Corso di fotografia e cultura dell'immagine

A cura di: Insegnanti dell'Istituto Bodoni-Paravia di Torino

I.I.S. Bodoni - Paravia

La concatenazione che porta alla qualità fotografica

Sergio Mellina

Ogni strumento, per quanto raffinato, definisce in se stesso i termini della propria efficacia. Nel caso della fotografia, da ogni apparecchio desideriamo un livello di risultato che realizzi delle immagini all'altezza delle nostre attese. Abbiamo, dunque, delle esigenze variabili, in ragione delle quali, l'immagine ottenuta nel passaggio finale, ad esempio la stampa su carta, è l'unico dato importante. Questa ultima fase vorrebbe essere costruita in funzione di specifiche necessità, organizzando delle scelte coerenti in tutti i momenti precedenti.
L'insieme di questi fattori è spesso descritto utilizzando un unico termine: qualità. Nel nostro caso, il termine sarà impiegato nel senso che la parola ha preso in conseguenza del taylorismo1, cioè, la migliore maniera di produrre, tanto i prodotti stessi, che i metodi di produzione.


Nella fotografia digitale tutto è più semplice perché ogni elemento dell'immagine, ogni pixel, è un numero. Quindi, la qualità finale di una fotografia dipende, senza dubbio, dalle scelte fatte in precedenza in tutta la filiera che ha partecipato alla sua produzione.
Ma anche così, la qualità intrinseca garantita dal progetto delle attrezzature e dal sistema di lavoro è un elemento necessario, ma certamente, non sufficiente.
Se ottenere un determinato risultato fosse solo il portato della corretta gestione dei bit, fotografare diverrebbe un'azione tendenzialmente senza possibili variazioni o interpretazioni. L'esperienza mostra il contrario: ottime attrezzature fotografiche, calcolatori, monitor e stampanti dell'ultima generazione, se confrontati, danno singolarmente risultati corretti e diversi nelle sfumature. Poniamo il caso di voler ottenere una fedele simulazione di un paesaggio di campagna. I diversi risultati possibili non sono esclusivamente errori conseguenti le diverse scelte nella gestione, per esempio, del colore. L'organizzazione della produzione di una fotografia implica la definizione di una quantità importante di materiali e attrezzature, le quali devono essere condotte per il meglio alfine d'ottenere il massimo risultato possibile.
In effetti, sono le scelte date dalla concatenazione di queste attrezzature, insieme preferenze di progettazione dei nostri strumenti fotografici, gli elementi che costituiscono l'idea di una qualità raggiungibile alla fine del processo.

In assenza d'altre indicazioni, la direzione da seguire, per la realizzazione di un'immagine digitale, è quella che si pone l'obiettivo di garantire una ripetizione costante di risultati indipendentemente dalla periferica con cui è stata creata, visualizzata e stampata.


Figura 1: La concatenazione che porta alla qualità fotografica è data dalla caratterizzazione di tutte le periferiche


Per altro, la divisione in mestieri diversi, nel processo che dall'originale porta alla stampa, lascia nelle mani d'altri professionisti, ai quali ci affidiamo, molte scelte rilevanti.
L'idea di qualità, che alla base, per questo aspetto, è un concetto di ripetizione, si basa sulla costanza del risultato conseguente la taratura degli strumenti.
Ogni periferica produce colori differenti sia in RGB che in CMYK perché simulano un determinato colore con valori numerici diversi. Le periferiche, dallo scanner alla macchina fotografica, passando per tutti i monitor e le stampanti, interpretano a modo loro i numeri determinando, così, le differenze che possiamo constatare.
È necessario ottenere, invece, un risultato definito a parità di numeri, senza alcuna forma di incertezza. Per fare questo, occorre stabilire una relazione tra i valori di RGB o di CMYK e le coordinate del colore che sono indipendenti da ogni periferica, così come definite dalla Commission Internationale de l'Éclairage in un modello di riferimento indipendente dalle periferiche.
Caratterizzare definitivamente una periferica, ad esempio una fotocamera, significa rendere unico il significato dei numeri che rappresentano il colore unendo una tabella di corrispondenza tra i valori RGB o CMYK e i valori colorimetrici acquisiti. Stabilita questa relazione, individuati i colori in termini assoluti, le singole diverse periferiche, dalla ripresa alla stampa, possono riprodurre gli stessi colori.
Ovviamente, la fragilità di una catena è data dal suo anello più debole. Inevitabilmente, proprio noi umani, poiché facciamo del sistema costruito per soddisfare i nostri bisogni, spesso, alla fine, ne diventiamo il punto di rottura.
Quindi, per quanto possa essere comodo, è necessario evitare la tendenza a decontestualizzare i problemi, isolandoli come se la loro origine e la loro soluzione dipendessero solo dagli elementi costitutivi e dalle loro relazioni logicamente consistenti. Non è il caso di considerare solo le caratteristiche potenziali delle componenti dei corredi fotografici. Per la qualità, è necessario valutare l'insieme dei processi, la relazione tra le diverse apparecchiature.

