Dalla fotografia bidimensionale alla fotografia in 3D

A cura di: Gerardo Bonomo e Massimo Gallorini

L'industria cinematografica di Hollywood ha ormai trasformato il 3D in uno standard. I produttori di TV sono ormai passati tutti al 3D. Nei prossimi anni probabilmente verranno eliminati anche gli occhialini. Il 3D è ormai la realtà consolidata dell'immagine, sia still che video.

A cura di Gerardo Bonomo e Massimo Gallorini

» Un po' di storia » Visione e ripresa stereoscopica
» Distanza interpupillare, vera strategia del 3D » Ipostereoscopia e iperstereoscopia
» Consigli pratici di ripresa video/foto stereoscopici » Ripresa 3D in modalità naturale/convergente/iperstereo
» Accorgimenti di ripresa » Principali accessori per le riprese 3D
» Dalla ripresa ai software di editing: Stereophoto Maker; Pinnacle Studio Ultimate 14 » I software di visualizzazione: Stereoscopic Player; Nvidia 3D Vision Photo Viewer
» Note pratiche e precauzioni » Applicazioni scientifiche: Progetto M.A.R.S; Collaborazione con il Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo

 

Visione e ripresa stereoscopica

LA VISIONE STEREOSCOPICA

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Campo visivo e visione stereoscopica: a sinistra un ungulato (preda):
gli occhi sono posizionati lateralmente sul cranio ampliando il campo visivo – in giallo – per poter avere una
visione quasi a 360 gradi - per non farsi sorprendere alle spalle - ma con una limitatissima
percezione stereoscopica – in arancione -; al centro un carnivoro; la visione stereoscopia è più ampia,
necessaria a percepire le distanze e a colpire con precisione la preda, tuttavia i campi visivi singoli si estendono
in parte anche posteriormente; a destra un primate, gli occhi sono posizionati frontalmente sul cranio,
permettendo una perfetta visione stereoscopica contrapposta ad un ampia zona di visione posteriore cieca.


L'uomo – e come abbiamo appena visto nell’immagine qui sopra non solo l'uomo – dispone di due occhi, posizionati a una distanza interpupillare tra i 6 e i 7cm. Anche se gli occhi sono sostanzialmente identici tra loro – fatto salvo qualche difetto visivo che può alterare in modo differente la capacità visiva tra i due occhi – il fatto che siano posizionati a una distanza di alcuni centimetri, è già sufficiente perché ciascun occhio produca un'immagine, meglio, un videoclip, leggermente differente, visto che le due inquadrature sono leggermente decentrate tra di loro. È sufficiente porre a una spanna dal proprio naso un dito e osservarlo alternativamente con l'occhio destro e l'occhio sinistro per renderci immediatamente conto che le due immagini sono molto differenti. Stabilito questo, non ci addentriamo nei principi di neurofisiologia delle percezione stereoscopia, per ignoranza innanzitutto e perché sconfinano dagli intenti di questa eXperience dall'altra.
Sta di fatto che avendo due occhi e quel magico oggetto posto dietro di essi che si chiama cervello, noi percepiamo la realtà come tridimensionale. In realtà la nostra percezione della tridimensionalità della realtà si spinge ben oltre qualsiasi attuale sistema di restituzione di immagini o video 3D; al senso della visione stereoscopica noi aggiungiamo il senso dell'udito stereofonico, l'olfatto e una immensa memoria di percezioni già elaborate che alla fine ci permettono una percezione della realtà attualmente immensamente superiore a quella della più raffinata sala cinematografica 3D.
È estremamente importante sapere quanto sia comunque limitata – seppur meravigliosa – la riproduzione della realtà che ci è consentito memorizzare con i vari device rispetto alla percezione della realtà in “live” dei nostri sensi.
Oggi quindi possiamo ottenere strabilianti riproduzioni, ma comunque riproduzioni, niente di più.
La visione stereoscopica diretta ha una distanza minima intorno ai 20cm, comunque sovrapponibile alla personale distanza minima di messa a fuoco, che varia da soggetto a soggetto e col crescere dell'età e una distanza massima intorno ai 10 metri, oltre i quali la visione reale diventa a tutti gli effetti bidimensionali, sperimentabile da chiunque guardando un soggetto posto a quella distanza alternativamente con entrambi gli occhi o con un occhio solo.

