Il digitale può esprimersi ai massimi livelli anche nelle situazioni di ripresa apparentemente meno indicate e difficili da gestire come la fotografia notturna. Bastano pochi e semplici accorgimenti per entrare in un nuova dimensione creativa della fotografia e spremere fino in fondo la propria attrezzatura fotografica



Difetto di reciprocità
Sensibilità elevate
Dark Frame Alla prova dei fatti
Il dark classico Rumore e sensibilità - Conclusioni

 

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La fotografia notturna offre spunti creativi senza limiti, in quanto i parametri di ripresa possono essere combinati in una serie quasi infinita, permettendo di ottenere risultati sempre diversi. Tuttavia la diffusione di fotocamere digitali ha portato a qualche titubanza nell'uso di questi strumenti nella fotografia notturna, a causa della falsa credenza che il digitale non possa offrire gli stessi buoni risultati a cui per decenni ci ha abituato la pellicola, a causa soprattutto dell'ipotetica scarsa propensione dei sensori digitali di fornire interessanti risultati anche nelle pose lunghe. Con questa Experience, invece, vedremo che il digitale effettivamente non riesce a fornire gli stessi buoni risultati della pellicola, ma bensì immagini ancora migliori e con tecniche di ripresa più duttili e creative, demolendo anche alcuni difetti tipici congeniti delle emulsioni fotografiche.


Il rumore contro la grana

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Per fotografie scattate con tempi di posa fino a 30s non è necessario attivare
la funzione di riduzione del rumore per le pose lunghe.

Fotografia notturna significa spesso scontrarsi con sensibilità elevate e pose lunghe. Chi scatta in digitale da diverso tempo saprà certamente che l'aumento della sensibilità coincide anche con un aumento del disturbo nelle parti scure dell'immagine abbastanza evidente; inoltre l'allungamento del tempo di posa porta a surriscaldare il sensore, che rimane attivo per tutta la durata della posa, ovviamente, amplificando ulteriormente il disturbo del segnale che andrà a formare l'immagine finale. Tutti questi aspetti erano del tutto sconosciuti nella classica emulsione fotografica (a parte la grana maggiore unita ad una pellicola dalla sensibilità più elevata). Sembrerebbe quindi che il digitale sia poco indicato in questo genere di riprese, ma se in tutti i maggiori centri di ricerche spaziali e osservatori nel mondo hanno abbandonato la pellicola in favore dei sensori digitali per la cattura delle deboli luci provenienti dall'infinità del cosmo, una ragione ci deve essere! Cerchiamo di capire meglio da dove viene e come si forma il disturbo che genericamente definiamo come "rumore" nelle fotografie digitali.

Tutti i sensori sono soggetti al rumore elettrico, del quale ne esistono però diverse varianti. Il rumore più evidente è quello termico, che produce un effetto simile alla grana delle pellicole di alta sensibilità ed è generato da un effetto casuale dovuto all'interazione del calore con il materiale di cui è costituito il sensore. Il rumore termico è maggiormente visibile se il sensore viene utilizzato a valori di sensibilità elevati ed è più evidente nei sensori di piccole dimensioni composti da unità fotosensibili di dimensioni estremamente ridotte. Accresce, inoltre, sia con l'aumento del tempo di posa, sia con l'innalzamento della temperatura ambiente in cui si opera con la fotocamera. Un'altra tipologia di rumore è data dai così detti "Hot pixel" che si manifestano come brillanti pixel colorati tendenti al verde, blu, rosso e bianco che appaiono nelle pose superiori ad almeno 30 secondi.

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Un particolare di un'immagine generata da
un sensore affetto da hot pixel
Questi pixel hanno una posizione fissa in ogni sensore e possono essere facilmente eliminati creando un'apposita mappatura degli stessi tramite la procedura del Dark Frame. A questi si aggiunge il contributo della corrente di buio, conosciuta anche come Dark Current che, in pratica, è un "rumore di fondo" sempre presente nel sensore quando è in funzione, che porta ad un lento ma graduale aumento della carica elettrica provocato da elettroni in azione nel sensore stesso, e non generati dalla luce incidente sul sensore. Anche nella più totale oscurità, aprendo l'otturatore di una fotocamera digitale, si avrebbe quindi un costante incremento della luminosità dei singoli pixel, in maniera tra l'altro diversa da sensore a sensore, che limita la durata massima di una posa, in quanto trascorso un determinato tempo, la corrente di buio diverrebbe sufficiente a saturare tutti i pixel del sensore, come già anticipato, anche in una posa nell'oscurità totale. Chiude l'elenco della carrellata sul disturbo elettronico il rumore di lettura (Read-out noise) che è indipendente dal tempo di posa ed è generato dalla procedura di trasferimento (lettura) del segnale catturato dal sensore.
Tuttavia, proprio in corrispondenza dei canali di lettura dei dati del sensore, vi sono degli amplificatori che, durante il funzionamento, si scaldano e producono il classico disturbo rosato ai bordi del fotogramma. Più la posa è lunga più il calore generato aumenta, diventando via via più evidente e marcato. Questa caratteristica è nota anche come "Red Amplifier Glow" o più semplicmente come "amp glow". Arrivati a questo punto sembrerebbe quindi che il sensore digitale non sia lo strumento migliore per la realizzazione di foto a lunga posa o per catturare oggetti scarsamente illuminati. Ma non abbiamo ancora visto due aspetti di assoluto rilievo: i vantaggi e come eliminare o minimizzare i problemi fin qui elencati.

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