Festival: Rassegne in Italia

Don McCullin: Le Tribù dell'Omo (da Sguardi 19)

Il grande fotografo londinese Don McCullin (celebre per le immagini che hanno documentato trent'anni di conflitti nei punti più caldi del globo mostrando gli orrori della guerra lontano da qualsiasi ricerca estetica) è presente a FotoGrafia 2004 con due esposizioni, entrambe ai Mercati di Traiano: un'antologica, che raccoglie i frutti più significativi della sua straordinaria produzione, e l'ultimo suo lavoro, The Tribes of Southern Ethiopia (the Omo River Baison), che prodotto direttamente dal Festival viene presentato a Roma in prima mondiale. Tra il 2002 e il 2003 Don McCullin si è recato tre volte nell'Etiopia del sud, trascorrendo complessivamente otto settimane nella terra dei Mursi, lungo le rive del fiume Omo, attratto dalla fierezza della popolazione e dalla fama di giardino dell'eden di quei luoghi. I Mursi sono noti - oltre che per le scarificazioni e le decorazioni bianche sul corpo - per l'usanza dell'incisione labiale femminile, cui viene accompagnato l'inserimento di un piattino di terracotta, che diventa sempre più grande. Un viaggio animato da interesse antropologico ed estetico che, attraverso la fotografia, svela l'attualità di un popolo costretto a difendersi. Costantemente attaccati da altre tribù, i pastori Mursi imbracciano il kalashnikov - significativamente unico segno della cultura occidentale - per difendere le loro greggi, ma anche per dimostrare uno status sociale. Omicidi tribali, mini-guerre, un clima teso e aggressivo che contrasta con lo splendore dei luoghi. Paesaggi mozzafiato, costumi, ritratti, documenti: il risultato è uno straordinario reportage che sembra ripercorrere le iconografie dei viaggiatori ottocenteschi, catapultandole nelle contraddizioni del ventunesimo secolo.
 


© Don McCullin

 

Roma: FotoGrafia (da Sguardi 84)

FotoGrafia indaga quest'anno il tema del "lavoro", un classico della fotografia documentaristica del Novecento, facendo sua una sfida che coinvolge nuovi linguaggi e nuove narrazioni in fotografia. Come si è modificata la visione del lavoro nel Novecento, spesso anche mitologica, piena di fatica fisica e grandi masse? E come in molti casi resiste accanto a lavori più sofisticati, spesso solitari, tecnologici e spesso difficili da trasformare in immagini? E come si sposano visioni vecchie e nuove? Ricchissimo il programma di questa edizione con oltre 60 mostre, eventi e appuntamenti che vedranno la partecipazione di circa 180 fotografi e l'esposizione di più di 2000 fotografie (da Stanley Greene Tim Hetherington, passando per Josef Koudelka e Fosco Maraini). Mostre, talk, spazio editoria indipendente e self publish, book signing, concorsi, letture di portfolio e workshop, si svolgeranno a MACRO Testaccio, sede principale per il terzo anno consecutivo; mentre, come nelle precedenti edizioni, molte Accademie straniere e spazi espositivi della Capitale, sia pubblici che privati, ospiteranno eventi e mostre. Tra le iniziative, ci piace segnalare la Rome Commission che festeggia la sua decima edizione. Roma, attraverso FotoGrafia, è l'unica città al mondo ad avere affidato per dieci anni consecutivi un suo "ritratto" al gotha della fotografia internazionale. L'incarico per la Commission, nata nel 2003, è stato affidato a grandi fotografi internazionali - come Josef Koudelka (2003), Olivo Barbieri (2004), Anders Petersen (2005), Martin Parr (2006), Graciela Iturbide (2007), Gabriele Basilico (2008), Guy Tillim (2009), Tod Papageorge (2010), Alec Soth (2011) - chiedendo loro di ritrarre la città in totale libertà interpretativa. Quest'anno la Commissione Roma è stata affidata a due fotografi di eccellenza, i cui scatti andranno ad aggiungersi al nucleo della collezione di fotografia del MACRO: di nuovo Anders Petersen (che torna a fotografare a Roma dopo sette anni dalla sua prima "Commissione", e il suo lavoro è allo stesso tempo uguale e diverso, un'interpretazione della città con amore come parola d'ordine) e Paolo Ventura (che non è solo fotografo ma anche disegnatore, scenografo e costumista, e perciò realizza lavori in cui ricostruisce nei minimi dettagli set che raffigurano luoghi imprecisati, terre dove i sogni sembrano diventare visibili, tangibili, quasi reali).
 


FotoGrafia 2012 - Petersen, Rome a diary 2012

 

Roma: FotoLeggendo (da Sguardi 84)

