Corso di fotografia e cultura dell'immagine

A cura di: Insegnanti dell'Istituto Bodoni-Paravia di Torino

I.I.S. Bodoni - Paravia

La scelta dell'obiettivo

Sergio Mellina

La vista è un dato soggettivo automatico. Nella macchina fotografica, all'automatismo, si aggiunge la possibilità di sostenere la percezione attraverso focali che possono simulare, ridurre o aumentare la visionarietà naturale dello sguardo1.

Proviamo ad esaminare quali fattori incidono nel determinare la contingenza della visione in funzione dell'obiettivo utilizzato.
Tradizionalmente, gli obiettivi sono stati classificati in funzione della diagonale del formato del supporto sensibile che registra l'immagine. Misurata materialmente detta diagonale, le focali di lunghezza maggiore, sono dette teleobiettivi, quelle minori, grandangolari. La focale corrispondente alla diagonale, in passato, è stata definita normale.


FORMATO
DIMENSIONE FOTOGRAMMA
DIAGONALE FOTOGRAMMA
LUNGHEZZA FOCALE “NORMALE”
9.5 mm Minox
8 x 11 mm
13.6 mm
15 mm
APS C
16.7 × 25.1 mm
30.1 mm
28 mm, 35 mm
135, 35mm
24 × 36 mm
43.3 mm
45 mm, 50 mm
120/220, 6 × 4.5 (645)
56 × 42 mm
71.8 mm
75 mm
120/220, 6 × 6
56 × 56 mm
79.2 mm
80 mm
120/220, 6 × 7
56 × 68 mm
88.1 mm
90 mm
120/220, 6 × 9
56 × 84 mm
101.0 mm
105 mm
120/220, 6 × 12
56 × 112 mm
125.0 mm
120 mm
formato grande 4 × 5
96 × 120 mm
153.7 mm
150mm
formato grande 5 × 7
120 × 170 mm
208.0 mm
210 mm
formato grande 8 × 10
194 × 245 mm
312.5 mm
300 mm
Fonte wikipedia

Aldilà delle praticità dello schema sopra esposto, è necessario introdurre altri elementi d'analisi che possono permettere d'interpretare il senso di alcuni termini – come, appunto, quello di focale “normale”. L'utilizzo di uno strumento costruito per simulare la realtà pone la questione della verosimiglianza. Essa è mediamente garantita dalla registrazione automatica della macchina fotografica, spesso riferita ad una visione sociologica della normalità generalmente accettata. Tuttavia, proprio la macchina fotografica scardina i luoghi comuni in essa contenuti. Ad esempio, un ritratto realizzato con un grandangolo estremo, oppure, il primissimo piano effettuato con un teleobiettivo quasi astronomico, non si pongono affatto la questione della normalità, forse neppure quella della verosimiglianza. Sono immagini di una visione aumentata che non chiude l'azione della macchina fotografica nell'universo della descrizione dell'apparenza quotidiana. Quindi, più che di obiettivo normale, è più corretto parlare di obiettivo standard.
Tecnicamente, l'obiettivo avente focale corrispondente alla diagonale del formato, viene definito standard in quanto simula, con buona approssimazione, la prospettiva così come percepita dallo sguardo naturale dell'uomo. Tuttavia, è necessario precisare, lo sguardo dell'essere umano ha un angolo di ripresa2 maggiore di un obiettivo standard. Per questa ragione, quando vogliamo fotografare, restituendo la visione naturale dell'occhio e quindi utilizzando l'obiettivo standard, troviamo che non è possibile far entrare nell'inquadratura quanto, invece, riusciamo a percepire ai lati del nostro sguardo attraverso la visione periferica.