È altrettanto importante memorizzare questi dati perché questa sarà la profondità stereoscopica naturale che potremo riproporre ai nostri occhi in una riproduzione tridimensionale, sotto o sopra quella soglia la visione sarà comunque possibile – sapendo come è possibile ottenere la corrispondente riproduzione stereoscopica – ma risulteranno alterati alcuni parametri di percezione delle dimensioni del soggetto fotografato.


LA RIPRESA STEREOSCOPICA

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Una Duplex Super 120.
È una fotocamera stereo degli anni cinquanta, progettata e fabbricata in Italia. Consente lo scatto sia di immagini stereo che di scatti singoli bidimensionali, alternando la chiusura di ciascun obiettivo con i tappi ermetici a corredo. Utilizza pellicola 120 e permette tanto la regolazione di tempi e diaframmi che la messa a fuoco. Le immagini possono essere montate in telaietti doppi per essere osservate attraverso un apposito visore o montate su telaietti singoli per essere visualizzate su schermo metallizzato con una coppia di diaproiettori con filtri polarizzatori montati sugli obiettivi e occhiali polarizzati.


E veniamo a noi, noi intesi come appassionati innanzitutto di fotografia.
Come possiamo realizzare delle immagini stereoscopiche?
Le regole sono le medesime indipendentemente dal sistema di registrazione, cioè a pellicola o digitale, ma ci concentreremo naturalmente e solo sul sistema digitale.
Partiamo dal presupposto che disponiamo di una sola fotocamera, va benissimo, ma dobbiamo scordarci qualsiasi soggetto in rapido movimento, perché dovremo avere il tempo, tra uno scatto e l'altro, di spostare la macchina a destra o a sinistra e in misura direttamente proporzionale alla distanza del soggetto inquadrato più vicino. Se disponiamo di due fotocamere perfettamente sincronizzate tra loro allora possiamo prenderci il lusso di fotografare anche soggetti in rapido movimento. Due fotocamere possono essere due compatte COOLPIX, per esempio due Nikon COOLPIX P7000 assicurate a una slitta in modo che giacciano su uno stesso piano che possono essere attivare simultaneamente utilizzando lo scatto a distanza wireless ML-L3.
Calcolare la distanza interpupillare che si ottiene affiancando due fotocamere identiche è molto semplice, corrisponde alla lunghezza della fotocamera, nel caso della COOLPIX P7000 122mm, a cui bisogna aggiungere ancora qualche millimetro perché la COOLPIX P7000 ha gli attacchi per le cinghie posti lateralmente. Più piccola è la fotocamera è minore sarà la distanza interpupillare minima; è anche possibile montare due fotocamere accoppiandole per la base, in modo che il centro delle due ottiche si posizioni sullo stesso piano, ma in questo modo potremo scattare solo in verticale, o trasformare i nostri scatti verticali in scatti orizzontali ritagliando in postproduzione la medesima porzione delle due immagini ottenute.

Che si scatti con una o con due fotocamere “sarebbe fondamentale”:

  1. Fissare la o le fotocamere a una slitta possibilmente con regolazione micrometrica
  2. Fissare la slitta a un treppiedi
  3. Posizionare una livella a bolla sulla o su una delle fotocamere per mettere perfettamente in bolla la/le fotocamere
  4. Lavorare sempre con lo scatto a distanza, o in mancanza dello scatto a distanza agendo sullo/sugli autoscatto/i
  5. Lavorare sempre in esposizione manuale, fissando sia il tempo di scatto che il diaframma
  6. Lavorare sempre con il bilanciamento del bianco fisso quindi non in auto
  7. Lavorare sempre con l'autofocus disinserito, è possibile usare l'AF per focheggiare ma prima dello/degli scatto/i va disabilitato
  8. Disabilitare sempre, trovandosi la/le fotocamera sul treppiedi il sistema di stabilizzazione dell'immagine dell'obiettivo

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A sinistra un paio di occhiali per la visualizzazione di anaglifi,
a destra un paio di occhiali polarizzati per la visione di proiezione stereo.

 

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