FotoLeggendo, giunto all'ottava edizione, manifestazione organizzata e prodotta da Officine Fotografiche, piano piano è talmente cresciuta da diventare l'altro festival fotografico della Capitale, quest'anno sotto la direzione artistica di Tiziana Faraoni, palcoscenico dalle diverse facce dove autori emergenti e fotografi pluripremiati sia italiani che internazionali si incontrano per vivere la fotografia come esperienza globale, tra mostre, proiezioni, incontri, letture portfolio e premi. […] FotoLeggendo è da sempre un luogo per l'incontro e il confronto tra il mondo amatoriale e quello professionale. In primo piano rimangono le giornate nella consueta sede principale della rassegna, l'ISA, dedicate (il 6 e 7 ottobre) alle Letture del Portfolio. Poi c'è tutto il resto, quest'anno davvero ricchissimo. Proviamo a segnalare alcuni eventi in particolare. A partire dal 26 settembre, - oltre ad un ricco cartellone di mostre, incontri e letture (all'ISA, ma anche presso Museo di Roma in Trastevere, 10b Photography, Officine Fotografiche, Label201, ISFCI, s.t. foto libreria galleria, AngeloMaiAltrove, b>gallery, WSP Photography) - FotoLeggendo propone una speciale sezione dedicata alla visione di Inmotion, (video reportage e documentari d'autore, a cura di Emiliano Mancuso in collaborazione con Luca Ferrari) e un progetto ideato da Emilio D'Itri e Tiziana Faraoni che in linea con lo spirito di FotoLeggendo - far emergere i nuovi talenti - hanno selezionato, all'interno Officine Fotografiche, diciassette autori affiancando loro dei curatori per costruire un percorso coordinato fatto di fotografie e installazioni. Ricca di contaminazioni la programmazione all'ISA che dal 5 ottobre presenta mostre, letture portfolio, incontri, installazioni e video. In anteprima in Italia, la mostra a cura di Patrick di Nola, Urban Quilombo/Getty Images, di Sebastian Liste, giovane rivelazione che dal 2009 ha documentato scene di vita alla Galpao da Araujo Barreto - una fabbrica di cioccolato dismessa in Brasile che ha dato un tetto a 130 famiglie senza casa. Un lavoro che ha ricevuto il "City Of Perpignan Remi Ochlik Award" al festival internazionale di fotogiornalismo, Visa Pour L'Image 2012. Nelle mostre campeggia anche il nome di Massimo Berruti che riporta dal Pakistan, valle di Swat, le immagini sui Lashkars, uomini che hanno ripreso l'antica tradizione delle milizie di autodifesa. Il reportage, a cura di Renata Ferri racconta la vita quotidiana delle milizie che reprimono gli attentati e il rischio d'infiltrazione dei ribelli e ha ricevuto un prestigioso riconoscimento dalla Fondation Gestion Carmignac.
 


FotoLeggendo 2012 © AFP PHOTO/MARCO LONGARI. Ras Lanuf, Libia, 9 marzo 2011.
Un gruppo di ribelli libici osserva la colonna di fumo che si innalza dalla raffineria del terminal petrolifero di Ras Lanuf,
colpito durante scontri intensi tra forze regolari fedeli a Gheddafi e ribelli

 

Reggio Emilia: Fotografia Europea (da Sguardi 70)

Reggio Emilia è diventata una delle capitali delle rassegne fotografiche in Italia. Lo dicono, oltre alla qualità delle proposte specifiche, i numeri di Fotografia Europea: oltre 100 mila visitatori nel 2009, circa 56 mila nelle tre giornate inaugurali, dal 7 al 9 maggio scorso, della quinta edizione del festival reggiano. 120 gli eventi tra conferenze, workshop, installazioni e spettacoli che affiancano l'offerta espositiva dislocata in oltre 240 tra sedi istituzionali e altri luoghi cittadini. 3 giornate inaugurali epoi le mostre allestite fino al 13 giugno. Untema chiave, l'Incanto. L'incantodello sguardo sul mondo come possibilità di scoprire e svelare i segni della trasformazione e del cambiamento della realtà; il filtro e la forza propositiva della sensibilità, attraverso cui la fotografia ci mostra le cose diversamente da come siamo convinti di vederle, mantenendo e interpretando la presenza dello sguardo e della mente sottesi agli occhi e all'obiettivo fotografico. Evento di spicco della quinta edizione di Fotografia Europea, cuore dell'intera rassegna, l'omaggio al grande Man Ray, realizzato a cura della Fondazione Marconi di Milano. Ray, oltre che come pittore, creatore di oggetti e autore di film d'avanguardia, è conosciuto soprattutto come fotografo dada surrealista. La retrospettiva reggiana copre l'intero arco del percorso creativo dell'artista, celebrando il suo sguardo visionario e ipnotico, in grado di trasfigurare tutto ciò su cui si posava, spaziando da una forma d'espressione all'altra, dalla pittura, alla creazione di oggetti alla regia d'avanguardia.
 


Man Ray, Photo pour “Composition”, 1936, Fotografia new print, stampata nel 1980 da negativo originale del 1936. 23,4 x 39,1 cm

 

Cortona on the move: Fotografia in viaggio (da Sguardi 83)

Chi fotografa, si sa, è viaggiatore per definizione, accompagna conil proprio sguardo i vari angoli del mondo dove transita. Cortona, dall'anno scorso, ha creato un festival dedicato alla fotografia in viaggio. E quest'anno, dal 18 luglio al 30 settembre, rinnova la sua offerta di mostre, proiezioni, tavole rotonde, workshop (con Vincent FournierMassimo SiragusaAntonio Manta David Graham), letture portfolio (sono annunciati photo editor come Monica Allende del Sunday Times Magazine James Estrin di Lens il blog di fotografia del New York Times) e di nuovo uno spazio per l'editoria on line per capire dove viaggia l'immagine fotografica in internet e sulle piattaforme multimediali. «Ogni fotografia è un viaggio che ci porta in un mondo nuovo, ci fa varcare porte mai aperte, oltrepassare confini e ridefinire i nostri valori», scrive nell'introduzione al catalogo il direttore artistico Arianna Rinaldo. «I fotografi in mostra ci accompagnano nei loro mondi, a volte lontani, a volte riconoscibili, spesso imprevedibili e concettualmente nuovi. L'idea del nostro viaggio è il senso del nuovo e della scoperta, o della riscoperta di qualcosa di conosciuto, già familiare ma rivisto con una luce diversa. Vincent Fournier ci porta nel mondo degli astronauti spiazzando il nostro senso dello "spazio". Massimo Siragusa ci accompagna nel suo viaggio attraverso l'Italia con tutta la sua storia e le sue bellezze. Brian Finke con ironia e umanità ritrae il mondo delle hostess di volo, i loro gesti e rituali. Giulio Di Sturco ci mostra in maniera futuristica ma molto reale, il mondo in cui vivremo: le città sviluppate attorno ai maggiori aeroporti, dove il senso del viaggio trova il suo culmine nel fermarsi a pochi passi dalla destinazione. Anoek Steketee ci offre una visione globale e internazionale dei lunapark, luoghi di divertimento, non sempre reale, anche in zone di conflitto e in paesi in difficoltà.
 


