Dalla fotografia bidimensionale alla fotografia in 3D

A cura di: Gerardo Bonomo e Massimo Gallorini

L'industria cinematografica di Hollywood ha ormai trasformato il 3D in uno standard. I produttori di TV sono ormai passati tutti al 3D. Nei prossimi anni probabilmente verranno eliminati anche gli occhialini. Il 3D è ormai la realtà consolidata dell'immagine, sia still che video.


» Un po' di storia » Visione e ripresa stereoscopica
» Distanza interpupillare, vera strategia del 3D » Ipostereoscopia e iperstereoscopia
» Consigli pratici di ripresa video/foto stereoscopici » Ripresa 3D in modalità naturale/convergente/iperstereo
» Accorgimenti di ripresa » Principali accessori per le riprese 3D
» Dalla ripresa ai software di editing: Stereophoto Maker; Pinnacle Studio Ultimate 14 » I software di visualizzazione: Stereoscopic Player; Nvidia 3D Vision Photo Viewer
» Note pratiche e precauzioni » Applicazioni scientifiche: Progetto M.A.R.S; Collaborazione con il Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo

 

3D, LA TERZA DIMENSIONE
Ci eravamo già occupati del tema con il precedente eXperience La terza dimensione della fotografia di Valerio Pardi ma stiamo entrando adesso, finalmente, in una nuova fase che coinvolge l'intero modo dell'imaging.
Dico finalmente perché se parliamo dei mondi stereo, la stereofonia è nata nel 1931 in Inghilterra e dopo poco tempo è diventato uno standard mondiale. Da quel momento tutti o quasi hanno cominciato ad ascoltare la musica in stereofonia, con la possibilità quindi di ricevere un flusso di suoni che avesse la stessa profondità ma soprattutto la stessa differenziazione tra lato sinistro e lato destro – quindi tra orecchio sinistro e orecchio destro – del brano musicale se fosse stato suonato da vivo davanti all'ascoltatore.
Se invece parliamo di stereoscopia abbiamo da un lato una storia e un inizio ben più antico, dall'altro una diffusione che, se escludiamo proprio questo periodo storico, con l'introduzione dei televisori 3D, è sempre stata incerta, capricciosa con momenti di stasi e momenti di ripresa.
Riteniamo che il televisore in 3D ha segnato il vero inizio ufficiale della visione stereo delle immagini. Siamo solo agli inizi, molti sono scettici o rifiutano in toto l'idea quanto meno per il fatto che ancora e comunque bisogna utilizzare un paio di occhiali.
Ma siamo altrettanto convinti che lo scenario dei prossimi anni porterà all'industrializzazione e alla massificazione di schermi 3D che non avranno bisogno di occhialini.

Un po' di storia
“Nel primo salotto c'erano anche alcuni divertenti apparecchi ottici: un panorama stereoscopico, attraverso le cui lenti si vedevano fotografie collocate al suo interno, per esempio un gondoliere veneziano in rigida ed esangue corporeità”. Da “La montagna incantata, Tomas Mann. 1924”

Prima che di stereoscopia, dovremmo parlare di visione binoculare, che è una prerogativa propria tanto della nostra specie che della maggior parte degli animali. Sul “dilemma” della visione binoculare si interessarono già Euclide piuttosto che Leonardo da Vinci.
Se invece parliamo della storia della stereoscopia il primato è italiano! Fu infatti tra il 500 e il 600 che Giovanni Battista della Porta e Jacopo Cimenti da Empoli realizzarono i primi disegni stereoscopici. Per forza disegni: la fotografia sarebbe stata inventata tre secoli dopo.
Quindi ecco secoli bui, e l'alternanza dell'interesse, soprattutto da parte degli scienziati dell'epoca al fenomeno. Arriviamo quindi all'800 quando venne inventata la fotografia e quasi contemporaneamente la stereoscopia.
Ancora una volta con interesse altalenante e con produzioni comunque scientifico artigianali a uso e consumo di pochi eletti. La vera popolarizzazione della stereoscopia avvenne nei recenti anni trenta con l'invenzione del View Master. L'invenzione si deve a un certo William (Wilhem) Gruber, riparatore di pianoforti, tedesco e immigrato in America. Il View Master si impose poi e innanzitutto negli Stati Uniti e poi nei paesi di influenza Nato, Italia compresa.

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Un libretto di anaglifi in bianco e nero degli anni 60 corredato di occhialini.