Fonte wikipedia

Per riuscire ad inquadrare con un'ampiezza di sguardo analoga a quella della percezione umana, è necessario utilizzare focali con angoli di ripresa3 maggiori di quelli ottenibili con l'obiettivo standard, quindi, con delle focali grandangolari, inferiori, cioè, alla diagonale del formato.
Si evince che fotografare è un'azione destinata a non poter riproporre la simulazione della visione dell'occhio umano in nessun caso in quanto, se scegliessimo di soddisfare la prospettiva, non avremo mai analogo angolo di visione. All'opposto, se scegliessimo lo stesso angolo di visione dello sguardo umano, la deformazione prospettica sarà quella del grandangolo. Ovviamente, si può contenere il limite tecnico attuale con un uso appropriato delle attrezzature ed ottenere, così, risultati soddisfacenti.
In effetti, la visione dell'occhio è cosa completamente diversa dalla macchina fotografica4.
Per altro, la nostra percezione è, tra l'altro, caratterizzata da altri elementi, ad esempio, dalla funzione della fovea, dal sistema nervoso centrale e periferico, dalla memoria. Quindi, aldilà della deformazione prospettica, dell'angolo di ripresa, la nostra visione compone un'inquadratura con variabili che nella macchina fotografica attuale non sono prese in carico.

Una classificazione degli obiettivi, più che prendere in conto la nozione di lunghezza focale standard in base alla quale definire cosa possa essere eccedente in un senso come in un altro, (grandangolo - teleobiettivo), dovrebbe, per essere realmente efficace, prendere in conto l'angolo di ripresa e il cerchio di copertura. Sono queste le informazioni necessarie per capire, in base al formato del materiale sensibile, quale obiettivo scegliere per una determinata fotografia. In passato, per altro, questa classificazione è stata necessaria per le scelte connesse all'uso delle macchine fotografiche a corpi mobili.
Oggi, l'evoluzione delle attrezzature, non sembrerebbe lasciare spazi per proporre una diffusione della classificazione generale delle ottiche che sostituisce al valore della focale standard, una catalogazione che, ad esempio, nel caso del 50mm nel formato 35mm sarebbe: 27,0° verticale, 39,6° orizzontale – solo per l'angolo di ripresa. Da qui la necessità di comporre con la tendenza in atto, almeno finché persisterà la sostanziale riduzione d'impiego dei banchi ottici e riferirsi, almeno in questa sede, alla nomenclatura comunemente affermata.

 

OBIETTIVI STANDARD PER I DIVERSI FORMATI FOTOGRAFICI


FORMATO
FOCALE (mm)
4/3
23
APS-C
35
24x36
50
6x4,5
75
6x6
80
6x9
110
10x12
150
13x18
210
20x25
300
Fonte wikipedia


Chiarito il contesto, dunque, rispetto alla visione data dall'obiettivo standard, le altre focali, quindi, restituiscono una percezione aumentata della realtà. Infatti, un grandangolo o un teleobiettivo, ampliano la nostra percezione dilatandola verso una visione orientata, spesso del tutto funzionale all'intento comunicativo desiderato.

Il cerchio di copertura è riferito alla capacità dell'obiettivo d'illuminare tutto il formato del supporto che registra le immagini fotografiche.

