Dalla fotografia bidimensionale alla fotografia in 3D

A cura di: Gerardo Bonomo e Massimo Gallorini

L'industria cinematografica di Hollywood ha ormai trasformato il 3D in uno standard. I produttori di TV sono ormai passati tutti al 3D. Nei prossimi anni probabilmente verranno eliminati anche gli occhialini. Il 3D è ormai la realtà consolidata dell'immagine, sia still che video.

A cura di Gerardo Bonomo e Massimo Gallorini

» Un po' di storia » Visione e ripresa stereoscopica
» Distanza interpupillare, vera strategia del 3D » Ipostereoscopia e iperstereoscopia
» Consigli pratici di ripresa video/foto stereoscopici » Ripresa 3D in modalità naturale/convergente/iperstereo
» Accorgimenti di ripresa » Principali accessori per le riprese 3D
» Dalla ripresa ai software di editing: Stereophoto Maker; Pinnacle Studio Ultimate 14 » I software di visualizzazione: Stereoscopic Player; Nvidia 3D Vision Photo Viewer
» Note pratiche e precauzioni » Applicazioni scientifiche: Progetto M.A.R.S; Collaborazione con il Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo

 

La distanza interpupillare, la vera strategia del 3D

Detto questo veniamo a uno degli aspetti più importanti della ripresa stereoscopica, la distanza tra lo scatto di sinistra e lo scatto di destra.
Se stiamo utilizzando due fotocamere, potremo indubbiamente distanziarle tra loro ma non avvicinarle; se usiamo una sola fotocamera, abbiamo possibilità quasi infinite sia di avvicinamento che di allontanamento. Ma c'è una regola?
Certo: partiamo dal presupposto già enunciato che la distanza interpupillare umana è intorno ai 60mm e con questa distanza fissa – ovviamente – noi vediamo in 3D la realtà da un minimo di circa 20cm a un massimo di circa 10 metri. Quindi se la distanza tra i due punti di scatto fosse intorno ai 60mm saremmo a posto?
Quasi: la regola semplificato dice che la distanza tra i due scatti corrisponde alla distanza del soggetto più vicino alla/alle fotocamere diviso 20.
Quindi un oggetto che dista 120cm dalla fotocamera, dividendo la distanza per 20 dà come risultato una distanza tra i due scatti proprio di 6cm. Ma se il soggetto è a una distanza inferiore, diciamo 50cm, l'interasse – quindi la distanza tra i due punti di scatto – deve essere di soli 25mm.
Mentre se il soggetto è più distante – esageriamo – una montagna a una decina di chilometri di distanza, l'interasse deve essere portato a… cinquecento metri!

In questi casi come percepisce l'occhio, anzi, gli occhi, la visione stereoscopica delle immagini?

IPOSTEREOSCOPIA
In realtà il termine non è corretto, perché nella stereofotografia a distanza ravvicinata con interasse inferiore ai 60mm l'effetto stereo non è assolutamente sminuito. In ogni caso, quando l'interasse scende sotto ai 60mm e contemporaneamente ci si avvicina al soggetto a una distanza pari o inferiore ai 20mm, il cervello tende a percepire i soggetti fotografati – di norma di ridotta grandezza – come molto più grandi di quanto non lo siano effettivamente nella realtà. La “sensazione” finale è comunque reale e accettabile, fatto salvo il fatto che il soggetto appare come di proporzioni più grandi rispetto alla realtà.


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Gli occhiali polarizzati per la visualizzazione di immagini stereo proiettate sono composti di due filtri polarizzatori, uno per occhio, ciascuno ruotato di 90 gradi rispetto all'altro. Posizionando una lente sull'altra incrociandole a 90 gradi il polarizzatore oscura completamente l'occhio; sui proiettori i filtri sono orientati allo stesso modo rispetto agli occhiali, in questo modo l'occhio sinistro vedrà solo l'immagine proveniente dal diaproiettore sinistro e viceversa.



IPERSTEREOSCOPIA

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Una slitta per riprese stereo, sulla guida sono evidenziati dei contrassegni per lo spostamento tra uno
scatto e l'altro (1) per riprese a distanza ravvicinate (2), per ritratti (3) e per foto di paesaggio (4).

