A cura di Gerardo Bonomo

Pellicola, sensore, e di nuovo pellicola Perché stampare un file digitale su cartoncino baritato?
Un confronto, innanzitutto La grana: una grana in più?
Primi esperimenti: il Polaroid ProPalette Altri esperimenti: l'internegativo
I confronti: stampa da pellicola contro stampa da file Ancora confronti: stampa da internegativo contro stampa da file digitale
Le dolenti note dei costi Conclusioni

 

Perché stampare un file digitale su cartoncino baritato?

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Nikon F601AF versus Nikon D80: Davide e Golia?

Non certo, oggi, per problemi tecnici della stampa ink jet, siano essi le dominanti che fino a ieri rendevano molto difficile la stampa neutra di un'immagine in bianco e nero su supporto ink jet, piuttosto che gli altri difetti che affliggevano le stampe ink jet, come il metamerismo o il bronzing.

Anche sul fronte dell'aspettativa di vita di una stampa ink jet oggi i dati sono più che confortanti e se la stampa ink jet viene conservata al meglio, esattamente come una stampa baritata, le aspettative di vita di entrambi i sistemi viaggiano in parallelo, con il grande vantaggio per la stampa ink jet che qui sono scongiurati i rischi di un fissaggio o di un lavaggio non corretto, che minano invece in modo disastroso la durata di una stampa baritata.

E allora perché ostinarsi a stampare ancora su carta baritata? Beh, Non per motivi tecnici, ma di sapore che oggi io credo abbiano ancora un senso, anche facilmente domani, o al massimo dopodomani, anche se prossimo a diluirsi nella notte dei tempi.


Un confronto, innanzitutto

Non è la prima volta, anzi, che il FeelNikon si occupa del confronto analogico/digitale, tema tutt'ora dibattuto, soprattutto in termini di differenze qualitative, dimenticando a volte, nel bianco e nero soprattutto, che spesso la differenza non è solo qualitativa, ma anche percettiva e soggettiva, e a volte una differenza percettiva/soggettiva può superare quella qualitativa a vantaggio del risultato qualitativamente inferiore.
Sul confronto analogico/digitale rimandiamo a due precedenti eXperience: "Digitale contro pellicola: il nuovo sfida la storia" e "Il digitale si riconfronta con la pellicola"

Qui i confronti saranno molto più lineari e reali in quanto in partenza è stata eseguito un confronto tra un negativo stampato professionalmente attraverso un ingranditore rispetto a un file NEF stampato professionalmente per via ink jet.
Le stampe sono poi state scansionate con uno scanner piano professionale che non può aggiungere nè togliere nulla alla validità del confronto; nei confronti invece tra uno scatto digitale originale e la scansione di un negativo o di una diapositiva, la qualità dello scanner e la professionalità della scansione possono portare a risultati differenti, rendendo difficile esprimere un giudizio obiettivo.

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Sono voluto partire o ripartire da zero, mettendo innanzitutto a confronto una SRL e una DSRL, per la precisione una Nikon F601AF – ma sarebbe andata bene anche una FM, o una FG – e una Nikon D80: affiancate su un'apposita slitta fissata a un treppiedi, usando come obiettivo un vecchio e per nulla blasonato Nikkor 35/70mm f/3.3-4.5 AF, compatibile, nel più puro stile Nikon, tanto con la vecchia F601 che con la nuova D80.

Ho scattato con la F601AF su pellicola della compianta Agfa, APX100, normalmente sviluppata in Studional 1+7.

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Poiché il percorso doveva essere un confronto di stampa NON ho scannerizzato la negativa che è invece stata stampata direttamente con l'ingranditore su carta fotografica bianco e nero, direttamente in formato A3 per valutare da subito e in modo più macroscopico le differenze tra lo scatto con negativo e con sensore.

La scansione è oggi la conditio sine qua non per stampare da negativo o diapositiva colore, in quanto sono rimasti veramente pochi laboratori professionali che stampano da questi supporti attraverso il tradizionale ingranditore, ma qui si parla di stampa manuale da negativo in bianco e nero su cartoncino baritato, e il percorso in questo caso ancora oggi è solo ed esclusivamente la proiezione del negativo attraverso l'ingranditore sul foglio da stampa. Alla Photokina del 2006 c'era in realtà un ingranditore – De Vere – che per quasi 30.000 Euro permetteva la stampa diretta via ingranditore da file digitale a carta fotografica, un'idea fantastica ma con 30.000 "ma". La stampa diretta, soprattutto attraverso un ingranditore con testa a luce diffusa piuttosto che a condensatori, indubbiamente minimizza la grana rispetto ad una convenzionale scansione, senza contare il fatto che in una stampa in bianco e nero la grana tende ad essere più evidente rispetto a una stampa a colori.

Procedendo poi con ingrandimenti diretti da ingranditore su cartoncino baritato in formato sempre maggiore ho potuto visualizzare in questa eXperience i REALI limiti della stampa da negativo, in modo ancora più definitivo rispetto alla mera scansione del negativo, anche con il miglior scanner professionale: stampando l'immagine, infatti, c'è un passaggio in più rispetto alla scansione: l'immagine deve infatti passare dall'ottica dell'ingranditore e giungere poi sul foglio di carta da stampa, che nella catena della qualità del procedimento ottico fotografico è il medium con la più bassa risoluzione in linee per millimetro dell'intera catena. Se nei confronti tra scansioni di negativi e scatti acquisiti direttamente in digitale la variabile dello scanner utilizzato può portare a risultati da mediocri ad eccellenti, quando il confronto è tra il file nativo e la stampa, cade la variabile della scansione. Le stampe di questa Experience – riprodotte poi con uno scanner piano professionale – sono state eseguite in un laboratorio di stampa bianco e nero professionale fine art, con un ingranditore perfettamente tarato e un'ottica di stampa di qualità eccelsa; la stampa è stata mantenuta in posizione con un marginatore professionale: posso dare per certo quindi che le stampe sono state eseguite al massimo delle possibilità stessa del negativo.

 
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