Infatti, al variare delle dimensioni dei supporti, gli obiettivi, anche con stesse focali, non hanno necessariamente gli stessi angoli di copertura. Esistono, ad esempio, focali 50mm che devono illuminare il formato 9x12cm, (in questo caso il 50mm è un grandangolo), focali 50mm che devono illuminare un formato approssimato di 24x36mm, (a rigore, 50mm non è esattamente la focale standard), 50mm che per supporti dx risultano essere medi teleobiettivi. Questo, senza considerare le necessità dei basculaggi e dei decentramenti5. Ovviamente, tutti questi 50mm sono costruiti in modo diverso, hanno caratteristiche materialmente lontane. Per rispettare le esigenze dei vari formati, sono state adottate soluzioni costruttive che hanno implicato risultati completamente differenti.
Tuttavia, alcune marche produttrici di attrezzature fotografiche hanno scelto di mantenere la massima compatibilità tra le macchine e gli obiettivi realizzati nel corso degli anni. Così, è possibile montare, ad esempio, su una Nikon F un obiettivo prodotto oggi, viceversa, prendere una focale di un corredo per fotocamere a pellicola ed inserirla in un corpo macchina di ultima generazione. La scelta della massima compatibilità deve essere sostenuta con cognizione poter essere goduta in tutte le positive implicazioni.
Poiché gli obiettivi hanno cerchi di copertura diversi, è possibile montare quelli con cerchi di copertura maggiore anche su macchine fotografiche che hanno supporti sensibili più piccoli del diametro illuminato. Ad esempio, obiettivi per fotocamere a pellicola 35, oppure per macchine con sensore fx, possono essere montati su macchine con sensore dx.
Per questi formati, data la minore lunghezza della diagonale, ovviamente, l'obiettivo standard è di misura inferiore. Quindi, gli obiettivi che risulteranno essere più lunghi dello standard diventeranno teleobiettivi anche se, in origine, essi sono stati utilizzati, su altra fotocamera con funzione diversa.
All'opposto, quando si utilizzano obiettivi con cerchi di copertura più piccoli di quelli adatti per illuminare il formato, (da fotocamera dx verso 35mm o fx), il risultato sarà tanto più vignettato quanto maggiore il divario con il diametro necessario6.
Utile, quindi, considerare che un corredo di obiettivi, aldilà dell'attacco della baionetta d'innesto, deve essere organico alla macchina fotografica impiegata. Il passaggio da un sensore dx a fx implica la riorganizzazione delle ottiche.
Per altro, anche le ottiche nate per le fotocamere 35mm, ovvero, in generale, per la pellicola, avevano caratteristiche diverse da quelle che si sono rese necessarie per i sensori digitali.
In particolare, oggi, quando gli obiettivi per le macchine a pellicola sono montati su fotocamere dx, oltre ad essere in tutte focali spostati verso le lunghezze maggiori, avendo minor acutanza, (nelle pellicole, non era necessario risolvere oltre il limite di formazione del grano di alogenuro d'argento poi sviluppato), per quanto in origine eccellenti, forniscono risultati inferiori alle attuali aspettative. Per quanto riguarda le ottiche per le fotocamere fx, limitando l'analisi alle serie di prestigio, tolto il già detto spostamento rispetto all'obiettivo standard, hanno qualità e materiali tali da poter essere impiegate su tutte le fotocamera che hanno lo stesso cerchio di copertura o cerchio di copertura inferiore.
Qui di seguito, una carrellata delle principali variazioni delle ottiche sui vari formati digitali.
 

Montato su analogica (35mm)
o digitale
full frame
Stesso obiettivo montato
su digitale (
APS-C)
Su digitale (APS-C) Canon


8mm (con questa focale esistono solo Fish-eye)

12mm (ultragrandangolare estremo)

12.8mm (ultragrandangolare estremo)
10mm (focale non comune in questo formato)
15mm (ultragrandangolare)
16mm (ultragrandangolare)
12mm (ultragrandangolare estremo)
18mm (grandangolo spinto)
19.2mm (grandangolo spinto)
14mm (ultragrandangolare)
21mm (grandangolo spinto)
22.4mm (grandangolo spinto)
16mm (ultragrandangolare)
24mm (grandangolo)
25.6mm (grandangolo)
18mm (grandangolo spinto)
27mm (grandangolo standard)
28.8mm (grandangolo standard)
20mm (grandangolo spinto)
30mm (grandangolo)
32mm (grandangolo)
24mm (grandangolo)
36mm (grandangolo)
38.4mm (grandangolo)
28mm (grandangolo standard)
42mm (normale)
44.8mm (normale)
35mm (grandangolo)
52.2mm (normale)
56mm (normale)
45mm (normale)
67.5mm (medio tele)
72mm (medio tele)
50mm (normale)
75mm (medio tele)
80mm (medio tele)
58mm (normale)
87mm (medio tele)
92.5mm (medio tele)
85mm (medio tele)
127.5mm (medio tele)
136mm (medio tele)
105mm (medio tele)
157.5mm (tele)
168mm (tele)
135mm (medio tele)
202.5mm (tele)
216mm (tele)
180mm (tele)
270mm (tele)
288mm (tele)
200mm (tele)
300mm (super tele)
320mm (super tele)
300mm (super tele)
450mm (super tele)
480mm (super tele)
600mm (super tele)
 