E ADESSO LA STORIA IN TEMA,
di Gerardo Bonomo

Per una volta non essere giovane è un privilegio. Io infatti ho avuto la fortuna di nascere tanti anni fa, in un paese – l'Italia – di influenza Nato, e di ricevere in regalo che ancora andavo all'asilo il mio primo – e unico – visore View Master. Dovete immaginare due cose: la prima che negli anni cinquanta la maggior parte dei film erano in bianco e nero. All'oratorio la domenica si vedeva, quando si vedeva, un film rigorosamente in bianco e nero. La televisione era in bianco e nero.
Le fotografie negli album di famiglia erano in bianco e nero. Milano, dove sono nato e dove tuttora vivo, era in bianco e nero, perché c'era la nebbia, e lo smog ingrigiva tutto, dal Duomo alle facciate delle case. Provate quindi a pensare per un bambino di allora quale fosse l'emozione di avvicinare gli occhi a questa sorta di binocolo e di vedere non solo a colori, ma in perfetta tridimensione, fotogrammi di storie d'avventura hollywoodiana, come Rin Tin Tin e Rusty, piuttosto che i personaggi dei cartoni animati di Walt Disney che dalla bidimensione e spesso dalla monocromaticità del giornalino di Topolino erano tutti a colori e in rilievo. Ho ancora il mio View Master e ancora diverse decine di dischetti: ogni tanto butto l'occhio nel visore e rivedo in rilievo fotogrammi che ho scoperto la prima volta quasi cinquant'anni fa. Ancora adesso mi emoziono, e doppiamente, perché sono immagini in rilievo e perché riemergono ricordi della mia infanzia.
Adesso facciamo un balzo avanti di una quindicina d'anni, arriviamo intorno agli anni 80, quando vagabondando per Piazza Cordusio scopro nella vetrina di una allora famosa catena di negozi di ottica una fotocamera con due obiettivi: è una Iso Duplex, nuovamente un made in Italy, in grado di produrre coppie di immagini in 3D su pellicola diapositiva a colori – o bianco e nero – 120.
Un altro amore! Posso realizzarmi i View Master personali!
A questa prima Iso Duplex negli anni successivi ne affianco altre, del modello Super, che ha anche un sistema di messa a fuoco – il modello base lavorava in iperfocale.
Negli anni 80 in Italia viene presentato un diaproiettore doppio, con una specifica funzione 3D, da utilizzare con coppie di diapositive stereo ottenute finalmente anche e soprattutto con una reflex, mentre a un Sicof viene presentato un visore 3D in grado a sua volta di accettare coppie di diapositive stereo eseguite su pellicola 24x26mm.
In quegli anni posso finalmente cominciare a proiettare le mie immagini stereo, usando un telo metallizzato venduto esclusivamente negli Stati Uniti; una coppia di filtri polarizzati montati sulle ottiche dei due diaproiettori e un paio di occhiali a sua volta polarizzati per ogni “spettatore” e il gioco è fatto.
Il gioco però, non poi mica tanto un gioco: ogni coppia di dia va duplicata (la mia vecchia Nikon FE con relativo soffietto e il mio caro buon vecchio Micro Nikkor 55mm f/2.8 ne sanno qualcosa – e poi messa a registro, usando un oculare da orologiaio ficcato nell'orbita e una sorta di mira ottica stampata su un foglio da lucido e fissato a un negatoscopio; una volta duplicate le dia vanno montate una a una, registrandole con questa mira ottica e bloccandole in telaietti della Gepe con una finestra leggermente inferiore al, diciamo così, full frame. Ah, ogni dia va pulita dalla polvere con l'aria compressa e così ogni faccia di ogni telaietto, che va prima deterso con un prodotto detergente e antistatico.

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Un visore della View Master degli anni settanta con il dischetto con le coppie
di diapositive stereo pronto per essere visualizzato.

Sono stati mesi/notti di pazzia…
Con l'avvento del digitale sono anche stati presentati dei programmi in grado di creare automaticamente anaglifi, anche a colori, partendo da una coppia di immagini stereo, con la possibilità di centrare e riquadrare molto più facilmente le due immagini sormontandole sul monitor del computer con la possibilità poi di vederle tanto sul monitor del computer che stampate.
Qualità inferiore rispetto alla visione polarizzata delle dia o la visione delle dia nei visori stereo.
A quel punto direi che mi sono ritirato in buon ordine da quel magico mondo.
Poi, ed è storia di ieri, sono arrivati i primi film in 3D dell'ultima generazione, adesso, o quasi, sono arrivati i monitor TV 3D, le prime fotocamere e i primi obiettivi 3D per il digitale e la prima videocamera 3D consumer. Adesso si può ricominciare a “giocare” e si giocherà sempre di più e sempre meglio dall'anno prossimo, quando la tecnologia verrà ancora affinata e quando, come speriamo tutti, usciranno i primi monitor TV 3D che non richiedono l'uso degli occhialini.
L'autobiografia 3D è finita. Adesso cerchiamo di guardare più in “profondità” questa opportunità.