© Vincent Fournier, Space Project

 

Enrico Stefanelli: 6 anni di LuccaDigitalPhotoFest (da Sguardi 72)

Enrico Stefanelli, direttore artistico del LuccaDigitalPhotoFest, qual è la filosofia del festival e cosa ritieni rappresenti nel panorama delle rassegne italiane?

Il festival è nato dalla passione per la buona fotografia e intende proporre grandi autori accanto a quelli meno noti, ai talenti emergenti nei quali crediamo. La nostra volontà è quella di diffondere presso il pubblico più vasto la comprensione della fotografia come arte autonoma. Troppo spesso la gente crede che la fotografia sia quella che vede sulle riviste di informazione o su quelle che si dedicano alla cronaca rosa e ai pettegolezzi sui cosiddetti Vip. Al nostro progetto, in questi anni, abbiamo visto aderire un numero sempre maggiore di spettatori, registrando un forte interesse da parte degli specialisti del settore che iniziano a considerare il nostro festival come un punto di riferimento per la buona fotografia in Italia. Mi pare che abbiamo una connotazione tutta nostra e siamo orgogliosi del successo raggiunto in soli cinque anni. Anche all'estero cominciano a considerarci e a restituirci fiducia e stima, tanto è vero che le mostre internazionali che proponiamo e gli artisti internazionali che invitiamo aderiscono con entusiasmo.

Qual è la proposta di quest'anno, quali i fili conduttori e le iniziative più significative, quali gli autori?

La novità di quest'anno è senza dubbio la scelta del tema che, diversamente dal passato, interesserà a 360 gradi il festival: la donna, intesa come artista, fotografa o musa ispiratrice. Tra gli autori presenti ricordo Sandy SkoglundHorst P. HorstMichel ComteFrancesca WoodmanGiorgia FiorioDonna FerratoJan Saudek. Una mostra è dedicata a Marilyn Monroe, con fotografie di Avedon e Stern, solo per citare alcuni degli autori. E poi la video-arte di Tracey MoffatRania Bellou. Altre iniziative significative sono rappresentate dalla possibilità di incontrare gli artisti, per esempio attraverso la serata degli Award, durante la quale verranno proiettate le fotografie degli autori premiati e critici, giornalisti ed esperti rivolgeranno agli autori domande sul percorso intrapreso nella loro professione. Durante il Festival sarà possibile partecipare a degli incontri con i fotografi, ad esempio con Sandy Skoglund Giorgia Fiorio, a presentazioni di libro, come quello appena edito sul lavoro di Letizia Battaglia, e partecipare a workshop fotografici.

Cosa pensi delle tendenze della fotografia, sia in campo nazionale che internazionale?

A mio avviso la fotografia si sta dirigendo sempre di più verso il mercato destinato ai collezionisti e proposto dalle gallerie. Per lo meno in Italia negli ultimi anni. Il che è un bene, finalmente i collezionisti d'arte visuale hanno scoperto che la fotografia è degnissima di figurare nelle loro collezioni e altrettanto degna di vanto sulle pareti di casa o d'ufficio. Visitando le varie fiere dedicate all'arte, si è visto un incremento notevole delle gallerie che propongono sempre più artisti/fotografi più o meno conosciuti. Si direbbe che anche in Italia, dopo Stati UnitiFranciaGermania Regno Unito, la fotografia abbia conquistato lo status che le spetta di arte. Il reportage ha sempre avuto un ruolo importante per documentare quanto accade nel mondo, ed è la fotografia che tutti hanno sotto gli occhi, ma ritengo che sia stata e continua ad essere proprio la "ricerca" o la "fotografia creativa", se si vuole così definirla, che ha fatto riconoscere alla fotografia un ruolo nel mondo dell'arte.
 


Sandy Skoglund: The Green House, 1990 © Galleria Paci Arte

 

Faces: Ritratti ambientati (da Sguardi 61)

Il ritratto è un genere che ha accompagnato la storia delle arti figurative fino dalle origini e che riveste un ruolo centrale nella produzione artistica contemporanea. Ritratti, volti, facce. Fino al prossimo 31 gennaio la Fondazione  Ragghianti di Lucca ospita la mostra FACES. Ritratti nella fotografia del XX secolo. […] In mostra sono esposte immagini divenuteicone non soltanto della storia della fotografia mondiale, ma anche dell'intero secolo passato, quali la celebre fotografia "A flower girl at a wedding" di Diane Arbus, il ritratto di Isadora Duncan di Edward Steichen e la serie su Marcel Duchamp di Ugo Mulas. A queste saranno affiancate alcune opere rare di esponenti altrettanto importanti della ricerca artistica internazionale, fra cui alcuni scatti ancora sconosciuti al grande pubblico realizzati a Luzzara da Paul Strand nell'ambito del progetto di "Un paese" e conservati presso la casa di Zavattini, oltre alle istantanee di Andy Warhol ripreso nel letto d'ospedale. La mostra prende avvio con un ideale confronto tra i ritratti borghesi di Steichen e quelli dedicati alle popolazioni dei nativi americani di Edward Curtis, individuando così due poli che saranno sempre al centro della ritrattistica ambientata nel corso del secolo. Una selezione di immagini di August Sander, provenienti dall'Archivio Sander conservato alla SK Stiftung di Colonia, permettono poi di vedere il lavoro di quello che è stato considerato il più grande ritrattista del XX secolo, e non manca l'America rurale degli anni Trenta, ritratta con grande partecipazione emotiva da Dorothea Lange in una serie di storici scatti tratti dal progetto FSA provenienti dalla George Eastman House di Rochester. Naturalmente è presente in mostra anche Arnold Newman, il fotografo americano per il quale, nel corso degli anni Cinquanta, è stato coniato il termine di "ritratto ambientato" e che nella selezione in mostra propone una carrellata di volti noti degli artisti e dei fotografi del periodo, da Georgia O'Keeffe ad Ansel Adams.
 


