Il digitale può esprimersi ai massimi livelli anche nelle situazioni di ripresa apparentemente meno indicate e difficili da gestire come la fotografia notturna. Bastano pochi e semplici accorgimenti per entrare in un nuova dimensione creativa della fotografia e spremere fino in fondo la propria attrezzatura fotografica

a cura di Valerio Pardi


Difetto di reciprocità
Sensibilità elevate
Dark Frame Alla prova dei fatti
Il dark classico Rumore e sensibilità - conclusioni

 

Difetto di reciprocità

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Chi non se lo ricorda? In tutti i foglietti tecnici a corredo delle pellicole erano riportati i dati consigliati dal fabbricante per ovviare a questo problema. L'esposizione, nel mondo fotografico, si regge sulla Legge di Reciprocità che basa la regolazione dell'esposizione su due fattori, durata = tempo, e intensità = diaframma, inversamente proporzionali tra di loro ed espressa con la seguente formula:

E = I • t

in cui: E = esposizione, I = intensità della luce, t = tempo di esposizione


Karl Schwarzchild fu il primo fisico a descrivere il problema del difetto di reciprocità che caratterizza le
emulsioni fotografiche

Grazie a questa legge si può facilmente gestire l'esposizione come una serie di coppie, formate da un tempo di otturazione e un valore di diaframma ben precisi.
A parità di esposizione quindi sarà possibile cambiare il valore di un parametro modificando al contempo l'altro in direzione opposta della stessa quantità per ottenere il medesimo risultato: ovvero, a livello d'esposizione, utilizzando la coppia 1/125 a f/11 e 1/250 a f/8 si otterrà un'immagine esposta in maniera uguale.

Questa proprietà viene meno quando si utilizzano tempi di otturazione molto veloci o molto lenti, inferiori a 1/2000s o maggiori di 1-2s, ma sono valori fortemente variabili in base al tipo di emulsione fotografica utilizzata.
Questa anomalia viene definita come "Difetto di reciprocità" o effetto Schwarzschild, in onore del fisico e astronomo Karl Schwarzschild che per primo, agli inizi del 1900, espose il problema.

Infatti per raggiungere la corretta esposizione, ogni emulsione possiede un intervallo di tempi di posa ottimali per i quali la legge è valida, al di fuori dei quali, la pellicola perde gradatamente di efficienza come se la propria sensibilità si abbassasse man mano che si prolunga la posa. In questi casi quindi occorre compensare questa perdita di sensibilità aumentando di conseguenza il tempo di posa, ma oltre un certo valore la correzione perde d'efficacia e ogni ulteriore incremento non porta a sostanziali benefici. Non solo, lavorando con tempi di posa fuori specifica, le pellicole restituiscono immagini dai contrasti alterati e con dominanti cromatiche difficili da compensare.

Anche con le emulsioni moderne, già con 30 secondi di posa è possibile verificare le deduzioni dell'astronomo tedesco e, il confronto con la stessa immagine scattata in digitale, che invece offre un comportamento pressoché lineare su tutti i tempi di posa, esalta ulteriormente questo limite della pellicola. Non per niente, se fino a pochi anni fa chi si dilettava di fotografia astronomica era solito spingere la posa fino a 40-60 minuti, per sfruttare tutta la sensibilità della pellicola, ora con il digitale difficilmente si superano i 10 minuti per le singole pose, ottenendo addirittura risultati superiori

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La debole nebulosa a riflessione IC-2118, conosciuta anche come nebulosa testa di strega per via della sua forma,
è stata fotografata con un teleobiettivo Nikon AF DC 135mm f/2 e una reflex Nikon D200. La flebile luce di questo
oggetto è stata catturata con pochi minuti di posa grazie alla luminosità elevata dell'obiettivo impiegato
e per la completa assenza del difetto di reciprocità del sensore CCD della reflex.


 
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