa, come la neve o il cielo, quando il soggetto molto riflettente si presenta su uno sfondo scuro, vale a dire quando il contrasto proprio del soggetto è elevato.
Il contrasto del soggetto è la differenza massima di riflettanza che si riscontra fra le varie zone della scena inquadrata ed è indipendente dalle caratteristiche dell’illuminazione.
Nella figura a fianco le tre sfere hanno superfici e colore diverso fra loro e la misura della luce riflessa fatta su ciascuna di esse dà i risultati indicati in figura:
usando f/8 le sfere grigia e nera risulterebbero sottoesposte (ad es. la nera di 4 stop); usando f/2 si avrebbe invece una sovraesposizione fino a 4 stop; esponendo per il valore misurato sulla sfera grigia (esposizione media), la sottoesposizione della sfera nera e la sovraesposizione della sfera bianca risulterebbero ancora accettabili. In casi come questi la soluzione migliore è usare la misurazione della luce incidente e variare di ±0,5-1,5 stop il risultato ottenuto, se il soggetto è particolarmente riflettente o scuro.
Quando è possibile misurare solo la luce riflessa (in esterni) conviene misurare un soggetto con caratteristiche simili a quelle del cartoncino Kodak.


CONTRASTO DI ILLUMINAZIONE E CONTRASTO DEL SOGGETTO
In studio, la completa padronanza dell’illuminazione ci permette di intervenire attenuando con un opportuno contrasto di illuminazione un troppo elevato contrasto del soggetto.
Nelle due foto si può vedere come una illuminazione adeguata permetta la leggibilità di ombre e luci pur delineando correttamente forme e volumi.

Ingrandisci l'immagine
Contrasto 16:1
Ingrandisci l'immagine
Contrasto 2:1


IL LAMPEGGIATORE ELETTRONICO

MISURA DELL'ESPOSIZIONE CON I LAMPEGGIATORI ELETTRONICI
La potenza di un flash viene indicata con il numero guida (NG) che indica qual è il f/ da usare per un soggetto ad una determinata distanza (con una pellicola da 100 ISO): NG = f/ x distanza.
Il numero guida è un dato importante più per valutare le prestazioni di un flash, che non per determinare l’esposizione. Infatti con i portatili l’esposizione è di solito automatica, grazie ad un dispositivo elettronico che valuta la distanza soggetto-flash ed in base a questa varia la durata dal lampo; alcuni flash portatili (“dedicati”) dialogano con l’apparecchio in modo tale che la determinazione dell’esposizione sia fatta dal sistema TTL della macchina. Con i lampeggiatori da studio si usano esposimetri con fotoresistenze rapidissime.


LAMPEGGIATORI, TEMPO DI ESPOSIZIONE E SINCRONIZZAZIONE
Ingrandisci l'immagine
Poichè la durata del lampo è brevissima, la variazione del tempo non ha alcun effetto sull’esposizione, che viene determinata quindi solo dall’apertura di diaframma. Ma è indispensabile tener conto del tempo di esposizione per realizzare la sincronizzazione del flash con l’apertura dell’otturatore: il lampo deve scoccare quando l’otturatore è completamente aperto.
Questo avviene a tutti i tempi con gli otturatori centrali, mentre con gli otturatori a tendina bisogna verificare quale sia il tempo più breve impostabile (comunemente: 1/60 con tendine a scorrimento orizzontale, 1/125 con tendine verticali); se il tempo di esposizione è troppo breve solo una parte del fotogramma sarà esposta.
La comunicazione apparecchio-flash per realizzare la sincronizzazione avviene con un cavetto elettrico (cavo sincro, la tensione usata è bassissima) o attraverso il contatto caldo.

 

Ingrandisci l'immagine
 

LEGGI SULLA FOTOMETRIA

ILLUMINAMENTO E DISTANZA DELLA SORGENTE

Usando una sorgente di luce puntiforme l’illuminamento di una superficie è in rapporto all’inverso del quadrato della distanza sorgente- superficie:

I = Φ . 1/d2

I è l’illuminamento, Φ il flusso emesso dalla sorgente, d è la distanza sorgente-superficie

Ad esempio:

raddoppiando la distanza
sorgente-superficie
l’illuminamento diventa pari a
1/4 (si perdono 2 stop).


Aumentando la distanza l’area illuminata aumenta e proporzionalmente diminuisce l’illuminamento (vedi figura).


Gran parte delle sorgenti usate per l’illuminazione in studio non hanno dimensioni tali da potersi considerare puntiformi; nella pratica quindi ad un raddoppio della distanza sorgente-soggetto si ha un dimezzamento dell’illuminamento (si perde uno stop).
Inoltre la legge non è sempre applicabile con sorgenti che emettono un fascio di luce con raggi paralleli (spot): con questi illuminatori, a distanze entro i 5m circa, l’illuminamento non varia apprezzabilmente al variare della distanza.
La legge vale quando il raggio giunge perpendicolare sulla superficie; negli altri casi occorre rifarsi alla legge del coseno.


LEGGE DEL COSENO


L’illuminamento è pari al flusso moltiplicato per il coseno dell’angolo di incidenza

In altre parole:

l’illuminamento di una superficie aumenta al diminuire dell’angolo di incidenza dei raggi

Per questo una superficie curva (fig.2) riceve un’illuminamento digradante dal centro (angolo di incidenza 0°, cos =1) verso i bordi (cos <1).

In pratica per calcolare la variazione dell’illuminamento dovremo tener conto sia della legge del coseno che della legge dell’inverso del quadrato.