Mexicans arrested while trying to cross the border to United states. Mexico. 1979. © Alex WEBB

 

Corigliano Calabro Fotografia, Il viaggio (da Sguardi 83)

L'edizione di quest'anno di Corigliano Calabro Fotografia è dedicata al viaggio, come spiega Cosmo Laera, condirettore artistico con Gaetano Gianzi della manifestazione calabrese: «un implicito omaggio anche al tempo, alla sospensione e all'attesa, alla visione intesa come purezza dell'immagine, alla capacità di guardare indietro per conoscere le origini e di guardare al futuro». Anche quest'anno si riproduce quel mix di fotografi difama mondiale e giovanissimi talenti, quella compagine di autori, editori, critici, photo editor, storici, docenti estudenti, che ha fatto la fortuna e costruito il prestigio e il seguitodi cui gode il festival. Protagonisti? Scrive Antonella Pierno, nel catalogo, «Tre Giorni a Corigliano è il titolo dell'opera fotografica realizzata quest'anno da Ferdinando Scianna. Celeberrimo, amato e a lungo corteggiato per la sua partecipazione ha infine accettato e travolto dalla vita del luogo ha immortalato alcuni degli aspetti correnti del quotidiano che gli si sono palesati davanti all'obbiettivo causando un notevole senso di astrazione rispetto al calendario che indica l'anno in corso: la fotografia che riprende quattroragazze a braccetto per strada è un inno alla vita, pare che possano affrontare il loro viaggio verso il futuro unite, felici della loro esistenza e della loro bellezza, come tutta la conversazione che si svolge con il territorio, paesaggio parlante con la voce dei cartelli stradali e installazioni surrealiste di busti e gambe esibiti come sculture. Qualsiasi cosa entri a far parte del campo visivo di Scianna sarà destinata ad una rilettura semantica, data la sua notevole propensione verso il dialogo, verso il quesito implicito nell'interrogarsi sulla natura delle cose, degli uomini, dei loro destini. Sono incentrate sul tema del viaggio e del sud anche le immagini di due grandi autori, Nino Migliori Gente del Sud eCuchi White Viaggi: Italia, 1949-1953, due mostre in cui il concetto dello spostamento è oltre che logistico anche temporale, in un passato che pare ormai lontanissimo, le opere di questi due celebri autori si dimostrano magistrali nella loro funzione di documentazione storica e di narrazione antropologica, un saggio delle potenzialità narrative della fotografia e della sua funzione sociale. Si colloca in questo lungo ed articolato itinerario di viaggio, stavolta all'interno della musica la mostra di un importante protagonista di fama internazionale, Guido Harari Incontri, una raccolta dedicata ai grandi interpreti musicali degli ultimi trent'anni con cui ha collaborato diventando uno dei più affermati ed originali autori del genere. Franco Carlisi cita nel titolo Il valzer di un giorno ma si tratta di un altro ritmo, è un racconto dalla sua Sicilia che celebra il matrimonio, la sua scelta è incentrata sulla ritualità pressoché immutata della cerimonia, un lavoro carico di implicazioni spirituali ancora fortemente presenti nella struttura sociale di cui ci rende partecipi».
 


© Franco Carlisi

 

Mountain Photo Festival: Open your mountains (da Sguardi 60)

È nato un nuovo festival fotografico, il Mountain Photo Festival di Aosta, dedicato alle montagne del mondo, alle loro genti e alle loro culture. Con mostre antologiche di autori come Chris Steele-Perkins (con il reportage sul Monte Fuji, simbolo di un paese), Marc Riboud (con il suo lavoro cinese "Huang Shan"), Monique Jacot (e il suo lavoro sul filo della memoria "Con gli occhi della mia infanzia"), Seamus Murphy ("Un'oscurità visibile: Afghanistan"), John Vink (e il suo Laos in bianco e nero), Takeshi Mizukoshi (e le sue cime himalayane), Prabuddha Das Gupta (un Ladakh elegante e remoto), Kevin Bubriski (con un ritratto del Nepal) e Sandor Dobos (con le sue stranianti immagini panoramiche). Qui di seguito, i creatori del festival, Alessandro Ottenga Lorenzo Merlo, ne raccontano genesi e caratteristiche: «Storicamente, la fotografia di montagna si riconosce nei canoni della documentazione scientifica o delle immagini di avventura, di conquista delle grandi cime e di territori sconosciuti. Dopo che le prime generazioni di fotografi si sono dedicate a una riproduzione altamente tecnica fornendo un'immagine estetica-statica, la fotografia si è orientata sempre più verso una vera ricerca sociale dei popoli del mondo montano e dei loro habitat. Gli autori delle nuove generazioni - ciascuno con la propria cultura, le proprie esperienze e i propri moderni materiali fotografici - ci offrono uno sguardo sulla montagna dal quale scaturisce una nuova chiave interpretativa della rappresentazione dell'uomo e del paesaggio delle grandi cime. Tale considerazione ci ha spinti a progettare il Mountain Photo Festival intorno a tre concetti chiave. Il punto di partenza è stato la scelta di una serie di autori che non sono specializzati nel tema della "montagna", bensì sono protagonisti della storia della fotografia intesa come documentazione e arte. L'insieme delle esposizioni offre pertanto una rappresentazione della montagna considerata prima di tutto come un territorio in cui l'uomo vive; al contempo, laddove si è proposto un lavoro più "pittorico", si è cercato di prediligere una visione nuova del paesaggio, più creativa e concettualmente articolata».
 