La complicazione di tutte le apparecchiature fotografiche coinvolte nella generazione di un'immagine, posto che delle stesse se ne possa avere il diretto controllo, implica una quantità di scelte per le quali l'errore è naturale – quando non occasione creativa involontaria. Diversamente, la rottura può essere data dall'insoddisfazione per il risultato correttamente conseguito, al punto che può portare alla sostituzione di una o più macchine, quando non dell'intero processo. In entrambe i casi, la mancanza delle necessarie tarature, sia per evitare di sostenerne i costi, quanto per l'ignoranza delle procedure specifiche, etc. non è un dato dal quale si può partire per fare constatazioni di qualità.

In pratica, poiché il sistema fotografico, a differenza del mondo dell'editoria, non caratterizza le periferiche, tutte le scelte si fondano sull'empirismo.

Ad esempio, per stampare su carta da sviluppare, il fotografo che desidera ottenere un determinato risultato, si muove fisicamente con il file, raggiunge lo stampatore, (che nella migliore delle ipotesi ha, in precedenza, fornito generici profili colore relativi al programma da utilizzare), osserva i risultati di prova, propone le necessarie modifiche.
Da questo punto di vista, portare fisicamente un'immagine dallo stampatore fatta di soli numeri è quasi un atto di tenerezza verso il contenuto simbolico dell'immagine. Eppure, non si tratta di un cascame romantico dell'epoca analogica della fotografia. Anche allora i fotografi raggiungevano fisicamente i laboratori di stampa per consegnare le pellicole, lì aspettavano le stampe per le necessarie correzioni. Se mai, già da quell'epoca, una distanza con gli aspetti tecnologici del mestiere separava il modo della fotografia da quello dell'editoria - che già si era data strumenti per controllare la qualità del proprio lavoro2. Oggi i fotografi che potrebbero inviare i files ai laboratori di stampa, caratterizzando le periferiche al fine della certezza dei risultati, stabilendo una relazione di conoscenza tecnologica delle attrezzature che utilizzano, otterrebbero a distanza una certezza del risultato almeno paragonabile a quella già ottenuta nel mondo dell'editoria. Poiché il confine, tra il mondo grafico editoriale e quello della fotografia, si è fortemente ridotto, viste le mutate urgenze del mercato e le mutate tecnologie, solo quanti potranno adattarsi al controllo di qualità saranno attrezzati per il sistema globalizzato della comunicazione per immagini3.
Attualmente, ne consegue, che non caratterizzando le periferiche, non è possibile ragionare di qualità del sistema fotografico, e quindi, di qualità in generale. Si può solo fare riferimento alle singole caratteristiche di ogni strumento, che, se sono all'interno della stessa marca, nel caso delle buone aziende, fornisce una qualche garanzia di standardizzazione del prodotto. Naturalmente, questo è possibile solo entro i limiti di produzione di una marca che, non necessariamente, copre gli aspetti della vasta produzione per la gestione del flusso fotografico.
Infine, una concatenazione implica una temporalità possibile.