900mm (super tele)
 
960mm (super tele)
 
Fonte wikipedia


Gli obiettivi possono essere scelti in funzione delle situazioni compositive da affrontare non solo necessariamente in base all'ampiezza dell'inquadratura da realizzare. La percezione della profondità, in effetti, dipende anche dall'ottica montata sull'apparecchio. Tuttavia, è necessario distinguere bene quali sono le funzioni degli obiettivi da quella, per esempio, della standarta posteriore7 del banco ottico.

In modo errato, si può assumere che gli obbiettivi modifichino la prospettiva. La prospettiva, infatti, dipende esclusivamente dalla distanza soggetto – osservatore, qualunque sia la focale utilizzata dall'osservatore stesso.


Fonte wikipedia

Infatti, se l'osservatore non varia la sua posizione, la differenza di angolo di ripresa, tra le focali da grandangolo a teleobiettivo, permette solo di apprezzare diversamente la profondità dell'inquadratura con identica prospettiva. Quindi, è corretto affermare, soltanto, che l'obiettivo grandangolare esalta la visione della prospettiva, mentre il teleobiettivo ne riduce la percezione.
Per altro, la profondità di campo, è parametro altrettanto significativo, purtroppo, spesso poco considerato nella scelta di un obiettivo. Nel richiamare quanto realizzato nella storia della fotografia dalla scuola del diaframma 64, portiamo l'attenzione più che alla luminosità delle ottiche, alla capacità degli obiettivi di restituire una simulazione della realtà, se desiderato, in cui tutti gli elementi siano a fuoco. La ricerca della nitidezza ha nel diaframma uno dei parametri fondamentali, contemporaneamente ad uno dei maggiori problemi costruttivi delle ottiche. Infatti, la diffrazione non permette di realizzare, semplicemente, valori di diaframma molto chiusi.

Analogamente, gli obiettivi a focale variabile, aldilà dell'attuale maggiore diffusione, per non dire dell'implicita comodità, per offrire caratteristiche identiche alle focali fisse devono superare una quantità importante di questioni tecniche. Alcune di queste soluzioni persistono in ambiti sostanzialmente artigianali, come si può evincere dai costi d'acquisto. In generale, si può continuare ad affermare che un obiettivo zoom offre le sue migliori prestazioni alle due estremità della propria estensione focale, posto che riesca a mantenere le stesse aperture e chiusure massime di diaframma per tutte le focali. La qualità dell'ottica, in questo caso, escluse quelle realizzate per le serie più prestigiose, dovendo mediare tra esigenze contrapposte, realizza quelle scelte costruttive che rappresentano il compromesso desiderato dal pubblico. Utilizzare un obiettivo a focale variabile, implicitamente, significa orientarsi verso un obiettivo sofisticato, generalmente più delicato, (attenzione alle compressioni del barilotto), di qualità costruttive e annessi costi, notevoli. Quando non necessario, quando si ha il tempo di trasportare e cambiare ottica, le focali fisse offrono il supporto necessario per ogni fotografia.
Per altro, l'utilizzo dello zoom porta il fotografo a carrellare otticamente per trovare le dimensioni dell'inquadratura desiderata, piuttosto che muoversi nello spazio per comporre la fotografia. La scelta dell'obiettivo, anche e specialmente nel reportage, è un atto determinate per il tipo d'immagini che si intendono realizzare. Fotografare su un campo di battaglia con una focale standard, ad esempio, significa essere in prima linea. Per Capa, per citare nel merito, le fotografie potevano essere interessanti solo se scattate a diretto contatto con il soggetto. Ma, ovviamente, è possibile fotografare, con un potente teleobiettivo, un campo di battaglia anche dall'alto di una terrazza di un grande albergo.
Chiaramente, al netto di tutte le differenze che le specifiche contingenze implicano, quanto necessario sottolineare in questa analisi è che la scelta dell'obiettivo esprime la visionarietà del fotografo. Utilizzare lo zoom non deve essere atto connesso ad una scelta estetica non compiuta, peggio una forma di pigrizia. Nel considerare gli obiettivi a focale variabile ottimi strumenti, affermo, dunque, che essi permettono la realizzazione di quel fotografo che ha comunque scelto, nella propria visionarità, quale focale, tra quelle disponibili, utilizzare in funzione del soggetto da fotografare.