Chris Steele Perkins, Road works and Fuji near Kawaguchiko, Japan, 1999 - Magnum Photos, Contrasto

 

Cesano Maderno: Foto&Photo2, No 
War (da Sguardi 34)

È ormai un appuntamento atteso quello con Foto & Photo, il festival della fotografia giunto alla sua quinta edizione, che si terrà a Cesano Maderno, appena a nord di Milano. Unica rassegna italiana a far parte della prestigiosa associazione Festival of Light, Foto & Photo (a cura di Enrica Viganò) si articola quest'anno in otto mostre, spaziando tra vari generi: reportage,documentazione sociale, fine art photography. […] Un'attenzione particolare è dedicata al tema della guerra, dalle sue vittime ai suoi principali interpreti: soldati, guerriglieri, riservisti, miliziani, legionari. Negli ultimi anni, e in particolare dall'11 settembre 2001, la guerra è ritornata ad essere una presenza quotidiana nella coscienza collettiva del mondo occidentale, scatenando innumerevoli dibattiti tra chi la ritiene un mezzo efficace per risolvere i conflitti e chi invece la considera semplicemente un male, sempre e comunque evitabile. La collettiva "Soldati" nasce dalla volontà di soffermarsi sulle persone che fanno la guerra, sull'essere umano che c'è al di là della divisa e si trova, per ragioni diverse, a combattere, uccidere, morire. La fotografia, arte contemporanea per eccellenza, consente attraverso i ritratti qui riuniti di avvicinarsi al soldato nella sua umanità. I dittici di Jonathan Torgovnik mostrano i riservisti israeliani sia in uniforme che in abiti civili; Nina Berman in "Purple Hearts" ritrae i militari rimpatriati dall'Iraq perché feriti; i ritratti in bianco e nero del grande fotoreporter Romano Cagnoni mostrano i feroci guerriglieri ceceni ritratti in studio come degli attori; l'argentino Juan Travnik presenta una galleria di primi piani dei soldati che hanno combattuto la guerra delle Malvinas; Giorgia Fiorio, con "Legio Patria Nostra", conduce una ricerca sulla Legione Straniera e sugli uomini che ne fanno parte, sottomessi a riti e tradizioni immutati da decenni; Francesco Cito espone i suoi "Combattenti d'Oriente". Uno spazio a sé stante è dedicato a James Nachtwey, indubbiamente uno dei fotoreporter più impegnati e noti del reportage contemporaneo. Dal 1976, quando ha iniziato la sua carriera, si è trovato sugli scenari di tutti i conflitti degli ultimi decenni: dal Kosovo a Israele, dalla Cecenia al Rwanda, fino all'Afghanistan e all'Iraq. Vive la sua professione come una missione, e dichiara "Io sono stato un testimone, e le mie immagini sono la mia testimonianza. Gli eventi che ho documentato non dovrebbero essere dimenticati e assolutamente non devono ripetersi". La mostra presentata a Palazzo Borromeo racconta attraverso lo straordinario occhio di Nachtwey l'evento che più profondamente ha segnato l'inizio del terzo millennio: l'attentato al World Trade Center, e i conseguenti conflitti in Afghanistan e Iraq.
 


Hand Burkha, © James Nachtwey

 

Treviso: F4, un'idea di fotografia (da Sguardi 89)

Un percorso nella fotografia d'autore dalle origini fino ai grandi contemporanei, il nuovo ciclo di lavori su Venezia di Francesco Jodice, incontri, workshop. È la proposta della terza edizione di F4 / un'idea di Fotografia, il festival promosso da Fondazione Francesco Fabbri a Casa dei Carraresi a Treviso fino all'11 agosto. L'esposizione Sguardi sul tempo. Percorsi nella fotografia d'autore presenta oltre duecento lavori dalle origini del medium fotografico fino ai nostri giorni (provenienti dalla collezione privata di Dionisio Gavagnin), un percorso che raffigura i cambiamenti culturali e sociali della storia tramite l'occhio privilegiato della fotografia con opere, tra gli altri, di Henri Cartier-Bresson,Robert Capa, Candida Höfer, Robert Mapplethorpe, Félix Nadar, Man Ray, Thomas Ruff Sebastião Salgado. Ad aprire la prima esposizione, un intenso dialogo tra alcuni dei maestri della fotografia che in momenti differenti hanno raffigurato la condizione sociale dell'uomo: l'alta borghesia di Félix Nadar si confronta con la volontà classificatoria che emerge nei volti della gente comune del tedesco August Sander, ma anche con le immagini patinate uscite dalle riviste di moda di Robert Mapplethorpe e Irving Penn. Le visioni ideologiche dell'uomo sono incarnate dalle forme generose della donna italica vista da Elio Luxardo o dalle atlete ritratte dalla fotografa del Führer, Leni Riefenstahl alle Olimpiadi di Monaco nel 1936. […] La fotografia è anche specchio del proprio tempo che narra eventi epocali: ecco apparire gli scatti realizzati dalla NASA l'11 luglio 1969 per celebrare lo sbarco sulla luna; ma anche fatti che hanno segnato le coscienze collettive come l'attentato al presidente Ronald Reagan colto da Sebastião Salgado e le scene di mafia della palermitana Letizia Battaglia. Un nucleo di lavori che sanno anche tracciare i tratti identitari dei luoghi e delle genti che li popolano, dall'America di Walker Evans, all'Italia di Mario Giacomelli fino alla Francia narrata da Henri Cartier-Bresson o Robert Doisneau attraverso le scene del quartiere Les Halles e il celebre ritratto dell'emarginato Coco, volto carico di umanità e sintomatico dell'amore per gli ultimi. La fotografia italiana è documentata come un mosaico di varie esperienze, partendo da una delle immagini simbolo del dopoguerra, "Il Tuffatore" di Nino Migliori. Un'Italia dai tanti volti che alterna immagini rurali e nostalgiche di Gianni Berengo GardinEnzo Sellerio e Fulvio Roiter fino alla Dolce Vita colta da Tazio Secchiaroli. Il re dei fotografi "paparazzi" è presente con le sue immagini più note in cui ha colto furtivamente lo spogliarello dell'attrice Aichè Nanà nel locale "Il Rugantino" a Roma; sempre a documentare quegli anni, le fotografie di scena di Franco Pinna sui set dei film di Federico Fellini. Ma anche la stagione della mutata coscienza del paesaggio con Luigi GhirriGabriele Basilico, Vincenzo CastellaGuido GuidiFranco Fontana Walter Niedermayr a testimoniare l'abbandono della visione cartolinistica che a lunga aveva accompagnato il Belpaese.
 


