High Dynamic Range: le potenzialità della pittura nella fotografia digitale

A cura di: Stefano Natrella

A cura di Stefano Natrella

Premessa Introduzione
Gamma dinamica luminosa totale Fotografare: attrezzatura e shooting
Sviluppo RAW/NEF con ViewNX HDR con Photomatix Pro
HDR in Photoshop CS3 e Tone Mapping Plug-in HDR in Paint Shop Pro PHOTO X2

 

HDR con Photomatix Pro

Dopo aver sviluppato i RAW/NEF in file TIFF 16 bit attraverso ViewNX o con Captare NX l'ultimo passo consiste nella generazione del file HDR. Il procedimento non è complesso, più difficile risulta la "pre-visualizzazione" di ciò che si intende realizzare.

Anche se attualmente utilizziamo strumenti profondamente differenti da quelli di Ansel Adams, la sua teoria della visualizzazione rimane a mio parere un cardine della fotografia ed è interessante osservare in questo caso come, ancor più che in passato, la "chimica" del digitale ci consenta di ottenere immagini che sorpassano ciò che abbiamo visto al momento dello scatto per portarci in un territorio realmente inesplorato, ricostruendo in digitale la stessa filosofia del Sistema Zonale dello stesso Ansel Adams: egli la applicava, in modo perfetto alla fotografia chimica bianco e nero; con il sistema HDR l'applicazione si estende anche e sopratutto all'immagine a colori. Mentre le immagini, meglio, le stampe in bianco e nero ottenute con il sistema zonale vengono lette dall'occhio sostanzialmente come immagini reali – anche se dal punto di vista del lungo e difficile percorso fotografico che si utilizza non lo sono affatto – un'immagine definitiva a colori via HDR è in bilico tra il reale e l'iperreale: l'occhio, anche il meno smaliziato, percepisce nell'immagine, insieme a una lettura eccezionale dell'intera gamma tonale, anche il fatto che si tratta di un'immagine iperreale, sia confrontata a una normale fotografia che addirittura alla stessa visione umana. L'HDR va quindi applicato con estremo giudizio e ponderatezza, per evitare che si rilevi; oppure va applicato in modo incondizionato, ferma la consapevolezza nel fotografo che sta costruendo un'immagine attraverso un linguaggio non comune.

Abbiamo utilizzato un software molto conosciuto nel campo della fotografia HDR, si tratta di Photomatix Pro ad oggi in versione 2.5.3 e disponibile anche sotto forma di filtro per Photoshop denominato Tone Mapping in versione 1.2 compatibile CS3. Photomatix Pro è un software a pagamento raggiungibile dal sito www.hdrsoft.com che permette di scaricare una versione di prova trial completamente funzionante che inserisce però dei watermark all'interno dell'immagine processata. C'è poi un'altra versione completamente gratuita e perfettamente funzionate, Photomatix Basic 1.2 che permette di lavorare solo su due immagini, ottenendo un risultato ben lontano dalla versione Pro, soprattutto se la gamma tonale inclusa nelle immagini è molto elevata, ma che permette di avere un'idea del processo.

Non analizzeremo in dettaglio le numerose funzioni che possiede la versione Pro usata, ci basterà sapere che gli step per produrre la foto che abbiamo realizzato sono tendenzialmente due.

La prima fase consiste nell'importazione delle immagini convertite dai RAW/NEF originali in TIFF 16 bit, tramite la voce "Generate" che consente di ottenere una unica immagine HDR a 32 bit di profondità colore.

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La schermata sopra mostra l'immagine HDR a 32 bit di profondità colore composta
dai 5 file caricati dall'opzione "Generate".

Questa immagine contiene "virtualmente" tutta la gamma dinamica presente al momento dello scatto ma, a causa della sua estremizzata gamma tonale, non consente di essere visualizzata come percettivamente naturale. Per questo motivo accanto all'immagine compare una finestra chiamata HDR Viewer che ci consente di controllare i vari dettagli tramite lo spostamento del cursore associato al mouse.

A questo punto passiamo alla seconda fase finale tramite la voce "Tone mapping". Ecco l'immagine in tutta la ricchezza di toni che non avevamo percepito in questa veste nemmeno al momento dello scatto!

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Occorre evidenziare prima di tutto che i metodi di creazione sono due: "Detail Enhancher" e "Tone Compressor" raggiungibili tramite un menu a tendina sul lato superiore della finestra.
Senza entrare nei dettagli, la differenza tra i due consiste principalmente nel fatto che mentre il primo tiene in considerazione tutte le differenze di contrasto e di tono dell'immagine, il secondo non ne tiene conto: si tratta di sperimentare personalmente le differenze…

Alla sinistra della finestra sono presenti alcuni controlli che ci permettono di personalizzare al meglio il risultato finale. Le immagini migliori a mio parere sono quelle che tengono conto dei gusti personali e della sensibilità dell'autore.

A questo punto si tratta di salvare ed eventualmente passare ad un software di gestione dell'immagine per gli ultimi ritocchi. Ed eccolo, il risultato finale…

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