Qui invece il termine è corretto e evidenzia tutte le situazioni in cui l'interasse di scatto è maggiore di 60mm. Di norma l'interasse si aumenta sostanzialmente nella fotografia di paesaggio, piuttosto che urbana, quando si vuole che lo sfondo di norma bidimensionale, che può essere composto da teorie di montagne piuttosto che palazzi o soprattutto grattacieli si stacchino dal piano bidimensionale in cui giacciono per “posizionarsi” su differenti piani di visione stereoscopica.
Una volta appena dopo un decollo da Malpensa, mentre l'aereo dopo aver puntato a nord virava verso est mi si è presentata tutta la catena dell'arco alpino. Avevo con me la Iso Duplex Super 120, quella con la messa a fuoco ma soprattutto con i due obiettivi protetti dai loro tappi singoli originali, che servivano per scattare, volendo, anche foto bidimensionali, chiudendo in sequenza prima un obiettivo e poi l'altro. Ho tolto il tappo dell'obiettivo di sinistro e ho fatto il primo scatto, poi ho tappato l'obiettivo di sinistra e scoperto quello di destra e ho fatto il secondo scatto.
In quel momento mi trovavo a diverse decine di chilometri dai primi contrafforti dell'arco alpino e a qualche migliaio di metri di quota, potendo in questo modo vedere anche l'arco alpino in profondità, fino alle montagne dell'Oberland Bernese; tra uno scatto e l'altro ho fatto trascorrere almeno una ventina di secondi durante i quali l'aereo, viaggiando intorno ai 500 chilometri orari si è spostato di circa tre chilometri, che è diventata la mia interasse!
La foto ottenuta mostrava tutto l'arco alpino con un marcato effetto tridimensionale.
Sì, ma con un dettaglio: il cervello guardando la coppia di immagini non riesce a percepire il paesaggio tridimensionale come reale, ma lo percepisce come un diorama, un modello in scala ridotta della realtà, ed è quello che è avvenuta anche al mio scatto all'arco alpino.
Detto questo l'iperstereoscopia è sicuramente un modo di fotografare in 3D molto impattante, ma da usare con misura, in quanto la restituzione della percezione della realtà avviene su scala ridotta e quindi per nulla aderente alla realtà.

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Un kit per riprese stereoscopiche che comprende un treppiedi da tavolo, una slitta stereo, diverse paia di
occhiali per anaglifi e il software per la trasformazione delle immagini in anaglifi stereo, anche a colori.

Se vogliamo giocare per qualche riga con i numeri, l'interasse di circa 3km che forfetizziamo a 3km dell'arco alpino, è un interasse 50.000 volte più esteso rispetto ai 60mm dell'iterasse pupillare umano. Una “persona” con un interasse pupillare di 3 chilometri sarebbe alta circa 90 chilometri: immaginatevela al centro della pianura padana che guarda l'arco alpino: certamente lo vedrebbe in 3D ma al contempo estremamente minuscolo, viste le proporzioni tra la sua altezza e quelle delle montagne.

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Una Nikon COOLPIX P7000 montata su una slitta stereo e su un treppiedi viene spostata lungo l'interasse
per creare l'immagine di sinistra e “due” immagini” destre; in fase di montaggio e a secondo di quanto si vuole
esasperare la sensazione 3D si userà la foto destra con la minima o con la massima interasse.

Detto questo, vediamo sul campo il lavoro di un “ingegnere” del 3D, il prof. Massimo Gallorini.
L'Ing. Massimo Gallorini inizia la sua ricerca e sperimentazione in campo 3D stereoscopico già dal 1983, con diapositive, proiettori e filtri polarizzati. Arrivando oggi a collaborazioni con l'Università degli Studi di Firenze, dipartimento TAeD, area Design con la prof.ssa Elisabetta Cianfanelli (Assessore al Turismo, Europa e moda, Pari opportunità) e l'architetto Gabriele Goretti; con il dott. Osvaldo Bevilacqua, conduttore di Sereno Variabile RAI2; con la NVidia, n°1 nel mondo per le schede grafiche PC e il 3D (è presente nel loro sito al primo posto con il Gold Awards per “Broken desktop”), e altre photogallery; con la Asus (leader per i portatili con schermo 3D) e con la 3DWS specializzata in SW & HW per il 3D in Computer Graphics.

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Le figure mostrano l’unità olografico-stereoscopica Olotheca (istallata presso i nuovi laboratori), con un’istantanea del video realizzato per la Regione Toscana-Comune di Arezzo- Museo dei Mezzi di Comunicazione, in occasione dei 400 anni del Siderus Nuncius di Galileo Galilei. Il video è composto anche con foto realizzate con la gloriosa reflex Nikon D70, e animate in post produzione con un SW di Morphing facciale (per far parlare il busto di Galileo). Solo la terra e i basamenti sono reali…

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La figura mostra l’unità olografico stereoscopica Piramitheca (con quattro finestre di visione attiva, istallata presso i nuovi laboratori), con un’istantanea del video realizzato per lo stesso evento precedente. Il video è composto anche con foto realizzate con la Nikon D70, e animate in post produzione per dar vita agli strumenti presentati (il compasso di Galileo in es.)

Gallorini si è occupato anche di 3D olografico collaborando: con l'ENEA e l'ing. Fiasconaro, per il concept del loro brevetto Limen con Kiss-me; per la realizzazione di Milly Carlucci olografica, per Miss Italia 2009; e tanti altri eventi e prodotti. Da quest'anno l'ing. ha attivato, presso l'ITIS G. Galilei di Arezzo, grazie alla sensibilità del dirigente, prof.ssa Emanuela Caroti, il primo corso di stereoscopia 3D per gli studenti di una scuola media superiore.
Proprio da questa esperienza scaturiscono una serie di consigli che non rappresentano il rigore scientifico ma permettono anche ai neofiti di ottenere fin da subito buoni risultati, con strumenti semplici e con un approccio più qualitativo che fisico/ottico. Sentiamo ora in prima persona i suoi consigli e le sue indicazioni.