© Nan Goldin - Joey in my mirror. Hornstr, Berlin, 1992, Collezione privata Dionisio Gavagnin

 

Arte e fotografia: Maravee Eros (da Sguardi 85)

«Un viaggio entro la sensualità dello sguardo artistico», così la direttrice artistica Sabrina Zannier definisce Maravee Eros, rassegna d'arte contemporanea friulana (con sconfinamento in Slovenia) che per l'edizione di quest'anno mette in relazione fino al 30 dicembre l'arte visiva con altri linguaggi creativi - come teatro, danza, musica, design - attorno a un tema di gran fascino, delicatezza e ambiguità come l'Eros («l'amore, inteso come passione e dedizione, carnale e viscerale, intellettuale e sensoriale, per l'altro da sé, sia esso la persona, la natura o l'arte stessa»). Corpo centrale dell'intera rassegna è l'omaggio rivolto alla figura e all'opera di Tina Modotti, friulana di nascita, nel settantesimo anniversario della scomparsa, fra "passione e riflessione" in fotografie, installazioni, video, film e performance: «stella hollywoodiana del cinema muto, modella di grandi fotografi e pittori, fotografa e rivoluzionaria, che visse e operò tra avventura e sacrificio, sangue e romanticismo, intrigo e morte, acclamata dai giornali dell'epoca come bellezza sensuale ed esotica, distintasi per una recitazione incentrata sull'espressività del volto che, più contenuta rispetto a quella delle divine del muto, confermò quella sua modernità artistica che trovò la massima espressione nell'arte fotografica». Sensi nudi, al Castello di Susans, è una mostra internazionale di fotografie e installazioni che, racconta Sabrina Zannier, «mette in scena l'erotismo sottile, quello che sfocia dalla messa a nudo dei sensi innanzi a corpi carezzevolmente svelati, fra passione e dedizione all'altro da sé. Corpi femminili contemporanei, che dialogano per lo più in bianco e nero con i nudi e i ritratti di Tina Modotti, complessivamente omaggiati, nella loro sensualità femminea, da immagini coloratissime di fiori carnosi e ambigui, spesso tesi fra petali e sesso. Un gioco sottile, di ammiccamenti e rimpalli, tra pelle e fiori, bianco/nero e colore, che si srotola lungo il percorso espositivo in uno stretto dialogo tra opere di autori ed epoche diverse: Beatrice AmrheinNobuyoshi Araki, Rosangela BettiGaetano BodanzaFranco FontanaAntonio Girbes, Robert GligorovRenato Grome, Izima KaoruDavid LaChapelle, Hiroyuki MasuyamaTina ModottiCarlo VidoniEdward Weston.
 


© Nobuyoshi Araki, Tokyomania, 2000-2008. Courtesy Galleria Zonca&Zonca - Milano

 

Milano: Photofestival (da Sguardi 99)

Nell'anno di Expo, la nona edizione di Photofestival (la rassegna dedicata a Milano alla fotografia d'autore) si svolgerà, oltre che nel consueto periodo primaverile, anche in autunno per coprire il semestre dell'Esposizione Universale. Mostre fotografiche, visite guidate e lectio magistrali ospitate in un centinaio di sedi tra gallerie d'arte, musei e palazzi storici di Milano, seguendo il tema "Dire, Fare, Mangiare". Oltre a fungere da  collettore per le proposte delle gallerie d'arte, la rassegna proporrà alcune mostre a marchio "Photofestival", appositamente prodotte per l'evento, con protagonisti fotografi di valore ma anche giovani esordienti di talento. Il Festival coinvolgerà, oltre alle principali gallerie d'arte e sedi espositive milanesi, alcuni importanti edifici storici di Milano: i "Palazzi della Fotografia", quattro prestigiose sedi che ospiteranno numerose mostre personali (Palazzo Castiglioni e Palazzo Bovara nella sessione primaverile, Palazzo Turati e Palazzo Giureconsulti nella sessione autunnale). Nato nel 2007 come "fuorisalone" di Photoshow, la principale rassegna in Italia dedicata al mondo dell'Imaging, con cui continua a mantenere un legame dialettico, Photofestival ha acquisito una sua autonomia e una cadenza annuale che lo ha portato ad affermarsi come la più importante e ricca manifestazione milanese totalmente dedicata alla fotografia. Photofestival 2015 si concluderà con Photoshow, la manifestazione di AIF dedicata al mondo Imaging (Milano, Superstudio Più, 23-25 ottobre 2015), portando così la fotografia a un pubblico più ampio e internazionale.
 