Un risultato, ancorché atteso, deve essere raggiungibile in un tempo utile proprio perché necessario. La durata del processo incide direttamente sulla progettazione della concatenazione, sul risultato concreto finale.
L'improvvisazione, elemento creativo appassionante, è piacere da ricercare anche intorno alla progettazione di un flusso di lavoro. Ma anche la semplice improvvisazione, se non banale, (oppure, se incosciente e involontaria), non è affatto libera dalle questioni progettuali di flusso. Le risolve in termini immanenti. Ad esempio, per quanto si possa immaginare e realizzare un progetto creativo fotografico improvvisato, dall'inizio alla fine, la variabile della durata data dalla concatenazione dei vari processi incide esattamente come nelle situazioni più consuete. Quindi, anche nei casi limite, il flusso deve portare ad un risultato dato in un tempo utile.

In questa situazione, alcune indicazioni di massima possono portare le premesse per la qualità nei risultati fotografici. Innanzi tutto, uniformarsi ai parametri editoriali standard caratterizzando le proprie periferiche e rivolgendosi a professionisti esterni solo con periferiche caratterizzate. Questo processo deve essere verificato regolarmente. Quindi, per quanto riguarda la ripresa, iniziare dal bilanciamento del bianco manuale, fino alla certezza della corretta esposizione4. Scegliere con cognizione quale tipo di file registrare al fine di acquisire la necessaria quantità d'informazioni utili per la periferica finale. I dati in eccesso, nella migliore delle ipotesi, sono inutili, altrimenti, in ogni caso, dannosi. È del tutto improduttivo registrare, elaborare, un file ad alta definizione quando lo stesso sarà visto a bassissima qualità. Scegliere le periferiche che abbiano rapporti di qualità coerenti. La qualità generale dipenderà da quella più scadente. In effetti, occorre far bene la differenza tra i dati che ogni periferica gestisce realmente e quanti, invece, sono dati dal rumore.
Dal punto di vista del metodo, la qualità si può considerare molto vincolata al fattore temporale. Per esempio, per realizzare una foto sportiva, la luminosità e la velocità di un obiettivo sono pregiudiziali per l'acquisizione dell'immagine; senza la fotografia scattata al momento giusto, ogni ragionamento qualitativo di concatenazione non potrebbe esistere perché mancherebbe la materia prima della produzione. La macchina fotografica deve catturare immagini rapidamente, ma anche processarle velocemente per poter acquisire le immagini successive. L'idea di massimizzare ogni singolo elemento delle attrezzature impiegate, acquistando il meglio disponibile sul mercato, per portare qualità alla fine del processo, è il frutto evidente del tentativo di salvare, per quanto possibile, l'intenzione di riuscire a realizzare un buon lavoro. Ma in se, purtroppo, senza un completo controllo del flusso del lavoro, non rappresenta alcuna garanzia di qualità del prodotto finale.
 

1: Il termine qualità ha subito molte variazioni di senso. In origine significava una maniera d'essere più o meno caratteristica; nelle scienze umane, invece, si è sempre utilizzato questo termine in contrapposizione all'idea di quantità. Oggi, in fotografia, questi significati si sono stratificati sovrapposti. Dal punto di vista tecnico, poiché la qualità delle attrezzature fotografiche non è un dato figurativo, il senso della parola qualità deve essere concluso nella sua significazione produttiva.

2: In questo aiutati, senza dubbio, dalla maggiore quantità di investimenti necessari per la produzione industriale della stampa grafica e dalla necessità di regolare i contenziosi tra i diversi attori della produzione.

3: Agire in un mercato fotografico in crisi dovrebbe portare, tra l’altro, ad allargare i confini della clientela. Ma com’è possibile vendere un file se il risultato cromatico e densitometrico è affidato all’empirismo di chi si trova sul posto? Per altro, questa situazione è strategica per alcune categorie professionali, ad esempio gli stampatori, per i quali il riconoscimento della qualità è un mero passa parola quasi come una forma pettegolezzo.

4: www.nital.it/corso-fotografia-nikon/lezione5.php