Un capitolo a parte riguarda l'uso degli obiettivi per le riprese video realizzate attraverso le macchine fotografiche.
Introducendo l'argomento, salvo trattarlo specificamente in altra sede di questo blog, è necessario sottolineare che la messa a fuoco, in questo caso, deve essere sempre manuale. Quindi, nella scelta dell'ottica, la ghiera della messa a fuoco deve essere comoda, precisa, come ai tempi delle macchine manuali, ovvero, come negli obiettivi delle telecamere professionali.
Proprio perché mantenere il fuoco durante la ripresa di un soggetto in movimento non è necessariamente evidente, a maggior ragione se le riprese sono realizzate a mano libera, l'uso di un obiettivo grandangolare è fortemente consigliato. In generale, nelle riprese video, l'uso dei teleobiettivi è limitato a specifiche situazioni di reportage, per altro, abbastanza rare. In effetti, se l'audio è registrato dal microfono della camera utilizzare focali lunghe introduce una quantità di rumori ambientali che sono portati dalla necessaria distanza del soggetto da riprendere. Il grandangolo, implicando un distanza soggetto obiettivo più contenuta, permette di catturare con l'audio camera un sonoro migliore.
Da questi piccoli accenni, si evince che la macchina fotografica che registra video è completamente altra cosa dallo strumento tradizionale della fotografia. La tecnica e le scelte connesse, anche se contenute nello stesso apparecchio, devono essere modulate in funzione dell'uso contingente dello strumento.
 

1: Si veda quanto descritto in www.nital.it/corso-fotografia-nikon/lezione1.php

2: http://en.wikipedia.org/wiki/Angle_of_view
Prego considerare, anche, quanto riportato nello spazio di discussione della pagina.

3: L'angolo di ripresa è l'angolo di campo. In alcuni testi, spesso nel web, è fatta confusione tra l'angolo di campo e angolo di copertura. Ad esempio, in wikipedia, su questo argomento, è sufficiente cambiare la lingua di riferimento per leggere perfette contraddizioni. Per evitare ogni fraintendimento, ho preferito utilizzare la nomenclatura inglese, tradotta in italiano, poiché con angolo di ripresa si chiarisce immediatamente che si ha come riferimento l'ampiezza dell'angolo con il quale l'obiettivo riprende il soggetto fotografato.

4: Prego vivamente, approfitto di questo spazio, d'interrompere quel luogo comune che propone la visione umana quale analogo ad una macchina fotografica: è certamente un pregiudizio che impedisce la comprensione dei fenomeni visivi così come essi si determinano, tanto nella fisiologia, quanto nella tecnologia fotografica.

5: www.nital.it/corso-fotografia-nikon/lezione4.php

6: La copertura del formato, poiché la maggiore qualità delle ottiche è al centro, è spesso eccedente. In altri termini, per le focali che non sono progettate per essere decentrate, la qualità ai bordi della lente decresce in misura apprezzabile. Nel caso degli obiettivi decentrabili, invece, poiché devono coprire formati più grandi, essi sono realizzati per coprire cerchi di copertura maggiori; le lenti asferiche permettono di essere utilizzate su tutta la superficie.

7: www.nital.it/corso-fotografia-nikon/lezione4-movimenti.php