© Enrico Civeriati

 

Milano: Image Art Fair (da Sguardi 99)

Milano, in occasione dell'Expo, diventerà nei prossimi mesi la capitale italiana della fotografia. La quinta edizione di Milan Image Art Fair, fiera dedicata alla fotografia d'arte in scena nella cornice del centro polifunzionale The Mall, dedica una sezione ai temi suggeriti da Expo. MIA Fair vanta la presenza di 145 espositori, un programma ricco di mostre, talks, performances, autori celebrati e affermati (da Mario Giacomelli a Sebastião Salgado, da Gianpaolo Barbieria Mattia Insolera, da Roberto Polillo e Irene Kung) ma anche le proposte di fotografi indipendenti che si presentano senza il supporto di una galleria. Tra le mostre, due gli approfondimenti proposti. Da un lato, il focus sul libro d'artista dagli Anni Settanta ad oggi, con la selezione di progetti firmati, tra gli altri, da Olivo Barbieri, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, Francesco Jodice, Nino Migliori, Franco Vaccari, Italo Zannier. Dall'altro, l'indagine su uno tra gli artisti dell'Ottocento italiano che più di ogni altro ha riconosciuto e fatto proprie le potenzialità della nascente arte della fotografia come strumento per arricchire la sua pittura: Giuseppe Pellizza da Volpedo. A essere esposto è un ricco nucleo di stampe fotografiche originali oggi conservato nell'archivio dell'artista, tesoro recentemente oggetto di un'azione di restauro e valorizzazione; la mostra testimonia la multidisciplinarietà e curiosità dell'autore del Quarto Stato, oltre che la duplice natura della fotografia: strumento per l'arte quando non arte essa stessa.
 


Mia Fair. Roberto Polillo, Thelonious Monk con sua moglie Nellie, 1964, Milano, stampa ai sali d'argento su carta baritata, cm 25x38 (in cornice cm 42x52), ed. aperta, courtesy Roberto Polillo

 

A nord: Spilimbergo Fotografia (da Sguardi 83)

Spilimbergo Fotografiaquest'anno, anche per vocazione geografica e di frontiera, volge lo sguardo alla Mitteleuropa e all'Est, presentando al pubblico una scelta di autori della ex JugoslaviaUngheriaCechiaRussia sempre grazie al coordinamento di Walter Liva. Il nuovo che appare non è solo il titolo di una delle mostre in programma a Villa Savorgnan di Lestans (dal 21 luglio al 9 settembre) ma il concetto chiave del calendario espositivo. Ed ecco allora una prima finestra ad est, Istria tra XIX e XX secolo con le opere di Alois Beer Paul Scheuermeier al centro civico "Sandro Pertini" di Lignano Sabbiadoro (dal 2 luglio al 31 agosto).  All'antico Ospedale di Santa Maria dei Battuti di San Vito al Tagliamento sarà allestita invece la personale di Olga Tobreluts La nuova mitologia (dal 19 luglio al 30 settembre). Tra gli altri, segnaliamo la coppia Jan Sarah Saudek, alla quale viene assegnato l'International Award of Photography, che immortala con Allegorie dell'umanità alla Galleria Tina Modotti di Udine (dal 20 luglio al 16 settembre) la figura umana tanto nella sua erotica sensualità quanto nell'imperfezione delle forme. A Palazzo Tadea, le mostre di Giovanni Gastel La perdita dell'innocenza e di Roberto Kusterle Segni di pietra (dal 21 luglio al 9 settembre), entrambi autori ai quali verrà tributato il premio Friuli Venezia Giulia Fotografia. Con le stesse date, a Villa Savorgnan le personali di Pamela Bralia Ritratti di una comunità, Sequals e di Massimo Crivellari Ritratti di industria. Una giornata alla Sole. Ultima segnalazione, la conclusione - con il ritratto della Russia di Sergey Mahimishin L'ultimo impero vent'anni dopo al Museo delle Coltellerie di Maniago (dal 15 settembre al 14 ottobre) e Aftermath, tendenze nella fotografia contemporanea nella ex Jugoslavia al Parco 2 di Pordenone (dal 20 ottobre al 27 gennaio) - del lungo e articolato viaggio da fare con Spilimbergo nella fotografia dell'Europa un tempo chiamata dell'Est.
 


© Giovanni Gastel, La perdita dell'innocenza

 

Premi: 10 fotografi per 10 anni di Ponchielli (da Sguardi 98)

Dieci anni di Premio Ponchielli - riservato al miglior progetto fotografico, pensato per la pubblicazione su giornali, libri o siti internet, e riservato a fotogiornalisti italiani o residenti in Italia-che nel tempo è diventato uno dei più prestigiosi in Italia, rivelando talenti, confermando grandi autori, mostrando nuove storie, raccontando il mondo, indicando strade e percorsi da seguire. I lavori dei fotografi premiati in dieci anni di attività sono ora raccolti da Contrasto in 10 fotografi, 10 storie, 10 anni, Premio Ponchielli 2004-2013 (pp. 224, 136 immagini in b/n e a colori, euro 24,90). Il premio è stato creatonel 2003 dal GRIN, il Gruppo Redattori Iconografici Nazionale, i photo editor che hanno voluto ritrovarsi in un'associazione professionale, in ricordo del primo grande photo editor italiano, scomparso nel 2001, Amilcare G. Ponchielli. Da allora, ogni anno, il GRIN nomina una giuria composta dal direttore di un periodico, un fotogiornalista, Mariuccia Stiffoni Ponchielli, tre dei propri membri e i rappresentanti degli sponsor. Nella stessa occasione viene anche indicato il "libro dell'anno", con una segnalazione di merito al volume fotografico, considerato il migliore tra quelli usciti nell'anno precedente. Di seguito, la presentazione dei progetti premiati - tra il 2004 e il 2013 - presenti nel volume: "Battle to Death" di Fabio Bucciarelli, Premio Ponchielli 2013; "Corpi di Reato" di Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco, Premio Ponchielli 2012; "Baby Blues"di Guia Besana, Premio Ponchielli 2011; "La messa è finita" di Andrea Di Martino, Premio Ponchielli 2010; "Umumalayika" di Martina Bacigalupo, Premio Ponchielli 2009; "Far West cinese" di Paolo Woods, Premio Ponchielli 2008; "Fedeli alla Tribù"di Lorenzo Cicconi Massi, Premio Ponchielli 2007; "Tempo libero" di Massimo Siragusa, Premio Ponchielli 2006; "Il dono" di Giorgia Fiorio, Premio Ponchielli 2005; "Photographic mapping of illicit drug routes and trends" di Alessandro Scotti, Premio Ponchielli 2004.
 


Ravenna, parco divertimenti di Mirabilandia © Massimo Siragusa, Premio Ponchielli 2006

 

Ifad: Dietro l'immagine,
 ritratti di povertà rurale (da Sguardi 19)

Ogni giorno 1 miliardo e 200 mila persone, un quinto della popolazione mondiale, non può soddisfare le proprie necessità essenziali, tantomeno realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni. La mostra collettiva Dietro l'immagine Ritratti di povertà rurale è dedicata alla categoria più numerosa tra i poveri della terra, i 900 milioni di donne, bambini e uomini che vivono nelle zone rurali in totale indigenza. Si tratta di agricoltori che coltivano prodotti di sussistenza e pastori, pescatori e lavoratori stagionali, artigiani e popolazioni indigene la cui lotta quotidiana per la sopravvivenza raramente cattura l'attenzione del mondo. L'Ifad, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite con il mandato di aiutare i poveri delle aree rurali a sconfiggere la loro condizione. 
L'Ifad ha allestito questa mostra in occasione del suo 25° anniversario, per rendere omaggio ai risultati ottenuti nelle aree rurali. Benché queste fotografie siano state scattate solo in 10 degli oltre 100 paesi in cui l'IFAD è impegnato ogni giorno nella lotta per sconfiggere la povertà, le vite che illustrano sono rappresentative di quelle di tutti i poveri che vivono nelle aree rurali e, nel loro insieme, più che documentare situazioni di indigenza, costituiscono un'antologia di testimonianze di autodeterminazione. Spingono a immedesimarsi e suscitano compassione, ma al tempo stesso ricordano come la povertà non consista sempre in ciò che appare a prima vista.
 


© Alexandra Boulat - Bangladesh

 

Perugia Social Photo Fest (da Sguardi 84)

È nato un nuovo festival, dedicato virtuosamente alla fotografia sociale. Tra la Toscana e l'Umbria, prima a Piombino, ora a Perugia. Perché un altro festival? «Perché», sostengono gli organizzatori, «crediamo che in una società come quella attuale, definita appunto società dell'immagine, ci sia una profonda esigenza di creare o forse ricreare una cultura dell'immagine. Viviamo circondati da immagini, ma spesso non sappiamo più distinguere genere e qualità; allo stesso modo oggi molti fotografano, ma pochi riescono davvero a raccontare e ad esprimersi attraverso le immagini. Perché crediamo che la fotografia sia un mezzo insostituibile per "fare memoria visiva". Perché la fotografia è indispensabile per comunicare idee e culture di singoli e comunità. Perché la fotografia può ispirare un cambiamento sociale attraverso la presa di coscienza sullo straordinario, bello o brutto, che è sotto gli occhi di tutti ma che molto spesso viene ignorato. Perché la fotografia può essere uno strumento fondamentale di comunicazione, di riattivazione della percezione, di riattivazione di una spinta interiore personale soprattutto laddove c'è una difficoltà di comunicazione. Perché la fotografia può essere anche strumento di inclusione sociale soprattutto in quelle persone che "non hanno voce"». Raccontare, denunciare, aprire le coscienze tramite un'immagine, un dettaglio: è questo che rende la fotografia sociale uno straordinario mezzo di comunicazione. Il Perugia Social Photo Fest fa propria la lezione dei grandi del passato e si apre agli stimoli della quotidianità proponendo - dal 10 al 18 novembre, a Perugia Villa Fidelia (Spello) - nove giorni di mostre fotografiche, workshop ed eventi. Due le declinazioni di fotografia sociale alla base della manifestazione: fotografia intesa come denuncia eriflessione e fotografia come terapia, come mezzo per dare voce a chi spesso viene dimenticato dalla nostra società. L'edizione di Perugia fa seguito alla prima edizione del Festival organizzata a Piombino dal 25 maggio al 3 giugno scorsi, che ha registrato più di 2000 visitatori, appassionati o semplici curiosi, mettendo in evidenza un bisogno di socialità e di condivisione che ha garantito il successo dell'edizione primaverile dimostrando che il mezzo fotografico non è puro esercizio estetico ma indispensabile strumento di narrazione in grado di aprire i cuori e le coscienze con la forza dell'immagine. 25 le mostre fotografiche programmate. La natura sociale del festival sarà rappresentata da mostre di fotografi che utilizzano la fotografia per raccontare storie (piccole o grandi che siano) che fanno riflettere, comunicare, comprendere, esplorare. Storie normalmente non raccontate, ma che necessitino di essere portate alla luce. Sono storie che vale la pena raccontare e condividere in modo da poter ispirare, anche il semplice spettatore, a riflettere sulla necessità di un cambiamento sociale che parta dal basso.
 


© Pino Bertelli - I giorni del vino e delle rose